mercoledì 25 luglio 2012

Boris Pasternak. Alla gran maggioranza di noi si richiede un'ipocrisia costante, eretta a sistema. Ma non si può, senza conseguenze, mostrarsi ogni giorno diversi da quello che ci si sente: sacrificarsi per ciò che non si ama, rallegrarsi di ciò che ci rende infelici



Come vivere con un’anima – in una casa?
Nel bosco – forse – sì.
[…] Tu mi sei affine tutto, da parte a parte,
terribilmente e angosciosamente affine, come io a me stessa
– senza asilo, come le montagne.
(Non è una dichiarazione d’amore: di destino).
—  Lettera di Marina Cvetaeva a Boris Pasternak, 1926
[ si scrissero per anni senza incontrarsi mai]

“Boris, ti scrivo lettere sbagliate.
Quelle vere non toccano la carta.”
Marina Cvetaeva
lettera a Boris Pasternak, 1926
[ si scrissero per anni senza incontrarsi mai]


La vita anch'essa è solo un attimo, solo un dissolvimento
di noi stessi in tutti gli altri, come per un dono.
Boris Pasternak


La tua voce, rimasta negli angoli di questo silenzio, è più mia che tua.
È lontana e cupa e familiare, mia più che tua.
Boris Pasternak, da una lettera a Evgenija Lur'è


Hai preso, come da una mensola, la mia vita e la polvere hai soffiato via.
Boris Pasternak,  Per superstizione (На суеверья)

La tua voce, rimasta negli angoli di questo silenzio, è più mia che tua.
È lontana e cupa e familiare, mia più che tua.
Boris Pasternak, da una lettera a Evgenija Lur'è


Mia sorella la vita, anche oggi in piena si è franta su tutti in pioggia primaverile, ma la gente inciondolata dall'alto disdegna,e come serpe tra l'avena punge gentile.
Boris Pasternak

E’ la donna che amo. E’ un arcipelago.
Un insieme di meravigliose isole che io, navigando nelle loro acque,
visito in tutte le loro delicate forme.
Adoro i territori dove mi conduce quando mi abbraccia.
Territori che conosco pur non essendoci mai stato.
E nonostante tutta questa conoscenza riesco ancora ad emozionarmi e a regalarmi istanti di stupore.
Boris Pasternak




Tu sei plasmata come in un abbozzo,
quale riga di un altro ciclo,
come se veramente nel sonno
dal mio costato fossi spuntata.
Boris Pasternak


Perché mai piange lo spazio in questa nebbia
e ha un odore tanto amaro la terra?
Proprio di questo è fatta la mia vocazione,
non fare intristire questi luoghi, fare in modo che
oltre l'ultimo sobborgo
non soffra mai di solitudine la terra...
Borìs Pasternàk

Ha messo chiome il bosco d'autunno.
Vi dominano buio,sogno e quiete.
nè scoiattoli,nè civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell'autunno
entrando dentro quando cala il giorno
si guarda intorno bieco con timore
cercando in esso trappole nascoste.
Borìs Pasternàk



Ritengo che la musica della parola non sia un fenomeno acustico, non consista nell'eufonia di vocali e consonanti prese separatamente, ma nella correlazione tra il senso del discorso e la sua risonanza.
Boris Leonidovic Pasternak, Autobiografia (Capitolo terzo - Il primo decennio del nuovo secolo, 11)



questa affermazione e' alla base del nostro teatro di parola che ha prodotto attori altrettanto validi a fronte della scuola dell'autoimmedesimazione russa e nordamericana.


"Mi tormenta la stessa cosa nel nostro sistema qui e nel vostro, per quanto possa sembrarti strano cioè il fatto che si tratta di movimenti nazionalistici e non cristiani, che corrono l'uguale rischio di scivolare nel bestialismo del fatto e che comportano un'identica rottura con la tradizione secolare misericordiosa, che si nutriva di trasformazioni e di prefigurazioni e non delle mere constatazioni della cieca inclinazione. Sono due movimenti gemelli, di pari livello, dove uno emula l'altro, il che è sempre più' triste. Sono le due ali, destra e sinistra, della stessa notte materialistica. "
Boris Pasternak da: Lettera ai genitori 5 marzo 1933



Tutte le persone che incontriamo sono il nostro riflesso. ci sono state mandate perché noi, vedendole, correggiamo i nostri errori; e quando noi lo facciamo, anche queste persone cambiano. oppure se ne vanno per sempre dalla nostra vita.
Boris Pasternak


"È bene quando una persona contraddice le nostre aspettative, quando è diversa dall'immagine che ce ne siamo fatta. Appartenere a un tipo significa la fine dell'uomo, la sua condanna. Se non si sa, invece, come catalogarlo, se sfugge a una definizione, è già in gran parte un uomo vivo, libero da se stesso, con un granello in sé di assoluto."
Boris Pasternak, citato in Umberto Veronesi, L'ombra e la luce: La mia lotta contro il male, Einaudi, 2008.


