lunedì 16 aprile 2012

Rousseau: «Vi piacciono i gatti?». - Boswell: «No». - Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l'istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali». - Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini». - Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce».

Se si guarda negli occhi un animale, tutti i sistemi filosofici del mondo crollano
Luigi Pirandello


Prova a guardare negli occhi il tuo cane e a dire che non ha un'anima
Victor Hugo


La religione di un uomo non vale molto se non ne traggono beneficio anche il suo cane e il suo gatto
Abraham Lincoln


In Paradiso si entra per favoritismo. Se si entrasse per merito, tu resteresti fuori ed il tuo cane entrerebbe al posto tuo 
Mark Twain



Si racconta la storia di due cani, che, in momenti diversi, entrarono nella stessa stanza. Uno ne uscì scodinzolando,  l'altro ne uscì ringhiando. Una donna li vide e, incuriosita, entrò nella stanza per scoprile cosa rendesse uno felice e l'altro cosi infuriato. Con grande sorpresa scopri che la stanza era piena di specchi. Il cane felice aveva trovato cento cani felici che lo guardavano, mentite il cane arrabbiato aveva visto solo cani arrabbiati che gli abbaiavano contro. Quello che vediamo nel mondo intorno a noi è un riflesso di ciò che siamo. Tutto ciò che siamo è un riflesso di quello che abbiamo pensato. La mente è tutto. Quello che pensiamo diventiamo.
Buddha

I gatti mi stanno sempre bene. Sono gli umani che vivono con loro che spesso mi infastidiscono 
A. Hunter


Umanizzando gli animali li snaturiamo e dimostriamo di non capirli e neppure di rispettarli. Dimostriamo inoltre di non amarli, perché umanizzare gli animali è segno di grande egoismo


Un cane ti lusinga, ma sei tu a dover lusingare un gatto
Gorge Mikes



I gatti sono esseri misteriosi. Nelle loro menti vi è molto di più di quanto possiamo immaginare.
Walter Scott.

«Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all'uomo:
attraversare la vita senza fare rumore».
Ernest Hemingway

Mi era stato detto che l'addomesticamento con i gatti è molto difficile.
Non è vero. Il mio mi ha addomesticato in un paio di giorni.
Bill Dana

Gli animali di casa sono membri della nostra famiglia: giocano con noi e quando li coccoliamo un senso di benessere ci pervade. Il loro amore è così potente da aiutarci a guarire se stiamo male. Capiscono quando ci sentiamo soli, così come noi capiamo quando hanno fame. E' il cuore a farci entrare in sintonia gli uni con gli altri.
Ruby Roth

Ho visto guarire più persone alla compagnia di un gatto,
di quanto non abbiano fatto tonnellate di medicine.
Enzo Iannacci, medico e cantautore

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo. Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato, vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno.
Charles Baudelaire. Il gatto

Accetta gli altri cosi come sono. Non puoi cambiare gli altri. cercare di cambiarli per adattarli a ciò che vorresti che fossero. È come cercare di trasformare un cane in un gatto. Essi sono ciò che sono, e tu sei ciò che sei. 
 Don Miguel Ruiz

Ogni uomo deve capire che tutto può sparire molto in fretta: il gatto, la donna, il lavoro, la ruota davanti, il letto, le pareti, la stanza; tutte le nostre necessità, amore compreso, poggiano su FONDAMENTA DI SABBIA.
Charles Bukowski


Rousseau: «Vi piacciono i gatti?».
- Boswell: «No».
- Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l'istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».
- Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».
- Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce».
Jean-Jacques Rousseau e James Boswell


Ahi!” disse il topo, “il mondo diventa ogni giorno più angusto. Prima era così ampio che avevo paura, continuavo a correre ed ero felice di vedere finalmente a sinistra e a destra in lontananza delle pareti, ma queste lunghe pareti si corrono incontro l’un l’altra così rapidamente che io sono già nell’ultima stanza, e lì, nell’angolo, c’è la trappola nella quale cadrò”. - “Devi solo cambiare la direzione della corsa”, disse il gatto e lo mangiò.”
Franz Kafka, Piccola favola


Un gattone vide un gattino che rincorreva la sua coda e gli domandò : "Come mai corri dietro alla tua coda in questo modo?" Rispose il gattino: " ho sentito dire che la cosa migliore per un gatto è la felicità, e che la felicità è la mia coda. Ecco perché la rincorro, e quando l'avrò afferrata avrò la felicità". "figliolo" disse il vecchio gatto "anch'io ho considerato con attenzione i problemi universali. Anch'io ho concluso che la felicità è nella mia coda, ma ho notato che, ogni volta che mi metto a rincorrerla, essa mi sfugge, mentre quando faccio altre cose, mi viene dietro ovunque io vada".
C. L. James


