martedì 19 gennaio 2016

Entanglement. E’ il termine inglese usato in maniera standard dai fisici quantistici e tradotto alla lettera in italiano significa “intreccio”. Diciamo che il termine è abbastanza azzeccato perché denota uno stato prettamente fisico di legame indissolubile tra due particelle elementari – come ad esempio due elettroni o due fotoni – che hanno interagito almeno una volta. Il legame è di natura quantistica e significa che entrambe le particelle si comportano come un tutt’uno...


Entanglement.

E’ il termine inglese usato in maniera standard dai fisici quantistici e tradotto alla lettera in italiano significa “intreccio”. Diciamo che il termine è abbastanza azzeccato perché denota uno stato prettamente fisico di legame indissolubile tra due particelle elementari – come ad esempio due elettroni o due fotoni – che hanno interagito almeno una volta. Il legame è di natura quantistica e significa che entrambe le particelle si comportano come un tutt’uno...


Entanglement: Il più grande mistero della Fisica

Intervista di Scienza e Conoscenza a Massimo Teodorani, astrofisico.

Entanglement, che significa?
A cura di Elsa Nityama Masetti

Scienza e Conoscenza: Entanglement, una parola esotica o un termine tecnico? E’ uno di quei termini che sembra non trovare una traduzione “stabile” nel vocabolario italiano. Inoltre indica un fenomeno al primo approccio altrettanto sfuggente, inafferrabile. In poche parole fruibili a tutti, che cosa si intende per entanglement?

Massimo Teodorani: E’ il termine inglese usato in maniera standard dai fisici quantistici e tradotto alla lettera in italiano significa “intreccio”. Diciamo che il termine è abbastanza azzeccato perché denota uno stato prettamente fisico di legame indissolubile tra due particelle elementari – come ad esempio due elettroni o due fotoni – che hanno interagito almeno una volta. Il legame è di natura quantistica e significa che entrambe le particelle si comportano come un tutt’uno. La prova cruciale di questa specie di miracolo della natura la ebbe per la prima volta il fisico francese Alain Aspect con un epocale esperimento effettuato in laboratorio nel 1982. Si osservò che se si cambiava una proprietà (come ad esempio lo spin o la polarizzazione) della prima particella anche la stessa proprietà dell’altra cambiava istantaneamente. Questo cambiamento avviene semplicemente all’atto della misura, dove sulla scala quantistica, l’osservatore interagisce ineluttabilmente con l’osservato: l’atto della misura perturba la prima particella e istantaneamente influenza anche la particella gemella ...


Più che sfuggente, il fenomeno dell’entanglement è tanto inquietante quanto reale, soprattutto se si pensa che esso si realizza a qualunque distanza le particelle si trovino l’una dall’altra, sia essa anche di miliardi di chilometri. Questo fenomeno quantistico è ufficialmente confermato solo nel caso del mondo microscopico. In realtà, modelli teorici recenti molto sofisticati accoppiati ad uno studio attento del cervello, come ad esempio quello di “neurodinamica quantistica” proposto dal matematico Roger Penrose e dall’anestesiologo Stuart Hameroff, prevedono che i microtubuli che costituiscono l’ossatura dei neuroni cerebrali funzionino su tutta la massa cerebrale in uno stato di “entanglement orchestrato” tra loro, proprio quello che genera un atto di coscienza. Ma non sembra che ci si debba fermare a questo: secondo certi modelli di cosmologia quantistica, l’universo prima della sua nascita era in realtà un “multiverso”, costituito da un numero sconfinato di universi paralleli coesistenti che si trovavano in stato di entanglement tra loro. E non è finita. Fisici teorici come Brian Josephson, fisici sperimentali come Robert Jahn, e psicologi sperimentali come Dean Radin e Roger Nelson, ritengono che i cosiddetti “poteri telepatici” e i casi di “coscienza collettiva”, non solo siano eventi reali ma anche che essi rappresentino uno stato di entanglement tra le coscienze di due o più persone separate, le quali così riescono a comunicare in maniera istantanea in base ad un meccanismo fisico simile alla risonanza. In sintesi, l’entanglement è una proprietà teoricamente e sperimentalmente dimostrata delle particelle elementari, ma alcuni indizi piuttosto recenti fanno ritenere che esso si realizzi in una forma speciale anche nella scala biologica, nella scala psichica e nella scala cosmologica.