Ecco che cos'era la vita, che cos'era l’esperienza, che cosa inseguivano coloro che andavano in cerca d’avventure, ecco a che cosa mirava l’arte: ritornare a casa propria, ai propri affetti, riprendere a vivere.
Boris Pasternak


Nella vita, perdere è più necessario che acquistare.
Il grano non germoglia se non muore.
Bisogna vivere senza stancarsi.
Addio a tutti gli altri miei ricordi.
Boris Pasternak


La salvezza non consiste nella fedeltà alle forme, ma nel sapersene liberare.
Borìs Pasternàk, Il dottor Živago

Ma la vita non è mai un materiale, una sostanza.
La vita, se volete saperlo, è un elemento che continuamente si rinnova e rielabora da sé,
che da sé si rifà e si ricrea incessantemente, sempre tanto più alta di tutte le nostre ottuse teorie.
Boris Pasternak, Il dottor Živago


Vivere significa sempre lanciarsi in avanti,
verso qualcosa di superiore,
verso la perfezione,
lanciarsi e cercare di arrivarci.
Boris Pasternak, Il dottor Živago


Oh, come alle volte, dalla mediocrità autoesaltatrice, dall'incessante vaniloquio degli uomini si vorrebbe fuggire nell'apparente silenzio della natura, nel muto carcere di un lungo tenace lavoro, nell'ineffabilità d'un sonno profondo, d'una vera musica, d'un tacito contatto dei sentimenti, col cuore ammutolito dalla sua pienezza!
Boris Pasternak, Il dottor Živago


La primavera inebriava il cielo, che ne era stordito e si copriva di nuvole.
Sopra la foresta navigavano basse nubi di feltro dai lembi sfilacciati che a momenti si abbattevano in tiepidi acquazzoni con un odore di sudore e di terra, a spazzar via gli ultimi resti della nera, squarciata corazza di ghiaccio. Jurij Andèevic si svegliò, si chinò verso lo sportello quadrato del finestrino, da cui era stata tolta l'intelaiatura, e, appoggiato a un gomito, si mise in ascolto.
Boris Pasternak, Il dottor Živago


Al pensiero di rivedere Lara, si sentì impazzire dalla felicità.
Il cuore gli batteva forte e, immaginando l'incontro, ne viveva tutti i particolari.
Case di legno, marciapiedi di assi della periferia. Andava da lei.
Nella via Novoslàvochnyj, gli spiazzi deserti e le costruzioni di legno finivano, cominciava la parte di pietra. Le casette del suburbio sfilavano, balenavano via come le pagine di un libro sfogliato in fretta, non come quando le volti con l'indice, ma come si fa col polpastrello del pollice sul taglio, quando le fai scorrere tutte insieme con un fruscio. Sembra che il cuore sia sospeso. Ecco, lei abita lì, all'angolo, sotto il bianco riflesso del cielo di pioggia, fattosi chiaro verso sera. Come le ama quelle casette lungo la strada che porta da lei! Vorrebbe raccoglierle da terra con la mano e baciarle!
Boris Pasternak, Il Dottor Živago


Credo che non ti amerei tanto se in te non ci fosse nulla da lamentare, nulla da rimpiangere.
Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato.
La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita.
Boris Pasternak, Il Dottor Živago.


Penso che se la belva che dorme nell'uomo si potesse fermare con una minaccia, la minaccia della prigione o del castigo d'oltretomba, poco importa quale, l'emblema più alto dell'umanità sarebbe un domatore da circo con la frusta, e non un profeta che ha sacrificato se stesso.
Boris Pasternak, Il Dottor Živago.


