venerdì 3 agosto 2012

Cervantes. Faccia attenzione, vostra signoria, quelle cose là non sono giganti, ma mulini a vento

Che è la vita? Una follia. Che è la vita? Un’illusione, un’ombra, una finzione, ed è piccolo il più gran bene, perché tutta la vita è un sogno ed i sogni sono un sogno.
Calderon de la Barca



Il 16 gennaio del 1605 viene pubblicato a Madrid il romanzo "Don Chisciotte della Mancia" di Miguel de Cervantes Saavedra destinato a diventare uno dei capisaldi della letteratura mondiale.


“Si eminente per celebrità da non vantarne l’uguale i passati, i presenti e fors’anco i secoli a venire.” Così Miguel de ‪Cervantes‬ Saavedra, scrittore, poeta e drammaturgo spagnolo, descrive nel ‪Don Chisciotte‬ la battaglia di ‪Lepanto‬.
Cervantes è infatti tra i più entusiasti partecipanti alla battaglia. Arruolatosi come soldato, s’imbarca sulla galera Marquesa, al fianco di don Giovanni d’Austria, dove chiede di essere schierato in prima linea.
Rimasto ferito durante la lotta, sarà proprio durante la convalescenza, ricoverato all’Ospedale Grande di Messina, che intraprenderà la stesura del Don Chisciotte della Mancia.

In un paese della Mancia, di cui scordo il nome, abitava non molto tempo fa un gentiluomo di quelli con la lancia esposta nella rastrelliera, lo scudo antico, un cavallo tutto ossa e un buon cane da caccia. Uno stufato, di vacca più che di agnello, insalata di carne trita e cipolla il più delle sere, uova e lardo il sabato, lenticchie al venerdì, qualche piccioncino alla domenica, gli prendevano i tre quarti delle rendite. Il resto se ne andava per il tabarro di panno nero, le brache e le scarpe di velluto per i giorni di festa, dato che durante la settimana si vestiva decorosamente di lana grezza, ma della migliore. Teneva in casa una governante che passava i quaranta e una nipote quasi ventenne, oltre a un garzone per i lavori in campagna e la spesa in piazza, che gli faceva pure da stalliere e da gardiniere. Il nostro gentiluomo toccava i cinquanta; era robusto, asciutto nel corpo e nel viso, assai mattiniero e appassionato di caccia. Pare che di cognome facesse Chisciada o Chesada, ma non c'è accordo fra gli autori che se ne occupano, e altre verosimili congetture lo darebbero per Chisciana. La cosa, a dire il vero, ha poca importanza, l'essenziale è che il racconto della sua vicenda non si discosti, neppure di poco, dalla verità".
Miguel de Cervantes - Don Chisciotte della Mancia


"In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da séguito. Qualcosa in pentola, più spesso vacca che castrato, quasi tutte le sere gli avanzi del desinare in insalata, lenticchie il venerdì, un gingillo il sabato, un piccioncino ogni tanto in più la domenica, consumavano tre quarti delle sue rendite; il resto se ne andava tra una casacca di castoro con calzoni e scarpe di velluto per le feste, e un vestito di fustagno, ma del più fino, per tutti i giorni."
[Incipit di "Don Chisciotte della Mancia" (traduzione di Ferdinando Carlesi) di Miguel de Cervantes, che nacque oggi, nel 1547

In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa, più vacca che castrato, brandelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un pò di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi. Al resto davano fine la zimarra di castorino, i calzoni di velluto per le feste con le corrispondenti controscarpe pur di velluto. Nei giorni fra settimana poi gli piaceva vestire d'orbace del più fino.
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia
(traduzione di Alfredo Giannini)
En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. Una olla de algo más vaca que carnero, salpicón las más noches, duelos y quebrantos los sábados, lentejas los viernes, algún palomino de añadidura los domingos, consumían las tres partes de su hacienda. El resto della concluían sayo de velarte, calzas de velludo para las fiestas con sus pantuflos de lo mismo, los días de entre semana se honraba con su vellori de lo más fino.



Caro Sancio, le nostre opere non devono uscire dai limiti impostici dalla religione cristiana, che noi professiamo. Dobbiamo uccidere l’orgoglio nella persona dei giganti, l’invidia con la generosità e la grandezza d’animo; l’ira col tranquillo contegno e la serenità dell’animo; la gola e il sonno con l’astinenza e con la veglia; la lussuria e la lascivia col serbar fede a quelle che abbiamo fatte signore dei nostri pensieri, la pigrizia con l’andar per tutte le parti del mondo a cercar le occasioni che ci possan fare e ci facciano, oltre che buoni cristiani, famosi cavalieri. Ecco, o Sancio, i mezzi con cui si acquistano gli estremi della lode che trae con sé la buona fama
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte


Lì vidi un signor molto piccino, che tutti dicevano che era molto grande, il quale, quando andava a passeggio, era seguito da un uomo a cavallo, e tutte le giravolte che faceva lui, le faceva anche quell'altro, tanto che pareva la sua coda.
Miguel de Cervantes Saavedra, Don Chisciotte della Mancia: I, 21

«Cotesto non può darsi - rispose Don Chisciotte - dico che non può darsi che ci sia cavaliere errante senza dama, perché a costoro è altrettanto proprio e naturale essere innamorati quanto per il cielo l’essere stellato».
Miguel de Cervantes, “Don Chisciotte”


