domenica 17 gennaio 2016

I restauri di Eugène Viollet-le-Duc. [...] la sua abilità e padronanza dei testi medievali, gli valsero la cattiva fama di “falsificatore”. Infatti, la sua teoria di intervento si basava sul cosiddetto “restauro di ripristino” o “restauro in stile”. Partendo da una attenta analisi dell’opera, egli cercava di definirne l’esatto stile originario. Successivamente, demoliva le parti aggiunte e ricostruiva tutte quelle mancanti. Pertanto, il suo obiettivo era riportare indietro le lancette del tempo e risalire all’idea progettuale, senza tenere conto dei cambiamenti apportati nel tempo e delle addizioni risalenti a epoche successive.

I restauri di Eugène Viollet-le-Duc: teoria e prassi
Scritto il marzo 11, 2015 by restaurars
Di Laura Corchia


Architetto e cultore della storia dell’architettura medievale, Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879) ha rivestito un ruolo di fondamentale importanza nel campo del restauro.

Egli iniziò ad occuparsi della conservazione dei monumenti medievali in seno alla Commissione dei Monumenti Storici, istituita in Francia in seguito alla grande rivalutazione dell’arte del Medioevo. Iniziò la sua attività come giovane ricercatore e per un lungo periodo attraversò tutta  la Francia, studiando ed analizzando il linguaggio architettonico, le varie tipologie di edifici e gli elementi architettonici che li costituivano. Il suo lavoro confluì in una grande opera, il Dizionario ragionato dell’architettura francese, edito il dieci volumi tra il 1854 e il 1868. In esso, tutti gli elementi architettonici erano classificati per periodo storico e regione e illustrati per mezzo di disegni.

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La corrente Positivista portò all’idea di censire in maniera sistematica ogni tipo di opera e monumento. La nascita di storie dell’arte divise per periodi risvegliò inoltre l’interesse per lo studio dei documenti d’archivio.

Il primo monumento di cui Viollet si occupò come Ispettore della Commissione dei monumenti storici francesi fu il progetto per il restauro della chiesa della Maddalena a Vézelay. Dai disegni che egli eseguì prima del restauro si nota che la struttura, oltre ad avere una parte ritoccata e una porta murata, stava franando. L’architetto ricostruì alcune parti cadute, pur senza completare allo stesso livello le due torri in facciata.

Un lavoro successivo fu quello del restauro della cittadella fortificata di Carcassone. L’intervento, iniziato nel 1849, lo tenne impegnato per quasi venti anni nel tentativo di restituire all’insieme un carattere e un aspetto tipicamente medievale, con tutto un repertorio di torri, guglie e merlature.

Il restauro che consacrò la fama di Viollet-le-Duc fu quello della Cattedrale di Notre Dame di Parigi (1845-64), abbandonata dopo la Rivoluzione. La struttura versava in uno stato di totale abbandono ed era stata oggetto di atti vandalici, tanto che si fece largo l’ipotesi di un suo probabile abbattimento. Viollet ripristinò sia la struttura che il ricco apparato scultoreo: nei tre portali della facciata, molte figure sono in realtà frutto di rifacimenti in stile. Inoltre, egli fece innalzare la guglia posta all’incrocio fra la navata principale ed il transetto. Realizzata in ghisa, la struttura reca alla base dodici figure di apostoli e, secondo la tradizione, uno di essi riproduce  le fattezze dell’architetto. Per quanto concerne le due torri in facciata, Viollet-le-Duc decise di non completarle, convinto che un simile intervento avrebbe mutato troppo incisivamente l’aspetto ormai consolidato nella mentalità comune di questo monumento così celebre e significativo.

Più tardi, però, proprio la sua abilità e padronanza dei testi medievali, gli valsero la cattiva fama di “falsificatore”. Infatti, la sua teoria di intervento si basava sul cosiddetto “restauro di ripristino” o “restauro in stile”. Partendo da una attenta analisi dell’opera, egli cercava di definirne l’esatto stile originario. Successivamente, demoliva le parti aggiunte e ricostruiva tutte quelle mancanti. Pertanto, il suo obiettivo era riportare indietro le lancette del tempo e risalire all’idea progettuale, senza tenere conto dei cambiamenti apportati nel tempo e delle addizioni risalenti a epoche successive. Secondo la sua concezione, bisognava terminare in stile il monumento anche se, per cause fortuite, non fosse stato completato. Rispetto al passato, dunque, si poteva essere in grado  di individuare e di riconoscere come era lo stile dell’opera in origine e, grazie ai nuovi strumenti culturali e tecnici, la si poteva riprodurre in maniera fedele.

Nella sua attività matura, Viollet-le-Duc abbandonò il rigore che aveva caratterizzato i suoi restauri giovanili e si lanciò in interventi anche molto estesi, forte della sua vastissima conoscenza teorica e storica. La sua impostazione ha influenzato molti restauri successivi e diverse città italiane sono state oggetto di demolizioni e di tentativi di ripristino del loro aspetto originario. È evidente che un restauro di questo tipo tenda a selezionare solo una fase storica e a conservare solo quella. Oggi un restauro come lo intendeva Viollet non è più concepibile, ma bisogna comunque riconoscere che è stato un personaggio di alto livello e che il suo metodo era improntato ad una serietà che lo contraddistingueva da tutti i suoi seguaci.

http://restaurars.altervista.org/i-restauri-di-eugene-viollet-le-duc-teoria-e-prassi/

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