venerdì 22 gennaio 2016

Non esiste la “diagnosi di BES” ma necessità di Bisogni Educativi Speciali.





Chi sono gli alunni BES?

“Vi sono comprese tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale” (punto 1, Dir. M. 27/12/2012) Ecco tutte le spiegazioni.

La scuola individua gli studenti con Bisogni Educativi Speciali in tre modi, attraverso:
certificazione, diagnosi o da considerazioni didattiche.
Vi sono comprese tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale
(punto 1, Dir. M. 27/12/2012)

Gli alunni con BES sono una di queste tre categorie:

a) Alunni con certificazione di disabilità, questa fa riferimento alla leg. 104/92 (art3) ed elaboriamo un PEI.
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b) Alunni con diagnosi di disturbi evolutivi:
- Se hanno diagnosi di DSA, facciamo riferimento alla Leg 170/10 e DM 5669 12/7/2012 ed elaboriamo un PDP (Piano Didattico Personalizzato).
- Se hanno diagnosi di ADHD, Disturbi del Linguaggio, Disturbi della coordinazione motoria o non-verbali allora la scuola è in grado di decidere in maniera autonoma, “se” utilizzare, o meno, lo strumento del PDP, in caso non lo utilizzi ne scrive le motivazioni, infatti: “la scuola può intervenire nella personalizzazione in tanti modi diversi, informali o strutturati, secondo i bisogni e la convenienza. (…) il Consiglio di Classe è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un Piano Didattico Personalizzato con eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative, avendo cura di verbalizzare le motivazioni della decisione
(Piano Didattico Personalizzato, pag. 2 Nota Ministeriale MIUR del 22/11/2013, n°2363)

c) Alunni con svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale:
“Tali tipologie di BES dovranno essere individuate sulla base di elementi oggettivi (come ad es. una segnalazione degli operatori dei servizi sociali), ovvero di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche
(Area dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale, CM MIUR n° 8-561 del 6/3/2013).
Il temine “ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche” presuppone che un alunno (in assenza di diagnosi o certificazioni mediche), il quale mostra delle difficoltà di apprendimento legate al fatto di provenire da un ambiente con svantaggio socio-economico, con deprivazioni culturali o linguistiche (come nel caso degli stranieri), può essere aiutato dalla scuola con l’adozione di percorsi individualizzati e personalizzati come strumenti compensativi e/o dispenativi (pag. 3 CM MIUR n° 8-561 del 6/3/2013) ma “non” è obbligata a fare il PDP, dunque sceglie in autonomia se fare o meno un PDP, e questi interventi dovranno essere per il tempo necessario all’aiuto in questione.



Alcuni BES possono essere anche temporanei.

I Bisogni Educativi Speciali, come abbiamo visto nel precedente post (qui) sono di tre tipi: 1- alunni con certificazione di disabilità, 2- con disturbi evolutivi (DSA, ADHD, etc) e 3- alunni nell’area dello svantaggio socio-economico, linguistico e culturale.
Per questi ultimi, essendo previsti interventi verificati nel tempo, gli aiuti si attuano solo fin quando serve.
In questo caso daremo priorità alle strategie educative e didattiche più frequenti anziché alle modalità di dispensazione/compensazione.

Facciamo un esempio: se un ragazzino ha diagnosi di Dislessia, sarà sempre dislessico sia a scuola primaria che secondaria. Se invece abbiamo un ragazzo emigrato, oppure con problematiche, ad esempio, di ansia/depressione momentanee (separazione dei genitori, difficoltà in adolecenza, etc) i sui Bisogni Educativi Speciali potranno essere tempoeranei, diversamente da ciò che accade ai soggetti con DSA.

Vediamo la normativa:
Si avrà cura di monitorare l’efficacia degli interventi affinchè siano messi in atto per il tempo strettamente necessario. Pertanto, a differenza delle situazioni di disturbo documentate da diagnosi, le misure dispensative (…) avranno carattere transitorio ed attinente aspetti didattici, privilegiando dunque le strategie educative e didattiche (…) più che strumenti compensativi e misure dispensative” (pag. 3 CM MIUR n° 8-561 del 6/3/2013).

