venerdì 21 ottobre 2016

Alice Miller - L'infanzia di Hitler. ruolo esercitato dalla figura paterna. L’educazione autoritaria e severa aveva infatti costituito una delle caratteristiche fondamentali della formazione degli individui appartenenti alla classe media inferiore, i quali perciò sviluppavano un grande rispetto per qualsiasi figura autoritaria e una grande obbedienza alle regole che venivano loro imposte.

Analisi psichica di Hitler, secondo i più importanti psicoanalisti.

E’ possibile dare una spiegazione esaustiva, precisa, universalmente condivisa, su come la ragione possa diventare strumento di violenza? Molti psicoanalisti hanno svolto approfonditi studi sull’ infanzia di Hitler che hanno portato ad affermare che il fhurer fosse stato pesantemente condizionato dalle questioni familiari presenti dall’età infantile.

Il punto di partenza è sicuramente la constatazione della presenza del cosiddetto Complesso di Edipo; moltissimi studiosi ritengono infatti che, partendo dai sentimenti di affetto morboso che provava per la madre, Hitler avesse individuato nel padre un nemico da combattere e da abbattere

Ma vediamo cosa hanno scritto di lui gli psicoanalisti più famosi a partire da Freud, Fromm……

Personalità di Hitler.
Per quanto riguarda la personalità di Hitler, si dice fosse refrattario all’umorismo
Secondo la testimonianza di Albert Speer, unico e solo amico di Hitler, non si ricordano situazioni particolari nelle quali il Führer ridesse. Infatti non amava dare la vita, ma la morte
Sembra che trionfassero le cosiddette “pulsioni di morte”.

Le pulsioni di morte sono una categoria fondamentale di pulsioni che si oppongono alle pulsioni di vita e tendono alla riduzione completa delle tensioni, cioè a ricondurre l’essere vivente allo stato inorganico. Rivolte dapprima verso l’interno e tendenti all’autodistruzione, le pulsioni di morte verrebbero successivamente dirette verso l’esterno, manifestandosi sotto forma di pulsione di aggressione o di distruzione. Questo termine è stato introdotto da Freud con il saggio Al di là del principio del piacere (1920) e nell’Io e l’Es (1922).

Le origini dell’odio.
Molto interessante risulta lo studio che viene fatto da Alice Miller. 
Questa famosa psicanalista e saggista di origine polacca, ha documentato i maltrattamenti psico-fisici subiti da Adolf Hitler per mano del padre. Questi maltrattamenti, avrebbero forse motivato l’odio di Hitler nei confronti del genere umano.

E’ doveroso sottolineare oltretutto che Hitler, rimasto orfano all’età di 19 anni, non fosse mai stato riconosciuto da suo padre Alois. Miller afferma che dietro ad ogni sterminatore, cova il bambino umiliato che è stato un tempo, un bambino che è sopravvissuto solo attraverso la completa e assoluta negazione dei suoi sentimenti di impotenza. Ma questa totale negazione della sofferenza una volta stabilita crea un vuoto interiore. Molte persone non svilupperanno mai una normale capacità di compassione. Di conseguenza hanno pochi scrupoli a distruggere la vita umana, né quella degli altri né il vuoto che si portano dietro dentro di loro.

Ciò che manca nell’infanzia di queste persone è la presenza di una figura “buona” e consolatrice, di una persona affettuosa verso il bimbo (figura che la Miller denomina “testimone soccorrevole”). Il meccanismo è in sintesi il seguente: il bambino picchiato, soprattutto nei primi tre anni di vita, prova un sentimento di forte paura e percepisce (“sente”) il genitore come “cattivo” nei suoi confronti; tuttavia poiché le percosse gli sono presentate come “giuste” e comunque somministrate per il suo bene, si crea una forte dissonanza tra la dimensione emotiva (ciò che il bambino sente) e quella cognitiva (come il bambino interpreta la realtà).

