mercoledì 28 marzo 2012

Jack London. Dare un osso al cane non è carità. Carità è l’osso diviso con il cane, quando sei affamato quanto lui

A quanto sembra. Jack London, l'autore di Zanna bianca, era figlio illegittimo d'un astrologo, che rifiutò di farsene carico. A 21 anni il futuro romanziere scoprì per caso le sue origini e si mise in contatto con il padre naturale, che però lo trattò con grande distacco. Sconvolto, London decise di lasciare ali studi e di unirsi ai cercatori d'oro del Klondike.



Ho sempre avuto, nel corso della mia intera esistenza, la netta sensazione di aver vissuto in altri tempi e in altri luoghi, di avere addirittura ospitato in me altre persone
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle.


Su questa splendida terra io continuerò a muovere i miei passi, sì, e lo farò mille e mille volte, nella piena integrità del mio corpo, come principe e come contadino, come sapiente, e come analfabeta, ora assiso in alto, ora gemente sotto la ruota.
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle, pag. 45


Io, infatti, ero superiore a tutti loro, ero a mille miglia di distanza. Non erano che schiavi, mentre io ero uno spirito libero. Non ero io ad essere rinchiuso in gabbia, ma il mio corpo. E mentre la mia povera carne giaceva - senza provare sofferenza, del resto - nella piccola morte della camicia di forza, il mio dominio sul corpo era totale e potevo percorrere lo spazio infinito a mio piacimento.
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle.


Fu allora che, fra bagliori di luce, superando di un balzo il tetto della prigione e il cielo della California, fui libero, in mezzo alle stelle. Dico bene, in mezzo alle stelle. Camminavo fra le stelle. Ero un bambino, un bambino coperto di lunghi abiti dai tenui colori, delicati, soffici, luccicanti nel freddo chiarore delle stelle. Erano abiti che si basavano, come è ovvio, su quelli che da bambino avevo visto addosso agli artisti del circo e sull'idea che allora mi ero fatto delle vesti degli angeli..
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle, pag. 102


No neanche le stelle rimangono, ma il loro ricordo, la cognizione che ho di loro, quella rimane in me, nella parte spirituale di me che è la memoria,ed è eterna. Solo lo spirito rimane. Tutto il resto, non essendo che materia, passa e deve passare
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle.


"Molte volte, nella mia vita, ho provato la straordinaria sensazione che il mio "io" si sdoppiasse, che altri esseri vivessero o fossero vissuti in lui, in altre epoche o in altri luoghi. Non stupirti, mio futuro lettore; ma indaga nella tua stessa coscienza. Ritorna indietro con il tuo pensiero, ai giorni in cui il tuo corpo e il tuo spirito non erano ancora cristallizzati; in cui, materia plasmabile, anima fluttuante come le onde in movimento, avvertivi appena, nel ribollire del tuo essere, il formarsi della tua identità."
Jack London, . Incipit de Il Vagabondo delle Stelle

È la vita a costituire l'unica realtà e il vero mistero.
La vita è molto di più che semplice materia chimica, che nelle sue fluttuazioni assume quelle forme elevate che ci sono note. La vita persiste, passando come un filo di fuoco attraverso tutte le forme prese dalla materia. Lo so. Io sono la vita. Sono passato per diecimila generazioni, ho vissuto per milioni di anni, ho posseduto numerosi corpi. Io, che ho posseduto tali corpi, esisto ancora, sono la vita, sono la favilla mai spenta che tuttora divampa, colmando di meraviglia la faccia del tempo, sempre padrone della mia volontà, sempre sfogando le mie passioni su quei rozzi grumi di materia che chiamiamo corpi e che io ho fuggevolmente abitato.
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle, capitolo XII.


