venerdì 8 gennaio 2016

Come scrivono Norsa e Zavattini in “Intimità e collusione”, “l’innamoramento ha a che fare con uno stato del Sé alla ricerca di qualcosa fuori da Sé“. Ci si innamora della propria idea della relazione e ciascuno vede dell’altro solo ciò che è in sintonia con i propri desideri ed ignora tutto ciò che se ne discosta. Il partner diviene una sorta di manichino da abbellire con accessori intonati ai propri, attraverso quella che E. Fromm definirebbe una “complessa ed egoistica proiezione di se stessi nell’altro“. Un gioco di identificazioni incrociate destinate però a scontrarsi presto o tardi con il principio di realtà. Con il trascorrere del tempo, infatti, complice anche la minor produzione di endorfine da parte del proprio cervello, l’illusione di aver trovato l’altra metà della mela, talvolta lascia il posto alla scoperta di aver rivestito con i panni del principe azzurro, nient’altro che il palo della luce. C'è chi, non senza imbarazzo, ci si accorge di condividere il letto con un estraneo e chi preferisce organizzarsi in modo da proteggere le illusioni che hanno determinato la scelta del partner, ostinandosi a far incarnare all'altro il ruolo di partner ideale, continuando a regalargli mantelli sempre più azzurri per il suo compleanno o cercando di farle calzare una scarpetta visibilmente troppo stretta.



Come scrivono Norsa e Zavattini in “Intimità e collusione”, “l’innamoramento ha a che fare con uno stato del Sé alla ricerca di qualcosa fuori da Sé“. Ci si innamora della propria idea della relazione e ciascuno vede dell’altro solo ciò che è in sintonia con i propri desideri ed ignora tutto ciò che se ne discosta. Il partner diviene una sorta di manichino da abbellire con accessori intonati ai propri, attraverso quella che E. Fromm definirebbe una “complessa ed egoistica proiezione di se stessi nell’altro“. Un gioco di identificazioni incrociate destinate però a scontrarsi presto o tardi con il principio di realtà. Con il trascorrere del tempo, infatti, complice anche la minor produzione di endorfine da parte del proprio cervello, l’illusione di aver trovato l’altra metà della mela, talvolta lascia il posto alla scoperta di aver rivestito con i panni del principe azzurro, nient’altro che il palo della luce. C'è chi, non senza imbarazzo, ci si accorge di condividere il letto con un estraneo e chi preferisce organizzarsi in modo da proteggere le illusioni che hanno determinato la scelta del partner, ostinandosi a far incarnare all'altro il ruolo di partner ideale, continuando a regalargli mantelli sempre più azzurri per il suo compleanno o cercando di farle calzare una scarpetta visibilmente troppo stretta. 



Ogni incontro è costellato da una miriade di aspettative. 
Tutta colpa della rappresentazione mentale dell’altro che ognuno si costruisce meticolosamente per tutta la vita e con la quale si presenta al primo appuntamento. Una rappresentazione per lo più inconscia che si traveste da abito su misura da porgere all’ignaro partner. E non importa se questi ha gusti divergenti in fatto di look o semplicemente indossa una taglia diversa. All’inizio di ogni relazione di coppia, ciascuno pretende che l’altro indossi i panni del proprio Principe Azzurro o di quella che si figura come Donna Ideale. Inizia così l’idilliaca fase dell’idealizzazione, in cui ci si innamora della propria idea della relazione e ciascuno vede dell’altro solo ciò che è in sintonia con i propri desideri ed ignora tutto ciò che se ne discosta. Il partner diviene una sorta di manichino da abbellire con accessori intonati ai propri, attraverso quella che E. Fromm definirebbe una “complessa ed egoistica proiezione di se stessi nell’altro“. Si proiettano sul partner i propri bisogni e le proprie mancanze, i vuoti interiori da riempire e i significati rassicuranti che hanno caratterizzato le proprie relazioni affettive primarie. Come scrivono Norsa e Zavattini in “Intimità e collusione”, uno dei testi cardine della mia formazione universitaria, “l’innamoramento ha a che fare con uno stato del Sé alla ricerca di qualcosa fuori da Sé“. Un gioco di identificazioni incrociate destinate però a scontrarsi presto o tardi con il principio di realtà. Con il trascorrere del tempo, infatti, complice anche la minor produzione di endorfine da parte del proprio cervello, l’illusione di aver trovato l’altra metà della mela, talvolta lascia il posto alla scoperta di aver rivestito con i panni del principe azzurro, nient’altro che il palo della luce. Accade il giorno in cui, non senza imbarazzo, ci si accorge di condividere il letto con un estraneo e la casa con uno scomodo coinquilino. Ogni relazione attraversa questo sentiero lastricato dai carboni ardenti, in cui è necessario che la coppia sottoponga le proprie aspettative al vaglio del principio di realtà. C’è chi lo attraversa indenne e, superata la fisiologica crisi, riesce ad avviare quel processo evolutivo che permette alla coppia di riassestarsi su equilibri più realistici e funzionali; qualcun altro lo abita per un pezzo, faticando per trovare la via d’uscita; c’è infine chi decide di soggiornarvi in pianta stabile, come in una prigione ben arredata, convincendosi che è ciò che ha sempre desiderato, ostinandosi (inutilmente) a voler cambiare l’altro in modo da renderlo quanto più vicino possibile al proprio ideale. In quest’ultimo caso, si tratta di coppie che preferiscono organizzarsi in modo da proteggere le illusioni che hanno determinato la scelta del partner, ostinandosi a far incarnare all’altro il ruolo di partner ideale, continuando a regalargli mantelli sempre più azzurri per il suo compleanno o cercando di farle calzare una scarpetta visibilmente troppo stretta. Ma stare insieme con lo scopo di cambiare il partner significa voler auto infliggersi la pena di condividere il letto con il fantasma delle proprie proiezioni.


