giovedì 14 giugno 2012

Galileo Galilei. La natura è scritta in questo grandissimo libro che ci sta aperto innanzi agli occhi, ma non si può leggere se prima non s’impara la lingua e conoscere i caratteri nei quali è scritta. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto.

Eppur si muove!
Galileo

«Con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li suddetti errori et heresie...e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o per scritto, cose tali per le quali si possa haver di me simil sospitione, ma se conoscerò alcun heretico o che sia sospetto d'heresia, lo denunziarò a questo santo Offizio...»
Galileo Galilei


"E finalmente io ti domando o uomo sciocco. Comprendi tu con l’immaginazione quella grandezza dell’universo, la quale tu giudichi esser troppo vasta? Se la comprendi vorrai tu stimar che la tua apprensione si estenda più che la potenza divina, vorrai tu dir d’immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare? Ma se non la comprendi, perchè vuoi apportare giudizio alle cose da te non capite?"
Le parole di Galileo nell’opera "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo."


Misura ciò che è misurabile, e rendi misurabile ciò che non lo è
Galileo Galilei


"La Bibbia dice che non gira, e i vecchi sapientoni ne danno mille prove. 
Domineiddio l'agguanta per gli orecchi e le dice, sta'ferma! Eppur si muove."
Bertold Brecht. Vita di Galileo


Grandissima mi par l'inezia di coloro che vorrebbero che Iddio avesse fatto l'universo più proporzionato alla piccola capacità del lor discorso, che all'immensa, anzi infinita, sua potenza.
Galileo Galilei, Dialogo Intorno Ai Due Massimi Sistemi Del Mondo




La maestra in quarta spiegò che Galileo, mentre abiurava, batté un piede in terra dicendo: "Eppur si muove". Questa storia non mi è mai andata giù e mi ha sempre turbata e ora forse capisco perché: mentre vuole giustificarlo, inconsciamente lo accusa di essere stato vile. Io però mi son sempre chiesta che cosa avrei fatto al suo posto e credo proprio che avrei abiurato anche senza battere il piede.


Galileo: Quelli che vedono il pane solo quand’è sulla tavola, non vogliono sapere come è stato cotto.  Quelle canaglie preferiscono ringraziar Dio piuttosto che il fornaio! Ma quelli che, il pane, lo fanno, quelli sapranno capire che non si muove niente che non venga messo in movimento.
B. Brecht. Vita di Galileo



Un esempio di cosa fu l'Umanesimo, di quali potenzialità fu corredato: un modello da seguire sempre. Purtroppo la divisione netta tra materie umanistiche e scientifiche dopo Galilei ha di fatto precluso questa possibilità.
Scelgo a caso un umanista poco conosciuto oggi, che allora fu un riferimento:
Verànzio, Fausto. - (Sebenico 1551 - Venezia 1617) una delle menti più eclettiche del suo secolo.
Chiamato a Praga da Rodolfo II presso la Cancelleria della corte, ebbe poi altri incarichi; quindi, divenuto sacerdote, fu nominato (1594) vescovo in partibus di Csanád, stabilendosi poco dopo a Venezia.
E' autore sia di Machine novae (1595) un trattato di meccanica, sia del Dictionarium quinque nobilissimarum Europae linguarum: Latinae, Italicae, Germanicae, Dalmaticae et Ungaricae, uno dei primi del genere (1610). Scrisse anche studî di filosofia e teologia e una storia d'Ungheria.
L'immagine tratta da Machinae nove ritrae la prima raffigurazione del paracadute sulla base delle indicazioni di Leonardo da Vinci. E Veranzio tentò pure di sperimentare l'uso del paracadute.




Assai mi duole chi ha scoperto tutto atomi...
talché ha dato manica a nemici di negar tutte le cose celesti che V. S. ci addita.
Vostra Signoria armi lo stile di perfetta matematica e lasci li atomi per da poi.
T. Campanella a Galileo, 8 marzo 1614



Il 25 Febbraio 1616, il Sant'Uffizio Vaticano decretò che la teoria eliocentrica, ovvero la centralità del sole in un sistema di pianeti che gli ruotano intorno, era "stolta ed eretica" in quanto in contrasto con la Bibbia e la Chiesa che affermano invece la centralità della Terra, piatta, immota e poggiante su pilastri; e il Cardinal Bellarmino, inquisitore al suo processo, proibì a Galileo Galilei, costretto ad abiurare, l'insegnamento della dottrina copernicana.
Lo stesso Bellarmino (giustiziere anche di Giordano Bruno arso vivo), fu canonizzato e nominato "Dottore della Chiesa".
La canonizzazione è la dichiarazione ufficiale della santità di una persona defunta. Emettendo questa dichiarazione, si proclama che quella persona si trova con certezza in Paradiso e in più, rispetto alla semplice beatificazione, ne permette la venerazione come santo nella chiesa universale.