Se della virtù ti farai un modello e ti pregierai delle azioni eccellenti, non avrai invidia dei principi e dei signori: perché il sangue si eredita e la virtù si acquista: e questa basta da per sé sola, ciò che non può dirsi della nobiltà.
Miguel de Cervantes


"La fortuna va incamminando le nostre cose assai meglio di quanto potremmo desiderarlo, perché guarda lì, amico Sancio Panza, che ci si mostrano trenta e più smisurati giganti, con i quali ho intenzione di azzuffarmi e di ucciderli tutti, così con le loro spoglie cominceremo ad arricchirci, che questa è buona guerra, ed è fare un servizio a Dio togliere questa mala semenza dalla faccia della terra".
"Che giganti?" disse Sancio Panza.
"Quelli che vedi là", rispose il suo padrone, "dalle smisurate braccia; e ce n'è alcuni che arrivano ad averle lunghe due leghe."
"Badi la signoria vostra", osservò Sancio, "che quelli che si vedono là non son giganti ma mulini a vento, e ciò che in essi paiono le braccia, son le pale che girate dal vento fanno andare la pietra del mulino."
"Si vede bene", disse don Chisciotte, "che non te n'intendi d'avventure; quelli sono giganti; e se hai paura, levati di qua, e mettiti a pregare, mentre io entrerò con essi in aspra e disugual tenzone."
 Miguel de Cervantes, "Don Chisciotte della Mancia"


Faccia attenzione, vostra signoria, quelle cose là non sono giganti, ma mulini a vento
Miguel de Cervantes - Don Chisciotte della Mancia
(Le illusioni ci fanno a volte vedere e temere quello che non c’è)


Dio benedica chi ha inventato il sonno, mantello che avvolge i pensieri di tutti gli uomini, cibo che soddisfa ogni fame, peso che equilibra le bilance e accomuna il mandriano al re, lo stolto al saggio.
Miguel de Cervantes

I nostri peggiori nemici, e quelli con cui dobbiamo combattere più di tutti, sono dentro
Miguel de Cervantes y Saavedra

– Ma io non voglio dir questo – replicò Sancio –: voglio solo dire che fin tanto che dormo, non ho né paure, né speranze, né tormento, né gloria; e benedetto colui che inventò il sonno, mantello che ricopre tutti quanti gli umani pensieri, cibo che toglie la fame, acqua che fuga la sete, fuoco che scalda il freddo, freddo che calma l’ardore, e insomma moneta universale con cui si acquistano tutte le cose, bilancia e peso che fa eguale il pastore al re e lo sciocco al sapiente. Solo una cosa ha di male il sonno, a quanto ho sentito dire, ed è che rassomiglia alla morte, perché da un dormiente ad un morto c’è poca differenza.
Miguel de Cervantes Saavedra - El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha


Non muoia, signor padrone, non muoia. accetti il mio consiglio, e viva molti anni, perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo, senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall'avvilimento. Su, non faccia il pigro, si alzi da questo letto, e andiamocene in campagna vestiti da pastori come s'è fissato, e chi sa che dietro a qualche siepe non si trovi la signora Dulcinea disincantata, che sia una meraviglia a vedersi. 
Miguel de Cervantes 


Come scriveva Cervantes: 
Due volte sciocco colui che, svelando un segreto a un altro, gli chiede caldamente di non svelarlo a nessuno”. Infatti se voi stessi non sapete mantenerlo, come potete pretendere che l’altro lo faccia?


Nel mondo non c’è che due razze, diceva mia nonna, quella di chi ha e quella di chi non ha
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte, 1605/15



"Tu sei consunto, povero amico mio, da una febbre incessante, da una sete di oceani incolmabili e senza confini, da una fame di universi e da una nostalgia d’eternità. Tu soffri della ragione. E non sai quel che vuoi. Ma adesso, adesso tu vuoi andare al sepolcro del Cavaliere della Follia e là scioglierti in lacrime, consumarti di febbre, morire di sete d’oceani, di fame d’universi, di nostalgia d’eternità."
Brano tratto da Miguel De Unamuno - Vita di Don Chisciotte e Sancio - il sepolcro di Don Chisciotte



Dedicato
«A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari,
a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore,
a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche
agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali,
ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.
In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene…
a tutti i teatranti».
Corrado D'Elia
Miguel de Cervantes, “Don Chisciotte”

“A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento. Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno. Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti. Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro. A tutti quelli che ancora si commuovono. Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni. A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato. Ai poeti del quotidiano. Ai “vincibili” dunque, e anche agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo. Agli eroi dimenticati e ai vagabondi. A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, ancora si sente invincibile. A chi non ha paura di dire quello che pensa. A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà. A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione. A tutti i cavalieri erranti. In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene… a tutti i teatranti.”
Corrado D'Elia
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia




il testo che hai appena pubblicato , attribuendolo a Miguel Cervantes, è in realtà di Corrado d’Elia e fra parte dall’opera teatrale intitolata "Don Chisciotte": E' un testo che Corrado D'Elia ha scritto due anni fa. Su Fb gira da tempo indisturbato , sempre attribuito al grande Miguel Cervantes. Ma lo stile non è assolutamente il suo e si "sente".
Ecco la fonte dove la poesia è pubblicata:
https://www.teatrolibero.it/events/2012-2013/don-chisciotte

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