giovedì 9 luglio 2015

La Stoà Pecile (in greco ἡ ποικίλη στοά) o Portico dipinto, originariamente chiamata «Portico di Peisianatte» (in greco ἡ Πεισιανάκτειος στοά, dal nome del cognato di Cimone e finanziatore dell'opera), fu eretta tra il 475 e il 450 a.C., nella zona settentrionale dell'agorà di Atene. Il portico, costruito in poros, aveva colonne di ordine dorico all'esterno e di ordine ionico all'interno, con i capitelli ionici in marmo; si estendeva in profondità per 12 metri e 60 centimetri su una crepidine dotata di tre gradini che diventavano quattro verso ovest, per coprire il dislivello del terreno. Originariamente destinata a riunioni pubbliche, questa stoà ha dato il nome a una corrente filosofica, lo stoicismo, fondata da Zenone di Cizio, che era solito esporre e discutere le proprie idee con i suoi discepoli sotto il portico dipinto.

La Stoà Pecile (in greco ἡ ποικίλη στοά) o Portico dipinto, originariamente chiamata «Portico di Peisianatte» (in greco ἡ Πεισιανάκτειος στοά, dal nome del cognato di Cimone e finanziatore dell'opera), fu eretta tra il 475 e il 450 a.C., nella zona settentrionale dell'agorà di Atene
Il portico, costruito in poros, aveva colonne di ordine dorico all'esterno e di ordine ionico all'interno, con i capitelli ionici in marmo; si estendeva in profondità per 12 metri e 60 centimetri su una crepidine dotata di tre gradini che diventavano quattro verso ovest, per coprire il dislivello del terreno.
Originariamente destinata a riunioni pubbliche, questa stoà ha dato il nome a una corrente filosofica, lo stoicismo, fondata da Zenone di Cizio, che era solito esporre e discutere le proprie idee con i suoi discepoli sotto il portico dipinto.

Della decorazione pittorica della stoà furono responsabili il pittore e scultore Micone e Polignoto di Taso. Al tempo di Pausania, che descrive la decorazione senza nominare gli autori (Pausania I, 15, 1), le pitture presenti nel portico includevano:
una battaglia di Oinoe di soggetto e autore sconosciuti;
una Amazzonomachia di Micone;
una Ilioupersis, che Plutarco attribuisce a Polignoto;
una battaglia di Maratona attribuita dalle fonti a Polignoto, a Micone o a Paneno.
La tecnica con la quale vennero eseguiti i dipinti non è conosciuta ma nelle Epistolæ di Sinesio di Cirene (Epist., 135), si narra della asportazione, alla fine del IV secolo, di quelle che vengono definite «tavole» e che possono essere immaginate come pannelli di terracotta o di legno.





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