giovedì 29 giugno 2017

Melita Cavallo. I segreti delle madri.

Introduzione.

Il valore della verità 

Parte prima.
Segreti in famiglia

1. La madre bambina
Napoli, fine anni Settanta
Napoli, quindici anni dopo
Roma, aprile 2005

2. La dimensione dell'attesa
Napoli, primi anni Ottanta
Roma, primi anni Duemila

3. Scavalcare il destino
Antefatto
Napoli, fine anni Settanta
Napoli, sedici anni dopo

4. Il colore della verità
5. Oscurantismo materno
6. Storie incrociate

Parte seconda.
Il segreto sulle origini

7. Ritrovarsi per caso
8. Il filo mai spezzato
9. Ti ringrazio di avermi detto sì
10. Il silenzio nell'incontro
11. Così vicine così lontane
12. Rintraccio "fai da te"

Appendice
1. Il diritto alla conoscenza delle origini
2. Il rintraccio tic Ila madre biologica


Introduzione.

Il valore della verità.
Le persone mentono con grande disinvoltura e spesso in maniera molto convincente, perché la menzogna produce sicuramente un vantaggio, o evita uno svantaggio, almeno nel breve periodo. Persino il bambino impara molto presto a mentire, per difendersi, ad esempio, dall'accusa di aver preso i cioccolatini messi da parte per gli ospiti; e il ragazzo che ha rubato dal portafoglio del padre una banconota da 50 euro per portare la ragazza in pizzeria lascerà che il padre sospetti della domestica. Per i bambini e i ragazzi infrangere la regola e mentire è fenomeno diffuso, perché l'immaturità non consente di resistere al vantaggio immediato. E allora si può ben comprendere e non colpevolizzarli oltre misura: in questi casi va perciò inflitta una punizione minima, ma che riaffermi con forza la regola di lealtà e trasparenza nei rapporti intrafamiliari, valori indispensabili per tenere unita la famiglia nel tempo.

Mi sembra di poter dire che questa tendenza -direi quasi connaturata alla natura umana- a procurarsi vantaggi con la menzogna viene oggi non solo tollerata ma anzi esaltata dalla dilagante cultura dell'apparire, e questo provoca progressivamente nelle persone danni a volte irreversibili. Se infatti la spontaneità diventa difficile, per il timore di non piacere; se i sentimenti devono essere continuamente repressi, per il timore che possano infastidire; se il bisogno di essere se stessi deve essere perennemente controllato, per il timore di possibili svantaggi nel breve periodo; se insomma tutta la vita diventa una recita, allora tutte queste finzioni erodono progressivamente l'autostima e causano quel malessere che oggi vediamo in aumento persino nei bambini: 
depressione, ansia, panico.

Ma coprire un comportamento insincero ha dei costi non solo in termini umani, correlati alle energie psichiche per sostenerlo, ma anche materiali e finanziari, variabili da caso a caso. Pensiamo, ad esempio, a tutte le problematiche che quotidianamente si trascina dietro il castello di bugie teso a nascondere una relazione extraconiugale; o alla fatica fisica e psicologica, e ai costi finanziari connessi con quella grande menzogna che è l'alienazione parentale, in cui uno dei genitori agisce nei confronti dell'altro cercando di farlo apparire come violento, persecutorio, e nei casi più gravi persino abusante nei confronti del figlio, per giustificare la richiesta di interruzione di rapporti con lui, in quanto persona indegna di esercitare il suo ruolo, e sentirsi così libero di iniziare un percorso con un nuovo partner senza perdere il bambino, inteso come possesso e come vittoria verso l'altro genitore.

Ma allora, dire la verità in famiglia conviene? 
Alla luce della mia lunga esperienza nell'ambito della giustizia minorile, e quindi da un osservatorio particolare e privilegiato per l'analisi dei comportamenti dei membri delle famiglie in situazioni di conflitto, la risposta è sì. Certo, è una risposta che guarda al lungo termine, e che richiede spesso la disponibilità a sacrificare qualcosa nell'immediato.

Ricordo, a questo proposito, un caso di cui mi sono occupata: 
una convivenza che durava da molti anni e appariva stabile perché fondata su reciproci rapporti di stima, fiducia e affetto franò rovinosamente perché l'uomo apprese da vecchi conoscenti che la donna, madre dei suoi tre figli, prima di iniziare la convivenza con lui aveva avuto una relazione significativa con un altro uomo, da molti anni trasferitosi in Brasile. Lei non aveva ritenuto di doverglielo dire perché si trattava del suo passato: ciò che importava era l'essergli stata fedele nel corso della convivenza con lui e l'essere sempre stata madre impareggiabile per i suoi tre figli. Ma il compagno era convinto che un rapporto fondato su una menzogna - perché tale riteneva essere una verità sottaciuta - non poteva proseguire; e perciò iniziò un procedimento per chiedere la decadenza della compagna dalla responsabilità genitoriale e l'affidamento dei figli, motivando questa decisione con il superiore interesse dei figli stessi perché prima o poi la madre avrebbe ingannato anche loro. Il Tribunale affidò i figli al padre, in quanto la madre era nel frattempo caduta in forte depressione, stabilendo tuttavia rapporti stabili e continui madre-figli.
Con tutta probabilità, se la donna avesse rivelato al compagno, nel corso della iniziale frequentazione, la pregressa convivenza, il fatto sarebbe stato elaborato serenamente.

