venerdì 16 dicembre 2011

Gustave Flaubert. Il tempo ha potere solo sulle ore, non ne ha alcuno sulle anime


Gustave Flaubert (Rouen, 12 dicembre 1821 - Croisset, 8 maggio 1880) è stato uno scrittore francese, considerato l'iniziatore del Naturalismo nella letteratura francese, conosciuto soprattutto per il romanzo Madame Bovary e per l'accusa di immoralità che questa opera gli procurò.


“Dovete, capite giovanotto, dovete lavorare di più.
Comincio a sospettarvi di essere un po’ fannullone.
Troppe puttane! Troppo canottaggio!”
Il maestro era Flaubert. L’allievo Maupassant.



Eppure, quante cose ho nell'anima, quante intime forze e quanti oceani d'ira e d'amore si urtano,
si infrangono in questo cuore così fiacco, così debole, cosi' prostrato, così stanco, così esausto!...
Flaubert

La malinconia non è altro che un ricordo inconsapevole
Gustave Flaubert

L'avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge.
Gustave Flaubert

Il tempo ha potere solo sulle ore, non ne ha alcuno sulle anime.
Gustave Flaubert

Ama l'arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno.
Gustave Flaubert

Dio è nei dettagli
Gustave Flaubert

L'orgoglio è una bestia feroce che vive nelle caverne e nei deserti;
la vanità invece è un pappagallo che salta di ramo in ramo e chiacchiera in piena luce
Gustave Flaubert

Noi non abbiamo forse valore se non per le nostre sofferenze.
C'è tanta gente la cui gioia è così immonda, il cui ideale è così meschino,
che noi dobbiamo benedire la nostra disgrazia se ci fa più degni.
Gustave Flaubert



I miei personaggi immaginari mi coinvolgono, mi perseguitano, o piuttosto sono io a mettermi dentro di loro. Quando scrivevo l'avvelenamento di Emma Bovary, sentivo così bene il sapore dell'arsenico nella bocca, mi sentivo talmente avvelenato io stesso, che mi sono procurato due indigestioni, l'una dopo l'altra, due indigestioni vere e proprie, perché ho vomitato tutto il mio pasto...
Gustave Flaubert a Taine. 1868 circa.


Madame Bovary non ha nulla di vero. 
È una storia completamente inventata
non vi ho messo nulla né dei miei sentimenti né della mia vita. 
L'illusione (se c'è) deriva al contrario dall'impersonalità dell'opera. 
È uno dei miei principi: non bisogna scriversi. 
L'artista dev'essere nella sua opera come Dio nella creazione, 
invisibile e onnipotente; dappertutto deve sentirsi la sua presenza, 
ma senza mai apparire.
Gustave Flaubert a Mlle Leroyer de Chantepie, 18 marzo 1857.



«Emma dimagrì, le sue gote si fecero pallide, il suo volto si affilò.
Con quelle bande di capelli neri, quei grandi occhi, quel naso dritto, quell'andatura da uccello, sempre silenziosa, pareva attraversare l'esistenza sfiorandola appena, e portare in fronte il vago segno di una sublime predestinazione. Era così triste, così calma, così dolce e al tempo stesso così riservata che, vicino a lei, ci si sentiva presi da un fascino glaciale: come quel brivido che si prova nelle chiese tra il profumo di fiori mescolato al freddo dei marmi».
Gustave Flaubert, Madame Bovary


Ma una donna ha continui impedimenti.
A un tempo inerte e cedevole, ha contro di sé le debolezze della carne e la sottomissione alle leggi.
La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti,
c'è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene.
Gustave Flaubert, Madame Bovary


«Era in preda a una di quelle crisi in cui l’anima mostra tutto ciò che contiene,
come l’oceano che nelle tempeste si spalanca dalle alghe della riva alle sabbie degli abissi».
Gustave Flaubert, Madame Bovary


L'amore, riteneva, doveva arrivare di colpo, con schianti e folgorazioni, uragano celeste che si abbatte sulla vita, la sconvolge, ghermisce le volontà come foglie e precipita il cuore negli abissi.
Non sapeva che sulle terrazze delle case la pioggia produce allagamenti quando le grondaie sono intasate, e avrebbe continuato a sentirsi al sicuro se all'improvviso non avesse scoperto una crepa nel muro.
Gustave Flaubert,  Madame Bovary




