lunedì 19 novembre 2012

Dostoevskij. Il giocatore. “Vi siete fatto di legno” osservò “non solo avete rinunziato alla vita, agli interessi vostri e a quelli della società, ai doveri di un cittadino e di un uomo, ai vostri amici (e di amici ne avevate), non solo avete rinunziato a ogni altro scopo tranne che a quello di vincere al giuoco, ma avete anche rinunziato a tutti i vostri ricordi. Vi rammento in un momento ardente e intenso della vostra vita: ma sono sicuro che avete dimenticato tutte le vostre migliori impressioni di allora, i vostri sogni, quelli di adesso, i vostri quotidiani desideri non vanno oltre al pair et impair, rouge et noir, ai dodici numeri medi e così di seguito, ne sono sicuro!”



Vi siete fatto di legno” osservò “non solo avete rinunziato alla vita, agli interessi vostri e a quelli della società, ai doveri di un cittadino e di un uomo, ai vostri amici (e di amici ne avevate), non solo avete rinunziato a ogni altro scopo tranne che a quello di vincere al giuoco, ma avete anche rinunziato a tutti i vostri ricordi. Vi rammento in un momento ardente e intenso della vostra vita: ma sono sicuro che avete dimenticato tutte le vostre migliori impressioni di allora, i vostri sogni, quelli di adesso, i vostri quotidiani desideri non vanno oltre al pair et impair, rouge et noir, ai dodici numeri medi e così di seguito, ne sono sicuro!”
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Il giocatore
traduzione: Elsa Mastrocicco.


E ancora una volta, adesso, mi chiesi se la amavo. E ancora una volta non seppi rispondere, cioè, per meglio dire, per la centesima volta risposi a me stesso che la odiavo. Sì, lei mi era odiosa. C’erano dei momenti (e precisamente ogni volta che concludevamo i nostri colloqui) che avrei dato metà della mia vita per strozzarla. Giuro che se fosse stato possibile affondare lentamente nel suo petto un acuminato coltello, credo che lo avrei afferrato con gioia. E nello stesso tempo giuro, su tutto quanto ho di più sacro, che se sullo Schlangenberg, la vetta di moda, lei mi avesse detto: “Buttatevi giù!” l’avrei fatto immediatamente e persino con voluttà».
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Il giocatore


Voi sapete cosa mi divora. Poiché non ho nessuna speranza e agli occhi vostri sono una nullità, vi dico sinceramente: vedo soltanto voi dappertutto e di tutto il resto non m’importa. Perché e come vi ami, non so. Lo sapete che, forse, non siete nemmeno bella?
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Il giocatore







 il sottilissimo confine tra odio e amore...



 Il difficile nella vita è che si è felici soltanto in due, diceva Edgar Lee Masters.... Sono le parole esatte di un animo tormentato. Nella vita e in amore bisogna sempre rischiare: la posta in gioco è la felicità! Ma la realtà dimostra che la vera sfida si combatte ogni giorno dentro di noi, affrontando le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre tribolazioni....E la solitudine di un innamorato solitario può essere a volte una inaspettata conquista...

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