martedì 25 ottobre 2016

La battaglia di Agincourt. L'immagine dell’umile arciere inglese che trionfa sull’arrogante, aristocratico, cavaliere francese era un simbolo dell’orgoglio britannico, del suo senso di superiorità sulle altre nazioni e della sua tradizione democratica.

LA BATTAGLIA DI AGINCOURT E L’IDENTITÀ BRITANNICA.
Il ricordo della battaglia di Agincourt ha dominato l'immaginario britannico, da Shakespeare in poi, non soltanto in contesti militari, ma anche politici e culturali. 

Quella battaglia era un compendio del miglior spirito britannico; riassumeva il meglio della mascolinità, del coraggio, dell’eroismo, del sacrificio, del patriottismo inglesi, valori centrali dell’educazione di un gentiluomo in particolar modo dell’età vittoriana prima ed edoardiana poi. 

L'immagine dell’umile arciere inglese che trionfa sull’arrogante, aristocratico, cavaliere francese era un simbolo dell’orgoglio britannico, del suo senso di superiorità sulle altre nazioni e della sua tradizione democratica.

Tanto era forte il mito degli arcieri di Enrico V che il '600 vide una serie di manuali militari che consigliavano il ritorno all’utilizzo dell’arco inglese – pratica che affascinò Carlo I Stuart ma poi caduta in disuso durante gli anni di Cromwell. 

Dal secolo successivo i resoconti della battaglia si fecero sempre più frequenti soprattutto nei manuali di storia. Agincourt viene invocata durante le guerre del '700 - dalla guerra di successione a quella dei sette anni - per incoraggiare attacchi in territorio francese o per enfatizzare le vittorie.

Nel 1798, sotto la minaccia di una invasione della Gran Bretagna da parte di Napoleone, il rassicurante mito di Agincourt ritorna in un manuale militare che sosteneva ancora la superiorità dell’arco lungo sul moschetto. 

La vittoria di Waterloo venne quindi salutata come una nuova Crecy o Agincourt (così farà Walter Scott nel poema “The Field of Waterloo”).

Negli anni a seguire i riferimenti alla battaglia si moltiplicano, con il ricordo che diviene sempre più una commemorazione fissa, con il luogo della battaglia che diventa meta di pellegrinaggio. 

Nel 1904 la firma dell’Entente cordiale pose fine alla secolare rivalità tra Francia e Regno Unito. 

Dieci anni più tardi i due paesi si troveranno a combattere come alleati sui campi della Grande Guerra.

Ironia della sorte, nel bel mezzo di quel conflitto, il 25 ottobre 1915 caddero i 500 anni della battaglia: gli chasseurs à pied francesi si incontrarono a Tramecourt invitando i vicini britannici ad una celebrazioni congiunta (lo stesso anno quest'ultimi avevano presenziato alle annuali celebrazioni in onore di santa Giovanna d’Arco a Rouen). 

La grande guerra vide un enorme uso del parallelo tra i guerrieri di Agincourt e tommies britannici: 
lo stesso coraggio degli yeomen di Enrico V animava le truppe di fanteria di re Giorgio V. 

Così ad esempio un articolo del “The Illustrated London News” descriveva l’attacco del Coldstream Guards alla Somme il 15 settembre 1916.




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