sabato 18 luglio 2015

Manfredi Borsellino si è poi rivolto direttamente al capo dello Stato: "Presidente, oggi sono qui per lei perché lei è tra quelli che non solo ha il nostro vissuto, ma è stato punto di riferimento per mio padre e la mia famiglia. Ricordo la reverenza con cui lui si rivolgeva a lei. Capii subito la stima sconfinata che aveva nei suoi confronti. Dovrei chiederle - ha concluso - di essere destinato altrove, lontano da una terra davvero disgraziata, ma non glielo chiedo perché ho il dovere di rimanere qui: lo devo a mio padre e soprattutto a mia sorella Lucia".

“Il mio lo definisco un ergastolo del dolore. Purtroppo è una condizione mentale che non si riesce a tirare fuori, per quanto poi si cerchi di dare ogni giorno una ragione al proprio impegno e una propria voglia di cambiare le cose. Mentre prima ero particolarmente ottimista, perché mio padre lo è stato, oggi sono più con i piedi per terra alla luce di quanto è accaduto. Sono più disillusa. Questo mi aiuta anche ad apprezzare quel piccolo passo avanti, che poi si fa perché si vuole fare”.
Lucia Borsellino



Borsellino, shock alla commemorazione. 
Manfredi: "Lucia ha portato la croce".
Il figlio del giudice prende a sorpresa la parola durante la cerimonia al Palazzo di giustizia, di fronte al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e legge un accorato intervento in sostegno della sorella, da poco dimissionaria dal ruolo di assessore della Sanità.

PALERMO - Colpo di scena al Palazzo di Giustizia a Palermo, per la commemorazione dell'anniversario della strage di via D'Amelio, alla cerimonia solenne alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha preso la parola Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, che ha letto un accorato intervento.

"Signor presidente della Repubblica, non sono qui per commemorare mio padre, altri lo faranno. Sono qui per mia sorella Lucia. Mia sorella non vuole parlare, lei sa che la lettera di dimissioni da assessore alla Sanità ha prodotto un silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto quelle regionali. Quella lettera dice tutto. Io non credevo che Lucia, la primogenita di Paolo Borsellino, la figlia con cui viveva in simbiosi, dopo 23 anni dovesse vivere un calvario simile a quello del padre, nella stessa terra che lo ha eletto a eroe. non entro nel merito delle indiscrezioni che hanno turbato tanti, ma Lucia non è rimasta turbata".

"Da oltre un anno - prosegue il messaggio del figlio del giudice - era consapevole dell'ostilità dell'ambiente e delle offese ricevute soltanto per avere adempito al suo dovere. Non sarà la veridicità di un'intercettazione a raccontare lo scenario drammatico in cui lei ha operato. Lucia ha portato la croce perché voleva una Sanità libera e felice ed è rimasta per amore di giustizia. Per spalancare le porte di una Sanità al centro da sempre di interessi e malaffare anche mafiosi. Lei è e sarà sempre la più degna figlia di suo padre".

Manfredi Borsellino si è poi rivolto direttamente al capo dello Stato: 
"Presidente, oggi sono qui per lei perché lei è tra quelli che non solo ha il nostro vissuto, ma è stato punto di riferimento per mio padre e la mia famiglia. Ricordo la reverenza con cui lui si rivolgeva a lei. Capii subito la stima sconfinata che aveva nei suoi confronti. Dovrei chiederle - ha concluso - di essere destinato altrove, lontano da una terra davvero disgraziata, ma non glielo chiedo perché ho il dovere di rimanere qui: lo devo a mio padre e soprattutto a mia sorella Lucia". 
Mattarella, terminato l'intervento, si è alzato in piedi ed ha abbracciato il commissario di polizia, visibilmente commosso.