Il culto dei gatti
Gli antichi egizi chiamavano "miao" il gatto; addomesticarono quelli che vivevano ai bordi del delta del Nilo, originariamente per debellare i topi che infestavano i granai.
Ma poi, col passare del tempo, non ci fu casa o tempio o edificio che non registrasse la presenza di almeno un gatto, tenuto peraltro con ogni cura. Quando uno di questi felini moriva, si dice che il padrone usasse radersi le sopracciglia in segno di lutto per l'animale e di rispetto nei confronti della Dea.
Il culto di Bastet raggiunse una diffusione tale che il gatto in Egitto era protetto dalla legge. Era vietato fargli del male o trasferirli al di fuori dei confini del regno dei faraoni. Chi violava tali disposizioni era passibile di pena di morte.
Nonostante le leggi egizie proibissero l'esportazione dei gatti, ritenuti animali sacri, i navigatori fenici li contrabbandarono fuori del paese, facendone oggetto di commercio insieme ad altre merci preziose.
Furono poi i Romani a portarli per primi nelle isole britanniche.

Le leggende
Racconta una leggenda che Bastet, morsa da uno scorpione, fu guarita da Ra.
Gli Egizi avevano un modo di dire: «non si accarezza la gatta Bastet prima di aver affrontato la leonessa Sekhmet». Bastet era infatti comunemente accoppiata a Sekhmet, la dea dalla testa di leone di Memphis, Wadjet ed Hathor.
Questo modo di dire affonda le sue radici nella leggenda di Ra che, infuriato, provocò una siccità (evento terribile per gli egiziani che vivevano delle piene del Nilo).
Quando si fu calmato, Ra mandò Thot a cercare Bastet in Nubia, dove la dea si nascondeva sotto forma di leonessa (Sekhmet). Discendendo il Nilo, Bast si era bagnata nel fiume in una città sacra a Iside, trasformandosi di nuovo in gatta ed era entrata trionfante a Par Bastet (città dei gatti), dove fu poi trovata da Thot (per molti secoli gli egiziani hanno ripercorso il suo viaggio in venerazione dei gatti).


Il culto di Bastet
Alle origini, Bastet era una divinità del culto solare, ma col tempo sempre più di quello lunare. 
Quando l'influenza greca si estese sulla società egiziana, Bastet divenne definitivamente solo una dea lunare, in quanto i Greci la identificarono con Artemide.
A partire dalla II Dinastia, Bastet venne raffigurata come un gatto selvatico del deserto oppure come una leonessa, tanto che era confusa od assimilata a sua sorella la dea Sekhmet. Venne rappresentata come un felino domestico solo intorno al 1000 a.C.
Bastet era la "Figlia di Ra", quindi aveva lo stesso rango di altre dee quali Maat e Tefnut. In più, Bastet era uno degli "Occhi di Ra", nel senso che veniva mandata specificamente ad annientare i nemici dell'Egitto e dei suoi dei.
Da quando i Greci identificarono Bastet con Artemide, la dea fu detta "madre del dio dalla testa di leone Mihos" (anch'egli venerato a Bubasti, insieme a Thoth), e fu raffigurata comunemente o come donna con la testa di un gatta o come gatta vera e propria.