Dunque, escludendo gli studenti con diagnosi clinica (come Autismo, RM, Disturbi Linguaggio, ADHD, Disturbi Specifici Apprendiemnto), tutti gli alunni che però hanno situazioni di svantaggio socio-economico, linguistico e culturale, allora l'attuazione dei Bisogni Educativi Speciali potrebbe anche essere di tipo temporaneo.


Tratto da: Bisogni Educativi Speciali: le 10 precisazioni

http://gianlopresti.blogspot.it/2014/10/alunni-bes-bisogni-educativi-speciali.html




Non esiste la “diagnosi di BES” ma necessità di Bisogni Educativi Speciali a  scuola.

“Mio figlio ha un BES”, “Nella relazione vi è messo diagnosi di BES”, oppure ancora, alla domanda: “Che diagnosi ha? Di BES”: Sono tutte affermazioni errate, inesatte e difformi da ogni normativa e documento ufficiale.

La diagnosi di “Bisogni Educativi Speciali” non esiste
La diagnosi è una dicitura sanitaria. La diagnosi può essere di “Disturbo Specifico di Apprendimento, nello specifico di Dislessia Evolutiva”, oppure diagnosi di “ADHD”. Quindi non esiste la diagnosi (e dunque neppure la certificazione) di BES.

I Bisogni Educativi Speciali sono tutti quegli accorgimenti didattici che diamo sia a chi ha una diagnosi (come DSA, ADHD, etc) e sia a chi ha difficoltà temporanee (immigrati, studenti svantaggiati, etc). Si diagnostica un disturbo, non un Bisogno Educativo Speciale.

Cosa diversa è se vi è una relazione specialistica in cui dopo della dicitura diagnostica come “Discalculia Evolutiva” appare un suggerimento come “il soggetto necessita di un BES a scuola”. In questo caso lo psicologo o il medico che compila la relazione sottolinea semplicemente che la scuola avrà cura di adottare gli strumenti d’intervento per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali.

Dunque il BES non si certifica (per un approfondimento leggi il post del Prof. Flavio Fogarolo). 
Insomma, una diagnosi fa riferimento ad una categoria nosografia dell'ICD.10 o DSM 5. A queste categorie appartengono i DSA, ADHD, DSL, Autismo, etc. ma Nell'ICD10 o DSM 5 non ci sono i BES, perchè non sono dei disturbi ma degli accorgimenti didattici alunno per alunno.


 Tratto da: Bisogni Educativi Speciali: le 10 precisazioni
http://gianlopresti.blogspot.it/2014/10/la-diagnosi-di-bes-non-esiste.html





Di Claudia Gabrieli (Rivista BES e DSA in classe) – La valutazione delle competenze acquisite dagli allievi, che precede, accompagna e segue i percorsi curricolari (Indicazioni nazionali, 2012) è uno dei doveri e delle responsabilità che competono alla scuola.

Nel caso degli apprendenti con BES e dei DSA, il richiamo legislativo fa capo in particolare all’art. 6 del DM n. 5669 del 12 luglio 2012, in cui si legge che “La valutazione scolastica, periodica e finale […] deve essere coerente con gli interventi pedagogico-didattici” attivati nel corso dell’anno scolastico e previsti nel Piano Didattico Personalizzato. Lo stesso decreto raccomanda altresì alle istituzioni scolastiche di adottare “modalità valutative che consentono all’alunno o allo studente con DSA di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento raggiunto”.

Tali sollecitazioni implicano la necessità e l’opportunità di utilizzare durante le prove di valutazione in corso d’anno, negli esami conclusivi del ciclo scolastico e durante l’esame di Stato le stesse tecniche didattiche e i medesimi strumenti compensativi e dispensativi cui si è fatto ricorso durante le normali attività svolte in classe per la personalizzazione del percorso di apprendimento. Presuppongono, inoltre, che l’intervento valutativo tenga conto della padronanza dei contenuti disciplinari piuttosto che della forma della prova espletata, prescindendo dunque dagli aspetti legati all’abilità deficitaria o alle difficoltà specifiche dell’allievo.

In fase di valutazione degli alunni e studenti con BES e DSA, si dovrà tener conto della relazione tra risultati della prova e soggetto che li ha determinati, della situazione di partenza dell’apprendente, della personalità e delle condizioni psico-fisiche dell’alunno, in un’ottica formativa e non puramente sommativa, affinché il momento valutativo non si riduca a una mera misurazione delle performance.