Il dovere è sentire ciò che è grande, privilegiare ciò che è bello e non inchinarsi a tutte le convenzioni della società con le ignominie che ci impone.
Gustave Flaubert, Madame Bovary, 1856



«Che cosa c'è di meglio, infatti, che starsene la sera davanti al camino in compagnia di un libro mentre il vento si ostina contro la finestra e la lampada arde? Le ore passano. Immobili, percorriamo paesi che crediamo di vedere, e la mente, a braccetto con la fantasia, si perde nei particolari o insegue il filo delle avventure. Si confonde con i personaggi, e ci pare che sia il nostro cuore a palpitare sotto quei panni».
Gustave Flaubert, “Madame Bovary”



«E cosa ci può esser di meglio che leggere un bel libro accanto al fuoco, la sera, mentre il vento batte alle imposte e la lampada splende? Non si pensa a nulla; e cosi passano le ore. Senza muoversi, si attraversano paesi mai visti eppure reali, e il nostro pensiero, intrecciandosi con la finzione, entra con piacere in ogni particolare, segue il filo d'ogni avventura. Ci si confonde con i personaggi, ci sentiamo noi stessi palpitare sotto i loro panni. E non vi è mai capitato d'incontrare in un libro un'idea vaga che già avevate avuto, qualche immagine oscura che pare tornare di lontano, insomma, quasi la più completa rivelazione del vostro sentimento più sottile?»
Gustave Flaubert. Madame Bovary 


Nel fondo della sua anima, Emma aspettava che qualche cosa accadesse.
Come i marinai in pericolo, volgeva gli occhi disperati sulla solitudine della sua vita e cercava, lontano, una vela bianca tra le brume dell'orizzonte. Non sapeva che cosa l'aspettasse, quale vento avrebbe spinto quelle vele fino a lei, su quale riva l'avrebbe portata, né sapeva se sarebbe stata una scialuppa o un vascello a tre ponti, carico di angosce o pieno di felicità fino ai bordi».
Gustave Flaubert, "Madame Bovary", 1857


Bovarismo.
inquietudine esistenziale provocata dal divario tra le condizioni di vita reali e le proprie aspirazioni


In realtà questa definizione è parziale...
il termine bovarismo, specie se ci si riferisce al romanzo di Flaubert, ha una sfumatura critica dovuta alla constatazione dell'ingenuità provinciale - borghese per il desiderio (di frequente ispirato dalla letteratura e dall'arte) della grande città, dei salotti mondani e dei personaggi, spesso fatui, che li animano.



La condizione che esiste tra l'essere e il dover essere, il fare e il dover fare, il desiderio di gloria opposto alla aspirazione ad una vita in pace. Presente in tutta l'opera Petrarchesca come accidia, in Alfieri come malessere interiore dovuto alle continue aspirazioni, ormai fuori luogo, del Saul. Altri poeti, come Virgilio, opporranno l'etica del labor contro l'ozio della nullafacenza (oppure il fare cose controproducenti), il labor consente all'uomo di elevarsi (altro esempio Cicerone - che era un homo novus). Forse questa descrizione vede il tutto troppo inserito in un ottica di lavoro ed ozio, migliore spiegazione sarebbe quella ben riscontrabile in diversi romanzi novecenteschi, forse persino nella fantasticheria di Verga, ma non dobbiamo dimenticarci che il Verga mai commenterà la realtà, si limiterà a proporla al lettore, come su un quadro magnificamente realizzato .



Oltre che per il suo contenuto il romanzo ha una grande importanza in quanto per la prima volta si parla dell 'animo femminile per le sue aspettative di vita, anche per colmare quel vuoto che la vita ti lascia, ma alla fine si sbaglia ancora di più....meraviglioso romanzo.