SeC: Dal mondo delle particelle a quello della coscienza quali sono le variazioni sul tema?
Per es. nel campo della fisica si predilige il significato d’intreccio, nel campo della coscienza – che include il quotidiano, le relazioni – si preferisce il significato di irretimento, nel senso di essere impigliati, magari con la vita e il destino di qualcun altro. Partendo dal comportamento dell’entanglement nelle particelle, si è secondo te davvero liberi di scegliere i propri legami?

MT: Direi proprio che, allo stato attuale delle conoscenze, le uniche variazioni sul tema dell’entanglement passando dalle particelle alla coscienza sono puramente differenze di dominio, non di significato o di sostanza: il significato fisico (che è l’unico che conta) è esattamente lo stesso per entrambi gli aspetti, e con ogni probabilità è in tutti i casi governato da proprietà quantistiche. Per quello che riguarda il modello biologico e psichico (entrambi interagenti e di pertinenza alla coscienza), si sta cercando tuttora una teoria matematica derivata dalla meccanica quantistica, ma più complessa.
Per quanto concerne il “libero arbitrio” nelle nostre azioni e interazioni personali, ciò vale per quello che riguarda la nostra coscienza, non la nostra “volontà” in termini razionali e convenzionali. E’ il nostro inconscio semplicemente a “ricordarsi” (e non a “decidere”) improvvisamente che esiste ad esempio un’anima gemella che vive da sempre in simbiosi con noi, e allora tutto accade in maniera sincronica, anche se a noi appare che questo avvenga per caso. Capire una cosa è meno importante di averne coscienza, eppure sono necessarie entrambe per farne una scienza. Il giorno che capiremo scientificamente le cose con coscienza allora saremo arrivati alla fisica ultima, che appunto comporta una interazione perfetta tra la coscienza e il dominio della materia-energia.



Per riassumere, vorrei dire che sembra che ci devono essere delle connessioni molto profonde tra la psiche e la materia e, quindi, tra la fisica e la psicologia del futuro, che non sono ancora state concettualmente espresse dalla scienza moderna. [...] Tali connessioni devono sicuramente esistere, perché altrimenti la mente umana non sarebbe in grado di scoprire i concetti che si adattano a tutta la natura .
lettera di Wolfgang Pauli a Ralph König, 10 Marzo 1946.


La Scienza è a un passo dalla scoperta di Dio

La principale differenza che esiste tra la materia vivente e la materia inerte è nell’opposta interazione che esse esplicano nei confronti dell’Energia (comportamento entalpico) e del grado di Ordine (comportamento entropico) quando la materia stessa si  aggrega e si struttura a formare tutto ciò che esiste.

La Fisica e la Chimica descrivono con grande accuratezza le strutture composte da materia inerte e sono in grado di prevedere e spiegare praticamente tutti i principali fenomeni che, in natura, riguardano  i sistemi composti da questo tipo di materia.

La materia inerte ha, nei confronti dell’energia, sempre un comportamento “dissipativo” e “passivo” ovvero essa tende a perdere energia restituendola all’ambiente circostante, in altre parole si può  grossolanamente affermare che la materia inerte tende sempre a “raffreddarsi” e, quindi, a raggiungere il <<minimo livello di energia possibile>>.

Allo stesso tempo, man mano che l’energia viene rilasciata nell’ambiente, la materia inerte tende a destrutturarsi e disorganizzarsi nel tempo perdendo quindi ordine, in altri termini la materia inerte tende sempre a raggiungere il <<massimo disordine possibile>>.

Questo comportamento è in linea con le previsioni che si traggono dai tutti i modelli fisico-matematici tradizionali e in particolare dalle leggi della termodinamica.

