sabato 14 ottobre 2017

spazi e luoghi della mediazione interculturale


Incontri: spazi e luoghi della mediazione interculturale
Di Massimiliano Fiorucci

[...] La domanda, che proviene da insegnanti, educatori, ricercatori, pedagogisti, uomini politici, concerne l'asse pedagogico su cui fondare un'offerta educativa in un mondo sempre più interdipendente, multietnico e multiculturale. Che cosa viene concretamente modificato, nel quadro delle relazioni educative, dalla presenza di bambini/e, ragazzi/e nelle aule scolastiche? 
Come cambia il processo di insegnamento/apprendimento di fronte a giovani che parlano lingue diverse, con storie personali e collettive - individuali, familiari, comunitarie - legate, più o meno direttamente a seconda che si tratti di immigrati di prima o seconda generazione, a paesi diversi dal nostro? Come si modificano i comportamenti, i saperi, gli abiti cognitivi, le percezioni degli allievi, dei genitori e dei docenti italiani?
Si tratta di domande fondamentali alle quali sono state date risposte diverse, molto spesso partendo da concrete realtà educative - quella scuola di Prato, quel circolo didattico di Treviso - e cercando quasi sempre di tenere insieme le finalità laiche e critiche della scuola italiana secondo l'orizzonte della Costituzione repubblicana con le più disparate appartenenze nazionali, culturali, sociali degli allievi immigrati. Cercando, in altre parole, un civile equilibrio tra condivisione di valori e valorizzazione delle diversità, nel tentativo difficile e spesso conflittuale di proporre, da parte dei docenti più sensibili, una sorta di "pedagogia universalista della differenza"4 (4 Riprendo questa definizione dal testo di G. Marramao, Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione. Bollati Boringhieri, Torino, 2003, che propone una "politica universalista della differenza".), che includa senza omologare, che consegua l'uguaglianza degli esiti dell'apprendimento cercando di sacrificare il meno possibile le individualità. E quello che Antonio Gramsci chiamava il "conformismo dinamico", in cui lo Stato cerca di conformare le nuove generazioni a determinati valori, comportamenti e saperi, un conformismo necessario per consentire la crescita autonoma dei soggetti.
"La scuola creativa è il coronamento della scuola attiva: nella prima fase si tende a disciplinare, quindi anche a livellare, a ottenere una certa specie di "conformismo" che si può chiamare "dinamico"; nella fase creativa, sul fondamento raggiunto di "collettivizzazione" del tipo sociale, si tende a espandere la personalità, divenuta autonoma e responsabile, ma con una coscienza morale e sociale solida e omogenea"5. (5 A. Gramsci, Quaderni del carcere, a cura di V Gerratana, Einaudi, Torino, 1975, p.1537.)

Certamente una cosa è necessario fare: includere nei nostri curricoli scolastici e universitari una conoscenza meno sommaria, meno esotica, meno etnocentrica del cosiddetto altro. Il quale, in verità, è molto meno "altro" di quanto appaia ad una prima superficiale impressione; il quale, ormai da mezzo secolo, si è prepotentemente affacciato da protagonista nello scenario della storia grazie alle lotte di affrancamento dal colonialismo; il quale, infine, è in mezzo a noi, vive e lavora tra di noi. Si tratta di assumere una prospettiva di contemporaneità tra pari, di coesistenza di simili.


https://books.google.it/books?id=4PhO90ykdhkC&pg=PA32&lpg=PA32&dq=%22conformismo+dinamico%22&source=bl&ots=UUT7-AVHi8&sig=SxzUD7zKSCmRf-gHqgi9NhSv7Dk&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiY7_SD2fDWAhXsLcAKHWJODlEQ6AEILjAB#v=onepage&q=%22conformismo%20dinamico%22&f=false




Profili nell'educazione: ideali e modelli pedagogici nel pensiero contemporaneo
Di Cesare Scurati,Luciano Caimi

Emerge qui di nuovo il concetto di disciplina e la sua funzione nell'ambito della formazione, che non ha il mero significato di 'accoglimento di ordini', ma di consapevole e lucida attuazione di direttiti logiche. In questo senso, pertanto, -la disciplina non annulla la personalità in senso organico, ma solo limita l'arbitrio e l'impulsività irresponsabile, per non parlare della fatua vanità di emergere. 
"[...] La disciplina pertanto non annulla la personalità e la libertà; la questione della 'personalità e libertà' si pone non per il fatto della disciplina, ma per l'origine del potere che ordina la disciplina" 15 (15 Quaderni dal carcere, vol. III, pp. 1706-1707) , cioè a dire, in termini più propriamente e più squisitamente pedagogici, per l'intenzione di colui che 'ordina' la disciplina. Quindi, una certa coercizione, come elemento necessario alla vita sociale, entra anche nel processo educativo, non però come autoritarismo o come rigore disciplinare ma come rispondenza ad una necessità che è ancora storica, secondo le linee della realizzazione di quel conformismo dinamico, o razionale e sociale, che corrisponde alla necessità ed al minimo sforzo per ottenere un risultato utile. Pertanto, questo conformismo non può essere visto come un conformismo imposto ma come un conformismo proposto, cioè voluto ed accettato liberamente e responsabilmente. [...]

Gramsci, opponendosi alle situazioni di privilegio sociale, propugnava, almeno per il periodo dell'obbligo, e cioè almeno fino ai 14 anni di età, una scuola unica, formativa e non di preparazione professionale. Contro coloro che vorrebbero abolire ogni tipo di scuola 'disinteressata' e 'formativa' a favore di scuole professionali specializzate (e predeterminanti fin dall'inizio il futuro dell'uomo), propugna invece un sistema scolastico imperniato su una «scuola unica iniziale di cultura generale, umanistica e formativa, che contemperi giustamente lo sviluppo della capacità di lavorare manualmente (tecnicamente, industrialmente) e lo sviluppo della capacità del lavoro intellettuale. Da questo tipo di scuola unica, attraverso esperienze ripetute di orientamento professionale, si passerà a una delle scuole specializzate o al lavoro produttivo-16. Più particolarmente: l'iniziale scuola unitaria, di formazione umanistica e di cultura, con lo scopo di portare i giovani nelle attività sociali - ma dopo che essi abbiano raggiunto un certo grado di maturità e di capacità - dovrebbe corrispondere al periodo tradizionalmente rappresentato dalle elementari e dalle medie, le quali tuttavia andrebbero organizzate diversamente da quelle esistenti, sia per il contenuto che per il metodo17.

https://books.google.it/books?id=ueEtaF9UaJ4C&pg=PA145&lpg=PA145&dq=%22conformismo+dinamico%22&source=bl&ots=YJg9vHE1m7&sig=okV5vLbarDY3iD98ecFDKEzQaAE&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiY7_SD2fDWAhXsLcAKHWJODlEQ6AEIMTAC#v=onepage&q=%22conformismo%20dinamico%22&f=false

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