Amore è dare all’Altro quello che non si ha

L’Amore è qualcosa che sfugge a qualunque definizione. Hanno provato a delimitarla entro confini descrittivi filosofi, poeti e cantori, fortunatamente fallendo miseramente. Perché l’Amore trascende i confini, ignora gli argini, sfugge a schemi precostituiti.
Se non è possibile racchiudere l’amore in categorie pronte all’uso, né affidarci a dettagliati libretti d’istruzioni per non incorrere in rapporti affettivi disfunzionali, è però possibile scegliere di riservare alle proprie esistenze la pienezza che solo i rapporti ricchi, vitali, appaganti, sono in grado di regalarci. Rapporti espressione di un bisogno di reciproca appartenenza che affonda le proprie radici in quella forma di libertà che rifugge tanto la fusionalità quanto la pretesa di controllo. Perché un rapporto affettivo possa fondarsi su questi presupposti, ognuno dovrebbe essere in grado di guardare senza pre-giudizi l’altro, di comunicare senza paura con se stesso e di accettare, senza rinnegarle, le proprie tenebre. E’ fin troppo facile dare all’altro ciò che si possiede, ciò che ci viene facile; l’Amore dovrebbe richiedere la messa in campo di risorse aggiuntive, l’impegno a mobilitare risorse nuove, a lavorare sui propri limiti (che si tratti dell’incapacità di chiedere scusa, di esprimere i propri sentimenti o di abbandonare vecchi rancori). “L’amore è dare all’Altro quello che non si ha” come scrive Recalcati, cercando di diventare migliori grazie a/e per l’Altro. “Donare all’Altro la mancanza che la sua vita apre in noi” allora, significa lasciare che l’altro ci migliori (riempendo la mancanza di quella data qualità) e restituirgli il frutto di quel cambiamento!


L’altra metà della mela

Per vivere l’amore in modo appagante, dopo la naturale fase dell’innamoramento, la coppia ha bisogno di abbandonare le reciproche immagini idealizzate che ciascuno si è costruito del partner; solo attraversando il processo della cosiddetta disillusione, infatti, è possibile giungere alla piena accettazione dell’altro come “Altro da Sè”. Perché è un’illusione aspettare che arrivi qualcuno a completarci, ad incastrarsi in perfetta sintonia con noi e con i nostri bisogni, a realizzare le nostre imprese incompiute. Una relazione di coppia dovrebbe essere l’incontro di due unità. Altrimenti rischia evolvere su un terreno minato in partenza, pronto a sgretolarsi sotto i piedi al termine della fase di innamoramento/idealizzazione, ovvero non appena l’altro ci appare per quello che è e si rifiuta di cambiare per appagare le nostre irrealistiche attese. Perché, come ammoniva Erich Fromm “È inutile cercare chi ti completi, nessuno completa nessuno, devi essere completo da solo per poter essere felice”! E a furia di cercare l’altra metà della mela, si rischia di doversi accontentare dell’ombra ingombrante dei propri desideri insoddisfatti. Perché dopotutto l’Amore richiede solo di conoscersi reciprocamente per quello che si è e decidere se è possibile, insieme, diventare qualcosa di più.

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