Ciò che, invece, i modelli matematici non riescono in alcun modo a prevedere è il comportamento paradossale dei sistemi viventi che, nei confronti dell’Energia e dell’Ordine, mostrano caratteristice diametralmente opposte.

Ogni sistema vivente, infatti, sottrae energia dall’ambiente e la utilizza per organizzare e riorganizzare la sua struttura, ovvero la converte in ordine.

E’ proprio in questo paradosso temodinamico che la Scienza mostra  il suo principale limite che consiste nella totale incapacità di spiegare e prevedere il fenomeno “Vita”.

Occorre, a questo punto, osservare che l’aumento del grado di ordine dei sistemi viventi appare come una sorta di “processo intelligente” nel senso che la Vita sembra mostrare l’esistenza di una sorta di “progetto”  che riguarda non solo l’evoluzione delle singole specie, ma anche l’evoluzione complessiva e relazionale tra i vari esseri viventi che popolano il pianeta.

In pratica negli esseri viventi la natura tende a realizzare un progetto di organizzazione e continua riorganizzazione e miglioramento della materia che presuppone la capacità di invertire il processo di degrado cui inesorabilmente la materia stessa sarebbe destinata secondo i modelli della fisica tradizionale.

Ciò appare ancor più  inspiegabile se si pensa al fatto che, dal punto di vista atomico, le catene di molecole che formano la materia vivente, e che contengono notoriamente sempre l’elemento Carbonio, sono formate da atomi che sono alla base anche della materia inerte.

Di fronte a questa carenza e impotenza della biochimica nel motivare, individuare e modellare scientificamente il processo “intelligente” che organizza la materia vivente, e che si cela dietro il fenomeno Vita, lo Scientismo più che la Scienza vera e proria, ha mantenuto un atteggiamento “fideistico” e del tutto antiscientifico.

In tal senso lo Scientismo ha unilateralmente deciso, senza averlo né dimostrato né dichiarato mai apertamente, che la natura non esplica alcun comportamento “intelligente”.

Questo  postulato irrazionale viene, paradossalmente, posto alla base di qualunque affermazione o ricerca ambisca a essere definita “scientifica” e porta a scartare tutto  ciò che, anche lontanamente, può suggerire l’esistenza di un qualche substrato “intelligente” nel comportamento complessivo della Natura.

Verrebbe da chiedersi, dunque, come può una “macchina” come quella Naturale, produrre qualcosa di complesso e articolato come il nostro cervello e le capacità intellettive dell’Uomo basandosi unicamente su processi meccanici non “intelligenti”, ma tralasciamo questo dubbio amletico e andiamo oltre.

Di fronte a questa incapacità di comprendere i meccanismi organizzativi della natura e dell’Universo, la Scienza ha ideato una vera e propria Fisica del paradosso, il cui scopo non dichiarato è ammettere scientificamente il paradosso stesso come regola pur di escludere  l’esistenza dell’intelligenza che genera quello stesso paradosso: la Fisica Quantistica.

In effetti, a ben guardare, l’unico motivo per cui esiste questa disciplina è la volontà di non indagare quello che Prigogine chiamava il “Mondo di Retroscena”.

Lo stesso Einstein era stato costretto a riconoscere indirettamente l’esistenza di una “matrice” invisibile che aveva esorcizzato e trasferito nell’idea delle “variabili nascoste”.

Allo stesso modo quelle variabili, quella “matrice” e la visione unificante dell’evoluzione del Cosmo pur senza mai, neppure lontanamente, presupporre l’esistenza di una <<intelligenza>>, hanno preso storicamente molteplici diverse altre forme come quella a fondamento della teoria olografica dell’Universo formulata dal fisico David Bohm.

