venerdì 8 agosto 2014

Francesco Petrarca: Una candida cerva sopra l’erba Una candida cerva sopra l’erba verde m’apparve, con duo corna d’oro, fra due riviere, all’ombra d’un alloro, levando ’l sole a la stagione acerba. Era sua vista sí dolce superba, ch’i’ lasciai per seguirla ogni lavoro: come l’avaro che ’n cercar tesoro con diletto l’affanno disacerba. "Nessun mi tocchi - al bel collo d’intorno scritto avea di diamanti et di topazi - : libera farmi al mio Cesare parve ". Et era ’l sol già vòlto al mezzo giorno, gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi, quand’io caddi ne l’acqua, et ella sparve. Il poeta evoca la prima apparizione di Laura con la metafora della cerva. La cerva all’ombra di un alloro simboleggia l’amore unito al desiderio di gloria. Infatti l’amore per Laura e per la gloria hanno segnato la sua esistenza. Queste due passioni anche se hanno un carattere caduco sono tra le più nobili che un uomo possa trovare sulla terra.


Festival della Filosofia - Settembre 2014
Modena - Carpi - Sassuolo


Venerdì 12 Settembre 2014
10.00 - 20.00
Io sono la cerva dalle corna d’oro
Il mito di Atalanta, eroina fanciulla
Video-installazione
A cura di: Articolture e Castello dei ragazzi
Carpi
Piazza Martiri - Torre dell'Uccelliera

Gianni Rodari si ispira al mito di Atalanta, eroina femminile, indomita, coraggiosa e audace, per scrivere il lungo racconto dal titolo Atalanta. Una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi. Il testo è accompagnato dalle straordinarie illustrazioni di Emanuele Luzzati che, con la ricchezza e la fantasia del suo personalissimo stile, conferiscono, immediatezza ed espressività ai personaggi della mitologia e alle ambientazioni.
Il primo incontro con Atalanta avviene nella Torre dell’Uccelliera, dove l’eroina  inizia a raccontare la propria storia attraverso una videoinstallazione che riproduce il bosco in cui è cresciuta, allevata da un’orsa e da Diana, la Dea che l’ha accolta, rendendola cacciatrice e signora dei boschi. Un bosco reale e insieme magico, popolato dai personaggi di Emanuele Luzzati che si animano grazie alle nuove tecnologie mantenendo però la poetica delle immagini e della narrazione di Gianni Rodari. Ma Atalanta non si accontenta della vita a contatto con la natura, vuole conoscere il mondo che è al di fuori e mettersi alla prova Diana la lascia libera di decidere

Articolture è una società di produzioni culturali nata a Bologna, che dal 2008 opera in modo stabile e permeabile tra eventi e cinema, musica e arte contemporanea, progettazione e azione. L’interesse verso la narrazione di contenuti è uno dei punti di forza della società, che si distingue per il metodo di lavoro artigianale, mai serializzato: in ogni progetto il team di lavoro approfondisce il tema per tradurlo attraverso il codice più adatto a costruire una relazione positiva con il pubblico. Tra i principali progetti realizzati si ricordano: “Bologna La Selva Turrita”, progetto di eventi multimediali realizzati tra il 2008/9 per la valorizzazione del restauro delle Due Torri, promosso dal Comune di Bologna; il content development dello stand di Bologna presso la Urban Best Practices Area dell’Expo di Shanghai 2010; l’ideazione e realizzazione installazione “Un Impero in Posa – La Cina sotto lo sguardo dell’Occidente”, allestimento interattivo presso la Tonji Univeristy di Shanghai.

http://www.festivalfilosofia.it/2014/?mod=eventi&completo=1


Cerva di Cerinea
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.




Atalanta (mitologia)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Atalanta (dal greco Αταλάντη Atalànte, "in equilibrio") è una figura della mitologia greca, figlia di Iasio o Iaso, re dell'Arcadia, e di Climene.
Il padre desiderava un maschio e, com'era costume in questi casi, la abbandonò sul monte Pelio. Artemide inviò un'orsa, che se ne prese cura allattandola e allevandola. Qualche tempo dopo fu trovata da un gruppo di cacciatori che la crebbero.
La propensione per la caccia si manifestò presto quando affrontò e uccise con l'arco i centauri Ileo e Reco che avevano tentato di possederla. In seguito chiese di far parte degli Argonauti ma Giasone, che temeva la presenza di una donna sulla nave Argo, rifiutò. Altra prova di destrezza nella caccia la diede partecipando alla battuta per la cattura del cinghiale calidonio che riuscì a ferire per prima. Meleagro, in segno di onore, le fece dono della pelle della preda. L'eco dell'impresa la rese famosa tanto che il padre infine la riconobbe. Le insistenze del padre affinché si sposasse incontrarono la sua contrarietà: infatti un oracolo le aveva predetto che una volta sposata avrebbe perduto le sue abilità.
Atalanta, per accontentare il padre, sicura dei propri mezzi, promise di sposarsi solo con chi l'avesse battuta in una gara di corsa. La posta era altissima: ciascun pretendente che non ne fosse uscito vincitore, sarebbe stato ucciso.
Nessuno riuscì a batterla finché non arrivò Melanione (o Ippomene) che, profondamente innamorato, volle cimentarsi nella rischiosissima impresa chiedendo aiuto ad Afrodite. La dea diede allora a Melanione tre mele d'oro tratte dal Giardino delle Esperidi ed egli, seguendone il consiglio, lasciò che cadessero una a una durante la corsa. Atalanta ne risultò irresistibilmente attratta e si fermò ogni volta a raccoglierle perdendo così terreno prezioso e, infine, la gara stessa.
Tempo dopo i due sposi incorsero nelle ire di Afrodite, offesa per averli scoperti ad amarsi in un tempio dedicato a Cibele. Per punirli decise di trasformarli in leoni perché i greci ritenevano che i leoni non si accoppiassero tra loro. [...]