Miller chiama “cecità emotiva”, ciò che impedisce alla persona di provare sentimenti di empatia e che rende spesso impossibile all’adulto anche solo ricordare consapevolmente le percosse subite quando era bambino. Un buon quadro di riferimento relativo all’infanzia di Hitler ed alla formazione della sua personalità, ci viene fornito da Eich Fromm nella sua opera: Anatomia della distruttività umana (Mondadori, 1973).

Hitler bambino e Freud
Quando aveva solo sei anni, Adolf Hitler soffriva di incubi molto vividi in cui vedeva se stesso cadere in abissi profondi o in cui veniva perseguitato e picchiato fino a desiderare la morte. Questi episodi e molti altri convinsero il dottor Bloch del fatto che il bambino avesse bisogno dell’aiuto di uno specialista e per questo fece ricorso a Sigmund Freud, che realizzava visite psicoanalitiche dalla grande fama, a cui si sottoponevano sia membri della classe più alta della società che della borghesia.

Il dottor Bloch chiese consiglio a Freud sul caso di Adolf Hitler più volte, e la diagnosi fu sempre la stessa: necessità di ricovero e trattamento, con cui la madre di Hitler, Klara, si mostrò completamente d’accordo. Tuttavia, Adolf non fu trattato, poiché suo padre, Alois Hitler, non acconsentì. Si trattava infatti di un uomo molto intransigente che voleva che suo figlio continuasse a studiare per lavorare come impiegato alle dogane.

Teoria freudiana
A peggiorare la sofferenza emotiva di Hitler fu la nascita, del fratello, che ne allontanò il bambino dalla posizione di principale oggetto della devozione materna. Questo è il periodo in cui, secondo la teoria freudiana, entrambi gli aspetti del complesso di Edipo sono completamente sviluppati: attrazione sessuale verso la madre e ostilità verso il padre.

I dati sembrano confermare il presupposto freudiano: 
il giovane Hitler era profondamente attaccato alla madre e aveva un atteggiamento antagonistico verso il padre, ma non riuscì a risolvere il complesso d’Edipo identificandosi col padre attraverso la formazione del Super-ego e superando l’attaccamento alla madre; sentendosi tradito da lei per la nascita del rivale, se ne allontanerebbe.

Dall’analisi caratterologica di Hitler è emerso il quadro di un individuo introverso, estremamente narcisista, solitario, indisciplinato, sadomasochista e necrofilo. A meno che non fosse un uomo di considerevoli capacità e talento, è certo che queste qualità non spiegherebbero il suo successo. Sembra che la più grande delle sue capacità fosse quella di influenzare, impressionare, convincere la gente. Era sicuramente dotato di una grande leadership. Pare che l’avesse sviluppata da bambino e l’esercitasse nel suo ruolo di capo delle bande nei giochi di guerra.

In diversi resoconti si sottolineano le qualità magnetiche degli occhi di Hitler
Sicuramente questa è una caratteristica ricorrente delle persone particolarmente narcisiste, soprattutto i fanatici hanno spesso una particolare luce negli occhi, che conferisce loro un’apparenza di grande intensità, devozione e trascendenza.

L’unico elemento caratterizzante è la presenza, o assenza, di calore, e tutte le fonti sono assolutamente d’accordo su questo punto: gli occhi di Hitler erano freddi, l’espressione della sua faccia era fredda, non c’era mai in lui traccia di calore o compassione.


La teoria di Eric Fromm.
Fromm introduce il concetto di necrofilia quale orientamento del carattere sociale; secondo il noto psicoanalista tedesco può essere descritta nel senso carettereologico come: “l’attrazione, la passione per tutto quanto è morto, putrido, marcio, malato, la passione nel trasformare ciò che è vivo in non-vivo; distruggere per il piacere di distruggere; l’interesse esclusivo per tutto quanto è puramente meccanico. E’ la passione per le strutture viventi”. Fromm arrivò a capire la necrofilia attraverso l’osservazione di persone in analisi.

L’impulso decisivo gli venne però dalla teoria freudiana degli impulsi di vita e di morte. 
La necrofilia, in opposizione alla biofilia, emergerebbe come risultato di una crescita impedita. Fromm attraverso uno studio psicobiografico individua in Hitler un caso clinico di carattere necrofilo.