Come avviene per qualsiasi essere vivente, anch'io sono il risultato di un processo di crescita.
Non ho avuto inizio quando sono nato o, addirittura, nel momento in cui sono stato concepito.
La mia crescita ed il mio sviluppo sono l'esito di un numero incalcolabile di millenni.
Tutte le esperienze hanno per gradi dato forma a quell'insieme - possiamo chiamarlo anima o spirito - che è il mio io. [...]
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle


Sì, presto sarò impiccato.
Siamo alla fine di giugno. Fra non molto cercheranno di farsi gioco di me: secondo il costume carcerario, mi porteranno a fare il bagno settimanale, ma non tornerò più in questa cella. Mi vestiranno di abiti nuovi, vi, poi mi condurranno nella cella della morte. Qui metteranno una guardia a sorvegliarmi, e sarò sorvegliato notte e giorno, nel sonno e nella veglia. Non mi sarà consentito di mettere la testa sotto le coperte, affinché io non abbia a precedere lo Stato soffocandomi da solo.
Su di me resterà sempre accesa una luce accecante; poi un mattino, quando mi avranno consunto a dovere, mi faranno uscire con indosso una camicia senza collo, per poi lasciarmi cadere nella botola. E so che useranno una corda ben tesa. Da mesi il boia di Folsom la sta preparando appendendovi grossi pesi, in modo da privarla di ogni elasticità.
Sì, la caduta sarà lunga. Hanno tabelle di calcoli molto ingegnose, simili a tavole finanziarie, che indicano il rapporto fra il peso del detenuto e la lunghezza della caduta. Ed io sono così emaciato che, se vorranno spezzarmi il collo, dovranno farmi fare un bel salto. Dopo di che gli astanti si toglieranno il cappello e, mentre sarò lì ad oscillare, i dottori ausculteranno i battiti del mio cuore, sempre più fievoli, fino al momento in cui constateranno il decesso.
Un’operazione grottesca, la prova lampante di quanto sia ridicola la sfrontatezza di queste larve umane che pensano di potermi uccidere. Io non posso morire, sono immortale come lo sono loro.
La differenza è che io ne ho coscienza ed essi lo ignorano.
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle

'Non uccidere'. Stupidaggini. Domani mattina mi uccideranno. 'Non uccidere'. Stupidaggini. Proprio ora nei cantieri navali di tutte le nazioni civili stanno costruendo le chiglie di corazzate e supercorazzate. Cari amici, io sto per morire vi saluto con questa parola: stupidaggini! 
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle, capitolo XXII


"[...] Ho potuto, tornando da precedenti esistenze attraverso la piccola morte, paragonare i cieli antichi e quelli di oggi. Anche le stelle cambiano. Ho visto molte stelle polari, anzi vere e proprie dinastie di stelle polari. Oggi la stella polare si trova nella costellazione dell'Orsa Minore, ma in quei giorni lontani l'ho vista in quella del Dragone, di Ercole, di Vega, in quella del Cigno e in quella di Cefeo. No, neanche le stelle rimangono, ma il loro ricordo, la cognizione che ho di loro, quella rimane in me, nella parte spirituale di me che è la memoria, ed è eterna. Solo lo spirito rimane.
Tutto il resto, essendo materia, passa e deve passare."
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle


Ognuno di noi, ogni essere umano che oggi abiti il pianeta, reca effettivamente dentro di sè la storia immarcescibile della vita fin dal momento in cui essa ebbe inizio. E' una storia scritta nei tessuti e nelle ossa, in funzioni e organi, nelle cellule cerebrali e nello spirito... Stretto nella camicia di forza...ho intravisto le vite di migliaia di uomini, che sono la storia stessa dell'essere umano mentre ascende per gradi, faticosamente, un'epoca dopo un'altra.
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle, pag. 347

Io ero quell'uomo in tutte le sue nascite, in tutte le sue imprese.
E sono quell'uomo anche oggi mentre attendo la morte"
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle, pag. 351

La morte non esiste,la vita è spirito e lo spirito non può morire..
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle, pag. pag 383