Diciamo, pronunziamo sentenziamo e dichiaramo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S.o Off.o veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch’il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un’opinione dopo esser stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori e eresie, e qualunque altro errore e eresia contraria alla Cattolica e Apostolica Chiesa, nel modo e forma da noi ti sarà data.
E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito, e sii più cauto nell’avvenire e essempio all’altri che si astenghino da simili delitti. Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de’ Dialoghi di Galileo Galilei.
Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t’imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze.
E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo.
Ita pronun.mus nos Cardinales infrascripti:
F. Cardinalis de Asculo.
G. Cardinalis Bentivolus.
Fr. D. Cardinalis de Cremona.
Fr. Ant.s Cardinalis S. Honuphrii
B. Cardinalis Gipsius.
F. Cardinalis Verospius.
M. Cardinalis Ginettus.
GALILEO GALILEI – L’ENNESIMO ED IMPERDONABILE CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ, 12 giugno 1633



Non puoi insegnare qualcosa ad un uomo.
Lo puoi solo aiutare a scoprirla dentro di sé.
Galileo Galilei

Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere...
Galileo Galilei

La mente umana è finita, dunque non può trattare con l'infinito.
Galileo Galilei

Compito della scienza non è di aprire una porta all'infinito sapere, ma porre una barriera all'infinita ignoranza
Galileo Galilei

Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? Parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? E con qual facilità? Con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta.
Galileo Galilei (1564 – 1642) - da Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1624/1630)


La natura è scritta in questo grandissimo libro che ci sta aperto innanzi agli occhi, ma non si può leggere se prima non s’impara la lingua e conoscere i caratteri nei quali è scritta. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto.
Galileo Galilei (1564-1642)

La filosofia è scritta in quel grandissimo libro che continuamente sta aperto davanti ai nostri occhi (voglio dire l'universo) ma che non si intende se prima non si studia la lingua e si conoscono i caratteri in cui sta scritto. La lingua di quel libro è matematica e i caratteri sono triangoli, circoli e altre figure geometriche.
Galileo Galilei





Il libro dell'universo è scritto in lingua matematica. La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara ad intender la lingua,e conoscere i caratteri, nè quali è scritto.
Egli è scritto in lingua matematica,e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola: senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. 
Galileo Galilei. tratto da il Saggiatore.



Sì Galileo , la cui "domus galileiana" sta qui davanti in Via Santa Maria, il libro è scritto in figure geometriche, come una musica infinita di Bach .


Ogni effetto ha una causa e viceversa: per ogni fenomeno esistono delle condizioni necessarie e sufficienti perchè esso si verifichi
Galileo Galilei

Non mi pare che in questo luogo sia da passar con silenzio l’invenzione di ARCHIMEDE d’alzar l’acqua con la vite: la quale non solo è maravigliosa, ma è miracolosa; poiché troveremo, che l’acqua ascende nella vite discendendo continuamente.
Galileo Galilei


Le cose sono unite da legami invisibili:
non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella.
Galileo Galilei

Rettifica segnalata da Agostino Degas:
Questa bella frase non è di Galileo Galilei, bensì di Francis Thompson, poeta e asceta inglese della fine dell' 800. D'altra parte il concetto espresso ed il linguaggio sono difficilmente inquadrabili nel periodo storico in cui visse il grande Galileo Galilei.

Dietro ogni problema c'è un'opportunità.
Galileo Galilei
Ritratti filosofici (Sonia Cosco)
Di Galileo Galilei, della luna e del solletico
 


