lunedì 19 novembre 2012

Dostoevskij. Il giocatore. “Vi siete fatto di legno” osservò “non solo avete rinunziato alla vita, agli interessi vostri e a quelli della società, ai doveri di un cittadino e di un uomo, ai vostri amici (e di amici ne avevate), non solo avete rinunziato a ogni altro scopo tranne che a quello di vincere al giuoco, ma avete anche rinunziato a tutti i vostri ricordi. Vi rammento in un momento ardente e intenso della vostra vita: ma sono sicuro che avete dimenticato tutte le vostre migliori impressioni di allora, i vostri sogni, quelli di adesso, i vostri quotidiani desideri non vanno oltre al pair et impair, rouge et noir, ai dodici numeri medi e così di seguito, ne sono sicuro!”

"E che sarebbe successo, se quella volta mi fossi scoraggiato, se non avessi osato decidermi?" 
 Dostoevskij, Il giocatore.

"[...] un racconto in cui viene analizzato il gioco d'azzardo in tutte le sue forme, con i diversi tipi di giocatori; dai ricchi nobili europei, ai poveretti che si giocano tutti i loro averi, ai ladri tipici da casinò.
La nascita de Il giocatore è di per sé un romanzo: 
incalzato dai creditori, Dostoevskij aveva venduto all’editore Stellovskij i diritti a pubblicare la raccolta completa delle sue opere con la clausola che, se non gli avesse portato un nuovo libro da dare alle stampe entro il primo dicembre 1866, avrebbe perduto per nove anni i proventi su tutto quanto avesse scritto. Voleva dire ridursi in miseria
Così, con l’acqua alla gola, Dostoevskij assunse Anna Grigor'evna Snitkina, una stenografa ventenne, e con il suo aiuto terminò Il giocatore in soli ventisei giorni, consegnandolo puntualmente. 
Dopo di che la sposò. 
C’è molto di autobiografico in queste pagine, come sottolinea anche la scelta della narrazione in prima persona: dal demone del gioco con cui lo stesso Dostoevskij lottò a lungo, all’attrazione fatale per Apollinarija Suslova con la quale ebbe una burrascosa storia e il cui spirito inquieto filtra attraverso i tratti di Polina. Sono due passioni, quella per l’azzardo e quella amorosa, speculari e parimenti sterili, perché godono non del possesso dell’oggetto del desiderio, ma del brivido di sfidare la sorte, della tensione che si prova a sporgersi sul baratro. Da quel baratro Dostoevskij si è salvato (anche grazie al matrimonio con Anna), lasciandosi alle spalle la schiavitù della roulette e i fantasmi della relazione con la Suslova. Al contrario, il suo alter ego Aleksej Ivanovič continua buttare la propria vita sul tappeto verde affidandola al capriccio di una pallina che rotola.
  Nel libro Dostoevskij descrive minuziosamente gli atteggiamenti attorno ai tavoli da gioco e alle ingenti somme di denaro che vi gravitano.
  La storia si svolge in Germania, il protagonista è Aleksej Ivanovic precettore della famiglia di un generale russo. Si innamora della figliastra del generale, Polina, la quale, tramite ricatti amorosi, lo convincerà ad incominciare a giocare per lei alla roulette. Così Aleksej incomincia a giocare con i soldi di Polina e da qui inizia il suo veloce decadimento, perde il senso della misura e la razionalità.
  Un romanzo puntellato di divertenti trovate e personaggi sui generis (la nonna su tutti),
persone che perseguiranno ostinatamente i loro comportamenti di persone irrisolte e/o ciniche, pronte ad allearsi l’un con l’altra ma anche ad “usarsi” l’un contro l’altra. Perché su tutto domina e tutti sono dominati da un’unica cosa: la vanità. 
  Insolitamente leggero, trattandosi di Dostoevskij, un romanzo breve scorrevole e appagante che si legge (e rilegge) volentieri."
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Vi siete fatto di legno” osservò “non solo avete rinunziato alla vita, agli interessi vostri e a quelli della società, ai doveri di un cittadino e di un uomo, ai vostri amici (e di amici ne avevate), non solo avete rinunziato a ogni altro scopo tranne che a quello di vincere al giuoco, ma avete anche rinunziato a tutti i vostri ricordi. Vi rammento in un momento ardente e intenso della vostra vita: ma sono sicuro che avete dimenticato tutte le vostre migliori impressioni di allora, i vostri sogni, quelli di adesso, i vostri quotidiani desideri non vanno oltre al pair et impair, rouge et noir, ai dodici numeri medi e così di seguito, ne sono sicuro!”
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Il giocatore
traduzione: Elsa Mastrocicco.


E ancora una volta, adesso, mi chiesi se la amavo. E ancora una volta non seppi rispondere, cioè, per meglio dire, per la centesima volta risposi a me stesso che la odiavo. Sì, lei mi era odiosa. C’erano dei momenti (e precisamente ogni volta che concludevamo i nostri colloqui) che avrei dato metà della mia vita per strozzarla. Giuro che se fosse stato possibile affondare lentamente nel suo petto un acuminato coltello, credo che lo avrei afferrato con gioia. E nello stesso tempo giuro, su tutto quanto ho di più sacro, che se sullo Schlangenberg, la vetta di moda, lei mi avesse detto: “Buttatevi giù!” l’avrei fatto immediatamente e persino con voluttà».
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Il giocatore


Voi sapete cosa mi divora. Poiché non ho nessuna speranza e agli occhi vostri sono una nullità, vi dico sinceramente: vedo soltanto voi dappertutto e di tutto il resto non m’importa. Perché e come vi ami, non so. Lo sapete che, forse, non siete nemmeno bella?
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Il giocatore







 il sottilissimo confine tra odio e amore...



 Il difficile nella vita è che si è felici soltanto in due, diceva Edgar Lee Masters.... Sono le parole esatte di un animo tormentato. Nella vita e in amore bisogna sempre rischiare: la posta in gioco è la felicità! Ma la realtà dimostra che la vera sfida si combatte ogni giorno dentro di noi, affrontando le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre tribolazioni....E la solitudine di un innamorato solitario può essere a volte una inaspettata conquista...

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