lunedì 28 luglio 2014

Robespierre. Noi non combattiamo per quelli che vivono oggi, ma per coloro che verranno




Il popolo fa la rivoluzione solo per fame. 
A capo di questi disperati si son sempre messe persone che avevano studiato e all'epoca era un privilegio di poche classi sociali lo studio. L'uguaglianza era richiesta dai colti , la libertà dai ricchi e la fraternità dagli ecclesiastici. Il popolo voleva solo mangiare e soddisfare la vendetta di veder morire i ricchi nobili sempre invidiati



Sono d'accordo che non si può identificare in modo univoco l'Illuminismo con la Rivoluzione francese (anche se influenze di sicuro ci furono). Così come non si può ridurre la Rivoluzione francese al solo periodo del Terrore e alle esecuzioni che ha causato. Troppo spesso ho incontrato persone che attaccavano l'illuminismo ritenendolo unico responsabile delle morti della Rivoluzione Francese, per questo faccio un plauso all'articolo.
Detto questo, mi sembra che anche questo articolo dia un'idea errata: quella che i filosofi illuministi furono tutti atei. In realtà la maggioranza di loro era deista: credevano nell'esistenza di una divinità individuabile attraverso la ragione (quindi non una divinità rivelata, com'è quella dei monoteismi). Lo stesso Voltaire era deista.


COME ROBESPIERRE HA SCONFITTO GLI ILLUMINISTI.
Spesso si intende pensare alla rivoluzione francese come ad un sommovimento popolare,
o dall'altra parte, borghese guidato dagli illuministi.
In realtà nelle fila del terzo stato che diede il là alla rivoluzione di banchieri, ricchi imprenditori, artigiani, contadini vi erano pochi membri.
Come scrive Jonathan Israel nella sua opera "La rivoluzione francese": <<in materia di provenienza sociale, la leadership rivoluzionaria non rappresentava nessuna categoria sociale ben definita>>.

In prevalenza il Terzo Stato era composto da scrittori, preti, nobili ribelli e giornalisti che si erano dati alla letteratura. Ben pochi invece i philosophes illuministi che presero parte agli stati generali, solamente 10 su 1200 deputati.

Monarchici, cattolici e rivoluzionari disillusi attribuirono una stretta correlazione tra la rivoluzione e lo sviluppo del terrore giacobino, instauratosi in Francia nel 1793, definito come prodotto finale della rivoluzione stessa.

Un preconcetto che andrebbe rivisto, dato che in realtà l'ideologia illuminista non era un blocco ideologico unico.

In realtà quei filosofi erano visti con sospetto dall'assemblea, soprattutto per le idee provenienti da autori riformisti come Locke e Spinoza, al contrario delle idee giacobine, più "puritane" di Jean Jacques Rosseau, intrise di anti-intellettualismo ed autoritarismo.

Robespierre era infatti si rivoluzionario, ma considerava quei filosofi una setta pericolosa, così come non tollerava il loro ateismo. Motivo per quale alcuni di questi furono inviati alla ghigliottina.
Il dittatore francese era si anti-clericale, ma non ateo. Al pari di Danton considerava infatti il cristianesimo come necessario per la pace e l'unità della società (dall'idea rousseauiana di contratto sociale).
Come scrive Paolo Mieli: <<questa tendenza a fondere assieme Robespierre e l'illuminismo democratico è una forma di persistenza delle teorie complottistiche che si manifestarono sin dal 1700. Il fatto che il pensiero radicale avesse causato e dato forma alla rivoluzione sembrò a moltissimi essere un'inconfutabile prova che l'Illuminismo fosse l'originaria matrice della tirannide robespierrista>>
Stefano B.
Bibliografia
Paolo Mieli, in guerra con il passato, le falsificazioni della storia



Il 28 luglio 1794 veniva giustiziato Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre detto "l'Incorruttibile". Tra i maggiori protagonisti della Rivoluzione Francese iniziata nel 1789, fu deputato alla Costituente e poi alla Convenzione, ma toccò il suo apice nel periodo del Terrore diventando la personalità più influente della Montagna e del Comitato di salute pubblica. Robespierre, che non era mai stato né un estremista né un violento, divenne contrario a ogni affievolimento del processo rivoluzionario e a ogni tentativo moderato. Fu per questo soprannominato "l'Incorruttibile". Alla fine, forse consapevole dei complotti che si stavano preparando contro il suo governo, concesse il suo assenso e sostenne una legge più radicale e repressiva nei confronti dei "nemici della Rivoluzione", la cosiddetta legge del 22 pratile anno II, il punto massimo della legislazione d'emergenza rivoluzionaria, che eliminava gli appelli dai tribunali.
Robespierre e il suo gruppo dirigente erano consapevoli della gravità di queste leggi, ma le ritennero il male minore, di fronte alla prospettiva della fine della Repubblica, come affermò Saint-Just: "Tutto ciò che sta succedendo è orribile, ma necessario". Secondo René Levasseur, "lungi dal chiedere la fine del Governo rivoluzionario, come qualcuno ha detto, egli raccomandò di mantenerlo, pur insistendo che venisse epurato dei furfanti e dei traditori che si erano infiltrati nelle sue file. Quanto al terrore, egli voleva che se ne alleggerisse il peso nei confronti del popolo, ma che diventasse più giusto e più severo verso gli aristocratici e i nemici della civica virtù".
Il 4 febbraio 1794, Robespierre riuscì ad ottenere l'abolizione della schiavitù nelle colonie francesi, con un voto della Convenzione, obiettivo che si prefiggeva con alterne vicende dal 1789, ma che non era mai riuscito a realizzare. Fu poi messo in minoranza dalla Convenzione e successivamente ghigliottinato insieme al Saint-Just nel luglio del 1794. Con la sua morte finì il periodo del Terrore, s'iniziò il governo dei Termidoriani e il potere passò alla borghesia moderata. Iniziò il periodo della controrivoluzione che pose fine alle istanze democratico-sociali più sentite dalla popolazione. La principale opera letteraria di Robespierre è Il terrore e la virtù (1793), nel quale egli sosteneva con grinta le motivazioni che lo avevano spinto ad attuare il Terrore e la necessità di prolungarlo. Robespierre divenne però soprattutto famoso per i suoi discorsi e la sua oratoria, di cui forniamo qualche spunto, ben consapevoli che se la rivoluzione francese, ed in particolar modo il suo periodo giacobino guidato da Robespierre, è stato fondamentale per spazzare l'Ancien Régime e far avanzare la Storia verso l'epoca contemporanea. Senza di lui probabilmente il mondo sarebbe molto, molto più arretrato:

"Voler dare la libertà ad altre nazioni prima di averla conquistata noi stessi, significa garantire insieme la servitù nostra e quella del mondo intero."

"O Rousseau, io ti vidi nei tuoi ultimi giorni [...] ho contemplato il tuo viso augusto [...] da quel momento ho compreso pienamente le pene di una nobile vita che si sacrifica al culto della verità, e queste non mi hanno spaventato. La coscienza di aver voluto il bene dei propri simili è il premio dell'uomo virtuoso [...] come te, io conquisterò quei beni, a prezzo di una vita laboriosa, a prezzo anche di una morte prematura."
Dedica a Jean-Jacques Rousseau, in un foglio scritto di pugno nel 1791

"I ricchi, gli uomini potenti hanno ragionato diversamente. Con uno strano abuso delle parole, essi hanno ristretto l'idea generale di proprietà a certi oggetti; hanno preteso che i soli proprietari fossero degni del nome di cittadino; hanno dato il nome di interesse generale al loro interesse particolare e, per assicurare il successo di questa pretesa, si sono impadroniti di tutto il potere sociale."

"Nel sistema instaurato con la rivoluzione francese tutto ciò che è immorale è impolitico, tutto ciò che è atto a corrompere è controrivoluzionario. Le debolezze, i vizi, i pregiudizi sono la strada della monarchia."

"Sì, la pena di morte in generale è un delitto e ciò per l'unica ragione che essa non può essere giustificata in base ai princìpi indistruttibili della natura, salvo il caso in cui sia necessaria alla sicurezza degli individui o dei corpo sociale. (...) Ma quando si tratta di un re detronizzato nel cuore di una rivoluzione tutt'altro che consolidata dalle leggi, di un re il cui solo nome attira la piaga della guerra sulla nazione agitata, né la prigione, né l'esilio, possono rendere la sua esistenza indifferente alla felicità pubblica, e questa crudele eccezione alle leggi ordinarie che la giustizia ammette può essere imputata soltanto alla natura dei suoi delitti. Io pronuncio con rincrescimento questa fatale verità. Io vi propongo di decidere seduta stante la sorte di Luigi. Per lui, io chiedo che la Convenzione lo dichiari da questo momento traditore della nazione francese e criminale verso l'umanità."
discorso del 3 dicembre 1792

"Vi dicevo che il popolo deve fare affidamento sulla propria forza. Ma quando è oppresso, quando può contare soltanto più su sé stesso, sarebbe un vile chi gli dicesse di non sollevarsi. Proprio quando tutte le leggi sono violate, quando il dispotismo tocca l'apice, quando la buona fede ed il pudore vengono calpestati, il popolo deve insorgere."
parole pronunciate il 26 maggio 1793


"Io sono fatto per combattere il crimine, non per governarlo. Non è ancora giunto il tempo in cui gli uomini onesti possono servire impunemente la patria. I difensori della libertà saranno sempre dei proscritti finché la masnada dei furfanti dominerà."
"Popolo, ricordati che se nella Repubblica la giustizia non regna con impero assoluto, la libertà non è che un vano nome!"

"La guerra è sempre il principale desiderio di un governo potente, che vuole divenire ancor più potente. Non ho bisogno di dirvi che è proprio durante la guerra che il governo copre con un velo impenetrabile i suoi latrocini e i suoi errori. Vi parlerò invece di ciò che tocca più direttamente i nostri interessi. È proprio durante la guerra che il potere esecutivo dispiega la sua terribile energia ed esercita una specie di dittatura, la quale atterrisce la libertà. È durante la guerra che il popolo dimentica le deliberazioni che riguardano i suoi diritti civili e politici."
18 dicembre 1791

"Noi non combattiamo per quelli che vivono oggi, ma per coloro che verranno."
Maximilien Robespierre detto "l'Incorruttibile"

[fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Maximilien_de_Robespierre]



il socialismo trae la sua origine storica dalla sinistra dela rivoluzione francese non dimentichiamolo mai


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