Bertrand Russell ci ricorda [1] che Galileo Galilei nacque quando morì Michelangelo (1564) e morì quando nacque Isaac Newton (1642) e che, se qualcuno crede nella metempsicosi orfica-pitagorica-platonica, tutto ciò potrebbe avere un senso. Aggiungo una nota a piè di pagina: Galilei nacque lo stesso anno di William Shakespeare. La stessa geniale e tormentata anima che trasmigra in corpi passati alla storia per portare in ambiti diversi (arte, scienza, letteratura) la rivoluzione. La sabbia del fondale è smossa, il re è nudo e questi bambini hanno il coraggio di urlarlo, lasciando sgomenta e disorientata la folla.
Galileo Galilei è un pisano adottato dalla Repubblica di Venezia. Inizia gli studi di medicina, ma è attratto dalla matematica che insegna presso l’Università di Padova e i suoi studi di astronomia si rivelano preziosissimi per potenziare le tecnologie militari e navali della Serenissima. Galileo, padre della scienza moderna, ma anche grande uomo di fede. Amico di eminenti rappresentanti della Chiesa, come il cardinale Barberini, futuro papa Urbano VIII e di gesuiti che, in un primo momento, sostengono la ricerca di Galileo, riconoscendone l’importanza.
Galilei non è uomo dal carattere facile, è un combattente del pensiero e nel 1610 nel Sidereus Nuncius raccoglie i risultati delle scoperte astronomiche (grazie al perfezionamento delle lenti inventate dagli olandesi, Galilei migliora il cannocchiale): i satelliti di Giove, le macchie solari, Saturno, le fasi di Venere. Soprattutto dà scacco matto al pregiudizio estetico aristotelico-tolemaico che voleva il mondo lunare perfetto in contrapposizione al mondo sublunare. La superficie della luna, ahimè, è brutta: 

“aspra et ineguale (…) ripiena di eminenze et di cavità, simili, ma assai maggiori, ai monti et alle valli che nella terrestre superficie sono sparsi”[2].

È un colpo al cuore. La luna, dea perfetta, notturna, ancella di poeti e pastori erranti, è rugosa come il viso di una vecchia. Ma Galilei rielabora il lutto con grande ottimismo. Forse avremo ucciso la fanciulla virginale, l’Artemide della mitologia classica, ma abbiamo scoperto una nuova bellezza, imperfetta, corruttibile, ma sempre meravigliosa come può solo sa esserlo il creato voluto da Dio. Il cacciatore Atteone del mito greco, che nell’interpretazione di Giordano Bruno è stato ucciso dalla sua consapevolezza, ha vinto la dea e mostra al mondo il suo vero volto.

Le scoperte galvanizzano Galilei, sono sempre più fitte le corrispondenze con uomini di scienza, di fede, con illustri personaggi del tempo. È del 1612 la lettera al padre benedettino Castelli in cui afferma la compatibilità del Copernicanesimo con le Sacre Scritture e nella lettera alla granduchessa Cristina di Lorena (che ci piace ricordare anche per sottolineare il ruolo di donne brillanti, colte, argute tra le maglie di una storia del pensiero filosofico, troppo spesso esclusivamente al maschile plurale) troviamo l’inossidabile intreccio di fede e scienza che fa da sottofondo a tutto il lavoro di Galilei. I testi ci dicono “come si vadia al cielo, non come vadia il cielo” sottolinea lo scienziato e ancora quel che le “sensate esperienze” e “certe dimostrazioni” ci mostrano della natura non può essere messo in dubbio dai luoghi della Scrittura che presi alla lettera sembrerebbero sostenere il contrario[3].
Nel 1615 arriva una prima ammonizione da parte del cardinale Bellarmino, che però non spaventa Galilei che prosegue negli studi e nelle pubblicazioni. È del 1623 la pubblicazione de Il Saggiatore dedicato a papa Urbano VIII, uomo di grande cultura, amico dello scienziato, in cui è contenuta la celebre immagine dell’universo da intendersi come un libro scritto in lingua matematica i cui caratteri sono triangoli, cerchi, quadrati. Per interpretarlo bisogna quindi imparare l’alfabeto della matematica, disciplina che assurge a fondamento della fisica.
Come tutti i filosofi, Galilei andrebbe studiato leggendo le sue opere, soprattutto perché, a differenza di altri, i suoi scritti sono capolavori di chiarezza espositiva, acume argomentativo, inventiva letteraria e armonia stilistica. Non a caso per il suo capolavoro (Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo) usa una struttura narrativa a metà tra i Dialoghi platonici e il Decameron di Boccaccio. Non un trattato, ma un’opera aperta, in cui il confronto tra i protagonisti dialoganti, è percorso, cammino verso la costruzione della realtà, resistenza contro l’approssimazione, ricerca in fieri. Un procedere, insomma, molto socratico. Quando ne Il Saggiatore, per spiegare la differenza tra qualità primarie e secondarie, oggettive e soggettive, misurabili e non misurabili, spiega il solletico, ci illumina e nello stesso tempo diverte.