In sintesi, la Scienza è riuscita a individuare il confine fisico e microscopico entro il quale avvengono questi fenomeni “inspiegabili” e, non volendo ammettere che vi è una causa nascosta per essi all’interno di quei confini, ha finito per dare vita a una nuova scienza basata sulla probabilità che questi fenomeni paradossali si manifestino in natura a livello microscopico e dentro precisi e misurabili limiti.
Volendo mostrare lo stesso concetto con un esempio possiamo pensare che, non volendo verificare se un dado è o meno truccato, ci limitiamo ad affermare che, con assoluta certezza, i numeri che possono uscire lanciandolo vanno da 1 a 6. In questo modo, il giocatore e l’eventuale trucco o destrezza con cui  egli lo lancia non hanno alcuna influenza.

Fin qui non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che questa affermazione “statistica” viene usata per presupporre che non esistono né il giocatore né tanto meno la partita e che, quindi, l’unica cosa certa è che di tanto in tanto c’è la probabilità che un dado si muova, non si sa perché, in momenti e tempi non prevedibili.

Questa “furbata”, che è frutto di un postulato mai ufficialmente riconosciuto (appunto quello secondo cui l’intelligenza in natura non esiste) fa evidentemente acqua da tutte le parti.

Infatti l’avere individuato il “confine fisico” al di sotto del quale questi paradossi si verificano, non ha risolto il problema del perché, nonostante il fatto che il confine di validità della quantistica è sub-microscopico, la vita si presenta in sistemi microscopici e  macroscopici, dagli esseri unicellulari fino agli animali e all’Uomo.

In pratica è come se, in modo coordinato e fuori da ogni previsione quantistica, la Vita fosse un macroscopico e coordinato fenomeno quantistico che però resta impossibile per le stesse regole della quantistica.

Non ha neppure senso appellarsi, come si fa da più parti in modo più o meno consapevole, al fenomeno di correlazione a distanza tra le particelle subatomiche  noto come  Entanglement, per spiegare la Vita.

Anche questo fenomeno infatti  raro, esiste solo a livello submicroscopico e quantistico, di conseguenza non può essere invocato per spiegare il coordinamento su vasta scala tra molecole, che è necessario per giustificare la Vita.

Il paradosso nel paradosso, diviene ancor più evidente quando si osserva che l’intero nostro pianeta appare un unicum nell’Universo, non solo perché ha sviluppato la Vita, ma perché esso stesso si comporta come un enorme organismo in via di continua evoluzione, come mostrano chiaramente le fasi geologiche di crescita e modifica evolutiva della struttura della Terra che sembra quasi avere migliorato se stessa per accogliere al meglio la Vita.

Numerosi sono stati gli eretici di questa nuova forma di religione scientifica che io chiamo Scientismo; tra essi va, ad esempio, ricordato  il matematico italiano Luigi Fantappiè.

Egli provò a far accettare il paradosso dell’intelligenza della natura, mostrando come dalle equazioni di Einstein, veniva fuori in maniera palese qualcosa che poteva essere spiegato solo ammettendo che esistono fenomeni nei quali vi è una inversione del principio di causa-effetto: ovvero fenomeni nei quali gli effetti registrati oggi hanno una causa che non è ancora apparsa e  che potremo osservare solo in futuro.

Questa, pur intigante teoria ci pare, in fondo,  un modo elegante per presupporre una intelligenza in natura pur senza menzionarla.

Il pensiero frutto dell’intelligenza è, infatti, quel meccanismo  in grado di prefissarsi un fine e di ideare un progetto  per conseguirlo, in questo senso l’intelligenza disegna in una sorta di mondo virtuale, quello del pensiero, un futuro che non esiste ancora e che diviene la causa stessa delle nostre azioni.

Per dirla in altre parole osservando dall’esterno le azioni di un uomo non possiamo sapere cosa stà pensando, ma possiamo solo registrare le sue azioni.

Quelle azioni possono essere viste come l’effetto di una causa che non è l’obiettivo che l’uomo si è posto, ma il suo avere riflettuto ed elaborato un piano per raggiungerlo e avere, poi, compiuto le azioni necessarie per realizzarlo.