Eracle e la cerva di Cerinea
Euristeo, stupito per l'eccezionale valore di Eracle, decise di affidargli una terza impresa. Nei pressi della regione di Cerinea viveva una splendida cerva, dalle corna d'oro e dagli zoccoli d'argento e di bronzo, che fuggiva senza mai fermarsi incantando chi la inseguiva, trascinandolo così in un paese dal quale non avrebbe più fatto ritorno.
Eracle non poteva assolutamente ucciderla, poiché essa era una cerva sacra, e quindi l'eroe si limitò a inseguirla. La frenetica corsa durò circa un anno, sconfitto in ogni tentativo di raggiungerla, non gli rimase altra scelta che ferire leggermente l'agile cerva con una freccia, e caricarsela sulle spalle per riportarla in patria.
Lungo la strada del ritorno incappò in Artemide, infuriata con lui per aver ferito una bestia a lei sacra: ma l'eroe riuscì a placare le sue ire, ed ottenne da lei il permesso di portare la cerva ad Euristeo. Dopodiché al leggiadro animale venne permesso di tornare a correre libero nelle foreste.
http://it.wikipedia.org/wiki/Cerva_di_Cerinea



L'amor platonico e cortese
Francesco Petrarca: Una candida cerva sopra l’erba
Una candida cerva sopra l’erba
verde m’apparve, con duo corna d’oro,
fra due riviere, all’ombra d’un alloro,
levando ’l sole a la stagione acerba.

Era sua vista sí dolce superba,
ch’i’ lasciai per seguirla ogni lavoro:
come l’avaro che ’n cercar tesoro
con diletto l’affanno disacerba.

"Nessun mi tocchi - al bel collo d’intorno
scritto avea di diamanti et di topazi - :
libera farmi al mio Cesare parve ".

Et era ’l sol già vòlto al mezzo giorno,
gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi,
quand’io caddi ne l’acqua, et ella sparve.


Il poeta evoca la prima apparizione di Laura con la metafora della cerva.
La cerva  all’ombra di un alloro simboleggia l’amore unito al desiderio di gloria
Infatti l’amore per Laura e per la gloria hanno segnato la sua esistenza. 
Queste due passioni anche se hanno un carattere caduco sono tra le più nobili che un uomo possa trovare sulla terra.

v. 1-4: Una cerva bianca come la neve dalle corna d’oro appare a Petrarca sopra l’erba verde e rigogliosa vicino a due ruscelli. Si ripara dal caldo sotto l’ombra disegnata dall’alloro (la pianta dei poeti). La stagione è acerba perché l’estate sta finendo e l’autunno sta venendo. 

v. 5-8: La sua immagine era dolce a causa di quel biancore (e di quei grandi occhi scuri) ma allo stesso tempo superba (perché eretta sopra quelle esili gambe). Tanto fui stregato da tale visione che abbandonai ogni mia occupazione: io, ero come un avaro che brama l’oro e che cerca un tesoro che possa soddisfare quella sete sua. Come un avaro, mi diressi verso quella cerva, come un avaro che nella sua difficile impresa, ha il suo desiderio (diletto) che lo soccorre alleviando (disacerba) il suo affanno. 

v. 9-11: così legge il poeta su una targhetta ornata di diamanti e di topazi che abbellisce il collo di quella cerva che lui vuole possedere:
- Nessuno osi toccarmi perché io, non sono di nessuno, nemmeno di Cesare, libera, voglio farmi da lui-

v. 12-14: ed era mezzogiorno e i miei occhi, a guardare quella meraviglia, non erano sazi come non sono mai sazi gli avari (si riprende il v. 7), all’improvviso, mi svegliai (caddi nell’acqua) ed ella, scomparve perché era solo un mio sogno.

http://balbruno.altervista.org/index-997.html


Eracle e la cerva di Cerinea. Fontana in bronzo del sec. I a.C., oggi a Palermo.
La cerva di Cerinea era un animale sacro ad Artemide, la casta dea della caccia e della luna.




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