“Ma il corpo animato, che riceve tali operazioni, sente diverse affezzioni secondo che in diverse parti vien tocco: e venendo toccato, verbigrazia, sotto le piante de’ piedi, sopra le ginocchia o sotto l’ascelle, sente, oltre al commun toccamento, un’altra affezzione, alla quale noi abbiamo imposto un nome particolare, chiamandola solletico: la quale affezzione è tutta nostra, e non punto della  mano; e parmi che gravemente errerebbe chi volesse dire, la mano, oltre al moto ed al toccamento, avere in sé un’altra facoltà diversa da queste, cioè il solleticare, sì che il solletico fusse un accidente che risiedesse in lei”[4].

Ma è il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632) a segnare la frattura definitiva con l’auctoritas. Le quattro giornate in cui Salviati (sostenitore del sistema copernicano), Simplicio (sostenitore del sistema aristotelico-tolemaico) e Sagredo (che funge da moderatore) ipotizzano, deducono, argomentano, scoperchiano il vaso di Pandora da cui sembrano scaturire tutti i mali del mondo. Attraverso celebri esperimenti mentali (come quello del Gran Naviglio e del principio di inerzia[5]) arriva a dimostrare che quella copernicana non è solo un’ipotesi, ma una necessaria conclusione. Il sole è fermo, la terra si muove e ci sono molti argomenti a sostegno di ciò. Attraverso una prosa scientifica smussata da sensibilità letteraria e immagini ardite, Galilei vuole unire ragione ed esperienza, non per fare professione di ateismo o agnosticismo, ma per dimostrare che la ricerca scientifica è un esercizio voluto e ordinatoci da Dio.
Queste giustificazioni non bastano. Galilei, come è noto, viene processato nel 1633 e costretto ad abiurare e condannato prima al carcere a vita, poi agli arresti domiciliari. Vecchio e cieco, arso dalla sete di conoscenza, pur nell’isolamento mantiene corrispondenze con amici ed estimatori e passa gli ultimi anni nella villa di Arcetri. Ai posteri consegna un testimone che scotta, brucia, squarcia il sipario della storia. C’è un prima e un dopo Galilei e la sua grandezza viene riconosciuta a posteriori dalla Chiesa stessa come “tappa essenziale nella metodologia della ricerca e, in generale, nel cammino verso la conoscenza del mondo della natura”[6].
Nel 1992 il celebre scienziato torna a essere “figlio legittimo” della Chiesa cattolica. Il Vaticano ha cancellato definitivamente la storica condanna al silenzio inflitta a Galilei dal cardinale Bellarmino, riconoscendo i propri errori in una cerimonia presieduta da Giovanni Paolo II che auspica: “che teologi, scienziati e storici, animati da uno spirito di sincera collaborazione, approfondiscano l’esame del caso Galileo e, nel leale riconoscimento dei torti, rimuovano le diffidenze che quel caso frappone alla fruttuosa concordia tra scienza e fede, Chiesa e mondo”[7].

Non posso concludere questa veloce ricognizione senza citare il capolavoro di un maestro del teatro novecentesco, Vita di Galileo di Bertolt Brecht il quale, partendo dal dramma personale di Galilei, riflette sulle dinamiche tra la ricerca scientifica e il potere.
E per finire un invito a scoprire un altro Galilei più contemporaneo, figlio del teatro della narrazione del versatile drammaturgo e attore Marco Paolini che con lo spettacolo ITIS Galileo (scritto con Francesco Niccolini) cattura con citazioni e sarcasmo e coinvolge lo spettatore lungo il percorso (anche visivo) del ragionare, togliendo al nostro grande scienziato un po’ di aura e compensandola con un po’ di complessa e non sempre limpida umanità.
Sonia Cosco
19/07/2016

[1] Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, Tea.
[2] Galileo Galilei, Nuncius Sidereus.
[3] Galileo Galilei, Lettera a Cristina di Lorena, granduchessa di Toscana.
[4] Galileo Galilei, Il Saggiatore.
[5] Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.
[6] Giovanni Paolo II in Orazio La Rocca, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/10/30/il-vaticano-cancella-la-condanna-di-galileo.html.
[7] Op. Cit.
 Sonia Cosco  Diari  Ritratti filosofici (Sonia Cosco)
http://www.diogenemagazine.it/diari/ritratti-filosofici-sonia-cosco/367-di-galileo-galilei-della-luna-e-del-solletico.html




