martedì 31 ottobre 2017

Daniel Hill, Teoria della regolazione affettiva. Quando incontra una figura di attaccamento spaventante o spaventata, il bambino è posto di fronte a un dramma irresolubile: la fonte di sicurezza è la fonte della paura. Il piccolo è intrappolato. I bambini con attaccamento insicuro hanno carataker che spesso ne intensificano, più che attenuare, la diisregolazione. L'insensibilità e la irresponsività delle madri distanzianti e le frequenti intrusioni emozionali di quelle sottoregolate, preoccupate, peggiorano la disregolazione del bambino. E tuttavia la sopravvivenza del bambino dipende ancora dallo stare attaccato. Il problema è come stare attaccato senza diventare catastroficamente sregolato.


"Quando incontra una figura di attaccamento spaventante o spaventata, il bambino è posto di fronte a un dramma irresolubile: la fonte di sicurezza è la fonte della paura. Il piccolo è intrappolato.
I bambini con attaccamento insicuro hanno carataker che spesso ne intensificano, più che attenuare, la disregolazione. L'insensibilità e la irresponsività delle madri distanzianti e le frequenti intrusioni emozionali di quelle sottoregolate, preoccupate, peggiorano la disregolazione del bambino. E tuttavia la sopravvivenza del bambino dipende ancora dallo stare attaccato. Il problema è come stare attaccato senza diventare catastroficamente sregolato."
Daniel Hill, Teoria della regolazione affettiva.



Grazie Ivano, frammento molto interessante, ma viste le mie scarse basi di psicologia, temo che qualche concetto mi è sfuggito... Ad esempio, cosa significa "carataker"?
E poi, altra curiosità: in linea generale, l'atteggiamento di attaccamento di un bambino alla propria madre è un elemento positivo, negativo o neutro? E l'attaccamento cambia o dovrebbe cambiare in relazione all'età del bambino? E ancora, la circostanza che un bambino di un anno e mezzo è molto attaccato alla madre, può essere preso come indice di una genitorialità carente? Cioè, è da intendere come una disfunzione grave o è del tutto naturale che un bimbo di un anno e mezzo, allontanato dalla madre, inizia a piangere per il distacco?
E a cosa si riferisce Daniel Hill quando scrive "e tuttavia la sopravvivenza del bambino dipende ancora dallo stare attaccato"? Cioè, è una percezione del bambino o è un elemento "oggettivo" dimostrato o dimostrabile?



Daniel Hill, Teoria della regolazione affettiva.
Il libro è organizzato intorno ai quattro ambiti di un modello clinico: 
  • una teoria del corpo-mente; 
  • una teoria dello sviluppo ottimale della regolazione affettiva in una relazione di attaccamento sicuro; 
  • una teoria della patogenesi, che riconduce la regolazione affettiva disturbata a un trauma relazionale e a relazioni di attaccamento insicuro; 
  • una teoria delle azioni terapeutiche mirate a riparare i sistemi di regolazione affettiva. 
Hill descrive con efficacia e concretezza di riferimenti come si sviluppano i differenti pattern di attaccamento; come i pattern di regolazione si trasmettono dai caregiver ai bambini; che forma assumono, in termini neurobiologici, psicologici e relazionali, i pattern adattivi e disadattivi; in che modo i deficit di regolazione si manifestano come sintomi psichiatrici e disturbi di personalità; infine, i mezzi con cui i deficit di regolazione possono essere riparati.
http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/daniel-hill/teoria-della-regolazione-affettiva-9788860309303-2632.html



di Sabina Marianelli

Dissociazione, attaccamento e basi neurobiologiche nella regolazione affettiva personale.

Un modello mente-corpo è fondamentale per la formulazione di una teoria clinica della regolazione affettiva: già Freud postulava che la regolazione del corpo in termini pulsionali fosse fondamentale per lo sviluppo della vita mentale.
L’affetto può essere inteso come rappresentante dello stato del corpo, che viene monitorato dal sistema di regolazione affettiva: se l’affetto è regolato, l’organismo risponde in maniera flessibile all’ambiente, sia interno che esterno; mentre, se è disregolato, diventiamo dissociati, ridotti a processi automatici e a compartimenti di memoria slegati tra loro.
Quello che pensiamo come un unitario consiste, in realtà, in una serie di stati del sé e ogni stato comprende i diversi modi che si ha di pensare, sentire e agire: siamo sempre versioni differenti di noi stessi, quando siamo stressati e quando siamo rilassati, quando siamo in diverse relazioni, ruoli, contesti. 
Gli stati del sé guidano i processi cognitivi, come l’attenzione e la memoria; è per questo che ricordi e valutazioni di sé intollerabili ci disregolano e si manifestano in stati del sé dissociati: nella personalità narcisista, ad esempio, la vergogna è intollerabile e gli stati del sé associati a questo sentire devono essere isolati da quelli che hanno a che fare con un senso del sé positivo, benché grandioso.
Lo stato del sé dissociato si attiva involontariamente e in modo automatico: in quei momenti continuiamo a essere noi stessi, ma non in accordo con il senso complessivo di  noi stessi. Il senso di padronanza di sé e autocontrollo si deve alla capacità di passare in modo flessibile da uno stato all’altro, a seconda delle richieste ambientali. Solitamente questo è frutto di una modalità di attaccamento sicuro, differentemente, quindi, dagli altri stili di attaccamento, che manifesteranno problemi diversi nei passaggi di stato del sé.

