giovedì 28 giugno 2012

Andrej Tarkovskij. Nostalghia. Quale antenato parla in me? Io non posso vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo. Per questo non riesco a essere una sola persona. Sono capace di sentirmi un'infinità di cose contemporaneamente. Il male vero del nostro tempo è che non ci sono più i grandi maestri. La strada del nostro cuore è coperta d'ombra. Bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili, bisogna che nei cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne, dai muri delle scuole, dall'asfalto e dalle pratiche assistenziali entri il ronzio degli insetti. Bisogna riempire gli orecchi, gli occhi di tutti noi di cose che siano all'inizio di un grande sogno. Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi, non importa se poi non le costruiremo. Bisogna alimentare il desiderio, dobbiamo tirare l'anima da tutte le parti come se fosse un lenzuolo dilatabile all'infinito. Se volete che il mondo vada avanti, dobbiamo tenerci per mano. Ci dobbiamo mescolare, i cosiddetti "sani" e i cosiddetti "ammalati". Ehi, voi sani, che cosa significa la vostra salute? Tutti gli occhi dell'umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando. La libertà non ci serve, se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi. Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull'orlo della catastrofe. Uomo, ascolta: in te acqua, fuoco e poi la cenere e le ossa dentro la cenere, le ossa e la cenere. Dove sono? Quando non sono nella realtà e neanche nella mia immaginazione? Faccio un patto col mondo: che ci sia il sole di notte indebiti d'agosto. Le case grandi finiscono, sono quelle piccole che durano. La società deve tornare unita, e non così frammentata, basterebbe osservare la natura per capire che la vita è semplice e che bisogna tornare al punto di prima, in quel punto dove voi avete imboccato la strada sbagliata. Bisogna tornare alle basi principali della vita, senza sporcare l'acqua. Che razza di mondo è questo se è un pazzo che vi dice che dovete vergognarvi? Adesso, musica!

C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore
Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta.. così come non credo che si viaggi per tornare. L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sé stessi non si può fuggire. 
Andrej Tarkovskij 


Dal momento stesso in cui Eva mangiò il pomo dell'albero della conoscenza, l'umanità fu condannata a una ricerca senza fine della verità. Prima di tutto, come è noto, Adamo ed Eva si accorsero che erano nudi e ne provarono vergogna. Ne provarono vergogna perché compresero e cominciarono il proprio cammino dalla gioia di conoscersi l'un l'altro. Ciò fu l'inizio di ciò che non ha fine … Accadde così che l'uomo, questo "coronamento della natura", comparve sulla terra allo scopo di conoscere perché propriamente egli vi comparisse o vi fosse inviato. E per mezzo dell'uomo il Creatore conosce se stesso. Questo cammino viene chiamato usualmente evoluzione; un cammino che viene accompagnato dal tormentoso processo di autoconoscenza.
Andrei Tarkovskij


"C’è una speranza che l’uomo sopravviva, nonostante tutti i segni del silenzio apocalittico preannunciato dall’evidenza dei fatti? La risposta a questo interrogativo, forse, è contenuta nell’antica leggenda sulla resistenza dell’albero inaridito, privato dei succhi vitali, che ho preso come base del film più importante nella mia biografia artistica. Un monaco, passo dopo passo, secchio dopo secchio portava l’acqua sulla montagna e innaffiava l’albero inaridito, credendo senz’ombra di dubbio nella necessità di ciò che faceva, senza abbandonare neppure per un istante la fiducia nella forza miracolosa della sua fede nel Creatore e perciò assistette al Miracolo: una mattina i rami dell’albero si rianimarono e si coprirono di foglioline. Ma questo è forse un miracolo? E’ soltanto la verità.”
Andrej Tarkovskij “Scolpire il tempo”



PER MEZZO DELL'ARTE L'UOMO SI APPROPRIA DELLA REALTÀ ATTRAVERSO UN'ESPERIENZA SOGGETTIVA. Nella scienza la CONOSCENZA UMANA del mondo procede lungo i gradini di una scala senza fine, venendo successivamente rimpiazzata da sempre nuove conoscenze su di esso che sovente si confutano a vicenda, in nome di verità oggettive particolari. LA SCOPERTA ARTISTICA, invece, NASCE OGNI VOLTA COME UN'IMMAGINE NUOVA E IRRIPETIBILE DEL MONDO, come un geroglifico della verità assoluta. Essa SI PRESENTA COME UNA RIVELAZIONE, come un desiderio appassionato e improvviso di afferrare intuitivamente tutte in una volta le leggi del mondo – la sua bellezza e il suo orrore, la sua umanità e la sua ferocia, la sua infinità e la sua limitatezza. L'artista le esprime creando l'immagine artistica che è uno strumento sui generis per cogliere l'assoluto. Per mezzo dell'immagine si mantiene la percezione dell'infinito dove esso viene espresso attraverso le limitazioni: lo spirituale attraverso il materiale, lo sconfinato grazie ai confini.
Andrej Tarkovskij, Scolpire il Tempo.