Sarebbe come ritenere che i nostri obiettivi si realizzano autonomamente nel modo giusto e funzionale, solo pensando di averli già raggiunti (seppure c’è chi pensa che ciò sia possibile senza alcuno sforzo)!

Ancora una volta il paradosso nasce nel non volere ammettere che alcune cose in natura, sono legate ad un processo “intelligente” e che quelle stesse cose sono, tutte insieme, associate al processo della Vita.

Ecco perché qualunque ricercatore abbia operato e studiato, anche se in modo massimamente rigoroso, i fenomeni paradossali dell’auto-organizzazione in  natura, è stato dapprima guardato con sospetto e poi messo ai margini senza mai lanciare una vera e propria scomunica.

Si pensi, ad esempio, al caso dei fenomeni auto-organizzativi e dinamici nell’acqua e agli studi di Giuliano Preparata e di Emilio Del Giudice  insieme a tutti gli studi sulla cosiddetta “Memoria dell’Acqua”.

Anche in questa scelta del termine si ci è guardati bene dall’inserire la parola “intelligenza”.

Eppure esistono branche della Scienza che non solo hanno studiato i fenomeni auto-organizzativi ed evolutivi prodotti dall’intelligenza, ma hanno, con successo, costruito e sperimentato modelli intelligenti: si pensi, ad esempio, alle reti neurali di John Hopfield.

reti neurali di John Hopfield
reti neurali di John Hopfield

Questi modelli matematici  emulano il funzionamento dei neuroni del cervello e consentono di realizzare sistemi in grado di apprendere attraverso l’esperienza e migliorare la qualità della loro conoscenza e rappresentazione interna del mondo.

Ma lo Scientismo e i moderni tribunali dell’inquisizione scientifica dei valutatori cui è affidato il giudizio sugli articoli sottoposti a pubblicazione (il cosiddetto peer-review), non ha bloccato e non potrà mai bloccare del tutto la Scienza.

Giorno per giorno, e a ritmo sempre più rapido, si aprono falle enormi nel postulato della non esistenza dei fenomeni “intelligenti” a fondamento della Natura e si rende sempre più evidente la necessità di un “cambio di paradigma”.

Siamo, a mio avviso, giunti al punto di “non ritorno” grazie all’elaborazione delle teorie che vanno, prudenzialmente, sotto il nome di Teorie della Complessità.

Tra queste teorie la più interessante è, nuovamente frutto di un’intelligenza tutta italiana, quella del fisico Giorgio Parisi: la teoria dei Vetri di Spin.

Con questo nome esotico viene indicato un particolare modello matematico che si occupa della descrizione di sistemi naturali che si comportano come una sorta di materiale vetroso.

In questi particolari sistemi fisici, la materia tende progressivamente ad accumulare informazione e a trasformarla in forme di auto-organizzazione delle strutture interne.

É’ un fenomeno intelligente, direte? 
Certo, purtroppo non sperate di trovare questo termine nei lavori di Parisi.

Il modello a Vetri di Spin, che nasce proprio per descrivere il comportamento dei cosiddetti “sistemi complessi” in natura, è la estensione di un altro modello matematico, quello di Ising, a sua volta estensione del già menzionato Modello di Hopfield e, dunque, per la proprietà transitiva, è un modello che descrive i processi “Intelligenti” anche se non li si chiama mai con questo termine.

Siamo, a questo punto, giunti alle soglie del secondo grande postulato e paradosso da  sempre legato all’idea illogica e scientista che in Natura non esiste un’intelligenza nascosta: 
la non esistenza dell’Etere.

Mi direte: e adesso cosa c’entra l’Etere?

Ebbene l’Etere è tutto ciò che resta quando abbiamo tolto tutto ciò che esiste, ovvero l’Etere è quella “sostanza” che riempie il Vuoto.

 Ora, se ipotizziamo che esiste qualcosa di intelligente nell’Universo è naturale dedurre che questa “sostanza” deve riempirlo tutto sin dall’origine quando non esisteva ancora nulla e, quindi, questa sostanza non può che essere il Vuoto stesso ed il ”tessuto” che lo compone.