Se desideriamo cambiare la capacità di regolare l’affetto, è necessario modificare il modo di operare del sistema primario di regolazione affettiva, che ha a che vedere, come si è detto, con lo stile e la storia d’attaccamento. 

La teoria dell’attaccamento moderna è l’asse portante della Teoria della regolazione di Shore: quest’ultimo, avanza l’idea che ci sia un periodo di sviluppo bifasico nello sviluppo del sistema primario di regolazione, uno scatto di crescita neurologica dalla fase prenatale ai 16-18 mesi, quando le strutture del sistema limbico si attivano e cominciano a organizzarsi con quelle corticali, oltre che mettersi in relazione prima con il sistema simpatico, poi con quello parasimpatico, circuiti che gli permettono l’elaborazione dell’informazione corporea e socio-emozionale.

Nella diade genitore-figlio, in cui si sviluppa uno stile di attaccamento sicuro, le esperienze di transazioni riuscite di regolazione affettiva vengono internalizzate come ricordi impliciti, che diventano schemi rappresentazionali e percettivi, pattern neurobiologici di regolazione e autoregolazione, che funzionano per tutta la vita.
La capacità di autoregolazione e tolleranza emotiva del caretaker sono, dunque, fondamentali ai fini della sintonizzazione; la patogenesi, di contro, si ha quando il caretaker sottopone a traumi affettivi il bambino poiché incapace egli stesso di regolazione affettiva.

Le aree implicate nel sistema menzionate finora e coinvolte come basi neurobiologiche del sistema di regolazione affettiva sono:

  • sistema limbico: processa l’informazione fisio-emozionale proveniente dal corpo e quella socio-emozionale proveniente dalle altre persone;
  • corteccia orbito-frontale: viene indicata come la parte pensante del sistema, poiché gerarchicamente più in alto, riceve ed elabora le informazioni che provengono dal sistema limbico;
  • amigdala: normalmente allertata rispetto ai predittori di stress e minaccia, è la componente più primitiva del sistema;
  • cingolato anteriore: è implicato nel riconoscimento facciale, nell’orientamento dell’attenzione, regola aggressività e arousal affettivo;
  • insula: integra l’informazione somato-sensoriale, fornendo l’esperienza incarnata, genera consapevolezza viscerale dell’affetto, creando ciò che definiamo “il vissuto”;
  • ippocampo: media la registrazione e recupero dei ricordi, in continua comunicazione con l’amigdala per la codifica emotiva dell’esperienza
Per approfondimenti:

Teoria della regolazione affettiva: un modello clinico, Daniel Hill.
https://www.cognitivismo.com/2017/10/20/saper-regolare-affettivita-e-emozioni/


L’ATTACCAMENTO: CAREGIVER.
Postato da Petronilla Corsaro il 13 agosto, 2010
L’attaccamento può essere definito come un sistema dinamico tra persone, un legame, un vincolo, la principale figura di attaccamento è quella che si instaura tra madre e figlio, che risulta essere l’attaccamento primario.
In psicologia l’attaccamento è legato alle ricerche sullo sviluppo e sull’infanzia,in relazione ai legami che si creano tra madre e figlio o con chi si prende cura del piccolo.

Il primo a spiegare la teoria dell’attaccamento dei bambini fu Bowlby, un ricercatore britannico, psicoanalista. Secondo cui il bambino appena nato instaura già un attaccamento nei confronti della madre o di chi si apprende cura di lui (figura anche definita con il termine inglese di caregiver).

L’attaccamento risulta essere una fase fondamentale dell’essere umano fin dal primo istante della sua esistenza.

Qualsiasi essere vivente ha bisogno, sente la necessità di avere questo legame, non soltanto per soddisfare i bisogni primari durante i primissimi anni di vita, ma per tutta la vita.

L’importanza dell’attaccamento durante la prima infanzia, ma anche in seguito diventa fondamentale.

Il bambino, l’infante si lega principalmente alla persona che si prende cura di lui, che principalmente è la madre.

Il legame che si instaura tra madre e figlio nella vita è indissolubile o almeno cosi dovrebbe essere in natura.

Secondo la teoria di Bowlby l’attaccamento avviene in quattro fasi:

1) 0.3 mesi il bambino ,pur riconoscendo la figura umana quando compare nel suo campo visivo ,non riconosce specificatamente le persone.

