giovedì 12 giugno 2014

Ambiguità viene dal latino ambi (intorno, in giro) + agere (condurre, spingere). Si collega anche al numerale latino ambo (ambedue). Significa: dubbio, incertezza, indecisione, perplessità, doppiezza, equivocità, comportamento subdolo, secondo il dizionario italiano DIR, ed.D'Anna 1988. Nella psicoanalisi il concetto di ambiguità esclude la contraddizione, così il bianco e il nero scivolano l'uno nell'altro senza trovarsi in conflitto.


Ambiguità viene dal latino ambi (intorno, in giro) + agere (condurre, spingere). Si collega anche al numerale latino ambo (ambedue). Significa: dubbio, incertezza, indecisione, perplessità, doppiezza, equivocità, comportamento subdolo, secondo il dizionario italiano DIR, ed.D'Anna 1988.
Nella psicoanalisi il concetto di ambiguità esclude la contraddizione, così il bianco e il nero scivolano l'uno nell'altro senza trovarsi in conflitto.




Il conflitto e la conseguente gestione del conflitto è anche indicatore di ricerca di relazione con l'altra parte. L'ambiguità è intrinsecamente un'intenzione di non-relazione poiché, di fatto, impedisce ogni possibilità di approccio.



La tua affermazione mi sembra troppo drastica però in gran parte la condivido, infatti l'ambiguità non dà appigli, è come trovarsi davanti a una parete scivolosa. Non ricordo in quale testo di psicoanalisi ho letto che saper tollerare una certa dose di ambiguità è segno di salute mentale: bè, forse dipende dalla dose, se è piccola forse posso riuscirci, se è grande credo di no.


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