domenica 8 aprile 2012

Marcel Proust. Il solo vero viaggio, l'unico bagno di giovinezza, non consiste nell'andare verso paesaggi sempre nuovi, ma nell'avere cento occhi






10 luglio 1871 nasce a Parigi Marcel Proust, scrittore, saggista e critico letterario.
Marcel Proust esordì come scrittore nel 1896, pubblicando "I piaceri e i giorni".
Nel 1905 perse la madre che adorava e da quel momento iniziò a isolarsi progressivamente dal mondo. L'asma che lo affliggeva fin da bambino divenne cronica e gli procurò crisi sempre più gravi e, da ultimo, si chiuse in una stanza che aveva fatto foderare di sughero per proteggersi da ogni rumore. Là, assistito da una fedele governante, cominciò a comporre l'opera della sua vita, il ciclo "Alla ricerca del tempo perduto", che sarebbe stato costituito da sette romanzi a cui lavorò fino agli ultimi giorni di vita.
Il primo libro uscì nel 1913: era "La strada di Swann", che l'editore Gallimard aveva rifiutato. Gallimard ritornò poi sulla sua decisione e dopo la guerra divenne l'editore di Proust: uscirono così "All'ombra delle fanciulle in fiore" (1919), "I Guermantes" (1921), "Sodoma e Gomorra" (1922). Nel 1922 Proust morì, aveva 51 anni, ma la pubblicazione de "Alla ricerca del tempo perduto" continuò con "La prigioniera" (1923), "La fuggitiva" (1925) e il "Tempo ritrovato" (1927).




Il 10 luglio 1871 nasce a Parigi Marcel Proust, sommo scrittore, tra i più grandi del Novecento, celebre per il suo romanzo "Alla ricerca del tempo perduto" scritto tra il 1908 e il 1922 (anno della sua morte), uno dei pilastri della contemporaneità.
Durante 14 anni di volontaria reclusione all'interno di una stanza foderata di sughero per isolamento acustico, dedicò instancabilmente la sua vita alla scrittura di quest'opera titanica, un poderoso e ammaliante viaggio nel tempo e nella memoria costellato da sottili e folgoranti descrizioni dei processi interiori legati al ricordo e ai sentimenti umani.

« ...Si sentiva che Madame Swann non si vestiva soltanto per sentirsi a proprio agio o per ornare il suo corpo, ma che era circondata dal suo vestito  come dall'apparato squisito e spiritualizzato di una civiltà... »
Marcel Proust, Odette - nella Ricerca del tempo Perduto


L'abitudine! ordinatrice abile ma terribilmente lenta, che comincia con il lasciar soffrire il nostro spirito, per settimane, in una sistemazione provisoria; ma che, nonostante tutto, esso è ben contento d'incontrare, giacché senza l'abitudine, e ridotto ai suoi soli mezzi, sarebbe impotente a renderci abitabile una casa."
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1° Volume


«I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere vittime, e, con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mente».
Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”.



"È il terribile inganno dell'amore, che esso cominci col farci giocare con una donna non del mondo esterno, ma con una bambola che vive nel nostro cervello, la sola d'altronde che abbiamo sempre a nostra disposizione, la sola che possederemo, che l'arbitrio del ricordo, assoluto quasi quanto quello dell'immaginazione, può aver fatto tanto diversa dalla donna reale come dalla Balbec reale era stata per me la Balbec sognata; creazione fittizia cui a poco a poco, per la nostra sofferenza, costringeremo la donna reale ad assomigliare".
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, I Guermantes