Galileo Galilei a Padre Benedetto Castelli
21 dicembre 1613

Molto reverendo Padre e Signor mio Osservandissimo,
ieri mi fu a trovare il Sig. Niccolò Arrighetti, il quale mi dette ragguaglio della P. V.: ond'io presi diletto infinito nel sentir quello di che io non dubitavo punto, ciò è della satisfazion grande che ella dava a tutto cotesto Studio, tanto a i sopraintendenti di esso quanto a gli stessi lettori e a gli scolari di tutte le nazioni:[…]. 
I particolari che ella disse, referitimi dal Sig. Arrighetti, mi hanno dato occasione di tornar a considerare alcune cose in generale circa 'l portar la Scrittura Sacra in dispute di conclusioni naturali ed alcun'altre in particolare sopra 'l luogo di Giosuè, propostoli, in contradizione della mobilità della Terra e stabilità del Sole, dalla Gran Duchessa Madre, con qualche replica della Serenissima Arciduchessa.
Quanto alla prima domanda generica di Madama Serenissima, parmi che prudentissimamente fusse proposto da quella e conceduto e stabilito dalla P. V., non poter mai la Scrittura Sacra mentire o errare, ma essere i suoi decreti d'assoluta ed inviolabile verità. Solo avrei aggiunto, che, se bene la Scrittura non può errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de' suoi interpreti ed espositori, in varii modi: tra i quali uno sarebbe gravissimo e frequentissimo, quando volessero fermarsi sempre nel puro significato delle parole, perché così vi apparirebbono non solo diverse contradizioni, ma gravi eresie e bestemmie ancora; poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, e non meno affetti corporali e umani, come d'ira, di pentimento, d'odio, e anco talvolta l'obblivione delle cose passate e l'ignoranza delle future. Onde, sì come nella Scrittura si trovano molte proposizioni le quali, quanto al nudo senso delle parole, hanno aspetto diverso dal vero, ma son poste in cotal guisa per accomodarsi alI'incapacità del vulgo, così per quei pochi che meritano d'esser separati dalla plebe è necessario che i saggi espositori produchino i veri sensi, e n'additino le ragioni particolari per che siano sotto cotali parole stati profferiti.
[…] Io crederei che l'autorità delle Sacre Lettere avesse avuto solamente la mira a persuader a gli uomini quegli articoli e proposizioni, che, sendo necessarie per la salute loro e superando ogni umano discorso, non potevano per altra scienza né per altro mezzo farcisi credibili, che per la bocca dell'istesso Spirito Santo. Ma che quel medesimo Dio che ci ha dotati di sensi, di discorso e d'intelletto, abbia voluto, posponendo l'uso di questi, darei con altro mezzo le notizie che per quelli possiamo conseguire, non penso che sia necessario il crederlo, e massime in quelle scienze delle quali una minima particella e in conclusioni divise se ne legge nella Scrittura; qual appunto è l'astronomia, di cui ve n'è così piccola parte, che non vi si trovano né pur nominati i pianeti. Però se i primi scrittori sacri avessero auto pensiero di persuader al popolo le disposizioni e movimenti de' corpi celesti, non ne avrebbon trattato così poco, che è come niente in comparazione dell'infinite conclusioni altissime e ammirande che in tale scienza si contengono.
[…] Posto dunque e conceduto per ora all'avversario, che le parole del testo sacro s'abbino a prender nel senso appunto ch'elle suonano, ciò è che Iddio a' preghi di Giosuè facesse fermare il Sole e prolungasse il giorno, ond'esso ne conseguì la vittoria; ma richiedendo io ancora, che la medesima determinazione vaglia per me, sì che l'avversario non presumesse di legar me e lasciar sé libero quanto al poter alterare o mutare i significati delle parole; io dico che questo luogo ci mostra manifestamente la falsità e impossibilità del mondano sistema Aristotelico e Tolemaico, e all'incontro benissimo s'accomoda co 'l Copernicano.
E prima, io dimando all'avversario, s'egli sa di quali movimenti si muova il Sole? Se egli lo sa, è forza che e' risponda, quello muoversi di due movimenti, cioè del movimento annuo da ponente verso levante, e del diurno all'opposito da levante a ponente.
Ond'io, secondariamente, gli domando se questi due movimenti, così diversi e quasi contrarii tra di loro, competono al Sole e sono suoi proprii egualmente? È forza risponder di no, ma che un solo è suo proprio e particolare, ciò è l'annuo, e l'altro non è altramente suo, ma del cielo altissimo, dico del primo mobile, il quale rapisce seco il Sole e gli altri pianeti e la sfera stellata ancora, constringendoli a dar una conversione 'ntorno alla Terra in 24 ore, con moto, come ho detto, quasi contrario al loro naturale e proprio.