La ricerca della verità! Si nasconde… e voi scienziati la cercate ovunque. Scavate un po' qua e un po' là. Scavate in un posto… e voilà: l’atomo è formato da protoni; scavate in un altro posto… Eureka: il triangolo A B C è uguale al triangolo A¹ B¹ C¹. Per me è molto diverso. Anch'io scavo cercando la verità, ma nel frattempo le succede qualcosa. Si modifica. E così io, al posto della verità, trovo un gran mucchio di … pardon… non dirò di che. A voi si che va bene, ma supponiamo che in un certo museo ci sia un vaso antico, a suo tempo ci buttavano gli avanzi. Oggi invece lo stesso vaso suscita l'entusiasmo generale, per lessenzialità del disegno, l'irripetibilità della forma. Magnifico! Splendido! Ma ecco che un giorno si viene a sapere che non è antico e che agli archeologi l'aveva rifilato un burlone. L'aveva fatto così, per fare uno scherzo. Le lodi stranamente cessano, che esperti!
Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)


A un tavolino del bar Stalker, Professore e Scrittore. Scrittore beve parecchio e parla della verità. Vengono accennati i motivi dell' incursione nella Zona. Arriva il treno.





- In ogni caso tutta questa vostra tecnologia, tutte queste fabbriche e marchingegni, e tutto questo agitarsi affannosamente per poter lavorare di meno e mangiare di più... non sono che stampelle, protesi. L'umanità invece esiste per creare... Per creare opere d'arte. Questo perlomeno è disinteressato, a differenza di tutte le altre azioni umane. Grandi illusioni, fantasmi sfocati della verità in assoluto... Ma lei, professore, mi sta ascoltando?
- Ma di quale disinteresse sta parlando, con tutta la gente che muore ancora di fame?
Ma dove vive, nelle nuvole?
- E questa sarebbe la vostra aristocrazia del cervello? Voi non sapete pensare in astratto.
- Spero che non presuma di insegnarmi qual è il vero senso della vita e nello stesso tempo a pensare?
- Sarebbe inutile, lei sarà forse professore, ma è ignorante!
Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)


Scrittore espone lo scopo dell' esistenza a Professore, che risponde


E pretendono pure di essere intellettuali, questi scrittori, scienziati... non credono più a niente. L'organo con il quale crediamo gli si è atrofizzato, tanto non ne hanno bisogno. Dio mio che gente. Tu non li hai visti, hanno gli occhi vuoti. Pensano soltanto a come tenere alto il loro prezzo, a come vendersi più cari, a farsi pagare tutto, anche ogni moto dell'anima. Pensano di avere una missione da compiere, una vocazione, e che si vive una sola volta. La gente così può credere a qualcosa?
Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)



Ecco un altro esperimento; esperimenti, fatti, verità in ultima istanza; ma fatti non ce ne sono e qui, poi, meno che altrove. Qui tutto è inventato da qualcuno, è la trovata idiota di qualcuno, possibile che non ve ne rendiate conto? E voi lo dovete assolutamente sapere di chi è; ma perché poi, a che cosa servono tutte le vostre nozioni, quale coscienza ne potrà soffrire? La mia? Io non ho coscienza, ho solamente nervi: una carogna mi stronca, mi si apre una piaga, un'altra carogna mi loda, è un'altra piaga; tu ci metti l'anima, ci metti il cuore, e quelli, niente, ti divorano l'anima e il cuore; tiri fuori dall'anima lo schifo, divorano anche lo schifo; sono tutti colti senza eccezione e hanno tutti fama di alta sensibilità e tutti ti turbinano intorno: giornalisti, redattori, critici, femmine, senza darti un attimo di respiro e tutti ti incitano: "Dai dai!..." Ma che razza di scrittore sono io, se addirittura odio scrivere, se per me è un tormento, una fatica, una incombenza dolorosa, vergognosa come schiacciare le emorroidi. Un tempo pensavo che qualcuno sarebbe divenuto migliore grazie ai miei libri, ma se non servo a nessuno... creperò e dopo due giorni mi avranno dimenticato e cominceranno a divorare qualcun altro. Io pensavo di cambiarli e invece sono stati loro a cambiare me, mi hanno cambiato a loro immagine e somiglianza. Prima il futuro era soltanto il proseguimento del presente e tutti i cambiamenti erano molto lontani al di là dell'orizzonte, adesso il futuro si è fuso col presente. Loro sono forse pronti a questo? Ma se non vogliono sapere niente di niente, loro divorano e stop...
Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)


Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)
Emorroidi. Scrittore confessa tutta l' inutilità e la fatica del suo scrivere.






Che diventino indifesi come bambini,
perché la debolezza è potenza e la forza è niente.
Quando l'uomo nasce, è debole e duttile.
Quando muore, è forte e rigido.
Così come l'albero:
mentre cresce è tenero e flessibile.
E quando è duro e secco, muore.
Rigidità e forza sono compagni della morte.
Debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza.
Ciò che si è irrigidito non vincerà
Andrej Tarkovskij, Stalker



«Qualcuno deve gridare che costruiremo le Piramidi, non importa se poi non le costruiremo»
“Nostalghia”, di Andrej Tarkovskij, film del 1983, sceneggiatura di Tonino Guerra, premiato a Cannes, è uno di quei film d’autore che sono talmente d’autore che mettono soggezione… buio, frasi a effetto sul dolore del vivere, lentezza che sfianca, sottili allusioni, simbolismi criptici, lentezza che sfianca, penombra, frasi a effetto sul mistero dell’esistenza, lentezza che sfianca… impossibile anche solo esprimere qualche timida perplessità senza passare per un grezzo bifolco che va al cinema a vedere “Vacanze di Natale”… ma io sono furbo, quindi aggirerò l’ostacolo parlando soltanto di ciò che mi è piaciuto molto… il titolo è bellissimo, quasi quasi chiamerei mia figlia Nostalghia… e stupendo è il monologo del pazzo, che arriva verso la fine, dopo quintalate di buio, mistero, allusioni, dolore, penombra, eccolo, 2 minuti, da pelle d’oca:


Quale antenato parla in me? 
Io non posso vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo.
Per questo non riesco a essere una sola persona.
Sono capace di sentirmi un'infinità di cose contemporaneamente.
Il male vero del nostro tempo è che non ci sono più i grandi maestri.
La strada del nostro cuore è coperta d'ombra.
Bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili,
bisogna che nei cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne,
dai muri delle scuole, dall'asfalto e dalle pratiche assistenziali entri il ronzio degli insetti.
Bisogna riempire gli orecchi, gli occhi di tutti noi di cose che siano all'inizio di un grande sogno. Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi,
non importa se poi non le costruiremo.
Bisogna alimentare il desiderio,
dobbiamo tirare l'anima da tutte le parti come se fosse un lenzuolo dilatabile all'infinito.
Se volete che il mondo vada avanti, dobbiamo tenerci per mano.
Ci dobbiamo mescolare, i cosiddetti "sani" e i cosiddetti "ammalati".
Ehi, voi sani, che cosa significa la vostra salute?
Tutti gli occhi dell'umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando.
La libertà non ci serve, se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia,
di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi.
Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull'orlo della catastrofe.
Uomo, ascolta: in te acqua, fuoco e poi la cenere e le ossa dentro la cenere, le ossa e la cenere. Dove sono? Quando non sono nella realtà e neanche nella mia immaginazione? Faccio un patto col mondo: che ci sia il sole di notte indebiti d'agosto. Le case grandi finiscono, sono quelle piccole che durano. La società deve tornare unita, e non così frammentata, basterebbe osservare la natura per capire che la vita è semplice e che bisogna tornare al punto di prima, in quel punto dove voi avete imboccato la strada sbagliata. Bisogna tornare alle basi principali della vita, senza sporcare l'acqua. Che razza di mondo è questo se è un pazzo che vi dice che dovete vergognarvi? Adesso, musica!
Andrej Tarkovskij. Nostalghia.




Spezzone tratto dal film diretto da Andrei Tarkovskij "Nostalghia".




Domenico dice :"Faccio un patto col mondo: che ci sia il sole di notte e nevichi d'agosto (non indebiti d'agosto). Le cose (non le case) grandi finiscono, sono quelle piccole che durano".



Quel che dovrebbe essere il Manifesto della 'Persona Umana'



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