Sin dall'infanzia Jurij Andrèevič amava i boschi al crepuscolo, quando filtra la luce del tramonto. Era come se sentisse passare attraverso di sé quelle lame di luce; come se il dono di uno spirito vitale gli entrasse a torrenti nel petto, attraversasse tutto il suo corpo e ne uscisse sotto forma di un paio d'ali sulle spalle. Quel prototipo giovanile che si forma in ciascuno per tutta la vita e poi per sempre assume i lineamenti del proprio volto interiore, della propria personalità, si risvegliava in lui con tutta la sua forza iniziale, e costringeva la natura, il bosco, il crepuscolo e ogni cosa visibile a rivestirsi con le sembianze altrettanto primordiali e universali di una fanciulla. "Lara!" mormorava, chiudendo gli occhi e rivolgendosi mentalmente alla propria vita, a tutta la terra di Dio, allo spazio illuminato dal sole che gli si apriva alla vista.
Borìs Pasternàk, Il dottor Živago


«Anche all'ospedale erano cominciate le divisioni politiche. Ai moderati, la cui ottusità indignava il dottore, lui appariva pericoloso; agli altri, politicamente avanzati, non sembrava invece abbastanza rosso. Così che Jurij Andrèevič non si trovava né fra i primi, né fra i secondi; allontanatosi da una riva, non era approdato all'altra.» 
Borìs Pasternàk, Il dottor Živago


«D’un colpo, ogni cosa è cambiata, il tono, l’aria, non si sa che pensare, chi ascoltare.
Quasi che per tutta la vita ti avessero condotto per mano come una bambina e, a un tratto, ti avessero lasciato: impara a camminare da sola. E non c’è nessuno intorno. Allora ci si vorrebbe poter affidare all’essenziale, alla forza della vita o alla bellezza o alla verità, perché esse ti dirigano in modo sicuro e senza riserve più di quanto non avvenisse nella solita vita di sempre, ora tramontata e lontana».
Borìs Pasternàk, Il dottor Živago





Ma che COS'È LA COSCIENZA? Desiderare coscientemente di dormire è insonnia garantita, tentare coscientemente di avvertire il lavorio della propria digestione è esattamente voler perturbare la sua innervazione. LA COSCIENZA È UN VELENO, un mezzo di auto-avvelenamento per il soggetto che la applica su se stesso. LA COSCIENZA È LUCE, proiettata al di fuori e che illumina la strada davanti a noi, perché non si inciampi. LA COSCIENZA SONO I FARI ACCESI DAVANTI A UNA LOCOMOTIVA CHE CORRE. RIVOLGETE LA LORO LUCE ALL'INTERNO E SUCCEDERÀ UNA CATASTROFE.
Borìs Pasternàk, Il dottor Živago


Dunque, CHE SARÀ DELLA VOSTRA COSCIENZA? Della vostra. La vostra. Ma voi cosa siete? Qui sta il punto. Guardiamo meglio. In che modo avete memoria di voi stessa, di quale parte del vostro organismo siete cosciente? Dei vostri reni, del fegato, dei vasi sanguigni? No, per quanto ricordiate, di voi vi siete sempre accorta di una estrinsecazione, in un atto, nelle opere delle vostre mani, in famiglia, fra gli altri. E, ora, state bene attenta. L'UOMO NEGLI ALTRI UOMINI, ECCO CHE COS'È L'ANIMA DELL'UOMOEcco che cosa siete voi, ecco di che cosa ha respirato, si è nutrita, di che cosa si è abbeverata per tutta la vita la vostra coscienza. Della vostra anima, della vostra immortalità, della VOSTRA VITA NEGLI ALTRI. E allora? NEGLI ALTRI SIETE VISSUTA, NEGLI ALTRI RESTERETE. Che differenza fa per voi se poi ciò si chiamerà MEMORIA? SARETE ANCORA VOI, ENTRATA A FAR PARTE DEL FUTURO.
Borìs Pasternàk, Il dottor Živago


Penso che se la belva che dorme nell'uomo si potesse fermare con una minaccia, la minaccia della prigione o del castigo d'oltretomba, poco importa quale, l'emblema più alto dell'umanità sarebbe un domatore da circo con la frusta, e non un profeta che ha sacrificato se stesso.
Borìs Pasternàk, Il dottor Živago



Credo che non ti amerei tanto se in te non ci fosse nulla da lamentare, nulla da rimpiangere.
Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato.
La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita.
È bene quando una persona contraddice le nostre aspettative, quando è diversa dall'immagine che ce ne siamo fatta.
Appartenere a un tipo significa la fine dell'uomo, la sua condanna. Se non si sa, invece, come catalogarlo, se sfugge a una definizione, è già in gran parte un uomo vivo, libero da se stesso, con un granello in sé di assoluto.
Boris Pasternak, da Il dottor Živago




E pensare che quasi tutti, invece vogliono essere catalogati, vogliono far parte di gruppi.. appartenere a qualcosa. "Far parte", appunto... facebook è una delle manifestazioni più evidenti di questo bisogno molto comune ... La gente, non solo non si libera dal "se stesso" ma non vuole liberarsi neanche dagli altri ... L'assoluto, spaventa.