Vengo alla terza interrogazione, e gli domando con quale di questi due movimenti il Sole produca il giorno e la notte, cioè se col suo proprio o pure con quel del primo mobile? È forza rispondere, il giorno e la notte esser effetti del moto del primo mobili e dal moto proprio del Sole depender non il giorno e la notte, ma le stagioni diverse e l'anno stesso. Ora, se il giorno depende non dal moto del Sole ma da quel del primo mobile, chi non vede che per allungare il giorno bisogna fermare il primo mobile, e non il Sole? Anzi, pur chi sarà ch'intenda questi primi elementi d'astronomia e non conosca che, se Dio avesse fermato 'l moto del Sole, in cambio d'allungar il giorno l'avrebbe scorciato e fatto più breve? perché, essendo 'l moto del Sole al contrario della conversione diurna, quanto più 'l Sole si movesse verso oriente, tanto più si verrebbe a ritardar il suo corso all'occidente; e diminuendosi o annullandosi il moto del Sole, in tanto più breve tempo giugnerebbe all'occaso: il qual accidente sensatamente si vede nella Luna, la quale fa le sue conversioni diurne tanto più tarde di quelle del Sole, quanto il suo movimento proprio è più veloce di quel del Sole. Essendo, dunque, assolutamente impossibile nella costituzion di Tolomeo e d'Aristotile fermare il moto del Sole e allungare il giorno, sì come afferma la Scrittura esser accaduto, adunque o bisogna che i movimenti non sieno ordinati come vuol Tolomeo, o bisogna alterar il senso delle parole, e dire che quando la Scrittura dice che Iddio fermò il Sole, voleva dire che fermò 'l primo mobile, ma che, per accomodarsi alla capacità di quei che sono a fatica idonei a intender il nascere e 'l tramontar del Sole, ella dicesse al contrario di quel che avrebbe detto parlando a uomini sensati
Aggiugnesi a questo, che non è credibile ch'Iddio fermasse il Sole solamente, lasciando scorrer l'altre sfere; perché senza necessità nessuna avrebbe alterato e permutato tutto l'ordine, gli aspetti e le disposizioni dell'altre stelle rispett'al Sole, e grandemente perturbato tutto 'l corso della natura: ma è credibile ch'Egli fermasse tutto 'l sistema delle celesti sfere, le quali, dopo quel tempo della quiete interposta, ritornassero concordemente alle lor opre senza confusione o alterazion alcuna.
Ma perché già siamo convenuti, non doversi alterar il senso delle parole del testo, è necessario ricorrere ad altra costituzione delle parti del mondo, e veder se conforme a quella il sentimento nudo delle parole cammina rettamente e senza intoppo, sì come veramente si scorge avvenire.
Avendo io dunque scoperto e necessariamente dimostrato, il globo del Sole rivolgersi in sé stesso, facendo un'intera conversione in un mese lunare in circa, per quel verso appunto che si fanno tutte l'altre conversioni celesti; ed essendo, di più, molto probabile e ragionevole che il Sole, come strumento e ministro massimo della natura, quasi cuor del mondo, dia non solamente, com'egli chiaramente dà, luce, ma il moto ancora a tutti i pianeti che intorno se gli raggirano; se, conforme alla posizion del Copernico, noi attribuirem alla Terra principalmente la conversion diurna; chi non vede che per fermar tutto il sistema, onde, senza punto alterar il restante delle scambievoli relazioni de' pianeti, solo si prolungasse lo spazio e 'l tempo della diurna illuminazione, bastò che fosse fermato il Sole, com'appunto suonan le parole del sacro testo? Ecco, dunque, il modo secondo il quale, senza introdur confusione alcuna tra le parti del mondo e senza alterazion delle parole della Scrittura, si può, col fermar il Sole, allungar il giorno in Terra
Ho scritto più assai che non comportano le mie indisposizioni: però finisco, con offerirmegli servitore, e gli bacio le mani, pregandogli da N. S. le buone feste e ogni felicità.
Di Firenze, li 21 Dicembre 1613
Di Vostra Paternità molto Reverenda
Servitore Affezionatissimo
Galileo Galilei
Nel 1613 Galileo scrisse una lettera ad un suo vecchio studente, il benedettino Benedetto Castelli (1578-1643), su come non fosse necessario vedere il moto della terra in opposizione con la Sacra Scrittura. Galileo porta come argomento per la rotazione della terra l’analogia con la rotazione del sole attorno al proprio asse e quello della ragionevolezza di sostenere che la maggiore grandezza e dignità del sole suggerisse il suo ruolo centrale. Un anno più tardi Galileo fu attaccato dal pulpito dei Domenicani a motivo dei suoi insegnamenti copernicani.

