venerdì 6 marzo 2015

Codice di Hammurabi. Composto di trecento leggi scritte in più di 3600 righe a caratteri cuneiformi, rappresenta uno dei documenti più importanti della storia.. Per la prima volta, con queste leggi anche la medicina e la chirurgia venivano contemplate. Dispose che i medici fossero pagati per le loro prestazioni rendendoli altresì responsabili se i loro rimedi fossero falliti."Se un medico ha operato un cittadino libero, con un bisturi di bronzo e gli ha salvato la vita, riceverà 10 sicli d'argento... Se invece ha causato la morte di un cittadino libero o la perdita di un occhio, gli taglieranno le mani... Se un veterinario ha operato un bue o un asino e gli ha salvato la vita, il proprietario dell'animale gli darà un sesto di siclo d'argento come onorario. Se invece ne ha causato la morte pagherà al proprietario un quarto del loro valore"




Composto di trecento leggi scritte in più di 3600 righe a caratteri cuneiformi, rappresenta uno dei documenti più importanti della storia.. Per la prima volta, con queste leggi anche la medicina e la chirurgia venivano contemplate. Dispose che i medici fossero pagati per le loro prestazioni rendendoli altresì responsabili se i loro rimedi fossero falliti."Se un medico ha operato un cittadino libero, con un bisturi di bronzo e gli ha salvato la vita, riceverà 10 sicli d'argento... Se invece ha causato la morte di un cittadino libero o la perdita di un occhio, gli taglieranno le mani... Se un veterinario ha operato un bue o un asino e gli ha salvato la vita, il proprietario dell'animale gli darà un sesto di siclo d'argento come onorario. Se invece ne ha causato la morte pagherà al proprietario un quarto del loro valore" 
Dal Codice di Hammurabi sez: 215 218. 

Il Codice di Hammurabi è un interessante documento sulla società paleo-babilonese e anche il monumento più significativo di quest'epoca purtroppo avara di ritrovamenti archeologici, in quanto gli strati della città di Babilonia databili a quel periodo si trovano sotto gli imponenti edifici delle epoche successive.
Nel tempo il codice è stato copiato su moltissime tavolette ma l'originale, ora al Louvre, è inciso su una stele di diorite alta 2,25m, rinvenuta a Susa (Elam), dove era stata trasportata dal sovrano elamita Shutruk-Nakhunte attorno al 1150
In realtà le copie devono essere state tre, collocate nei più importanti santuari della Babilonia, l'antico Ebabbar di Šamaš a Sippar, il tempio di Enlil a Nippur e l'Esagila di Marduk a Babilonia
La parte superiore della stele, centinata, presenta una scena di omaggio, in cui lo stesso re Hammurabi è in raccoglimento davanti al dio Šamaš, dio della giustizia, offrendo il codice. Il dio è raffigurato nella sua iconografia classica, in trono, con la tiara a corna multiple, simbolo di divinità, e i raggi solari alle spalle. Stringe tra le mani il listello e la corda per misurare, i simboli dell'equità e della giustizia, proprie della sua sfera divina.
Il codice, come gli altri che lo hanno preceduto, era diviso in tre parti:
un prologo, che insiste sulla devozione del re verso gli dèi che lo hanno scelto per governare
un epilogo, che contiene maledizioni rivolte a coloro che intendono modificare o annullare le leggi
il vero e proprio corpus normativo.
Nel codice si trovano norme che appartengono al "campo penale", con la comparsa della cosiddetta "legge del taglione", cioè l'uso delle pene corporali come attenuazione della vendetta. Questa pratica è stata attribuita agli Amorrei, in antitesi rispetto alla tradizionale compensazione pecuniaria di ambito sumero-accadico.
In "campo civile" il codice dà ampio spazio alla privatizzazione in atto nel paese e regola i vari tipi di salari, affitti etc, ma non aggiunge niente alla pratica già attiva. I codici mesopotamici infatti non erano leggi da rispettare, ma esempi, di cui il cittadino oppresso o il re futuro potevano avvalersi per un consiglio, e sono questi i destinatari del codice e non i giudici, che continuano ad applicare le norme derivate dalla consuetudine. La stele con le leggi viene posta nel tempio a dimostrazione della correttezza con la quale il regno viene governato, cioè a maggior gloria del sovrano, che ottiene così il titolo di "re di giustizia".
Comunque, l'applicazione delle leggi più terribili veniva resa quasi impossibile da pene altrettanto terribili contro le false accuse ("Se un cittadino incolpa un altro di omicidio senza fornirne le prove, sarà ucciso")





anche presso i romani, secondo plutarco, la falsa testimonianza era considerato reato grave punibile anche con la morte




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