Bisogna essere di un'irrimediabile nullità per sostenere un solo ruolo nella vita, per occupare un solo ruolo nella vita, per occupare un solo e medesimo posto nella società, per significare sempre la stessa cosa.
Boris Pasternak. Il dottor Živago



Questa frase mi fa pensare a Conrad, al titolo del suo romanzo più famoso.
Quella linea, demarcazione delle capacità e delle incapacità, la mediocrità, lo stare a galla.
Sbagliata e sabotante via di mezzo delle opportunità. Ché senza apici od abissi, non esisterebbe.
La mediocrità deve molto alla sregolatezza, un debito quasi più alto al genio.


In ogni cosa ho voglia di arrivare sino alla sostanza.
Nel lavoro, cercando la mia strada,
nel tumulto del cuore.
Sino all'essenza dei giorni passati,
sino alla loro ragione,
sino ai motivi, sino alle radici,
sino al midollo.
Eternamente aggrappandomi al filo
dei destini, degli avvenimenti,
sentire, amare, vivere, pensare
effettuare scoperte.
Boris Pasternak - "In Ogni Cosa"


E' una malattia di questi ultimi tempi. Credo che le cause siano d'origine morale. Alla gran maggioranza di noi si richiede un'ipocrisia costante, eretta a sistema. Ma non si può, senza conseguenze, mostrarsi ogni giorno diversi da quello che ci si sente: sacrificarsi per ciò che non si ama, rallegrarsi di ciò che ci rende infelici. Il sistema nervoso non è un vuoto suono o un 'invenzione. La nostra anima occupa un posto nello spazio e sta dentro di noi come i denti nella bocca. Non si può impunemente violentarla all'infinito.
Boris Pasternak, Il dottor Zivago


Oh come si desidera a volte poter scappare dall'insulsa monotonia dell'umana eloquenza, dalle frasi sublimi, per cercare rifugio nella natura, apparentemente così silenziosa, oppure nel mutismo di fatiche lunghe ed estenuanti, del sonno profondo, di musica vera o dell'umana comprensione zittita dall'emozione!
Boris Pasternak, Il dottor Živago, 1957


Vivere significa sempre lanciarsi in avanti, verso qualcosa di superiore, verso la perfezione, lanciarsi e cercare di arrivarci.
Boris Pasternak


E' la donna che amo.
E' un arcipelago.
Un insieme di meravigliose isole che io, navigando nelle loro acque, visito in tutte le loro delicate forme.
Di lei conosco ogni piccola sfumatura, ogni minuscolo dettaglio. Conosco i suoi silenzi, la sua gioia.
I suoi mille profumi, l'ombra dei suoi baci, la carezza del suo sguardo. Amo la rotondità della sua calligrafia.
La luminosità delle sue spalle nude ed il suo collo a cui ho sussurrato i miei più intimi segreti.
Sono incatenato dalla capacità che hanno le sue mani di creare attimi
di eternità dentro di me.
Adoro i territori dove mi conduce quando mi abbraccia.
Territori che conosco pur non essendoci mai stato.
E nonostante tutta questa conoscenza riesco ancora ad emozionarmi e a regalarmi istanti di stupore.
Boris Pasternak



Manuele Dalcesti:
violentala impunemente a lungo e un giorno ti precipiterà nel vuoto, si sarà ribellata contro di te fino ad averti corroso ogni gioia di vivere e averti sprofondato in così tanti problemi psico-somatici che il tuo cammino verso la risalita sarà così duro che non te lo dimenticherai più


Emanuela Salici:

verissimo ...per tanti anni in bilico, ad un passo dal precipitare in un abisso da cui nessuno, se non te stesso ti puo' far uscire ...ed e' proprio vero ...e' stata cosi' dura che non lo dimenticherò più quel periodo ...adesso non mi importa più piacere per forza agli altri o fare cio' che e' giusto agli occhi altrui ...la mia anima ha trovato il suo spazio

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