"A la recherche du temps perdu non è soltanto il più grande trattato sulle passioni umane offerto dal XX secolo, ma è anche il romanzo che si è più genialmente servito della quarta dimensione, il tempo, per delineare i personaggi.
Questo tempo bergsoniano è quello della durata e del ricordo, nel cui edificio mirabile si ricrea la vita perduta e se ne estrae il senso essenziale, ed è il tempo dello scrivere che ripercorre l'esperienza e lo stesso ricordare.
Nella sua stanza e a letto, dopo aver vissuto, Proust vive veramente, ossia ritrova il cuore della vita; l'attimo - la reminiscenza che affiora istantanea grazie al profumo della madeleine o al tintinnio di un cucchiaio - è il perno intorno al quale si dipana il filo del tempo ritrovato, di "tutto" il tempo ritrovato. I nomi e la loro eco riportano e ricreano non solo una figura, ma la realtà intera del mondo che non sarebbe tale senza quella eco e quell'ombra, così come sono l'apparire della signora Swann e
il ricordo del suo apparire che danno senso e totalità al Bois de Boulogne.
La Recherche è lo struggente e sterminato catalogo che porta alla luce l'impalpabile vita del cuore umano, che l'esistenza rimuove come marginale e anarchica e che invece contiene l'essenza della vita vera, esiliata e impossibile nell'ambito della vita falsa e imperante: l'amore, la gelosia, il rimpianto, l'oblio, il desiderio e la sua estinzione, le struggenti e impercettibili intermittenze del cuore sono i luminosi frammenti di una biografia che non può costruirsi saldamente come nel romanzo classico, ma può vivere solo nella dispersione o nella sublimazione, e può essere costruita solo dal ricordo, dalla parola, dalla poesia".
Claudio Magris, Enciclopedia del cuore e del linguaggio, Una totalizzante Epopea


«Ogni volta che riprendo in mano Proust, dapprima mi sento irritato, trovo che sia datato e non ho che un solo desiderio: gettar via il libro. Ma dopo un certo numero di pagine (saltando alcune scene), entra di nuovo in gioco il fascino, anche se solo a causa di questa o di quella trovata verbale, o di questa o di quella annotazione psicologica. Proust è assolutamente sulla linea dei moralisti francesi. Brulica di aforismi: se ne trovano ad ogni pagina, persino ad ogni frase; ma non sono altro che massime importate dentro un vortice. Perché il lettore lo possa scoprire, bisogna che si fermi e che non si lasci travolgere dalla frase». 
E. M. Cioran - Cahiers 1957-1972


Innamorarsi vuol dire individualizzare qualcuno attraverso i segni che porta o che emette. Vuol dire diventare sensibile a questi segni, iniziarsi ad essi (come nella lenta individualizzazione di Albertine, entro il gruppo delle fanciulle). L’amicizia può forse nutrirsi di osservazione e conversazione, ma l’amore nasce e si nutre d’interpretazione silenziosa. L’essere amato appare come un segno, un’ “anima”: esprime un mondo possibile a noi sconosciuto. L’amato implica, include, imprigiona un mondo che occorre decifrare, e cioè interpretare. Si tratta anzi di una pluralità di mondi; il pluralismo dell’amore non riguarda soltanto la molteplicità degli esseri amati, ma la molteplicità delle anime o dei mondi racchiusi entro ognuno di essi. Amare è cercare di spiegare, di sviluppare questi mondi sconosciuti che restano avviluppati nell’amato…
C’è dunque una contraddizione dell’amore. Non possiamo interpretare i segni di un essere amato senza sboccare in mondi che non hanno aspettato noi per formarsi, che si formarono con altre persone, e nei quali siamo dapprima solo un oggetto tra gli altri. L’amante desidera che l’amato gli dedichi le sue preferenze, i suoi gesti, le sue carezze. Ma i gesti dell’amato, nel momento stesso che sono rivolti e dedicati a noi, esprimono ancora quel mondo ignoto che ci esclude. L’amato ci dà segni di preferenza; ma poiché quei segni sono i medesimi che esprimono mondi di cui non facciamo parte, ogni preferenza di cui profittiamo traccia l’immagine del mondo possibile dove altri sarebbero o sono preferiti. La contraddizione dell’amore consiste in questo: i mezzi su cui contiamo per preservarci dalla gelosia sono gli stessi mezzi che alimentano questa gelosia, conferendole una specie di autonomia, d’indipendenza rispetto al nostro amore.
Gilles Deleuze, “Marcel Proust e i segni”



La malattia è il dottore a cui si dà più ascolto. Alla gentilezza ed alla saggezza noi facciamo soltanto delle promesse; al dolore, noi obbediamo.
Marcel Proust


Noi non siamo simili a costruzioni cui si possano aggiungere pietre dall’esterno, ma a piante che traggono dalla loro propria linfa il nodo successivo del loro fusto, il piano superiore del loro fogliame.
Marcel Proust




