giovedì 1 marzo 2012

Hillman. Il codice dell'anima. Poiché le teorie psicologiche della personalità e del suo sviluppo sono così fortemente dominate dalla visione “traumatica” degli anni infantili, la messa a fuoco dei nostri ricordi o il linguaggio con cui raccontiamo la nostra storia sono a priori contaminati dalle tossine di tali teorie. E’ possibile, invece, che la nostra vita non sia determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparata a immaginarla. I guasti non ci vengono tanto dai traumi infantili , bensì – è quanto si sostiene in questo libro – dalla modalità traumatica con cui ricordiamo l’infanzia come un periodo di disastri arbitrari e provocati da cause esterne che ci hanno plasmati male.

Poiché le teorie psicologiche della personalità e del suo sviluppo sono così fortemente dominate dalla visione “traumatica” degli anni infantili, la messa a fuoco dei nostri ricordi o il linguaggio con cui raccontiamo la nostra storia sono a priori contaminati dalle tossine di tali teorie. E’ possibile, invece, che la nostra vita non sia determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparata a immaginarla. I guasti non ci vengono tanto dai traumi infantili , bensì – è quanto si sostiene in questo libro – dalla modalità traumatica con cui ricordiamo l’infanzia come un periodo di disastri arbitrari e provocati da cause esterne che ci hanno plasmati male.
James Hillman, Il codice dell'anima



Non condivido questa asserzione di Hilmann, mi sembra molto forzata ..poco credibile, annullerebbe tutte la pedagogia nera di cui é pieno il mondo. Un'asserzione come quella che egli fa "che la nostra vita non sia determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparata a immaginarla" significa dire "e per i fatti peggio per loro": non tutti sono resilienti, anzi ritengo che siano pochi coloro che riescono a superare storie infantili drammatiche! E' molto più verosimile, invece quanto dice Winnicot psicanalista di scuola inglese, a mio avviso giustamente e cioè "Ritengo sia utile dividere il mondo in due categorie di persone. Ci sono quelle che nell'infanzia non sono state abbandonate e che in un certo senso sono candidate a godere della vita. Ma vi sono anche coloro che hanno vissuto esperienze traumatiche, come l'abbandono da parte dell'ambiente e che devono sopportare tutta la vita il peso del ricordo della situazione in cui si trovavano al momento del trauma . Costoro sono candidati a una vita burrascosa, a tensioni e probabilmente alla malattia". Non dico che non si possa uscire dall'ergastolo della memoria, ma è molto difficile. Hilmann a volte va proprio preso con le pinze, lo considero a tratti più letterato, poeta, che vero conoscitore delle vicende umane.



Rosanna concordo con la teoria di Winnicot e anche in parte con Hillman, le mescolo volentieri perchè è vero che è l'immagine personale e non l'accaduto in sè che a volte lascia traumi e microtraumi, da qui l'importanza della rielaborazione da parte degli adulti educatori di quel passaggio particolare sempre e in assenza di essi una ricerca di trasformazione adulta facendosi aiutare a ritrovare il passaggio interrotto così bruscamente che ha lasciato il segno e che non permette di vivere appieno la propria vita......belle riflessioni, grazie




Infatti, ognuno proiettando se stesso può riconoscersi o no ... 
a patto di non confondere soggettività con oggettività!!



Un giorno l'apprendista Carlos Castaneda, accenna al suo insegnante don Juan della possibilità che le vicende infantili abbiano una influenza sulle sue condotte di adulto. Don Juan dà questa risposta fulminante: "Non ha importanza come si è stati allevati! Ciò che determina il modo in cui viviamo, e muoriamo, é il "potere personale". Il "potere personale" corrisponde al "Sé transpersonale" di assagioliana memoria.Ciò a dire che gli uomini di Conoscenza dell'Antico Messico avevano anticipato, di svariati millenni, gli assunti della Psicologia Transpersonale.



comunque lo spieghi, tutto è riconducibile al simbolo!



E' proprio questo il succo del discorso: 
l'impotenza, e supponenza, della ragione (spiegazioni e ragionamenti)
Il problema è riuscire a rinunciare, alla ragione, ed adoperare l'intelligenza che é sensibile ai simboli, ed anche al dialogo euristico (filosofare). Nel prossimo post un simbolo (mandala) che la "attrae", invariabilmente, come attestano tre anni di sperimentazione (fatta in casa bricoleur).




Lo stesso Jung raccomandava: "Studiate bene le vostre teorie, ma mettetele da parte quanto vi trovate di fronte al mistero dell'animo umano".




La verità è ovunque nelle nostre Unicità. Il resto è statistica.


Dice bene Nadia, viviamo "statisticamente" pilotati da algoritmi in quello che Guénon definì "Il regno della quantità". Scaricabile in PDF (raccomandato!!!)


René Guénon
IL REGNO DELLA QUANTITÀ E I SEGNI DEI TEMPI.
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/reneguenon/regnotempi.pdf


E' proprio l' "intelligenza" (non il ragionamento, non l'emozione) che ci permettere di percepire l' "unicità", che é il "conosci te stesso" socratico. In greco l'intelligenza é "gnosi" o, anche "epìnoia" (la salvifica e "luminosa" epinoia dei testi gnostici).







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