martedì 27 ottobre 2015

Faulkner. Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata. Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori. Cercate, piuttosto, di superare voi stessi.


«Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata.
Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori.
Cercate, piuttosto, di superare voi stessi.»
William Faulkner, Sartoris, tr. Filiberto Storoni, Jandi-Sapi, 1946

LETTERATURA VISTA FAULKNER – UNA LONTANA INTERVISTA DEL GRANDE SCRITTORE AMERICANO CHE SVELA I SEGRETI DEI SUOI LIBRI, DELLA SUA SCRITTURA, LA CLASSIFICA DEI PIÙ GRANDI: THOMAS WOLFE


Faulkner: “Thomas Wolfe scriveva come se gli restasse poco da vivere, Hemingway non ha mai rischiato. Non ha mai usato una parola che il suo lettore dovesse andare a cercare sul vocabolario - - I più grandi romanzi del XIX secolo? Probabilmente quelli russi”….


Estratto da “Il gioco dell’apprendista. Dieci domande con William Faulkner” pubblicato da “La Stampa

Popeye (in Santuario) è ispirato a un prototipo umano?
«No. Simboleggia semplicemente il male. Gli ho dato due occhi, un naso, una bocca e un cappotto nero. Era un’allegoria. Non è un buon libro. Mi sono sbagliato in quel ritratto perché per me era impossibile avere un approccio scientifico».


Popeye doveva avere delle caratteristiche simili al Satana di Milton?
«No. Questo significherebbe che un tratto è buono o cattivo di per sé. Bisogna guardare il risultato. Qualunque cosa che porti disperazione è sbagliata. La coerenza si misura solo con il risultato. Bisogna espandere il personaggio per farlo durare fino alla fine del libro».


Qual è il suo miglior libro secondo lei?
«Beh, ‘Mentre morivo’ è stato il più facile e il più divertente. ‘L’urlo e il furore’ ancora continua a smuovermi. ‘Go down, Moses’ - l’ho cominciato pensando a una raccolta di storie brevi. Dopo la revisione sono diventate come sette diverse facce di una stessa cosa. È semplicemente una raccolta di storie brevi».

Come sceglie le parole?
«Nella foga di buttarle giù ne vengono fuori molte. Se ci torni sopra, ci lavori e suonano ancora vere allora lasciale».

In Le palme selvagge la tecnica che usa è automatica? Se è così, perché?
«Ho usato quella tecnica semplicemente come un espediente automatico per dare forma alla storia che volevo raccontare, la storia di due diversi tipi di amore. Un uomo che rinuncia a tutto per amore di una donna e un altro che rinuncia a tutto per fuggire dall’amore».

Che cosa sa del libro che verrà fuori prima di iniziare a scriverlo?
«Molto poco. Semplicemente comincio a scrivere. Il personaggio si sviluppa insieme al libro e il libro si sviluppa scrivendolo». [...]

william faulkner 1WILLIAM FAULKNER 1
Ha scritto Santuario per attirare l’attenzione su di sé oppure è stata un’impresa seria?
(mortificato): «Il motivo principale era che avevo bisogno di soldi. Avevo già scritto due o tre libri che non avevano venduto. Scrissi ‘Santuario’ per vendere. Quando glielo inviai l’editore mi disse: “Oh Signore! Non possiamo pubblicarlo. Ci metteranno tutti e due in prigione!”.

Non era ancora arrivato il periodo del sangue e delle budella. Appena cominciarono a vendere dei libri così, decisero di pubblicare ‘Santuario’. Mi ripresi le bozze e dissi: “No”. Ero indebitato e obbligato per contratto con il mio editore e alla fine, con la sua continua insistenza, mi decisi a pubblicarlo. Lo riscrissi completamente. Bozze interamente rifatte. Per questo motivo non amavo quel libro e non lo amo ancora oggi».

Come trova il tempo per entrare in un’atmosfera e in uno stato d’animo che conciliano la scrittura?
WILLIAM FAULKNERWILLIAM FAULKNER
«Bisogna sempre trovare il tempo per scrivere. Chiunque dica che non ha tempo vive in una finzione. Da questo deriva l’ispirazione. Non aspettare. Quando hai un’ispirazione buttala giù in fretta. Prima la butti giù più forte sarà l’immagine. Non aspettare che passi per cercare di ricatturarne la sensazione e il colore».

Quanto tempo ci mette a scrivere un libro?
«Uno scribacchino te lo può dire. Il tempo varia. Ho scritto Mentre morivo in sei settimane, L’urlo e il furore in sei mesi, Assalonne, Assalonne! in tre anni».

Si dice che lei scriva due libri alla volta. È consigliabile?
«È ok, ma non se si ha una scadenza. Scrivete finché avete qualcosa da dire».

Qual è il miglior allenamento per scrivere? Corsi, esperienza, o cosa?
«Leggere, leggere, leggere. Leggere tutto – robaccia, classici, buoni e cattivi, e vedere come fanno. Come un falegname che lavora come apprendista e studia il maestro. Leggete! Assorbirete. Poi scrivete. Se è buono lo vedrete. Se non lo è, buttate tutto dalla finestra».
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Va bene copiare uno stile?
thomas wolfeTHOMAS WOLFE
«No. Se avete qualcosa da dire, usate il vostro stile. Sarà la storia a scegliere il suo stile narrativo. Quello che vi piace si manifesterà attraverso lo stile». [...]

Stiamo degenerando? (dal punto di vista letterario)
«No. Leggere è qualcosa di necessario, un po’ come il Paradiso o un colletto pulito, ma non è importante. Vogliamo la cultura, ma non vogliamo impegnarci troppo per averla».

