venerdì 22 agosto 2014

Prescott cita il testamento di un soldato della conquista, Sierra Lejesema, il quale confessa che: «quando i conquistadores distrussero l'impero degli Incas, il popolo era così ben retto, che non esistevano ladri, nè fannulloni, nè corrotti, nè donne di mal'affare... che i monti e le miniere, i pascoli, le foreste e le cacce, ed i beni di ogni sorta, erano così bene amministrati e distribuiti, che ciascuno sapeva qual parte gli toccasse, e possedeva ciò che gli apparteneva senza timore che gli fosse rubato, nè mai vi erano contese a tal riguardo... e quando videro gli Spagnuoli mettere porte e serratura alle case loro, pensarono che ciò facessero pel timore d'essere uccisi dagli Indiani, non venendo loro in capo che qualcuno potesse aver l'intenzione di prendere ciò che non era suo. Di fatti, quando si accorsero che fra noi v'erano ladri e uomini che corrompevano le donne e le ragazze, ci ebbero in poca stima.»



Prescott cita il testamento di un soldato della conquista, Sierra Lejesema, il quale confessa che: «quando i conquistadores distrussero l'impero degli Incas, il popolo era così ben retto, che non esistevano ladri, nè fannulloni, nè corrotti, nè donne di mal'affare... che i monti e le miniere, i pascoli, le foreste e le cacce, ed i beni di ogni sorta, erano così bene amministrati e distribuiti, che ciascuno sapeva qual parte gli toccasse, e possedeva ciò che gli apparteneva senza timore che gli fosse rubato, nè mai vi erano contese a tal riguardo... e quando videro gli Spagnuoli mettere porte e serratura alle case loro, pensarono che ciò facessero pel timore d'essere uccisi dagli Indiani, non venendo loro in capo che qualcuno potesse aver l'intenzione di prendere ciò che non era suo. Di fatti, quando si accorsero che fra noi v'erano ladri e uomini che corrompevano le donne e le ragazze, ci ebbero in poca stima.»

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