Per leggere la versione integrale della lettera: http://bit.ly/1yXpW4l



Rettifica segnalata da Agostino Degas:
"Dietro ogni problema c'è un'opportunità.” Non è di Galileo Galiei
Questa frase (anche nella forma: "Dietro ogni problema si cela un'opportunità") è attribuita (solo in Italia) a Galileo Galilei, ma c'è da dubitarne, visto che PUR AVENDO ESAMINATO TUTTE LE SUE OPERE PIÙ IMPORTANTI E LE SUE LETTERE, ESSA NON RISULTA. È probabile che si tratti della solita falsa attribuzione di una frase per dargli maggiore autorevolezza (in questa raccolta di citazioni errate se ne trovano parecchie). Molti ci cascano, visto che (quasi) nessuno si preoccupa mai di verificare le fonti. Naturalmente se qualcuno ha prove che certifichino che l'autore di questo pensiero sia davvero Galileo, sarei lieti di rettificare quanto affermato.



La Storia di Galileo Galilei
http://youtu.be/ukiIc0aduKI


7 gennaio 1610. 
Galileo osserva per la prima volta i quattro satelliti maggiori di Giove, i cosiddetti satelliti medicei: sono Io, Europa, Ganimede e Callisto.

La data è tratta dal "Sidereus Nuncius" dello stesso Galilei che racconta di aver visto "addì 7 gennaio 1610" i primi 3 "all'ora prima di notte" e, qualche giorno dopo, il quarto. 
Treccani, testo di Gabriele Vanin, Presidente Emerito dell'Unione Astrofisici Italiani. http://www.treccani.it/.../galileo_astronomo/vanin.html

