giovedì 8 ottobre 2015

Il biologo austriaco Rupert Riedel suggeriva che le scienze naturali sono semicieche, hanno cioè una struttura teorica forte, ma un orizzonte inadeguato ai problemi della contemporaneità. Le scienze sociali sono invece semimute: abbracciano ampie prospettive, ma non hanno sviluppato un sufficiente rigore metodologico. In altre parole, l’uomo deve ridurre la frammentazione dei saperi facendoli dialogare costantemente: Dante con la teoria della relatività, Goethe con la fisica quantistica, Shakespeare con la termodinamica, Kant con il Dna. I saperi non vanno mai soli: scienziati e umanisti devono parlarsi sempre di più. Ma succede assai raramente, e quando avviene si pretende di ridurre tutto a un calcolo



“Il biologo austriaco Rupert Riedel suggeriva che le scienze naturali sono semicieche, hanno cioè una struttura teorica forte, ma un orizzonte inadeguato ai problemi della contemporaneità. Le scienze sociali sono invece semimute: abbracciano ampie prospettive, ma non hanno sviluppato un sufficiente rigore metodologico. In altre parole, l’uomo deve ridurre la frammentazione dei saperi facendoli dialogare costantemente: Dante con la teoria della relatività, Goethe con la fisica quantistica, Shakespeare con la termodinamica, Kant con il Dna. I saperi non vanno mai soli: scienziati e umanisti devono parlarsi sempre di più. Ma succede assai raramente, e quando avviene si pretende di ridurre tutto a un calcolo”.
Andrea Segre, Economia a colori, Einaudi, Torino.




Sono convinta che la frammentazione sempre più minuziosa delle scienze sia un autogol inconsapevole (?) che, la scienza stessa, chiama specializzazione.


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