W1B1

it.wikipedia.org/wiki/Bastet



Come sostenevano gli Egizi, il gatto pare vedere gli spiriti dei morti: chiunque abbia un gatto può riferire come il micio di casa, sonnacchioso e pigro, qualche volta alzi lo sguardo, addirittura a volte ringhi o soffi furiosamente, verso qualcosa che il padrone non scorge. Fantasie del felino, sogni ad occhi aperti? Non proprio. La capacità che i mici riescano a vedere con i propri occhi quel particolare fenomeno che è costituito dagli Orbs, le sfere che appaiono nelle fotografie realizzate con le macchine digitali o con le pellicole più sensibili, è facilmente dimostrabile. Esistono varie foto che mostrano il gatto osservare con curiosità e interesse in direzione delle sfere Orbs, peraltro invisibili all’Uomo.
Com’è possibile? Se si trattasse di un difetto ottico dovuto al pulviscolo, come sostengono gli scienziati, come potrebbe il gatto dimostrare interesse o paura per un semplice granello di polvere? Se viceversa si trattasse di entità diverse, non necessariamente spiritiche ma anche solo energetiche, allora la speciale abilità del gatto di percepire vibrazioni e frequenze ignote all’uomo potrebbe spiegarsi in termini scientifici.
La particolare sensibilità sensoriale consentirebbe al micio di vedere oggetti e fenomeni che i sensi umani, non particolarmente sviluppati, non riescono a percepire. Non è detto che ciò che non si vede non debba esistere: solo perché gli scienziati non hanno gli strumenti per osservare un fenomeno, non vuol dire che non esista, come invece stupidamente molti di questi soloni affermano. questo potrebbe spiegare una serie di abilità specifiche del gatto, come la sua empatia. Sempre chi possiede un micio ha sicuramente sperimentato che quando non si sta bene, il nostro amico in qualche modo lo “senta” e cerchi di trasmettere energia alla parte malata.
Esempio classico è un mal di stomaco, un disturbo intestinale: ecco che il nostro felino si accoccola sulla pancia, donandoci un calore e una sensazione di benessere incredibile. Non a caso oggi si utilizza questa empatia per la celebre Pet Therapy, che cura con successo svariati malanni anche psichici. Non è il solo potere che dispone la nostra meraviglia a quattro zampe: caso unico tra gli animali, il gatto cerca di dormire sopra i cosiddetti nodi di Hartmann, ossia quelle particolari intersezioni delle linee del campo magnetico terrestre che avviluppano tutto il pianeta a intervalli regolari.
(Sopra e sotto) A salvare l’Europa dalla Peste e dalle epidemie furono i gatti “tabby”, ossia Soriani, importati dalla Mesopotamia. I classici mici tigrati portano ancora la livrea di questi salvatori.
Se un uomo sostasse a lungo sopra uno di questi nodi, proverebbe una sensazione di spossatezza: non così il micio, che sembra al contrario rilassarsi in questi nodi evitati da tutti gli altri animali. Perché? Questa percezione del magnetismo è nota in tanti animali, come ad esempio tutti i migratori. Ma il gatto fa di più, è come se fosse in connessione con l’Energia Oscura che permea tutto l’Universo. E’ questo il segreto dei gatti? E’ questo il calore curativo che ci trasmette quando stiamo male? Se pensiamo che questa energia, teorizzata e dimostrata attraverso calcoli matematici ma non ancora avvistata per il già citato deficit sensoriale degli esseri umani, è in relazione con i riti magici ancestrali legati al concetto della Dea Madre, si comprende come gli Egizi avessero potuto divinizzare il gatto come esponente terreno della stessa divinità femminile universale.
Ma in tutto questo, quali sono le conseguenze pratiche? Da un lato, occorre considerare il micio come un essere evoluto, intelligente e sensibile, forse anche più dell’Uomo a livello emotivo. Per tale motivo occorre trattarlo in maniera sempre rispettosa e riverente, comportamento peraltro che si dovrebbe tenere con tutti gli esseri viventi. E dall’altro osservare le sue sfumature e imparare a percepire i mondi sottili, le dimensioni invisibili che ci circondano.
Lorena Bianchi

http://risvegliodiunadea.altervista.org/?p=546





I gatti nell'antico Egitto

Nell'Antico Egitto i gatti domestici erano adorati e raffigurati in dipinti, sculture e incisioni. Gli Antichi Egizi tenevano in grande considerazione questo animale, tanto che lo scelsero per rappresentare Bastet, un'antica divinità della mitologia egizia, di norma raffigurata con corpo di donna e testa di gatto.
Anche Sekhmet, sorella di Bastet è raffigurata con parti anatomiche di gatto. Il gatto condivideva con Bastet la fertilità e la chiaroveggenza, mentre con Sekhmet la preveggenza. Sekhmet, che rappresentava la giustizia e la potenza in guerra, veniva interrogata dai sacerdoti per conoscere i piani del nemico e quindi aiutare i soldati in battaglia. 
I gatti erano considerati animali sacri al punto che, se accidentalmente ne veniva ucciso uno, lo sfortunato responsabile doveva essere punito con la morte.
In caso di incendio o qualsiasi emergenza che richiedeva l'evacuazione di un'abitazione, il gatto doveva essere salvato prima di ogni altro membro della famiglia e degli oggetti che si trovavano nella casa. Quando un gatto moriva, per le persone a esso legate cominciava un lungo periodo di lutto, caratterizzato dalla rasatura delle sopracciglia e dalla percussione di gong funebri per esprimere il dolore. Gli Egizi credevano che anche per il gatto esistesse l'aldilà e perciò anch'essi venivano mummificati e, quindi, sepolti, con tanto di funerale.
In una tomba del 1700 a.C. circa, furono trovati diciassette scheletri di gatto, ognuno dei quali era stato provvisto di una ciotola per il latte che ne assicurava la sopravvivenza nell'aldilà, insieme a topi e piccoli animali mummificati.
Nell'antica città di Beni Assan in un solo cimitero furono rinvenute più di trecentomila piccole mummie.