Questa fase prende il nome di pre-attaccamento.

2) seconda fase che va da 3 a 6 mesi avviene l’attaccamento in formazione ,il bambino inizia a riconoscere le persone e riesce a distinguere le persone che lo coccolano o che si prendono cura di lui.Inizia la paura per l’estraneo.

3) terza fase:angoscia va da 7-8 mesi iniziano a percepire la lontananza della figura che si prende cura, inizia l’angoscia dell’allontanamento.

4) quarta fase:dai 3 anni in su :formazioni di legami,la figura allevante viene riconosciuta dal bambino,che oltre al riconoscimento delle caratteristiche fisiche,il bambino diviene consapevole dei suoi sentimenti ,inizia a provare emozioni,sensazioni.

Mary Ainsworth, collaboratrice di Bowlby elaborò una serie di esperimenti in laboratorio per determinare il tipo di attaccamento e, quindi, quanto esso influisce sulla vita dell’infante e sulla sua psiche.

La sequenza osservativa della Ainsworth suddivisa in quattro fasi, conosciuta come strange situation, consiste nel legame che scaturisce l’attaccamento tra madre e figlio.

  • Stile “Sicuro” 
in questa fase il bambino nel momento in cui la madre esce ed entra l’estraneo il bambino appare turbato,al ritorno della madre si tranquillizza e si lascia consolare.

  • Stile “Insicuro Evitante”
il bambino esplora l’ambiente ignorando la madre è indifferente alla sua uscita e non si lascia avvicinare al suo ritorno.

  • Stile “Insicuro Ambivalente”
il bambino ha comportamenti contraddittori a tratti ignora la madre e a tratti la cerca.

  • Stile “Disorganizzato”
il bambino mette in atto dei comportamenti stereotipici, ed è sorpreso, stupefatto quando la madre si allontana.

In queste fasi si evince il rapporto tra madre e figlio, l’instaurarsi della sicurezza, ma soprattutto nella sana consapevolezza del sentimento che la madre nutre per il lui.

Secondo Bowlby, ma soprattutto in base alle ricerche che sono state effettuate si comprende che molti disturbi psichici infantili e alcune psicopatologie dell’adulto hanno origine dallo stress provocato da queste ripetute esperienze traumatiche, che si instaurano durante la separazione tra madre, cargiver,e bambino.

Il legame istauratosi con la figura di attaccamento che principalmente è la madre, ma come abbiamo accennato in precedenza può essere chiunque non esclusivamente la madre biologica, ma adottiva o quant’altro.

Ciò scaturisce che per un bambino il genitore biologico o il genitore acquisito hanno la stessa importanza per la sua crescita.

Il legame di sangue è importantissimo, ma non fondamentale.

Genitori non si nasce ma si diventa, l’amore e il legame che si instaura è incondizionato va oltre il legame biologico.

L’importanza di una figura di attaccamento stabile per l’infante,il caregiver, è fondamentale, essa deve essere una figura stabile, l’infante deve instaurare in primo luogo la sicurezza, quindi la certezza che quella figura ci possa essere sempre, anche quando si allontana deve imparare ad avere la consapevolezza del suo ritorno.

Se questa sicurezza o questo caregiver dovesse continuare a cambiare, oppure non riuscisse a dare certezza di stabilità nel legame, quindi non ritornare, diventando imprevedibile, inizierà ad instaurarsi nell’infante l’insicurezza che comporterà la mancanza di fiducia verso il prossimo e quindi l’instabilità affettiva e psicologica dei valori primari.

Diventa fondamentale, quindi, in queste fasi garantire la stabilità dell’attaccamento, non sottovalutando mai la sua importanza, principalmente nei bambini, che si vedono strappati ai genitori, o allontanati momentaneamente da essi per svariati motivi.

Il non garantire una figura stabile comporterà nell’infante, -il più delle volte-  non poter garantire una crescita psicologica sana.

L’affidamento ad altre famiglie, istituti, soprattutto nei primissimi anni di vita sono un rischio per il bambino, se non si dovesse instaurare una figura stabile di attaccamento, che come abbiamo già visto non deve essere essenzialmente la madre biologica, seppur importantissima, o madre affidataria, in questa fase diventa fondamentale il legame affettivo, l’instaurarsi della fiducia e della sicurezza.

Quando la figura di attaccamento è instabile aumenta l’instabilità nel bambino,ma soprattutto vengono a crearsi traumi che più delle volte sono in reversibili dando origine a vere e proprie psicosi o instabilità psicologica,come può essere la schizofrenia.

Quindi non neghiamo mai all’infante la sicurezza,la possibilità di instaurare fiducia.

Diamo pieno spazio all’attaccamento sano che è fondamentale per una mente sana.

Pensiamo un po’ di più alla psiche del bambino,ai suoi bisogni e un po’ meno al nostro egoismo.

Di Petronilla Corsaro
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