Ebbene, secondo la scienza ufficiale, l’Etere non esiste.

Quest’altra grande ed antiscientifica decisione unilaterale si deve al più blasonato genio del ventesimo secolo: Albert Enistein e al famoso esperimento di Michelson e Morley.

Purtroppo la non esistenza dell’Etere, seppure è un dogma  sostenuto con più assoluta intransigenza dallo scientismo, è anche una di quelle verità di fede che non hanno mai smesso di risultare indigeste ai fisici più “sagaci”.

Molti di essi,  rischiando l’accusa di eresia e il rogo mediatico, non solo hanno notato che Einstein fece uscire l’etere dalla porta per farlo rientrare dalla finestra con il nome di “spazio-tempo”, ma hanno avuto la sfrontatezza di riprendere gli studi e osservare che l’esperimento di Michelson-Morley, che ne sancì definitivamente la morte, non era poi così “preciso” e inappellabile come si è sempre sostenuto.

Ma perché è così importante che l’Etere non esista?

Ovviamente perché senza l’etere viene a mancare quel substrato comune a tutto ciò che esiste nel quale potrebbe risiedere proprio quell’intelligenza nei processi naturali che è alla base della Vita e che lo Scientismo intende negare con fermezza.

Ancora una volta, e molto di recente, due italiani, i fisici Stefano  Liberati e Luca Maccione, hanno rotto le uova nel paniere dimostrando, dati alla mano, che quello che Einstein chiamava spazio-tempo potrebbe essere un fluido particolare, seppure a viscosità quasi nulla: un “superfluido”.

Qualunque sia la viscosità di questo fluido, seppure piccolissima, la sua esistenza ci dice che anche il Vuoto, non è vuoto ma è pieno di “qualcosa”.

Facciamo, ora, una digressione che ci avvicina alla conclusione della nostra analisi.

Uno dei risutati più interessanti degli studi di Parisi è che le strutture e i fluidi hanno un comportamentlo magnetico, o più precisamente polare, in pratica le strutture fluide che sono fatte di molecole che si comportano come microscopici magneti, possono essere descritte con modello a Vetri di Spin e, di conseguenza, sono “Intelligenti”.

Ci  viene subito in mente l’acqua.

L’acqua è, notoriamente, fatta di molecole composte da due atomi di idrogeno ed una di ossigeno, che formano dei minuscoli triangoli (con un angolo di 105 gradi circa) e che si comportano come piccolissimi magneti. E’ proprio questo magnetismo che da un lato “tiene insieme” l’acqua ma dall’altro la qualifica come un fluido polare.

La  natura polare dell’acqua come fluido, consente di applicare ad essa il modello a  Vetri di Spin e, automaticamente, affermare che l’acqua è una “struttura intelligente” in grado non solo di immagazzinare informazione (memoria dell’acqua) ma anche di elaborarla!

Ecco, in maniera incontrovertibile e logica, spiegata la natura intelligente dei cluster dell’acqua scoperti da Emilio del Giudice e Giuliano Preparata andando ben al di là del presupposto fenomeno quantistico che dovrebbe garantire il meccanismo di memoria.

E allora cosa manca all’individuazione della “intelligenza” che sottende alla Vita e che esiste ovunque nell’Universo?

Mancano da un lato, ulteriori conferme alla scoperta di Liberati e Maccione, ovvero che l’Etere esiste e si comporta come un fluido a bassissima viscosità,  dall’altro occorre dimostrare che esso è è un fluido “polare”, ovvero che nella parte più intima e ultra-microscopica della sua struttura, l’Etere, o se preferite il Vuoto, è tenuto insieme da forze “magnetiche” simili a quelle presenti nelle molecole d’acqua.