Galileo Galilei, questa è la sentenza”  […] Nei secoli XVI e XVII il mondo cristiano fu travagliato dalla riforma protestante che contestava la corruzione e degenerazione della Chiesa Cattolica Romana. Per contrastare il diffondersi della dottrina di Lutero furono istituiti i TRIBUNALI DELL’INQUISIZIONE, chiamati a giudicare e a punire, spesso con la morte, chi deviava dai DOGMI della Chiesa. In quest’epoca turbolenta nacque Galileo Galilei. Fin da ragazzo Galileo mostrò grande interesse per i fenomeni naturali di cui quotidianamente era testimone e curioso indagatore. Si può affermare che i suoi primi esperimenti aprirono la via alla FISICA MODERNA, e che i suoi studi mutarono IL MODO CON CUI L’UOMO GUARDAVA ALL’UNIVERSO. La personalità di Galileo era decisamente complessa, e il senso pratico con cui affrontava i problemi, ne faceva un uomo del tutto NUOVO per il suo tempo. La sete di conoscenza spinse Galileo a METTERE IN DISCUSSIONE LA VISIONE CHE LA CHIESA AVEVA DEL MONDO e a RIVOLUZIONARE I FONDAMENTI DELL’ASTRONOMIA. Nonostante ciò, Galileo era e rimase Cattolico, affidò anche sua figlia Virginia alla vita monacale; accolta nell’ordine della Clarisse, la giovane gli inviò diverse lettere in cui manifestava la sua preoccupazione per la sorte del padre ACCUSATO DI ERESIA e condannato agli arresti domiciliari;  ma, nonostante le difficoltà, Galileo non perse mai il DESIDERIO DI SPIEGARE IL MONDO NATURALE: “volevo che gli uomini capissero che la natura aveva donato loro gli OCCHI per ammirare le sue opere, ma anche un INTELLETTO affinché potessero comprenderle. Galileo riuscì a penetrare i misteri dell’Universo meglio di molti altri nonostante i molti ostacoli: la sua storia divenne simbolo del CONFLITTO TRA RELIGIONE E SCIENZA. Galileo era convinto che la Bibbia fosse il verbo di Dio, solo che NON LA RITENEVA ATTENDIBILE COME MANUALE DI ASTRONOMIA. La chiesa inserì le OPERE DI GALILEO NELL’INDICE DEI LIBRI PROIBITI: Galileo pagò un prezzo terribile, ma le sue scoperte cambiarono il mondo. Da secoli gli uomini regolavano la loro vita con la posizione del sole nel cielo, il sole appariva loro attraversare il cielo ruotando intorno alla terra; questa concezione dell’universo era stata originariamente enunciata dall’antico filosofo Aristotele: al centro stava la terra, IMMOBILE DIMORA DELL’UOMO. Il sole era uno dei tanti corpi celesti che le giravano infinitamente attorno; dissentire da questa visione era RISCHIOSO. La statua di Padre Giordano BRUNO, a Roma, indica il PUNTO IN CUI IL FILOSOFO FU ARSO VIVO per le sue IDEE POCO ORTODOSSE. LA CHIESA RITENEVA L’ASTRONOMIA UNO STRUMENTO DI INDAGINE DELLE OPERE DI DIO: LA SCIENZA NON POTEVA QUINDI RINNEGARE LA RELIGIONE. Nelle Università ecclesiastiche bisognava superare l’esame di sette materie fondamentali, tra le quali ASTRONOMIA, prima di passare alla FILOSOFIA e alla TEOLOGIA. Lo studio delle stelle doveva servire ad avvicinare l’uomo ad un mondo ultraterreno, spirituale ed eterno. Lo studio dei fenomeni celesti aveva anche una ragione più pratica: IL CIELO FUNGEVA SIA DA OROLOGIO che da CALENDARIO. L’alba ed il tramonto scandivano il ciclo delle preghiere mattutine e serali nei conventi. Ogni primavera l’Equinozio segnava l’inizio della SEMINA DEI CAMPI. Il solstizio invernale preannunciava il Natale, mentre le fasi della Luna fissavano le date esatte della Quaresima e della Pasqua. In questo modo la Chiesa riuscì a conferire un SIGNIFICATO SPIRITUALE ALLE TEORIE GEOCENTRICHE DI ARISTOTELE. Secondo i greci la terra non si trovava perfettamente al centro dell’universo ma occupava ugualmente una POSIZIONE PRIVILEGIATA. Questo modello fu ADOTTATO DALLA CHIESA perché presupponeva uno spazio intorno alla terra in cui POTER COLLOCARE INFERNO E PARADISO. Da giovane Galileo accarezzò per breve tempo l’idea di diventare sacerdote: nel 1581 SI ISCRISSE INVECE ALLA FACOLTA’ DI MEDICINA DELL’UNIVERSITA’ DI PISA. Il programma degli studi, fino ai dettagli delle FIGURE DI ANATOMIA dei libri di testo, DOVEVA ESSERE APPROVATO DAI GESUITI. Galileo abbandonò la Medicina dopo pochi anni e iniziò ad interessarsi alla Matematica. Tra i numerosi scritti pervenutici vi è un ELOQUENTE TRIBUTO AL POTERE DELLA MATEMATICA DI ILLUMINARE IL MONDO: “Il grandioso libro dell’Universo potrebbe essere COMPRESO SOLO SE SI IMPARASSE A DECIFRARE LA LINGUA IN CUI E’ SCRITTO, cioè IL LINGUAGGIO MATEMATICO: I TRIANGOLI, I CERCHI, LE FIGURE GEOMETRICHE…, senza ciò è IMPOSSIBILE, del tutto IMPOSSIBILE CAPIRE UNA SOLA PAROLA…., sarebbe come vagare in un oscuro labirinto”. Davanti al mondo siamo disorientati; DOV’E’ LA VERITA’? Dov’è la risposta? Era diffusa l’opinione, condivisa da Galileo, CHE LA VERITA’ RISIEDESSE NELLA MATEMATICA. Semmai il pensiero degli esseri umani a quello di Dio, era QUANDO SI RAGIONAVA IN TERMINI MATEMATICI. Combinando l’attenta osservazione della NATURA alla MATEMATICA, otteniamo una base certa per STUDIARE LE COSE e comprendiamo la perfezione del disegno divino. Galileo condusse i suoi studi di matematica all’Università di Padova, sufficientemente LONTANO DA ROMA per SOTTRARSI ALL’INFLUENZA DEI GESUITI E DEL PROGRAMMA DI STUDI DA LORO APPROVATO. A Padova c’era un’Università, era stata fondata nel 1222 da alcuni professori e studenti, e NON ERA STATA ISTITUITA NE’ DA UN RE, NE’ DA UN PAPA: ERA COMPLETAMENTE AUTONOMA, sotto la supervisione della libera Repubblica di Venezia; quindi lavorare a Padova voleva dire godere della più grande LIBERTA’ ACCADEMICA SICURAMENTE D’ITALIA, e forse anche d’Europa. Galileo divenne professore di Matematica a Padova nel 1581, spesso trascorreva le vacanze nella vicina Venezia, e fu lì che conobbe Marina Gamba, con cui ebbe una lunga relazione; di lei si sa poco, se non che la sua condizione sociale era inferiore a quella di Galileo; la relazione complicò la vita dello scienziato. Si, certo, amava divertirsi…



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