Un momento particolarmente critico e ampiamente dibattuto dalle famiglie e dagli insegnanti, in tema di valutazione, è l’esame INVALSI, che implica la somministrazione di prove uguali per tutti, in una sostanziale contraddizione con l’istanza di personalizzazione dei percorsi formativi (L. 170/2010; direttiva MIUR del 27/12/2012).

Tuttavia, è bene rammentare che la finalità delle prove INVALSI non è quella di valutare l’acquisizione delle competenze individuali, bensì quella di monitorare i livelli di apprendimento conseguiti dal sistema scolastico per confrontarlo con le altre realtà comunitarie ed europee (nota sullo svolgimento delle prove INVALSI per gli allievi con BES, 2014).

Si tratta, pertanto, di una contraddizione apparente che non altera i principi di personalizzazione e inclusione cui si ispirano le direttive citate sulla valutazione dei BES e dei DSA.

Per scaricare la scheda di lavoro sugli errori da evitare e sugli aspetti da considerare nella valutazione dello studente con BES e DSA clicchi qui 
https://drive.google.com/file/d/0B2k1hbyP83USTEFVd1h4bnBqTHM/view

Versione stampabile
Servizio di consulenza gratuito su BES e DSA su argomenti d


Scheda di lavoro

GLI ERRORI DA EVITARE NELLA VALUTAZIONE DELLO STUDENTE CON BES E DSA

 Non proporre compiti superiori alle effettive capacità dello studente.

 Non proporre modalità valutative che non siano previste nel PDP e già proposte durante l’anno

 Non proporre verifiche su parti del programma che non siano state effettivamente svolte e ripetute

 Non dare eccessiva importanza a errori che non recano pregiudizio all’esito finale in termini di

acquisizione dei contenuti disciplinari.

 Non rilevare gli errori interrompendo durante la prestazione valutativa.

ASPETTI DA FAVORIRE DURANTE LA VALUTAZIONE

 Selezionare le competenze fondamentali tralasciando gli aspetti marginali di ogni disciplina.

 Valutare sempre il rapporto tra risultato e sforzo richiesto.

 Accontentarsi di risultati parziali confidando in un apprendimento per accumulazione nel tempo,

 Nel commento a un’interrogazione, identificare gli aspetti positivi prima di quelli negativi,

dimostrandosi ottimisti quanto alle possibilità di recupero alla fine del modulo di apprendimento o

 Valutare in modo costruttivo, separando l’errore dal contenuto; anche visivamente, segnare in

modo diverso gli errori effettivamente legati all’oggetto della verifica da quelli di tipo strumentale.

 Permettere allo studente di ripetere la stessa verifica quando sente di avere superato gli ostacoli

iniziali o comunque dargli atto che li ha superati.

 Consentire l’utilizzo delle misure compensative e dispensative previste nel PDP.

© Copyright 2014 – Forum Media Edizioni. È vietata la riproduzione, la copia è consentita solo per uso personale.



http://bes-dsa.it/2015/01/13/come-valutare-studenti-con-bes-e-dsa-scheda-pratica-su-errori-da-evitare-e-aspetti-da-considerare/








[...] sottolineo un punto: 
"Cosa diversa è se vi è una relazione specialistica in cui dopo della dicitura diagnostica come “Discalculia Evolutiva” appare un suggerimento come “il soggetto necessita di un BES a scuola”. In questo caso lo psicologo o il medico che compila la relazione sottolinea semplicemente che la scuola avrà cura di adottare gli strumenti d’intervento per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali."








Nella nostra relazione la dicitura diagnostica è: bisogni educativi speciali. 
Ora abbiamo chiesto un colloquio con lo specialista a cui abbiamo chiesto la collaborazione per definire il pdp! Anche perché con una diagnosi così il nostro bimbo potrebbe essere aiutato in tanti modi: ma quali saranno i migliori? Noi sappiamo quali sono le sue difficoltà e gli stiamo dando gli strumenti che secondo noi sono utili... Ma speravamo in indicazioni precise dello specialista! Le farò sapere... Intanto... GRAZIE!!!