"[...] Lei, la preservatrice della vita, la Madre Terra, mi ha donato giorni e notti e interi anni straordinari. Ho immaginato ogni mistero a somiglianza di lei, e nel disegnare la mappa delle stelle ne ho collocato nel cielo la figura. A lei sono stati diretti tutti i miei sforzi, tutti i miei progetti, era a lei che infine tendevano le mie visioni."
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle



 - Nella loro idiozia, una cosa la capivano bene: che ero diverso da loro e non altrettanto stupido.
- Se gli uomini intelligenti possono essere crudeli, gli imbecilli lo sono ad un livello mostruoso.- Nella definizione inventata da un bambino, ntata da un bambino, secondo cui la memoria è quella cosa con cui si dimentica, c'è un quid in più di quel granello di verità che s'annida anche nelle cose sbagliate.
- capirai così come abbia fatto a raggiungere la morte in vita, a diventare per qualche momento padrone dello spazio e del tempo, balzando oltre le mura del carcere per vagare tra le stelle.
- Appresi allora che esiste una qualche legge di compensazione, nel senso che più ci si indebolisce, più si diventa insensibili al dolore: si viene feriti di meno perchè c'è meno da ferire.
- perchè ora tu non hai più bisogno di crederci, ora tu sai.
- Troppo caparbio per vivere e troppo vile per morire.
- chi si accorge dei fiori quando i fiori ci sono sempre?
- come il ragazzo, nei brevi anni della fanciullezza, ripercorre la storia dell'uomo primitivo compiendo atti crudeli e selvaggi, passando da un desiderio di infliggere dolore a creature inferiori, ad una coscienza tribale, quale si esprime nel desiderio di riunirsi in gruppo con i propri simili.
- Se solo fossi capace di descrivere col debole mezzo delle parole tutto ciò che vedo e so e tengo ben serrato nella coscienza..
- Sono il bipede implume che venne su dal fango, creando l'amore e la legge dell'anarchia...
- Sono un uomo carico d'anni, disfatto nel corpo, prossimo a morire, ma in me parlano anche lo scienziato e il filosofo, e come avveniva per intere generazioni di filosofi venuti prima di me, conosco la natura della donna: ne so le debolezze, le malignità, l'impudicizia, la bassezza, il suo avere i piedi per terra, senza mai levare gli occhi alle stelle,eppure rimane un fatto eterno, inconfutabile: i suoi piedi sono belli e belli sono gli occhi,le braccia e i seni sono celestiali, il fascino che emana da lei non teme ostacoli; e come il polo attira, piaccia o meno, l'ago della bussola, così la donna attira gli uomini a sè.
- ho perduto il favore delle stelle per amore della donna.
- Sono stanco delle lotte continue, del continuo dolore, delle catastrofi che aspettano chi è assiso in alto, chi segue strade di luce, chi vagabonda tra le stelle.
Jack London, Il Vagabondo delle Stelle.


Jack London, Il Vagabondo delle Stelle.
LA CAROVANA VERSO L'OVEST.