"I luoghi sono persone, ma persone immutabili che noi ritroviamo dopo molto tempo, stupiti di ritrovarle uguali... Perchè i luoghi mutano meno rapidamente degli uomini, per i quali la cortina di salici, il sentiero che sale o il mulinello d'acqua sotto il ponte son come le fotografie che rimangono in una casa,irriconoscibili per chi non ha conosciuto le persone che vi sono ritratte....E' un tesoro che può conservarsi in un solo scrigno: la memoria, e che può essere donato agli altri solo da qualcosa di prossimo alla illusione : la poesia."
Marcel Proust dal Jean Santeuil




Il solo vero viaggio,
l'unico bagno di giovinezza,
non consiste nell'andare
verso paesaggi sempre nuovi,
ma nell'avere cento occhi,
nel vedere l'universo con gli occhi di un altro,
anzi di cento altri:
e nel vedere così
i cento universi che ciascuno vede,
e che ciascuno è
Marcel Proust. “La prigioniera”

«Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l'universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è ».
Marcel Proust. “La prigioniera”

L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi
Marcel Proust

I nostri pensieri non sempre s'accordano con le nostre parole.
Marcel Proust

È il nostro notarli che mette degli oggetti in una stanza, la nostra abitudine che li toglie di nuovo e libera spazio per noi.
Marcel Proust

I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero.
La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli.
Marcel Proust


Sono essi i nevrotici e non altri, che hanno fondato le religioni e composto i capolavori. Mai il mondo saprà quello che deve loro, e soprattutto ciò che essi hanno sofferto per darglielo. Noi gustiamo le incantevoli musiche, i bei quadri, mille cose raffinate, ma non sappiamo ciò che esse sono costate a coloro che le inventarono, in insonnie, pianti, risa spasmodiche, orticarie, asme, epilessie, e in un'angoscia di morire, che è peggio di tutto quanto.
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, I Guermantes


Tutte le cose della vita che sono esistite un tempo tendono a ricrearsi.
Marcel Proust


Il ricordo delle cose passate non è necessariamente il ricordo di come siano state veramente.
Marcel Proust


“Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso.” 
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto


Qualsiasi essere amato – anzi, in una certa misura qualsiasi essere – è per noi simile a Giano: 
se ci abbandona, ci presenta la faccia che ci attira; se lo sappiamo a nostra perpetua disposizione, la faccia che ci annoia
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1913/27


Calma non può esserci nell'amore, perché quel che si è ottenuto è sempre solo un punto nuovo di partenza per desiderare di più
Marcel Proust


"Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto uno strumento ottico da offrire al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso ."
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - Il tempo ritrovato


Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché essa è una visuale sulle cose.
Marcel Proust, dal libro “Alla ricerca del tempo perduto“


Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico: le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispirano lo restringono, e l'abitudine lo riempie.
Marcel Proust


Un'ora, non è solo un'ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto


Tutte le decisioni definitive sono prese in uno stato d'animo che non è destinato a durare.
 Marcel Proust


Se ora le dicevo ‘addio per sempre’ era perché volevo assolutamente che tornasse entro una settimana; se le dicevo ‘sarebbe pericoloso vederti’, era perché volevo rivederla; se le scrivevo: ‘hai avuto ragione, saremmo infelici insieme’, era perché vivere separato da lei mi pareva peggiore della morte.
 Marcel Proust

Lavoriamo continuamente per dare forma alla nostra vita, ma copiando nostro malgrado, come un disegno, i lineamenti della persona che siamo e non di quella che ci piacerebbe essere. 
Marcel Proust


E’ più facile rinunciare ad un sentimento che perdere un abitudine
Marcel Proust


Viviamo, di solito, con il nostro essere ridotto al minimo; la maggior parte delle nostre facoltà resta addormentata, riposando sull'abitudine, che sa quello che c'è da fare e non ha bisogno di loro [...] Noi non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, ma gradualmente il nostro desiderio cambia
Marcel Proust


Noi non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, ma gradualmente il nostro desiderio cambia. Marcel Proust


credo che sia una forma di autodifesa...


E' la regola del gioco. A volte questo porta a nuovi sogni da realizzare, a volte solo al crollo di progetti e al ridimensionamento dei nostri desideri. L'importante è non guardare a ciò che si lascia ma a ciò che ci si presenta da affrontare e viverlo come se fosse proprio ciò che stavamo aspettando.



Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore e' soltanto una specie di strumento ottico che e' offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.
Marcel Proust da "Il tempo ritrovato"

Il desiderio, muovendo sempre verso ciò che ci è più contrario, ci costringe ad amare quel che ci farà soffrire.
Marcel Proust


Si guarisce da una sofferenza solo a condizione di sperimentarla pienamente.
Marcel Proust


La sofferenza è una specie di bisogno dell’organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo
Marcel Proust


La felicità è benefica per il corpo, ma è il dolore che sviluppa i poteri della mente
Marcel Proust


Sono pienamente convinta di questo!!!!!
Il dolore è il motore che ci spinge a diventare nuovi....quando tocchi il fondo...è lì che avviene la trasformazione!!!


[...] Abbiamo bisogno anche della sofferenza, attraverso essa, accettandola, prendendo coscienza, solo cosi' potremo trasformarci e rinascere..!



...A volte, proprio nel momento in cui tutto ci sembra perduto, giunge il messaggio che ci può salvare: abbiamo bussato a porte che davano sul nulla, e nella sola per cui può entrare e che avremmo cercato invano cent’anni, urtiamo inavvertitamente. Ed essa, s’apre.
Marcel Proust


La realtà è il più abile dei nemici. Lancia i suoi attacchi contro quel punto del nostro cuore dove non ce li aspettavamo e dove non avevamo preparato difese. 
Marcel Proust


Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue.
Marcel Proust. All'ombra delle fanciulle in fiore


Siccome le combinazioni diverse che ci uniscono a determinate persone non coincidono col periodo in cui le amiamo, ma sorpassandolo, possono prodursi prima che esso incominci e ripetersi dopo che è finito, così le prime apparizioni che fa nella nostra vita un essere destinato a piacerci più avanti, acquistano retrospettivamente ai nostri occhi il valore di un avvertimento, di un presagio. [...] Gl'interessi della nostra vita sono così molteplici, che non di rado, in una stessa circostanza, le basi di una felicità che ancora non esiste sono piantati accanto all'aggravarsi di un dispiacere di cui stiamo soffrendo.
Marcel Proust


L’amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore
Marcel Proust. La prigioniera


In amore non può esserci tranquillità, perché il vantaggio conquistato non è che un nuovo punto di partenza per nuovi desideri
Marcel Proust


E comprendo l'impossibilità contro cui urta l'amore. Noi ci figuriamo che esso abbia come oggetto un essere che può stare coricato davanti a noi, chiuso in un corpo. Ahimè!
L'amore è l'estensione di tale essere a tutti i punti dello spazio e del tempo che ha occupato e che occuperà. Se non possediamo il suo contatto con il tale luogo, con la tale ora, noi non lo possediamo.
Ma tutti quei punti non possiamo toccarli. Forse se ci venissero indicati, potremmo arrivare sino a essi; ma noi procediamo a tentoni senza trovarli. Di qui la diffidenza, la gelosia, le persecuzioni. Perdiamo un tempo prezioso su di una pista assurda, e passiamo senza accorgercene accanto alla verità.
Marcel Proust, La Prigioniera





"Ella mandò a prendere una di quelle focacce pienotte e corte chiamate «maddalenine», che paiono aver avuto per stampo la valva scanalata d'una conchiglia di San Giacomo. [...] Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. [...] Donde m'era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo ch'era legata al sapore del tè e della focaccia, ma lo sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura. [...] E ad un tratto il ricordo m'è apparso. Quel sapore era quello del pezzetto di maddalena che la domenica mattina a Combray [...] la zia Léonie mi offriva dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio."
Marcel Proust ,1871-1922, Alla ricerca del tempo perduto – La strada di Swann: Parte prima, Combray


PAURA DELL'ABBANDONO, DELLA SEPARAZIONE.
"La mia sola consolazione, quando salivo per coricarmi, era che la mamma venisse a darmi un bacio non appena fossi stato a letto. Ma quella buona notte era così di breve durata, ella ridiscendeva così presto, che il momento in cui la sentivo salire… era un momento per me doloroso… Qualche volta, quando dopo avermi baciato, ella apriva la porta per andarsene, volevo chiamarla indietro, dirle “dammi ancora un bacio”, ma sapevo che subito ella avrebbe fatto il viso scuro, giacché la concessione che faceva alla mia tristezza e alla mia agitazione, salendo ad abbracciarmi, portando quel bacio di pace, irritava mio padre (…)
Abbandonai ogni fierezza verso Albertine, le spedii un telegramma disperato che le chiedeva di tornare a qualsiasi condizione, che essa avrebbe potuto fare tutto quello che avesse voluto, che io chiedevo soltanto di poterla baciare per un minuto tre volte la settimana prima che prendesse sonno. E se lei avesse posto come condizione una volta sola, avrei accettato anche una volta".
Marcel Proust, Recherche


Uno degli episodi più famosi e significativi del libro, in cui il protagonista, dopo aver imbevuto nel tè una madeleine, ricorda come egli era solito mangiarne da piccolo la domenica mattina prima della messa.

"Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. "
Dalla parte di Swann - Marcel Proust (10 luglio 1871 – 18 novembre 1922)


“Le stazioni sono quei luoghi speciali che, sebbene in pratica non facciano corpo con la città, contengono l’essenza della sua personalità così come ne portano il nome su un cartello segnaletico”.
Proust, Dalla parte di Swann


L'amavo, e rimpiangevo di non aver avuto il tempo e l'ispirazione di offenderla, di farle del male
e costringerla a ricordarmi.
Marcel Proust, La strada di Swann


THEODOR ADORNO. La Recherche "romanzo della disillusione".
Il sociologo e musicologo tedesco Theodor Adorno (1903-1969), uno dei membri della celebre Scuola di Francoforte, vedeva in Proust e Joyce i capostipiti narrativi della "dissoluzione della coscienza in elementi disparati" e gli antesignani della "non-identità" intesa quale "dissoluzione storica dell'unità del soggetto".

Per Adorno, la Recherche è "il romanzo della disillusione".
Nel "Profilo di Walter Benjamin" egli scrive infatti:
"in Proust l'istanza della felicità tocca tutta la sua profondità
sotto il il greve peso del romanzo della disillusione"
Theodor Adorno


A Marcel Proust Adorno dedica il primo aforisma di Minima Moralia. Meditazioni della vita offesa, opera che da molti viene ritenuta il suo capolavoro.

In essa, lo studioso si schiera contro il tentativo totalitario della liquidazione della singolarità dell'individuo.


Per Marcel Proust.
Il figlio di genitori benestanti che, non conta se per talento o per debolezza, prende una professione, come si dice, intellettuale, quella dell’artista o dello studioso, si trova particolarmente a disagio tra coloro che portano il nome stomachevole di colleghi. Non solo gli si invidia la sua indipendenza, si diffida della serietà delle sue intenzioni, e si sospetta in lui un inviato segreto dei poteri costituiti. Questa diffidenza è bensì prova di risentimento, ma sarebbe, per lo più, giustificata. Ma le resistenze vere e proprie sono altrove. Anche l' attività spirituale è diventata, nel frattempo, “pratica”, un’azienda con rigida divisione del lavoro, branche e numerus clausus.

Chi è materialmente indipendente e la sceglie perché rifugge dall’ onta del guadagno, non sarà incline a riconoscere questo fatto. E per ciò sarà punito. Non è un professional: è considerato, nella gerarchia dei concorrenti, come un dilettante, indipendentemente dalla quantità delle sue conoscenze, e, se vuol fare carriera, deve battere, in ostinazione e chiusura mentale, anche lo specialista più bornè.

La sospensione della divisione del lavoro, a cui egli tende, e che la sua situazione economica gli consente, entro certi limiti, di realizzare, è particolarmente sospetta, in quanto tradisce la ripugnanza a sanzionare il tipo di lavoro imposto dalla società; e la competenza trionfante non tollera queste idiosincrasie.

La scompartimentazione dello spirito è un mezzo per liquidarlo dove non è esercitato ex officio, e un mezzo che funziona tanto più egregiamente in quanto colui che denuncia la divisione del lavoro (anche solo in quanto il suo lavoro gli procura piacere) scopre –dal punto di vista di quella – punti deboli che sono inseparabili dai momenti della sua superiorità. Così si provvede alla conservazione dell’ ordine: gli uni debbono collaborare perché altrimenti non potrebbero vivere, e quelli che potrebbero vivere altrimenti, vengono tenuti al bando perché non vogliono collaborare. E’ la vendetta della classe disertata dagli intellettuali indipendenti: le sue esigenze si impongono fatalmente proprio là dove il disertore cerca rifugio .

Theodor W. Adorno “Minima Moralia – Meditazioni sulla vita offesa “ . Primo aforisma.
http://www.marcelproust.it/proust/autori/adorno.htm





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