venerdì 30 ottobre 2015

Jean Martin Charcot. La vita e il lavoro di Charcot ruotava intorno alla diagnosi e alla classificazione di questi pazienti, che gli fornivano le descrizioni di numerosi disturbi, correlati di scoperte cliniche e patologiche [...] sposta la sua attenzione e i suoi studi sul concetto di “isteria” e avanzò il concetto rivoluzionario secondo cui le malattie che colpivano il cervello erano funzionali piuttosto che strutturali; in questo senso egli è considerato come uno dei fondatori della scienza della psicopatologia. In particolare, egli studiò il legame tra trauma e isteria locale. Charcot è considerato come uno dei primi a dimostrare il rapporto chiaro e fecondo tra la psicologia e la fisiologia



Jean Martin Charcot nasce oggi, 29 novembre del 1825 a Parigi. Medico, fondò insieme ad altri colleghi, il primo centro neurologico presso l’ospedale Salpêtrière di Parigi. Egli è considerato il fondatore della moderna neurologia: il suo nome è associato ad almeno 15 eponimi medici, di cui il più noto è la malattia di Charcot-Marie-Tooth.

Figlio e nipote di un carrozziere, originari di Champagne. 
Nell’infanzia si manifesta una personalità taciturna, che persisterà per tutta la vita e, mentre era ancora un ragazzo, dimostrò un precoce interesse per la medicina, ma non meno interesse per il disegno e la pittura, che gli ha insegnato l’importanza di rendere attente osservazioni – da cui ebbe poi grande beneficio, sia come insegnante sia come scienziato.

Come deciso da tempo, Charcot si laureò in medicina nel 1853, all’età di 23 anni, e guadagnò da subito un posto al Salpêtrière. Divenne “interne des Hôpitaux” nel 1848 e venne nominato “Chef de clinique” nel 1853, dopo aver sostenuto una tesi di dottorato sulla gotta e sui reumatismi cronici (artrite nodosa), in cui ha differenziato la gotta da altre forme di reumatismo cronico.

Divenne “médecin des Hôpitaux des Paris” (Medico per gli ospedali di Parigi) nel 1856.

Nel 1862, all’età di 37 anni, Charcot è stato nominato dirigente medico presso il Salpêtrière. 
Il nome Salpêtrière risale al tempo in cui l’edificio era una fabbrica di armi e spazio per riporre la polvere da sparo di Luigi XIII. Divenne poi un ospizio per più di 5000 pazienti indigenti. La vita e il lavoro di Charcot ruotava intorno alla diagnosi e alla classificazione di questi pazienti, che gli fornivano le descrizioni di numerosi disturbi, correlati di scoperte cliniche e patologiche. Sempre nel 1862, inoltre, fu attivo nella clinica per donne al Salpêtrière. Tra il 1866 e il 1878 sostenne lezioni ordinarie annuali sulle malattie croniche, malattie della vecchiaia e, in particolare, sulle malattie del sistema nervoso. Charcot è diventato professore aggregato nel 1860.

Dopo la guerra franco-prussiana, nel 1871, sposta la sua attenzione e i suoi studi sul concetto di “isteria” e avanzò il concetto rivoluzionario secondo cui le malattie che colpivano il cervello erano funzionali piuttosto che strutturali; in questo senso egli è considerato come uno dei fondatori della scienza della psicopatologia. In particolare, egli studiò il legame tra trauma e isteria locale. Charcot è considerato come uno dei primi a dimostrare il rapporto chiaro e fecondo tra la psicologia e la fisiologia.

Sotto la sua influenza, la malattia mentale cominciò ad essere analizzata sistematicamente e l’isteria, allo studio della quale si consacrò a partire dal 1870,venne distinta dalle altre affezioni dello spirito. Le sue opere hanno portato ad escludere il dubbio sulla simulazione da parte dei malati nella manifestazione delle crisi o dei sintomi isterici ed è stato il primo a utilizzare l’ipnosi come cura. Era convinto che la causa fondamentale dell’isteria fosse una degenerazione, di origine ereditaria, del sistema nervoso; un’interpretazione che Sigmund Freud, che era stato suo allievo dall’ottobre 1885 al febbraio 1886, smentì.

Charcot si occupò della fisiologia dell’ipnotizzato, dei suoi movimenti, dei suoi riflessi ma tralasciò i fenomeni psicologici. Charcot, che faceva esperimenti soprattutto sugli isterici, considerava il loro stato ipnotico avanzato come un vera nevrosi costituita essenzialmente da tre stati diversi:

Lo stato di letargia
che si ottiene per fascinazione o per compressione dei globi oculari attraverso le palpebre abbassate.

Lo stato catalettico: nel quale le membra restano immobilizzate nella postura che gli si impone.

Lo stato sonnambulico
che può essere ottenuto attraverso la fissazione dello sguardo e attraverso altre pratiche.
Queste tre fasi costituiscono quello che Charcot chiamò la “grande ipnosi”, o la “grande nevrosi ipnotica”.