BES sono i bambini con Autismo, con RM, con ansia, depressione, DSA,problemi muscolari, visivi, immigrati, problemi socio ambientali. Meglio specificare, altrimenti l'aiuto non è idoneo.
Mi piace · Rispondi · 1 · 21 ottobre 2014 15:59 · Modificato



Ma la conclusione diagnostica di mio figlio dice :"difficoltà' di apprendimento prevalentemente a carico dei processi di comprensione del testo ,anche quello dei problemi matematici " quindi se ho capito bene non é un DSA




Potrebbe essere tutto come niente: un disturbo comprensione del testo o semplice difficoltà. Forse è meglio chiedere lumi a chi ha scritto la diagnosi in merito.
Mi piace · Rispondi · 2 · 21 ottobre 2014 19:41




Trai i bes rientrano anche problemi neurologici come crisi epilettiche? Sono certificabili? In caso negativo gli interventi sono solo di tipo didattico o è previsto un intervento extra?



Ovviamente anche l'epilessia è un BES: 
a scenda del grado può rientrare o meno nella certificazione 104.


quello che non capisco è perchè il pdp deve essere condiviso con la famiglia.se un bambino non ha raggiunto gli obiettivi minimi per un motivo qualsiasi dovrei attuare delle attività di recupero, o delle strategie diverse per aiutarlo nell'apprendimento, ma se la famiglia non accetta, che faccio porto il bambino avanti senza farlo recuperare,o,in casi specifici,senza dargli la possibilità di usare strategie diverse?mi sembra un po in contrapposizione con l'autonomia della scuola



Ciao Annamaria, PDP ed obiettivi minimi non centrano nulla.
PDP fa riferimento alla legge 170 su DSA, mentre obiettivi minimi fanno riferimento a Leg 104 con atri tipi di problematiche (spesso purtroppo più serie).
Mi piace · Rispondi · 2 dicembre 2014 13:08




Concordo con quanto scrivi, sul fatto che non esistono diagnosi sui BES. 
Detto ciò mi piace soffermarmi su un aspetto di quanto tu scrivi e cioè "La diagnosi è una dicitura sanitaria". La parola diagnosi è una parola rinviante, che senza l'aggettivo è priva di senso. Infatti, come chiunque se ne occupa dovrebbe sapere che è una parola composta da dia-gnōsis, che vuol dire esclusivamente conoscenza attraverso. Quindi la domanda rinviante all'aggettivo è "attraverso cosa?", ed ecco, diagnosi medica, diagnosi psicologica, diagnosi pedagogica, diagnosi meccanica, diagnosi idraulica... dico ciò perché chiunque come noi svolge una professione di "Cura" dovrebbe stare molto attento all'uso delle parole visto che con esse lavoriamo e mi permetto, in conclusione, che chi lavora con le parole non può pre-scrivere la "Cura" perché una volta pre-scritta si pone prima delle parole stesse. Ma la "Cura" va ri-consegnata in qualsiasi contesto, anche in quello medico, ma a maggior ragione nei contesti maieutici.



Ciao Viviana, parole eccellenti e corrette, purtroppo poco (pochissimo) conosciute. Grazie ancora del tuo importante contributo.






Gentile Gianluca, capisco e comprendo bene ciò che scrivi, ma proprio per il ruolo che rivestiamo di professionisti della "Cura" abbiamo la responsabilità di essere non chiari, ma chiarissimi quando comunichiamo, altrimenti veicoliamo confusione e nel caso di scienze umane come psicologia, pedagogia e altre su questo versante, la confusione assume, non solo una dimensione epistemologica, se vuoi teorica, ma clinica. 
grazie a te e buon lavoro





Se alla mamma di un bambino di prima elementare li viene detto da logopedista che lo segue de 5 mesi, che quel bambino e BES con rischio alto di disgrafia, disortografia, la mamma cosa deve fare?grazie.



E' vero che la diagnosi di Dislessia la si può fare solo dopo la fine della 2° primaria, ma è anche vero che non c'è nessun divieti per iniziare ad aiutare un bambino con difficoltà anche in 1° classe primaria. Non la chiameremo ovviamente "Dislessia" o difficoltà della lettura, ma l'aiuto e d'obbligo. Non rimandiamo.



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