Ma per rinunciare ai vantaggi a breve termine assicurati dal sottacere la verità, o coprirla con una menzogna, sono necessarie intelligenza e lungimiranza, una profonda autostima, la capacità di liberarsi dai pregiudizi e dalla paura del giudizio altrui, che è uno dei motivi, forse quello più importante, che causa la menzogna. In tal modo sarà possibile l'accettazione di fatti accaduti o l'affermazione nella pratica di idee e principi ai quali si è in astratto culturalmente aderito, rifiutando compromessi di comodo più o meno meschini, a volte moralmente riprovevoli, comunque poco o nulla dignitosi.

Ne discende che, se la famiglia deve essere un'istituzione da salvaguardare nel lungo termine, i rapporti interpersonali al suo interno non possono che essere improntati alla massima sincerità a tutti i livelli. In altri termini, il rispetto e la ricerca della verità si concretizzano, nell'ambito dei rapporti intrafamiliari. in una cultura di lealtà e fiducia reciproche, veri valori fondanti del nucleo nel lungo periodo. Diventa così naturale condividere su valori comuni la responsabilità educativa dei figli, impostare la vita del nucleo su una progettualità a lungo termine, concordata e coerentemente perseguita, coinvolgere i figli in qualsiasi decisione che impatta sulla gestione familiare, compatibilmente con la loro età e il loro grado di maturità intellettiva e psicologica.

In particolare, la lealtà dei genitori nei confronti dei figli è il fondamento dell'educazione responsabile, perché esprime in modo chiaro la loro autorevolezza e la loro fiducia verso tutti i componenti della famiglia che, sentendosi rassicurati, rafforzano la propria autostima. In tal modo le relazioni diventano sempre più fluide, nell'ambito di un dialogo continuo e di senso che struttura e consolida l'assetto del nucleo.

In conclusione, c'è un rapporto tra la verità e la felicità? 
Forse possiamo dire che la verità non assicura la felicità, ma che senza di essa l'uomo è sicuramente infelice.

Il libro ripercorre dodici storie che hanno al cuore una verità non detta
Si tratta di storie ispirate a casi giudiziari da me trattati; luoghi, nomi e cognomi dei personaggi sono di fantasia, ed anche le circostanze hanno subito modifiche quando necessario per salvaguardare la privacy delle persone.

Spesso in famiglia il conflitto esplode e si palesa quando, per i motivi più disparati, il velo di menzogne si squarcia. Custode della verità è spesso la madre. A volte per paura, a volte per debolezza, spesso con le migliori intenzioni, è la donna che più di frequente si illude di poter salvaguardare l'integrità della propria famiglia continuando a mantenere un segreto. Ma quasi sempre si rivela un errore. Di questo trattano le storie raccolte nella prima parte del libro.

La seconda parte racconta storie legate a un particolare segreto, quello sulle origini delle persone adottate non riconosciute alla nascita. Nell'ultimo anno della mia attività ho raccolto le domande di molti figli adottivi alla ricerca di notizie sulla loro nascita, per conoscere il nome della madre biologica e poterla incontrare. Sono storie con una forte carica emotiva, in gran parte a lieto fine.

E interessante notare che le protagoniste di queste ultime sei storie sono tutte donne, di diversa età, la qual cosa dipende sicuramente dal fatto che. nel periodo considerato, le domande presentate da donne sono state molto più numerose di quelle presentate da uomini. 

Una possibile interpretazione è che le donne, molto più che gli uomini, sono ancestralmente legate alle radici esistenziali, come custodi antiche dei valori tradizionali e familiari; e nel Ventunesimo secolo questo legame determina nei moderni angeli del focolare l'incomprimibile bisogno di conoscere le negate origini biologiche.

https://books.google.it/books?id=iCclDwAAQBAJ&pg=PT3&hl=it&source=gbs_toc_r&cad=2#v=onepage&q&f=false






Libro assolutamente da leggere per far riflettere chi nella nostra epoca crede che si possa vivere sereni dando alla luce figli di una madre frammentata (una che fornisce l'utero e l'altra l'ovocita) per evitare l'attaccamento e che crede che sia possibile mantenere un simile segreto. Se ne è parlato tanto qui sulla rete nascondendo la spazzatura sotto al tappeto e ignorando il più grande dei dolori. Nascondere la paternità è un altro dei segreti impossibili e crudeli. Non so quali siano le dodici bugie e le dodici verità di cui parla il libro so però che nessuno rinuncerà mai a quel viaggio di ritorno a Itaca che da senso e poi pace a tutti i lestrigoni e gli amori che abbiamo incontrato.


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