Disturbi psicosomatici attribuiti a Hitler.
Dopo gli infortuni subiti durante la prima guerra mondiale, Hitler fu ricoverato presso un ospedale militare a Pasewalk, nei pressi del mar Baltico e fu curato dal professor Forster, direttore della clinica psichiatrica dell’ospedale, attraverso l’ipnosi.

Alcuni documenti riportano la presenza di una lieve congiuntivite che non giustifica però la cecità temporanea che ne derivò, per cui essa fu diagnosticata come isterica. quello che oggi il DSM definirebbe come disturbo dissociativo o da conversione, un peculiare sintomo in cui un problema apparentemente fisico si verifica senza nessuna causa organica identificabile.

La spiegazione classica che in letteratura (a partire da Charcot e da Freud) si da di questo disturbo è che la mente converte un trauma psichico in un sintomo fisico per proteggersi dallo stress. In poche parole per evitare di viversi un’emozione troppo forte, la psiche la trasforma in un malessere organico (il non vedere è un po' una metafora del non voler vedere).

Analisi di personalità secondo gli psicoanalisti Henry Murray e Walter Langer
Durante la seconda Guerra Mondiale, i servizi segreti americani commissionarono ben due analisi psicodinamiche della personalità di Hitler, la prima allo psicologo Henry Murray e la seconda allo psicoanalista Walter Langer. Nonostante l’importanza degli esperti scelti, non è semplice condurre una seria analisi personologica su un paziente che non si è mai incontrato, sebbene tanto noto, ragion per cui non si tratta di documenti del tutto affidabili.

In ogni caso, Murray e Langer definirono Hitler uno psicopatico, affetto verosimilmente da schizofrenia paranoide, probabilmente impotente, omosessuale represso e con tendenze suicide (diventate poi realistiche).

Cosa ha spinto milioni di persone a sottomettersi al suo volere?
Poter capire il motivo che spinse milioni di persone a sottomettersi ai folli comandi di un dittatore e del Nazismo in particolar modo, bisogna considerare un fattore psicologico particolare: il netto indebolimento dell’autorità familiare, ed in particolar modo di quella paterna. Per capire il motivo della nascita del Terzo Reich, è perciò fondamentale ricorrere alla psicologia della famiglia e ai concetti della psicoanalisi di Freud.

Per dare una spiegazione corretta del perché il popolo tedesco seguì le indicazioni e le idee presentate da Hitler, è necessario mettere in rilievo non tanto la specifica personalità e le doti del folle leader carismatico, caratteristiche comunque importanti per la comprensione del fenomeno, quanto piuttosto analizzare le particolari necessità, le speranze ed i sogni frustrati della maggior parte dei cittadini

L’aspetto più importante di questa analisi risiede senza dubbio nell’esaminare il ruolo esercitato dalla figura paterna. L’educazione autoritaria e severa aveva infatti costituito una delle caratteristiche fondamentali della formazione degli individui appartenenti alla classe media inferiore, i quali perciò sviluppavano un grande rispetto per qualsiasi figura autoritaria e una grande obbedienza alle regole che venivano loro imposte.

Dal punto di vista psicologico, si veniva a formare un particolare tipo di personalità (sado-masochista), estremamente rispettosa degli ordini delle autorità, e disprezzante di tutto ciò che veniva definito “debole”. La psicoanalisi analizza questo particolare aspetto della personalità ricorrendo al concetto di Super-Io.

Lo stesso Fromm, a proposito dell’analisi della nascita del Nazismo, parla infatti della proiezione del freudiano Super-Io sulle figure autoritarie della società tedesca.

Che cosa sarebbe accaduto se quel bambino avesse ricevuto un trattamento psicologico adeguato? 
Non possiamo non immaginare che, probabilmente, la storia dell’umanità intera avrebbe preso un’altra strada e gli orrori dell’olocausto non si sarebbero mai verificati. Purtroppo, però, si tratta solo di supposizioni e non lo sapremo mai.


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