martedì 13 giugno 2017

Ludovico Ariosto, Orlando Furioso. Quivi, come i begli occhi prima torse, d'un cavalier la giovane s'accorse; d'un cavalier, ch'all'ombra d'un boschetto, nel margin verde e bianco e rosso e giallo sedea pensoso, tacito e soletto sopra quel chiaro e liquido cristallo. Lo scudo non lontan pende e l'elmetto dal faggio, ove legato era il cavallo; ed avea gli occhi molli e 'l viso basso, e si mostrava addolorato e lasso.

"Quivi, come i begli occhi prima torse, d'un cavalier la giovane s'accorse; d'un cavalier, ch'all'ombra d'un boschetto, nel margin verde e bianco e rosso e giallo sedea pensoso, tacito e soletto sopra quel chiaro e liquido cristallo. Lo scudo non lontan pende e l'elmetto dal faggio, ove legato era il cavallo; ed avea gli occhi molli e 'l viso basso, e si mostrava addolorato e lasso."
Ludovico Ariosto, Orlando Furioso (Canto 2, 34-35)(1516)

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