lunedì 12 ottobre 2015

Gian Maria Volontè. Io accetto un film o non lo accetto in funzione della mia concezione del cinema. E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico. Il cinema apolitico è un'invenzione dei cattivi giornalisti. Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità.

GIAN MARIA VOLONTÈ, ARTISTA MILITANTE

"Io accetto un film o non lo accetto in funzione della mia concezione del cinema
E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico. Il cinema apolitico è un'invenzione dei cattivi giornalisti. Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c'è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, così come il teatro, la televisione. Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l'arte e la vita."
Gian Maria Volontè


Gian Maria Volonté, 1933-1994, secondo Francesco Rosi "uno dei più grandi attori del cinema mondiale"; protagonista di capolavori come Per un pugno di dollari, Uomini contro, Sacco e Vanzetti, Giordano Bruno, La classe operaia va in paradiso, Sbatti il mostro in prima pagina, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Todo modo, Il caso Mattei, e tanti altri

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