Ebbene l’elettrodinamica quantistica prevede l’esistenza di una “polarizzazione” del vuoto associata alla creazione temporanea di coppie particella-antiparticella, fenomeno che è stato osservato anche sperimentalmente già nel 1947 e in varie sperimentazioni successive fino all’ultima effettuata con l’acceleratore TRISTAN in Giappone nel 1997. Purtroppo il fenomeno, in quanto temporaneo, non possiede l’attesa caratteristica strutturale che confermerebbe la natura “Intelligente” del vuoto.

Esistono, però, numerosi altri studi teorici che propongono una distribuzione assai più vasta ed importante del fenomeno di polarizzazione del vuoto come, ad esempio, il modello fluidodinamico polare proposto nel 2011 dal fisico Slavkov Hajdukovic che affianca all’esistenza di un vuoto contenente coppie particella-antiparticella, la contemporanea creazione di dipoli gravitazionali in grado di spiegare la materia oscura. In questo senso, ricordando che la materia oscura occupa il 90% della materia che compone l’Universo, avremmo qualcosa di molto più vicino alla nostra ipotesi, ovvero che la natura intima dell’Universo è polare ed intelligente.

La fisica di dio.
In questa direzione ci piace ricordare, oltre la teoria da noi proposta nel testo “La Fisica di Dio” per UNO Editori,  il modello teorico completo avanzato nel 2014 dal fisico Carlo A. Trugenberger, che propone un universo quadridimensionale basato su un tessuto di interconnessione nel vuoto di tipo neurale.

Dulcis in fundo, vogliamo segnalare che nel 2000 i fisici Perus e Key dimostrarono che l’Equazione di Shroedinger che è alla base della quantistica, scritta adoperando il formalismo del cosiddetto Propagatore di Feyman, prende una forma matematica identica a quella delle reti neurali di Hopfield, detto grossolanamente anche nella più importante delle equazioni della propagazione quantistica c’è il segno inequivocabile di un meccanismo intelligente.

In conclusione comunque la pensino gli scientisti e gli atei, siamo davvero a un passo dalla dimostrazione dell’esistenza di Dio e dalla scoperta delle equazioni che governano l’intelligenza dell’Universo e che sono alla base della Vita: il modello a reti neurali di John Hopfield, o se preferite il modello a Vetri di Spin di Giorgio Parisi.

Dal Vuoto come fluido neurale, all’Anima e alla sua permanenza dopo la morte, fino alla reincarnazione passando attraverso i fenomeni che in modo dispregiativo si insiste a chiamare paranormali il passo è davvero breve, ma questa è materia che ci porterebbe fuori dai limiti di questo lavoro.

Sabato Scala
sabato
Sabato Scala è Ingegnere elettronico e ricercatore indipendente ha elaborato e sperimentato nuove teorie e modelli matematici nei campi della Fisica dell’Elettromagnetismo, delle Teorie dell’Unificazione, dei modelli di simulazione neurale. In quest’ultimo ambito ha condotto ricerche e proposto una personale teoria dei processi cognitivi e immaginativi suggerendo, sulla base della teoria di Fisico tedesco Burkhard Heim e del paradigma olografico, la possibilità di adozione del suo nuovo modello neurale per la rappresentazione di qualunque processo fisico classico o quantistico. Negli ultimi anni, ha approfondito il fenomeno della coscienza (individuale e collettiva) e il relativo legame con la meccanica quantistica riprendendo il lavoro pionieristico di Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli sulla base dei nuovi modelli da lui proposti, giungendo alla elaborazione di una vera e propria scienza del simbolo e degli archetipi collettivi. Ha, altresì, compiuto ricerche innovative nell’ambito storico-umanistico, interessandosi ai movimenti iniziatici del cristianesimo primitivo. Ha all’attivo numerose pubblicazioni scientifiche e a carattere divulgativo e svolge un’intensa attività di conferenziere in Italia e all’estero. Autore del libro “La Fisica di Dio“ e del “Manuale Scientifico per l’Interpretazione dei Sogni e dei Simboli” per Infinito Editori di Torino.


La scienza è a un passo dalla scoperta di Dio 2

http://www.altrogiornale.org/la-scienza-e-a-un-passo-dalla-scoperta-di-dio/





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