Jack London, Il Vagabondo delle Stelle.
Il romanzo narra in prima persona le vicende di un professore universitario, Darrell Standing, detenuto nel carcere di San Quentin (a nord di San Francisco) per l'omicidio del professor Haskel. Darrell Standing, più tardi condannato a morte per l'aggressione di un secondino e non per l'omicidio del professore, scrive negli ultimi tre giorni della sua vita le sue memorie. Più che memorie sono racconti di "viaggi" che fa durante il periodo di permanenza in carcere, soprattutto quando rinchiuso in cella di isolamento.
Standing è sempre stato un detenuto ritenuto "incorreggibile", ossia "un essere temuto da tutti", e fortemente odiato da Atherton, direttore del carcere. Dopo alcune vicende, che coinvolgono un altro detenuto, Cecil Winwood, e una presunta dinamite nascosta all'interno del carcere, in realtà mai esistita, Standing viene rinchiuso in isolamento. Qui subisce anni di torture e di camicia di forza, come punizione da parte del direttore, per non voler rivelare dove si trova la dinamite, della cui esistenza egli non è a conoscenza e che in realtà non è mai entrata all'interno del carcere.
In cella di isolamento fa amicizia con altri due detenuti, Ed Morrell e Jake Openheimer, con i quali comunica attraverso un codice segreto, battendo le nocche delle dita sui muri. Da qui, si alternano capitoli di vicende accadute in carcere, ossia vicende di tortura, e capitoli di storie di reincarnazioni, dove Standing, attraverso la piccola morte, esce dal carcere e si ritrova in epoche "sconosciute". Attraverso la piccola morte, tecnica insegnatagli da Ed Morrell, riesce a far morire il corpo e uscire da esso, e quindi sopportare giorni e giorni di camicia di forza. Uscendo dal corpo, Standing riesce ad uscire dalla cella e quindi dalle mura del carcere, per ritrovarsi in epoche e luoghi a lui sconosciuti, ma che fanno parte di una lunga catena di reincarnazioni che hanno poi portato a lui. Inizia così un viaggio che secondo lui dovrebbe "chiarire il mistero della vita". Passa attraverso la vita del conte Guillaume De Sainte-Maure, gentiluomo francese, poi attraverso quella di Jesse Fancher, bambino di 8 o 9 anni il cui padre era a capo di una carovana di pionieri attaccata da un gruppo di milizie formate da mormoni e indiani, attraverso quella di un sacerdote del Nilo, attraverso quella di Adam Strang, un inglese vissuto tra il 1550 e il 1650, di Ragnar Lodbrog, schiavo che in seguito diventa soldato e amico di Pilato, e per finire quella di Daniel Foss, naufrago su un'isola deserta.
Alla fine del romanzo Darrell Standing, prima di venire impiccato per l'aggressione del secondino Thurston, descrive l'assurdità della pena di morte, il disagio sperimentato dai suoi esecutori e la sua assoluta serenità, alimentata dalla curiosità di vivere la sua prossima vita.
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_vagabondo_delle_stelle





L’istinto e la legge richiedevano obbedienza, ma la crescita pretendeva la disobbedienza. La madre e la paura gli imponevano di tenersi alla larga dalla parete bianca, ma la crescita è vita e la vita è destinata a cercare sempre la luce; così non c’era modo di soffocare il flusso di vita che sorgeva in lui, crescendo ad ogni boccone di carne che ingoiava, a ogni respiro del suo petto. Alla fine, un giorno, paura e obbedienza furono spazzate via dall’impeto della vita: e il lupetto strisciò a gambe larghe verso l’entrata.
Jack London, Zanna bianca.


Zanna Bianca imparò rapidamente a conoscere la vita dell'accampamento. Vide l'ingiusta ingordigia dei cani adulti quando veniva distribuito il pasto. Imparò che gli uomini erano più giusti, i fanciulli più crudeli e le donne più gentili e più propense a gettargli un pezzo di carne o un osso.
Jack London, Zanna bianca.

L'ultimo bagliore del tramonto si spegneva sulle deserte solitudini gelate e, contro l'indistinto colore del cielo, più viva spiccava la massa scura degli abeti che premevano e incalzavano il corso gelato del fiume. Il vento che sino allora aveva impazzato, strappando dagli alberi la veste gelata che li aveva ricoperti, ora aveva tregua. Nessun rumore, nessuna voce d'uomo rompeva quel silenzio, e la natura, sempre uguale da che è nato il mondo, dominava incontrastata.
Jack London, Zanna bianca.


Con l'aurora boreale che accendeva di luce fredda il cielo, o con le stelle che si lanciavano nella danza del gelo, e la terra intorpidita e ghiacciata sotto il manto di neve, il canto degli husky avrebbe potuto essere una sfida alla vita. Ma così, in tono minore, composto di lunghi lamenti e di singhiozzi spezzati, esprimeva piuttosto una supplica alla vita, il complicato travaglio dell'esistenza. Era un canto antico, vecchio come la razza stessa, uno dei primi del giovane mondo nel tempo lontano in cui tutti i canti erano tristi.
Jack London, “Il dominio della bestia primordiale”, Il richiamo della foresta.

