domenica 17 agosto 2014

Cosa permise ad un pugno di uomini guidati da Hernán Cortés di conquistare un impero avanzato e potente come quello Azteca? Come poté Francisco Pizarro con meno di 200 soldati massacrare migliaia di indios a Cajamarca nell’attuale Perù, nel bel mezzo dell’immenso territorio degli Incas del quale si impossessarono di lì a poco? Come fu possibile che Jimenez de Quesada si addentrasse nelle ignote e pericolose selve dell’attuale Colombia con poche centinaia di spagnoli, sterminando indigeni e stabilendosi nelle loro terre?


L’altro



Cosa permise ad un pugno di uomini guidati da Hernán Cortés di conquistare un impero avanzato e potente come quello Azteca? Come poté Francisco Pizarro con meno di 200 soldati massacrare migliaia di indios a Cajamarca nell’attuale Perù, nel bel mezzo dell’immenso territorio degli Incas del quale si impossessarono di lì a poco? Come fu possibile che Jimenez de Quesada si addentrasse nelle ignote e pericolose selve dell’attuale Colombia con poche centinaia di spagnoli, sterminando indigeni e stabilendosi nelle loro terre?
Certo, gli europei possedevano le armi da fuoco e gli indigeni solo arco e frecce. Sì, gli spagnoli avevano i cavalli, mentre l’animale più grande che esisteva al tempo nelle Americhe era il lama (assai più piccolo). E’ fuori discussione che nella Conquista fu determinante l’impiego dei cani addestrati a spaventare ed azzannare i poveri “americani”. Tuttavia pistole e fucili erano armi all’epoca assai rudimentali, non tutti gli spagnoli montavano a cavallo e non doveva essere impossibile neutralizzare i cani. Inoltre, soprattutto, i rapporti numerici sono impressionanti: gli spagnoli si trovarono spesso ad essere in inferiorità di 100, 1000 o anche 10000 volte, nel bel mezzo territori totalmente sconosciuti, popolati da animali e piante mai viste prima, a migliaia di km dalle loro basi, circondati da popolazioni che presto impararono a considerarli nemici da respingere.
Jimenez de Quesada fonda Bogotá il 6 agosto 1538.
Jimenez de Quesada fonda Bogotá il 6 agosto 1538.
Dovette esserci qualcosa che consentì agli spagnoli di impegnarsi e portare a termine “imprese” all’apparenza così impossibili, qualcosa che essi avevano e su cui contarono forse più di ogni altra arma o strumento tecnologico. E questo qualcosa era nelle loro menti: gli spagnoli non consideravano i loro nemici “uomini”, non pensavano d’avere di fronte loro pari, esseri umani al loro livello. Per gli spagnoli gli indios erano sottouomini, meno “pregiati”  e degni di considerazione dei loro cani o cavalli.
Pochi mesi dopo aver fondato Bogotá, la capitale dell’attuale Colombia, Jimenez de Quesada tornò in Spagna, lasciando in loco 99 uomini, nell’attesa di rinforzi. Il loro compito era presidiare (probabilmente per molti mesi) quello che doveva essere un fazzoletto di terra difeso da improvvisate palizzate di legno, nel bel mezzo di un territorio immenso e sconosciuto popolato da circa un milione di indios furiosi e desiderosi di cacciare gli invasori. Come poterono gli spagnoli non solo mettere in atto, ma anche concepire questo piano? Cosa li convinse che non era una assoluta follia l’idea che 99 uomini potessero resistere all’ignoto e alla furia di migliaia di altri uomini? Qualche rozzo fucile? Poche decine di cavalli? Le loro armature di ferro?
I muiscas sono il popolo che abitava il territorio dell'attuale Colombia dove oggi sorge Bogotá.
I muiscas sono il popolo che abitava il territorio dell’attuale Colombia dove oggi sorge Bogotá.
Sì, certo, tutto questo aiutò. Ma evidentemente ciò che sostenne quell’idea che ci sembra pazza (e che invece poi ebbe effettivamente “successo”) fu qualcos’altro. E fu la “semplice” ed assoluta certezza e convinzione che quei 99 uomini non sarebbero stati circondati da migliaia di altri uomini. Quei 99esseri umani lasciati soli nel mezzo del nulla sapevano che avrebbero dovuto difendersi non da migliaia di altri esseri umani, ma da esseri che essi consideravano profondamente inferiori, privi di un’anima, privi di dignità umana, privi di tutto ciò che poteva renderli uguali a loro. Per quei 99 spagnoli gli indigeni che li circondavano erano qualcosa di non molto dissimile alle zanzare, ai topi o alle vipere per noi oggi, ossia qualcosa di fastidioso e pericoloso, ma da cui siamo certi di poterci difendere. Con tutto il rispetto per zanzare, topi e vipere.
Kenneth Branagh in una scena del film "Conspiracy" sulla Conferenza di Wannsee
Kenneth Branagh in una scena del film “Conspiracy” sulla Conferenza di Wannsee
Come poterono i nazisti catturare e sterminare milioni di ebrei in piena Europa poco più di 50 anni fa? Senza dubbio la meticolosa organizzazione germanica fu determinante. Ma ancor più lo fu la stessa solida convinzione di superiorità che accompagnò gli spagnoli nelle Americhe poco più di 500 anni fa: Auschwitz fu possibile perché chi lo concepì e lo costruì considerava inferiori coloro i quali ci andarono a morire. Gli ebrei non erano persone, gli zingari non erano persone, gli omosessuali non erano persone, ecc. ecc.
Se si leggono i documenti finali della Conferenza di Wannsee del gennaio 1942 quando alti ufficiali nazisti si riunirono per decidere come attuare la “soluzione finale della questione ebraica”, ciò che più colpisce è che, all’apparenza, non c’è nulla che colpisca. Si trattò di “un pura e semplice” incontro organizzativo, il cui obiettivo era risolvere aspetti tecnici e logistici dello sterminio e nel quali gli ebrei erano esplicitamente chiamati “Stücke” (pezzi).
[foto: Finn Beales]
[foto: Finn Beales]
Per questo, ogni volta che intraprendiamo un viaggio, inteso come “escursione fuori dal nostro comodo, rassicurante e conosciuto mondo”,ogni volta che incontriamo “l’altro” e ogni volta che insegniamo le nuove generazioni a fare tutto ciò, è nostro dovere di esseri umani, fare estrema attenzione a tenere lontana questa attitudine mentale che ci spinge a considerarci superiori, migliori e portatori dell’assoluta verità.La diversità ed il confronto con la diversità esistono e sono assai complicati, sarebbe insensato e pericoloso negarlo. La diversità ed il confronto con la diversità richiedono uno sforzo, uno sforzo di umanità e intelligenza che ci permetta di affrontare quest’esperienza traendone ricchezza ed evitando che la “disumana” sicurezza di sentirci superiori si impossessi della nostra mente. Perché la violenza, la prevaricazione, l’oppressione nascono prima di tutto nella nostra mente, sia che si tratti degli incas, dei muiscas, degli ebrei o anche dei nostri vicini di casa…
Buon viaggio, buoni viaggi e…buoni incontri con l’altro!
http://www.lundici.it/2014/08/laltro/

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