mercoledì 29 agosto 2012

Giordano Bruno. PERCHÉ LA MEMORIA È L’UNICA “COSA” CAPACE DI MUOVERSI IN OGNI LUOGO SENZA SOFFRIRE LE LIMITAZIONI DELLA MATERIA E DELLO SPAZIO?

La nostra anima è Greca
Come accennato nella nota << Il “Cerchio” di Giotto >> pare che quest’artista sia pervenuto ad una scoperta che fece filtrare in ogni ambito della sua produzione, quasi poi a CONSENTIRE A CHI VENNE DOPO DI LUI DI AFFERMARE CHE LA MEMORIA (IN UN CERTO SENSO) È SFERICA (Cerchio+Volume).
In numerosi suoi trattati GIORDANO BRUNO (di due secoli successivo) si occupò di FORME GEOMETRICHE, quali il punto, la sfera, e in fisica dell’atomo, considerando però questi “elementi” in un’accezione più completa (o almeno con lui la questione divenne esplicita) perché inseriti in un contesto di SPAZIO e di MOVIMENTO.
Non si vuol qui analizzare nel dettaglio le opere propriamente “scientifiche” del Nolano (rimandiamo magari ad autonoma trattazione), ma È CHE CON LUI CHE L’UMANITÀ “MODERNA” INIZIA PORSI UNA DOMANDA DI GRAN RILIEVO:
PERCHÉ LA MEMORIA È L’UNICA “COSA” CAPACE DI MUOVERSI IN OGNI LUOGO SENZA SOFFRIRE LE LIMITAZIONI DELLA MATERIA E DELLO SPAZIO?”.
Noi di Metafisica del Colore baratteremmo un mese di ferie a Bora Bora pur di poter avere l’opportunità di incontrare Giordano Bruno de visu, anche solo per un’ora, per farci spiegare la questione a voce. Ma poichè ciò non è possibile, vi proponiamo la nostra ricostruzione (personalissima ed in quanto tale probabilmente anche fuori tema) sul perché – o uno dei PERCHÉ – LA MEMORIA ABBIA UNA POTENZA TALE DA ESSERE IN UN MODO O IN UN ALTRO RAGIONE DI VITA. E per facilitare il ragionamento vi rassegnamo uno stralcio, per noi di particolar pregio, dell’introduzione del libro di Alberto Rosati, edito da Triquetra Palermo, Nei LABIRINTI DELLA MEMORIA.
La risposta è che forse LA NOSTRA ANIMA È GRECA?
Parrebbe di sì: “tutte le volte che ci rivolgiamo alla poesia, quando cerchiamo in essa le nostre motivazioni originarie, bilanci non occasionali stilati nella verità del cuore e non al chiarore, talvolta arido della ragione. La poesia vera da questo si distingue, dall’esser poesia vissuta, riflessione dell’anima su se stessa. In Grecia Mnèmosine era la madre di tutte le Muse, la Memoria, sorgente perenne di vita. E la Memoria, quella con la M maiuscola, è una sorgente perenne della creatività dello spirito. Essa è innanzitutto verità per definizione e, difatti, una parola chiave nella cultura ellenica ci fornisce la cifra di essa: LA VERITÀ È ALÈTHEIA, <<IN-NASCOSTEZZA>>, IN CONTRAPPOSIZIONE A LETHE, L’OBLIO DELL’ANIMA CHE ANNULLA L’INDIVIDUO E LE SUE CREAZIONI. Ma la memoria presuppone il difficile itinerario del LABIRINTO, anch’esso notissimo simbolo greco che allude e prefigura alle antiche ESPERIENZE INIZIATICHE DELLA VITA, UNA PROVA DIETRO L’ALTRA, PER POI RICOMINCIARE ANCORA. LA PROVA DEL LABIRINTO È BEN EVIDENTE IN CHI ESERCITA QUOTIDIANAMENTE L’IMPEGNO DEL PENSIERO. Così non è proprio un caso che Socrate, sapiente di grande rigore, trascurasse talvolta la dialettica alla ricerca della viva sorgente poetica. E non è neppure un caso che ALÈTHEIA, LA <<MEMORIA-VERITÀ>>, introduca Parmenide nel suo viaggio verso l’Essere. La parola d’ogni giorno è tranello mortale; non però QUELLA SUSSURRATA SEMPLICEMENTE DAL CUORE, LADDOVE LA RAGIONE ARIDA, CEDE IL PASSO ALLA POESIA DELLA MEMORIA, CHE È VITA VERA”.
 E non è affatto un caso che Giordano Bruno fosse anche poeta e che, pur riconoscendo il grande potere della mente, abbia sposato la causa del cuore, ossia quella DELLA RISCOPERTA DELLA MEMORIA, COME SORGENTE DELLA VITA VERA.
E sarà un caso che ARCHIMEDE stesso fu dedito alla ricerca intesa come memoria-verità? Chi lo sa.
Certo è che fu un eccelso matematico: in lui sommamente si armonizzarono la scienza e la filosofia, essendo egli pervenuto all’invenzione non solo di opere tecnologiche, ma anche di “VERIFICA” DELLA NOSTRA ORIGINE UNIVERSALE. E probabilmente fu nel percorso della sua ricerca “verso le stelle” che fu in grado di donarci le odierne e fondamentali LEGGI DELLA MECCANICA, ossia, detto in parole povere, del COMPORTAMENTO DELLE COSE NELLO SPAZIO E DEL LORO MOVIMENTO.