Essa salì la scala di casa tenendosi alla ringhiera, e quando fu nella sua camera, si lasciò cadere in una poltrona. La luce biancastra dei vetri si smorzava lentamente, ondulando. I mobili, ai loro posti, sembrava fossero diventati più immobili e si perdessero nell'ombra come in un oceano tenebroso. Il caminetto era spento, la pendola continuava a ticchettare, ed EMMA PROVAVA UN VAGO STUPORE PER QUELLA CALMA DELLE COSE, MENTRE DENTRO DI LEI V'ERA TANTO TUMULTO. Ma, fra la finestra e la tavola da lavoro, c'era la piccola Berta, incerta sulle sue scarpine di lana, che cercava di avvicinarsi alla madre per afferrarle i nastri del grembiale.
- Lasciami stare! – ella disse, allontanandola con la mano.
La piccina presto tornò ancora più vicina, contro le ginocchia della madre, e, aprendo le braccia, alzò verso di lei i suoi grandi occhi azzurri, mentre un filo di saliva limpida scendeva dalle sue labbra sulla seta del grembiale.
- Lasciami stare! – ripeté Emma irritata.
L'espressione del suo viso spaventò la bambina che si mise a strillare.
- Ma insomma, lasciami! – ella esclamò, respingendola col gomito.
Berta andò a cadere ai piedi del cassettone, contro la borchia d'ottone che le tagliò la gota e la fece sanguinare. La signora Bovary si precipitò a rialzarla, strappò il cordone del campanello, chiamò la domestica con quanta voce aveva, e cominciava a maledire se stessa, quando comparve Carlo. Era l'ora del pranzo; egli rincasava.
- Guarda, caro, - disse Emma con voce tranquilla, - la piccola, giocando, si è ferita per terra.-
Carlo la rassicurò; non era niente di grave, e andò a prendere un cerotto.
LA SIGNORA BOVARY NON SCESE IN SALOTTO; VOLLE RESTARE SOLA A VEGLIARE LA SUA BAMBINA. Allora, GUARDANDOLA DORMIRE, L'INQUIETUDINE CHE LE ERA RIMASTA, LENTAMENTE SI CALMÒ, ED ELLA TROVÒ CHE ERA STATA ASSAI SCIOCCA E ASSAI BUONA AD AGITARSI TANTO, UN MOMENTO PRIMA, PER COSÌ POCA COSA. Berta, infatti, non singhiozzava più. Il suo respiro, ora, sollevava insensibilmente la coperta di cotone. Grosse lacrime erano ferme all'angolo delle palpebre semichiuse che lasciavano intravedere, tra le ciglia, due pupille chiare, infossate: il cerotto attaccato alle guance, tirava obliquamente la pelle tesa.
"E' strano", pensava Emma, "quanto sia brutta questa bambina!".
Quando Carlo, alle undici, tornò a casa dalla farmacia (dove aveva riportato, dopo cena, il cerotto avanzato), trovò la moglie in piedi accanto alla culla.
- Ma se ti ho detto che non è nulla, - disse baciandola in fronte. – Non tormentarti più, povera cara, o ti ammalerai.-
Gustave Flaubert. Madame Bovary





Agostino Degas -SEGNALAZIONE BUFALE:
ti comunico un altro falso diffusissimo, attribuito addirittura a Gustav Flaubert
"Forse attendo invano,  ma spero in un "mi manchi" che mi accarezzi l'anima".
Gustav Flaubert
Ho letto che nella tua pagina hai pubblicato questa frase di Gustave Flaubert. Ma questa frase Flaubert non l'ha mai scritta. E' la tipica frase "da internet", in un  suo stile moderno. Leggi la frase intera e converrai con me che è la tipica poesiola adolescenziale:
Falsa attribuzione a Flaubert.
"Gli occhi velati dal dolore,
non vedo o non voglio vedere,
leggo tra le righe
e non ne intendo il senso,
vivo perché devo
ma non ne amo il respiro,
forse attendo invano
ma spero in un
"mi manchi"
che mi accarezzi
l'anima".
(Tatia)



"Ho visto la Sfinge fuggire verso la Libia; galoppava come uno sciacallo"
Dagli appunti di Flaubert.



*_Artisticamente citando_*

Nessun commento:

Posta un commento

Elenco blog personale