sabato 29 ottobre 2016

Razionalisti ed Empiristi.

Filosofia: Cartesio, Spinoza, Locke, Hume, Berkeley, Pascal.

CARTESIO
RAZIONALISTI E EMPIRISTI
Ci sono due correnti nel 1600 e in parte nel 1700, che sono: empirismo e razionalismo. 
Cartesio è considerato un prosecutore della rivoluzione scientifica, a fare questa distinzione tra le due correnti fu Hegel. Il problema di Cartesio è appunto il metodo e per approcciarsi alla natura. 
I razionalisti come Cartesio, ritengono che l’uomo debba partire dalla ragione che è la caratteristica comune dell’uomo, la quale permette di formulare delle idee, partendo dalle quali si cerca di capire la razionalità delle realtà

LA FILOSOFIA DI ARISTOTELE
Per gli empiristi il punto di partenza invece deve essere l’esperienza quotidiana dei sensi, più semplice e veloce, dopodiché bisogna ragionare, quindi questo metodo non è astratto come quello dei razionalisti, perché si basa su esperienza reali.

http://doc.studenti.it/appunti/filosofia/filosofia-cartesio-spinoza-locke-hume-berkeley-pascal.html



Introduzione 
Le cose e i nomi
Origini e sviluppi del linguaggio
L'apprendimento della lingua
Un linguaggio perfetto
Il linguaggio divino
Introduzione

I filosofi sei – settecenteschi erano divisi grosso modo in due categorie, razionalisti ed empiristi.

Razionalisti
filosofi come Cartesio, Spinoza, Leibniz, Malebranche 
che elaboravano sistemi o costruzioni concettuali su pochi principi primi e assoluti. 
Infatti per essi ciò che è concepibile non deve per forza essere immaginato.

Empiristi
filosofi come Locke, Hume, Berkeley 
concependo la filosofia come analisi critica di concetti, 
considerando la mente come una tabula rasa priva di idee innate.


Renato Cartesio è stato ritenuto il fondatore della filosofia moderna, in quanto 
il concetto di idee non è più ente o modello irraggiungibile, 
ma come tutto ciò che è nel nostro pensiero.

- Immagini dipinte dalla fantasia 
(le idee concepite come quadri capaci di rappresentare le cose in virtù della somiglianza).

- Come percezioni 
(di cui ciascuno è consapevole e riguardo alle quali nessuno può sbagliarsi).

- Come enti separati dal pensiero 
(le idee sono indipendenti dal nostro pensiero e Dio è il luogo dove si trovano le idee)

- Come disposizioni o facoltà permanenti di rappresentazione
(idea forma permanente del pensare, cioè l’idea resa cosciente dall’azione divina). 

Cartesio aveva distinto le idee in innate (il pensiero) fittizie (prodotte dal pensiero) avventizie (sensi). 

Per Locke e Hume tutte le idee sono avventizie.

Locke distingue due fonti: la sensazione e la riflessione.
Le idee inoltre possono essere semplici e composte.
Berkeley attribuisce alle idee una duplice origine: divina e mentale.

Spinoza considera Dio la causa delle idee, 
essendo considerato attributo del pensiero.

Leibniz considera innate tutte le idee, 
la conoscenza non è ricevuta dall’esterno, 
ma ricavata dall’interno.

Per Cartesio, Malebranche e Berkeley, 
l’anima è una sostanza sempre consapevole di tutto ciò che le accade.

Leibniz afferma invece che in noi c’è sempre una massa di piccole percezioni confuse e inconsce delle quali non ci accorgiamo.

Mentre Hobbes e Gassendi insistono sulla discontinuità del pensiero.

Locke, Cartesio e Spinoza ritengono che l’anima è sempre cosciente di ciò che si trova in lei.

Hume sostiene che l’anima non ha un essenza e non è un’attività

Kant definisce il ruolo del soggetto e dell’oggetto, dello intelletto e della ragione e attribuisce un nuovo significato alle idee. La mente non è una tabula rasa e non possiede idee innate, ma ha una struttura di concetti a priori che le servono a percepire la realtà.

Kant a differenza di Berkeley, che riduce le cose a idee di un soggetto conserva loro un nucleo oggettivo, il noumeno (ciò che viene pensato) e pone nell’intelletto una rigida struttura trascendentale.

Per Kant i giudizi possono essere analitici o sintetici.
Quelli sintetici possono essere a posteriori o a priori


LE COSE E I NOMI

Un linguaggio è un sistema di segni istituito allo scopo di comunicare. I segni sono nomi e i significati sono idee e concetti che rimandano entrambe a cose esistenti.

Le questioni che si pongono relativamente ai linguaggi umani sono tre:

Per Hobbes,Locke e Berkeley il linguaggio si istituisce a partire da una decisione umana e i segni indicano le cose come le dispute dei filosofi che si riducono a interminabili dibattiti sulle parole,usate in modo confuso.Gli idola fori sono i pregiudizi più pericolosi che l’intelletto incontra. Hobbes concepisce il ragionamento come un calcolo ed afferma che non possiamo mai essere sicure che le nostre idee corrispondono a quelle di un altro e che le parole di un linguaggio sono per lo più rami comuni.

Berkeley afferma che il linguaggio ha lo scopo di suscitare reazioni emotive e che ai nomi generali non corrispondono idee astratte.

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ORIGINI E SVILUPPI DEL LINGUAGGIO

Vico,Rousseau e Candillac dividono in tre parti la storia dei linguaggi:

-Linguaggio gestuale,che nasce dagli istinti e dalle passioni,un linguaggio estremamente semplice;

-Il secondo è quasi un canto fatto di suoni onomatopeici;

-Il terzo in prosa ,che caratterizza l’età degli uomini capaci di riflettere.

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L’APPRENDIMENTO DELLA LINGUA

Le lingue sono strumenti indispensabili per l’acquisizione e la comunicazione del sapere.Infatti i filosofi del XVII e XVIII sec. Furono eruditi poliglotti, capaci di leggere e parlare le principali lingue antiche e medievali(Comenio).L’educazione deve basarsi sulle cose non sulle parole, perciò non si devono imparare parole insignificanti e l’apprendimento,poi,non deve basarsi su detti astratti ma deve essere universale.

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UN LINGUAGGIO PERFETTO

Un linguaggio è perfetto quando permette di dire sempre la verità e poi di scoprirla e quando contiene all’interno i mezzi per individuare l’errore.Una lingua universale può essere la lingua di una umanità pacifica. Comenio ipotizzò una Panglossia,cioè una lingua universale il cui lessico non significa le cose,ma le rispecchia.

Libeniz si occupò più volte di istituire una grammatica filosofica,un alfabeto dei pensieri umani,ma purtroppo pochi frammenti non furono pubblicati.

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IL LINGUAGGIO DIVINO

Berkeley sosteneva che Dio percepisce sempre tutte le idee che costituiscono il mondo sensibile e le comunica in tempi diversi a diversi spiriti umani.Non è un linguaggio che rispecchia il mondo,ma è il mondo a trasformarsi in un linguaggio,prova a posteriori dell’esistenza di Dio.Il linguaggio divino,a differenza di quello umano,è universale. L’interprete privilegiato di questo linguaggio è il filosofo. 

http://www.liceorescigno.gov.it/progetti/as0001/Filosofia/tematiche/esperienzeidee.htm



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