Lo stesso Galileo Galilei, parecchi secoli dopo, ebbe a sostenere “ Non mi pare che in questo luogo sia da passar con silenzio l’invenzione d’Archimede d’ALZAR L’ACQUA CON LA VITE: la quale NON SOLO È MERAVIGLIOSA, MA È MIRACOLOSA; POICHÉ TROVEREMO CHE L’ACQUA ASCENDE NELLA VITE DISCENDENDO CONTINUAMENTE”. Meccanismo che, per tramite di sfere rotanti, rimanda al processo conoscitivo che filosoficamente può ben riassumere il moto dell’Anima e della Memoria, come da figura qui scelta (La scala dell’ascesa e della discesa, dal Liber de ascensu et descensu intellectus di Ramon Lullo, edito a Valenza nel 1512).
Ad Archimede, non si dimentichi, è anche attribuita l’INVENZIONE DEL PLANETARIO, un “attrezzo” che riproduceva su una sfera la volta del cielo, simulando altresì il moto dei pianeti (notizia a noi giunta “verbis” da tal Puppa che fa espresso riferimento ad un’opera del matematico, non pervenuta a nostri giorni, intitolata “Sulla costruzione delle Sfere”).
E le sfere, si sa, ruotano intorno a se stesse ed intorno a qualunque oggetto X.
L’opera di Archimede, totalmente considerata, è stata certamente l’acme della scienza antica, cui nemmeno l’Impero Romano seppe dare più impulso, né pareggiare con geni a lui simili. Si ritiene però, a torto, che tale scienziato non abbia avuto discendenti di rilievo in grado di eguagliarlo (non fino almeno al sopraggiungere della prima età moderna, coincidente grosso modo con il periodo a cavallo tra il 1500 e 1600). Lo si ritiene a torto infatti, a nostro avviso, in quanto IPAZIA D’ALESSANDRIA (nemmeno citata in sol testo scolastico di filosofia , ma nota astronoma, matematica, filosofa e fisica) riprese e perfezionò le teorie sulla sfera, sul cilindro, sulle sezioni e sulla rotazione dei corpi, anche celesti (da cui i suoi studi sull’ellisse, la parabola e l’iperbole, oltre che sul galleggiamento dei corpi e sulla densità dei liquidi che le diede il merito dell’invenzione sia dell’astrolabio che dell’idrometro).
Dopo il fulgido esempio di tale scienziata, ove la grecità assurse a concetto massimo di Libertà di pensiero e di spirito, LA SCIENZA INIZIÒ A FRAMMENTARSI E FU ENORMEMENTE DIFFICILE TROVARE GENI CHE SOMMASSERO IN UN SOL PERSONAGGIO OGNI TIPO DI ARTE (MATEMATICA, GEOMETRIA, FILOSOFIA, POESIA, SCULTURA, PITTURA e così via discorrendo).
I SAPERI SI DIFFERENZIARONO E DIVENNERO SETTORIALI (un po’ come nelle Sacre Scritture vien descritto l’evento circa la Torre di Babele); FINO AL 1300, SECOLO IN CUI INIZIARONO A PREPARASI NUOVAMENTE (come in un ipotetico giro di vite, ascesa e discesa) I GERMOGLI DELLA CONOSCENZA UMANISTICA, UNIVERSALMENTE INTESA. DI LÌ A POCO TOMMASO CAMPANELLA, GIORDANO BRUNO, FRANCESCO BACONE, E LO STESSO GALILEO GALILEI: tutti filosofi-scienziati-alchimisti.
Non a caso Giordano Bruno, al suo ritorno dal soggiorno inglese, ebbe ad occuparsi e a pubblicare testi sulla “CIRCOLARITÀ” COME FONDAMENTO DELL’ATOMO (fisica), del punto (geometria), giungendo fino al concetto di MONADE in metafisica.
Concetti che con una visione prettamente scientifica, ove nella scienza era però l’Anima e la Magia della Memoria, cercò di superare negli ultimi anni della sua vita, giungendo all’assunto che IN PROSSIMITÀ DELL’UNO, DELL’INFINITO, DELL’ASSOLUTO, FORME, SEGNI E SIMBOLI PERDONO OGNI LORO SIGNIFICATO PROBANTE ED ONTOLOGICO, servendo all’intelletto dell’uomo solo a valicare la frontiera del primo ricordo d’Immenso.
La Memoria, come nostalgia dell’Universo, dunque, ci ha reso il Nolano nella sua “forma” perfetta: non solo filosofo, mago e scienziato, ma anche Poeta.
Annalisa Rosati
(Nota dedicata a mio padre)
http://www.metafisicadelcolore.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=198%3Ala-nostra-anima-%C3%A8-greca&Itemid=63

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