Non sempre è solo. Quando vengono le lunghi notti invernali e i lupi seguono la selvaggina nelle vallate più basse, lo si vede, alla testa del branco nel pallido chiarore lunare, che balza gigantesco in mezzo ai compagni, mentre dalla sua grande gola spalancata si leva il canto dell’ infanzia del mondo, che è il canto del branco.
Jack London,  “La forza del richiamo”, Il richiamo della foresta.


[…] i tre animali erano giunti a una tensione di vita che era quasi penosa e forse mai era loro capitato di esser più vivi di quando non erano nella loro apparente pietrificazione.
Jack London, Zanna Bianca


Dare un osso al cane non è carità.
Carità è l’osso diviso con il cane,
quando sei affamato quanto lui
Jack London


In me è morto qualcosa, io non ho mai avuto paura della vita, tanto che non mi sarei mai nemmeno sognato che avrei potuto esserne sazio. La vita mi ha talmente saziato, che mi ha svuotato di ogni desiderio per qualsiasi cosa.
Jack London, Martin Eden

Non era della loro tribù, non poteva parlare il loro gergo, non poteva far finta di essere come loro.
La maschera sarebbe stata scoperta e, per altro, le mascherate erano estranee alla sua natura.
In lui non c'era posto per finzioni e artifici. Doveva essere se stesso, qualsiasi cosa accadesse.
Jack London, Martin Eden


Ruth non era in grado di seguire i voli della mente di Martin e quando il cervello di lui superava le possibilità del suo, lei lo giudicava eccentrico. Martin era la prima persona dotata di un cervello le cui capacità fossero superiori a quelle del suo; ma Ruth aveva sempre potuto seguire i pensieri di suo padre e di sua madre, quelli di suo fratello e di Olney, e perciò, quando non le riusciva di seguire i pensieri di Martin, ne concludeva che fosse lui in errore. Era un’antica tragedia, quella dell'insularità che vuole dettare legge all'universo.
Jack London, Martin Eden


“L’ho sentito fare un discorso durante la campagna elettorale. Era così abilmente stupido, così privo di originalità e al tempo stesso così convincente, che i capi non possono non considerarlo un elemento sicuro e utile, mentre le sciocchezze che dice sono così simili alle sciocchezze che dice l’elettore comune che… be’, voi sapete quanto si sente adulato un uomo che veda i suoi pensieri esposti con abilità.”
Jack London, Martin Eden






Jack London, pseudonimo di John Griffith Chaney London (1876 – 1916), è stato uno scrittore statunitense, noto per romanzi quali Il tallone di ferro, Martin Eden, Zanna Bianca e Il richiamo della foresta.
l futuro scrittore nacque a San Francisco in California nel 1876, figlio illegittimo (secondo Clarice Stasz e altri biografi) di un astrologo ambulante irlandese, William Henry Chaney, e di Flora Wellman figlia di un ricco inventore dell'Ohio. Il padre si disinteressò di lui, anche perché otto mesi dopo la sua nascita la madre si risposò con John London, contadino vedovo con due figli. Jack venne cresciuto dalla madre e dal padre adottivo.
Nel 1896 riuscì ad entrare all'Università della California, che lasciò nel 1897 a causa di problemi finanziari. Il 25 luglio di quell'anno partì per unirsi alla corsa all'oro del Klondike: è in quella regione e su di essa che scriverà i suoi primi racconti di successo.
Nel 1898 rientra a San Francisco con un misero sacchetto d'oro, che gli frutterà pochi dollari.
Dopo il successo del suo romanzo più famoso, Il richiamo della foresta, London si dedicò interamente all'attività letteraria;come scrittore riuscì ben presto a diventare uno tra i più prolifici, famosi e meglio retribuiti del suo tempo: in tutta la sua carriera letteraria scrisse oltre 50 volumi.
(*Stella)




 

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