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Ecco, le parole forti e drammatiche pronunciate da Manfredi Borsellino davanti al presidente della repubblica dicono più di dieci intercettazioni:

"Lucia si è trovata a operare alla guida di uno dei rami più delicati della Regione, ha portato la croce e tante persone possono venire a testimoniarlo, è rimasta assessore fino al 30 giugno perché ama a dismisura il suo lavoro, voleva davvero una sanità libera e felice. E' rimasta per amore di giustizia, poi non ce l'ha fatta più, non so con quale forza ha tollerato. Per amore della giustizia, per suo padre, per potere spalancare agli inquirenti le porte della sanità dove si annidano mafia e malaffare. Da oltre un anno era consapevole del clima di ostilità e delle offese che le venivano rivolte". "

La lettera di dimissioni con cui mia sorella Lucia ha lasciato l'assessorato ha prodotto il silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto regionali. Ma quella lettera dice tutto e andrebbe riletta". "Intervengo perché non credevo che la figlia prediletta di mio padre, quella con cui lui viveva in simbiosi, avrebbe dovuto vivere un calvario simile a quello di suo padre nella stessa terra che ha poi elevato lui a eroe".
"Non posso entrare, per le mansioni che ricopro [Manfredi è commissario di polizia a Cefalù] nel merito delle indiscrezioni giornalistiche di questi giorni, che indipendentemente dalle verifiche che verranno fatte sull'attendibilità di determinate circostanze, avranno turbato tutte le persone presenti in quest'aula, ma vi assicuro che non hanno turbato l'interessata, mia sorella Lucia per una semplice ragione: perché da oltre un anno, l'ho vissuto da fratello, era consapevole del clima di ostilità in cui operava, delle offese che le venivano rivolte per adempiere nient'altro che il suo dovere, purtroppo sono corsi e ricorsi storici drammatici".
Se Crocetta non si dimette di fronte a queste parole, dovrà essere l'assemblea regionale a sfiduciarlo




Manfredi Borsellino: "Per mia sorella un calvario simile a quello di mio padre"
"Quasi ogni volta che sono stato chiamato a intervenire, l'ho fatto forzatamente, quasi contro la mia volonta'. Non intervengo per mio padre, non c'e' bisogno di ricordarlo. Intervengo per mia sorella Lucia. Lei ha portato una croce". Lo ha detto Manfredi Borsellino, commissario di polizia e figlio del giudice, intervenendo, a sorpresa, durante la cerimonia di commemorazione, organizzata dall'Anm nell'aula magna della Corte d'Appello di Palermo, della strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992. (giorgio ruta)


http://video.repubblica.it/edizione/palermo/manfredi-borsellino-per-mia-sorella-un-calvario-simile-a-quello-di-mio-padre/207475/206576






Parole sferzanti che si ripetono nel tempo ed anche similmente dette da più persone in altre occasioni. Tuttavia nulla sembra essere di fatto cambiato da decenni, se non solo la lotta più decisa alla criminalità organizzata grazie ad una certa Magistratura e Forze dell’Ordine. Mentre il generale contesto politico, istituzionale, giudiziario, burocratico, professionale, ecc. continua ad essere una trasversale parete marcia, periodicamente riverniciata ed imbellettata. Come anche e soprattutto, il cittadino e particolarmente il siciliano, pare non avere più alcun interesse e tanto meno speranza in questo Stato e Regione. Questa Nazione ed in particolare la Sicilia, si trascinano per inerzia sulle spinte e qualità del passato, senza più riuscire a guidarsi ed avere un minimo di nuova rotta e moderna progettualità. Il clientelismo, il nepotismo, il corporativismo omertoso, gli innumerevoli agglomerati di stipendiati per il consenso elettorale e sindacale, hanno culturalmente svuotato ogni risorsa economica ed intellettiva in questa Italia e Sicilia. Come pure i nostri politici, anche quando neo eletti, hanno di tutta evidenza, quasi ognuno, una dissimulata mentalità clientelare, egocentrica, ingorda e misantropa, ovverosia si dimostrano una volta sugli scranni dei nuovi volti ma già rancidi ed allineati mentalmente, persino peggio dei loro predecessori.

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