Il Gatto Porta Fortuna.
Gli antichi egizi furono i primi che diedero ai gatti (in particolare a quelli di colore nero) il ruolo di porta fortuna. Essi infatti sperimentarono che le famiglie che tenevano gatti in casa disponevano di una maggiore quantità di cibo, contraevano meno malattie e sopportavano meno decessi rispetto alle famiglie senza gatto. Il modo accurato di pulirsi del gatto era ben visto dagli Egizi e la sua abilità nell'uccidere topi, ratti, scorpioni e serpenti era considerato un autentico colpo di fortuna. Un altro vantaggio dei gatti era che non si cibavano di cereali che, invece, era la dieta pressoché esclusiva degli Egizi.
Gli Egizi e i Celti credevano che il gatto incarnasse la divinità e questi culti sopravvissero anche in pieno Medioevo tra i contadini in Europa, meno toccati dalle persecuzioni. Soprattutto nel folclore del Galles e della Cornovaglia ci sono leggende e proverbi sui gatti e sui gatti neri in particolare visti in senso positivo. I gatti erano inoltre considerati propiziatori di fortuna se venivano, purtroppo, sacrificati. L'origine di questi miti è celtica e il sacrificio serviva per avere un buon raccolto (i gatti simboli di fertilità). In Spagna, Francia e Inghilterra durante il Medioevo venivano murati dei gatti nelle pareti delle case o nei pavimenti, come porta fortuna. Seppellire i gatti sotto i pavimenti era un'antica magia celtica. Si spera non fossero vivi ma non è da escludere, dato l'alto valore attribuito alla vita, in generale, nel corso del Medioevo.
Nell'Islam tenere in casa un gatto è considerato meritorio e soccorrere un gatto bisognoso è un gesto apprezzato da Allah. Fare, invece, soffrire un gatto può portarti all'inferno.
In Turchia si ritiene che il gatto dei desideri, quello cioè capace di realizzare i desideri che gli vengono espressi esista. La leggenda dice che per veder esaudito un proprio desiderio si debba trovare un tale gatto e convincerlo ad accoccolarcisi in grembo. Quindi bisognerebbe sussurrargli all'orecchio il desiderio e poi offrirgli molte leccornie e coccole. A questo punto, se il gatto avrà dimostrato di gradire le nostre offerte il desiderio si realizzerà. Questo può succedere ovviamente solo se il gatto è davvero un gatto dei desideri. Purtroppo è impossibile sapere se un gatto abbia davvero questi poteri poiché è ritenuto un atto foriero di cattiva sorte rivelare che un micio abbia realizzato un desiderio.
La tradizione orale del gatto porta fortuna è diffusa in Russia, Sicilia, Africa, India, Arabia, Spagna, Inghilterra, Francia e America. Troviamo nella Francia meridionale e anche in Inghilterra la leggenda del Matagot e tra le razze attuali abbiamo il Korat, gatto di origine thailandese: il suo nome letteralmente significa buona fortuna. Sembra che l'origine del mito del gatto porta fortuna sia legato alla sua capacità di sopravvivenza e quindi anche alle sue famose sette o nove vite.
Nel Galles ottocentesco si pensava che i gatti fossero dotati di poteri magici e quindi a trattarli bene avrebbero garantito molti privilegi. Non possedere un gatto era considerato fonte di sfortuna.
I gatti guariscono, quale miglior fortuna di questa, e la dea Iside era dotata di poteri di guarigione e di rigenerazione (ridiede addirittura la vita al marito Osiride). Inoltre, sono attualmente sempre più utilizzati nella pet therapy. Gli antichi c'erano già arrivati.
Nell'antica Inghilterra, accarezzare un gatto era un gesto terapeutico, un tocco di classe, un soffio di immortalità.
In Scozia si crede ancora che i gatti possano guarire dalla cecità e la cura tradizionale giapponese per i crampi allo stomaco era un gatto caldo
Naturalmente fare del male a un gatto non porta fortuna. In Calabria affermavano che chi uccideva un gatto sarebbe stato costretto a vagare per il mondo per sette lunghi anni. Analogamente in Sicilia si dice che chi uccide un gatto subirà sventure per sette anni.











     


 
















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