Suona come una critica al nostro modo di vivere.
«La critica serve. Tutti vogliono aiutare le persone, convertirle al Paradiso. Scrivete per aiutare la persone. L’esistenza di questa classe di scrittura creativa va bene per impegnare il tempo e imparare a scrivere in un periodo della vostra vita in cui il tempo è la cosa più preziosa che possedete».

Qual è l’età migliore per scrivere?
«Dai trentacinque ai quarantacinque è il periodo migliore per scrivere romanzi, il fuoco non si è spento, l’autore conosce più cose. È una scrittura lenta e il fuoco dura di più. Dai diciassette ai ventisei anni è l’età migliore per scrivere poesia. Scrivere poesie è come andare sulle stelle – tutto il fuoco è condensato in una stella. La poesia più notevole la scrivono i giovani uomini».

E cosa ci dice di Shakespeare?
«Ci sono delle eccezioni. Scrisse tanto in gioventù e negli ultimi anni».

Perché ha smesso di scrivere poesie?
thomas wolfeTHOMAS WOLFE
«Quando scoprii che le mie poesie non erano granché ho cambiato strumento. All’età di ventuno anni pensavo che le mie poesie fossero belle. Continuai a scriverne quando avevo ventidue anni, ma a ventitré smisi. Credo che il mio strumento sia la narrazione. La mia prosa è in realtà poesia». [...]

Quali romanzi (di quale nazione) sono stati i più grandi romanzi del XIX secolo?
«Probabilmente quelli russi - ricordo più nomi russi che altri».

Quale peso bisogna dare alle critiche che appaiono sulla stampa?
«Le critiche sono strumenti del mestiere. Lo fanno per soldi. È meglio non fare troppa attenzione alle critiche sui giornali. Alcune valgono la pena di essere lette, ma sono poche».
ERNEST HEMINGWAYERNEST HEMINGWAY

Quali sono secondo lei i cinque più grandi scrittori contemporanei?
«1. Thomas Wolfe; 2. Dos Passos; 3. Hemingway; 4. Cather; 5. Steinbeck.
(A questa domanda uno degli insegnanti presenti in classe si girò e aggiunse, dopo che Faulkner ebbe finito la lista: «Mi dispiace che stiamo mettendo alla prova la modestia di Mr Faulkner».

LEVINE HEMINGWAYLEVINE HEMINGWAY
A quel punto Faulkner ripeté la lista in questo modo: «1. Thomas Wolfe – ha avuto un gran coraggio, scriveva come se gli restasse poco da vivere. – 2. William Faulkner. 3. Dos Passos. 4. Hemingway – non ha coraggio, non ha mai rischiato. Non ha mai usato una parola che il suo lettore dovesse andare a cercare sul vocabolario. 5. Steinbeck – una volta avevo grandi speranze per lui, adesso non so»).









http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/letteratura-vista-faulkner-lontana-intervista-grande-scrittore-79083.htm






L’opera, lo stile
I romanzi di Faulkner ed i suoi numerosi racconti - che scrive per guadagnarsi  qualche soldo ma che sono all’altezza delle sue opere  principali - si distinguono per la loro profondità e per il loro stile invescato ed ermetico. La complessità di alcune frasi è tale che l’autore stesso riconosceva di non capirle. Ma ne L’urlo e il furore, ad esempio, il celebre “monologo di Benjy”, apparentemente sprovvisto di senso, mira a restituire il mondo così come è percepito da un idiota, e così come Faulkner lo concepisce. La nozione faulkneriana del divenire dell’umanità giustifica in sé il ricorso a questo stile. Accade lo stesso per la percezione della temporalità (lungamente studiata da Jean-Paul Sartre), che si esprime con lo sconvolgimento della successione cronologia tradizionale a favore della sua destrutturazione, di un tempo assente.

Il romanziere costruisce racconti a voci alternate, dove la verità traspare poco a poco, attraverso molte contraddizioni: in realtà, lo stile di Faulkner suppone una ritenzione, un occultamento della verità, che il lettore deve scoprire partecipando egli stesso all’azione narrata. Si può vedere qui una concezione particolare e molto relativa della realtà. D’altra parte, è lecito credere che l’utilizzo di tale tecnica stilistica corrisponda alla necessità di esprimere l’indicibile che non è senza relazione con i problemi psicologici che attanagliavano lo scrittore.  

La mitologia faulkneriana
Se l’opera  di Faulkner ha  conosciuto un successo universale  fu  forse dovuto ai  suoi démoni e alla sua sensibilità che  gli hanno permesso di trovare in sé stesso i grandi miti fondativi dell’umanità, valevoli per tutti i tempi e tutti i paesi. Il suo è pertanto un realismo a sfondo mitologico. Così André Malraux, riprendendo la critica americana, poté scrivere: “Santuario, è l’irruzione della tragedia greca nel romanzo poliziesco.”

Fra questi miti primordiali si rinviene  quello degli antenati fondatori, compreso in particolare modo il bisnonno dell’autore, sotto le palesi spoglie  del colonello Sartoris, nume tutelare della sua tribù. E il mito dell’incesto, presente in tutte le culture, appare anche nell’opera di Faulkner, come anche i miti legati alla fertilità: il tema della donna incinta (fecondità della donna, fecondità della terra) ritorna nella maggior parte dei suoi romanzi. Parallelamente, il mito ossessivo della morte e della rinascita si trova nel richiamo della distruzione di un Sud “invitto” dopo la guerra di Secessione. INFINE, e soprattutto, il grande mito faulkneriano  è quello della lotta eterna tra il bene ed il male, tra “noi” e “loro” (il Sud ed il Nord).  
http://lafrusta.homestead.com/pro_faulkner.html


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