Charcot pensò di aver scoperto una nuova malattia, che definì “isteroepilessia“, una malattia della mente e del cervello che unisce le caratteristiche di isteria e l’epilessia. I pazienti hanno mostrato una varietà di sintomi, tra cui convulsioni, contorsioni, svenimenti, e transitoria perdita di coscienza.

Joseph Babinski, suo allievo, tuttavia, affermò che Charcot aveva inventato, piuttosto che scoperto, l’isteroepilessia: i pazienti arrivavano in ospedale con vaghe denunce di disagio e di demoralizzazione ma Charcot  li convinse di essere affetti da isteroepilessia e, quindi, a diventare suoi pazienti.

L’Interesse di Charcot per i loro problemi, l’incoraggiamento degli assistenti, e l’esempio di altri spinsero i pazienti ad accettare le cure di Charcot. Questi sintomi somigliavano all’epilessia, secondo Babinski, a causa di una delibera comunale che permetteva di ospitare i pazienti epilettici e isterici insieme (entrambi con condizioni “episodiche”). I pazienti isterici, già vulnerabili alla suggestione e la persuasione, erano continuamente sottoposti in reparto ad esami neuropsichiatrici di Charcot e cominciarono a imitare gli attacchi epilettici a cui avevano ripetutamente assistito.

Babinski convinse Charcot che i medici potevano indurre una serie di disturbi fisici e mentali, soprattutto nei giovani, in persone inesperte e nelle donne emotivamente in difficoltà. Non c’era “isteroepilessia”. Questi pazienti erano stati afflitti non da una malattia ma da un’idea. Comprendendo ciò, Charcot e Babinski misero a punto un trattamento a due stadi, costituito dall’isolamento e dall’annullamento della suggestione.

I pazienti con “isteroepilessia” furono trasferiti ai reparti generali dell’ospedale e tenuti separati l’uno dall’altro, i pazienti epilettici e quelli isterici, anche dai membri del personale che erano stati indotti da simpatia o zelo investigativo a mostrare grande interesse per i sintomi. Il successo di questo primo passo è stato notevole. La rara ma impressionante epidemia di svenimenti, convulsioni, e grida selvaggia in conventi e collegi si concluse quando il gruppo di persone afflitte fu smembrata e dispersa.

Il secondo passo, la contro-suggestione, fu progettato per dare ai pazienti una visione di se stessi che li convincesse ad abbandonare i loro sintomi. Controsuggestioni drammatiche, come la stimolazione elettrica dei muscoli “paralizzati”, furono ritenute inaffidabili. La tecnica più efficace fu semplicemente ignorare il comportamento isterico e concentrarsi sulle attuali circostanze di questi pazienti. Essi erano affetti da varie forme di stress, tra cui traumi, le paure economiche, conflitti religiosi, e una convinzione (forse corretta) di essere stati sfruttati o trascurati dalle loro famiglie. In alcuni casi, il loro disagio era stata provocato da una malattia mentale o fisica. I sintomi isterici oscuravano i conflitti emotivi sottostanti e i traumi.

I membri del personale ospedaliero, intenti alla contro-suggestione, espressero il loro disinteresse verso questi sintomi con parole come: “Stai recuperando ora e dovrai fare una cura, ma cerchiamo di concentrarci sulla situazione familiare che ti può aver portato a questo“. Questo tipo di controsuggestioni riducevano la possibilità del paziente di continuare a produrre sintomi dell’isteroepilessia, che gradualmente si affievolirono, in mancanza di attenzioni. I pazienti adottarono un approccio più coerente e disciplinato ai loro problemi, trovando una soluzione più appropriata rispetto all’isteria.

Charcot stesso, un pò tardivamente d’altronde, finì per rendersi conto, poco prima della sua morte, che la strada sul quale si era avventurato era molto incerta, così prese la decisione di riprendere integralmente la questione dell’isteria e dell’ipnosi.

Sfortunatamente, soffrendo di un grave insufficienza coronarica, morì poco dopo nel 1893 a causa di un infarto del miocardio.

I contributi di Charcot alla medicina e alla letteratura medica sono leggendari. Le sue lezioni sono state pubblicate in una varietà di lingue e rimangono ancora una parte essenziale della biblioteca di qualsiasi neurologo. Infatti, mentre la correlazione tra osservazioni cliniche e dati patologici post mortem sembra banale nella nostra epoca, Charcot ha applicato questo metodo per mettere ordine al vasto numero di malattie neurologiche che mancava di una corretta descrizione e classificazione. Dobbiamo anche apprezzare la capacità di Charcot di trarre conclusioni accurate e precise, senza l’aiuto della tecnologia moderna.

Ancora più importante, la consapevolezza che Charcot ha portato a tante malattie come la sclerosi multipla, la SLA, CMT, e altre condizioni neurologiche, ulteriori contributi e dato speranze per migliori trattamenti terapeutici.

Fonte:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3064755/

http://www.whonamedit.com/doctor.cfm/19.html

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