mercoledì 18 ottobre 2017

Editto di Fontainebleau, 18 ottobre 1685. Casse di conversione. Le abiure dei protestanti - soprattutto di notabili, di commercianti e di artigiani che vedevano compromessa la loro attività - s'incrementarono dal 1675 a seguito della creazione, ideata dal ministro Paul Pellisson, delle Casse di conversione, finanziate a loro volta dalla Cassa degli Economati, precedentemente costituita con i proventi derivanti dalle abbazie vacanti: ogni conversione veniva ricompensata con una somma di denaro. L'idea non era nuova, dal momento che già dal 1598 l'Assemblea del clero francese aveva deliberato di ricompensare con denaro i pastori che si fossero convertiti al cattolicesimo. La Cassa di Pellisson seduceva soprattutto gli ugonotti più poveri ma fu sfruttata anche da persone che si dichiaravano falsamente ugonotti convertiti o che ritenevano bene convertirsi più volte. In ogni caso, i risultati ottenuti furono molto inferiori alle attese, ottenendo in tre anni circa diecimila conversioni, vere o presunte, in tutto il regno. I polemisti protestanti non mancarono di sottolineare la mancanza di scrupoli della Chiesa cattolica, che approvava un'iniziativa che ricordava la vecchia e mai abrogata pratica delle indulgenze.

Editto di Fontainebleau, 18 ottobre 1685.
Luigi XIV di Francia promulga l'editto di Fontainebleau, revocando l'editto di Nantes - di Enrico IV - che aveva confermato ai protestanti la libertà di culto e aveva concesso loro diritti politici, militari e territoriali.

Il 18 giugno 1629 Luigi XIII pose l'assedio alla cittadina protestante di Alès che capitolò in nove giorni. Il 17 giugno 1629 Luigi XIII e il cardinale Richelieu, in veste militare, vi entrarono alla testa delle loro truppe e gli ugonotti furono autorizzati a partire per Anduze con la promessa di non prendere più le armi contro il re; il 28 giugno venne siglata, nel vicino campo di Lédignan, la pace, che modificò l'Editto di Nantes, revocando agli ugonotti gli acquisiti diritti politici, militari e territoriali: i protestanti persero il diritto di riunione, di avere un esercito proprio e le loro piazzeforti vennero smantellate; venne ancora mantenuta, tranne che a Parigi, la libertà di culto.

La «religione pretesa riformata» - questa era la formula utilizzata dai cattolici - per una trentina di anni riuscì a mantenere la situazione creatasi, pur dovendo spesso ricorrere in giudizio per non perdere i residui riconoscimenti. Del resto, il cardinale Richelieu rispettò le conclusioni della pace di Alès, dal momento che le contingenze politiche, che lo vedevano alleato con i principi protestanti tedeschi e con la Corona svedese nella guerra dei Trent'anni, gli consigliavano di evitare ogni conflitto interno con gli ugonotti.

La pratica attuazione del progetto di smantellamento dell'Editto di Nantes iniziò nel 1661, con l'emissione di decreti reali che facevano divieto ai pastori di predicare fuori dai templi e perciò anche nelle città che fossero prive di templi dedicati al culto riformato; i divieti furono estesi al canto dei salmi fuori dal luogo di culto

Nel 1663 fu fatto divieto alle chiese protestanti di comunicare fra di loro per lettera e furono permessi i funerali dei protestanti solo all'alba e nelle prime ore della notte, con un numero di partecipanti non superiore a trenta, ridotto a dieci l'anno successivo, salvo revocare il decreto sul numero chiuso dei partecipanti nel 1669.

Fu poi vietato ai protestanti di accedere alle cariche pubbliche di grado elevato e di esercitare un certo numero di mestieri: di fronte ai ricorsi presentati contro tali decreti, ricorsi, del resto, quasi sempre rigettati dalle corti di giustizia, nel 1665 un altro decreto reale proibì a chi fosse protestante di istruire procedimenti giudiziari e nel 1676 furono soppresse le camere comuni di cattolici e protestanti già attive nei Parlamenti di Tolosa e di Grenoble. 

Le abiure dei protestanti - soprattutto di notabili, di commercianti e di artigiani che vedevano compromessa la loro attività - s'incrementarono dal 1675 a seguito della creazione, ideata dal ministro Paul Pellisson, delle Casse di conversione, finanziate a loro volta dalla Cassa degli Economati, precedentemente costituita con i proventi derivanti dalle abbazie vacanti: ogni conversione veniva ricompensata con una somma di denaro. L'idea non era nuova, dal momento che già dal 1598 l'Assemblea del clero francese aveva deliberato di ricompensare con denaro i pastori che si fossero convertiti al cattolicesimo. La Cassa di Pellisson seduceva soprattutto gli ugonotti più poveri ma fu sfruttata anche da persone che si dichiaravano falsamente ugonotti convertiti o che ritenevano bene convertirsi più volte. In ogni caso, i risultati ottenuti furono molto inferiori alle attese, ottenendo in tre anni circa diecimila conversioni, vere o presunte, in tutto il regno. I polemisti protestanti non mancarono di sottolineare la mancanza di scrupoli della Chiesa cattolica, che approvava un'iniziativa che ricordava la vecchia e mai abrogata pratica delle indulgenze.

Alessandra Cortese
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