sabato 20 ottobre 2012

Martha Medeiros. Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Martha Medeiros. Lentamente muore







se non sbaglio anche Pablo Neruda ha scritto una poesia simile.





No, esiste solo questa poesia, che è stata erroneamente attribuita a Pablo Neruda; in realtà è di Martha Medeiros. Non lo sapevo neanche io, una fan mi ha svelato l'arcano qualche mese fa


Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

Pablo Neruda

http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/crisi-governo-2/poesia-neruda-no/poesia-neruda-no.html

L'editore del Nobel cileno ha dovuto fare un comunicato
la "bufala" gira da anni sul web, Mastella ci è caduto

"Non è di Neruda quella poesia e lui non avrebbe gradito la citazione"

di FULVIO TOTARO


<B>"Non è di Neruda quella poesia<br>e lui non avrebbe gradito la citazione"</B>

Clemente Mastella



ROMA - Non è di Pablo Neruda la poesia che Clemente Mastella ha letto ieri al Senato. Stefano Passigli, presidente della Passigli editori, che pubblica in Italia le opere del Nobel cileno, ha dovuto fare un comunicato. "Chi conosce la sua poesia - spiega Passigli - si accorge all'istante che quei versi banali e vagamente new-age non possono certo essere opera di uno dei più grandi poeti del Novecento". 


"Meglio così: non credo che Pablo Neruda, che ha speso la vita per grandi ideali politici, sarebbe stato lusingato dal sentir citare una poesia davvero sua dalla voce di Clemente Mastella". 

Analoga smentita è arrivata dalla Fondazione Pablo Neruda: "Quella poesia non è sua". 

"Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine", diceva ieri il senatore dell'Udeur, ma non sapeva di essere caduto in una bufala che gira da anni su internet. Il testo della poesia è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961. Da anni passa come una catena di sant'Antonio dalle caselle di posta elettronica ai blog: una ricerca su Google produce quasi cinquantamila risultati per le parole Neruda e "muore lentamente", ma solo pochissimi siti segnalano l'errore: il 10 gennaio 2007, più di un anno fa, Lorenzo Masetti lo scriveva sul suo blog; un altro blog sul sito internet del Pais lo ha scritto l'8 luglio 2007. 

Poche segnalazioni rispetto ai tantissimi siti che avevano diffuso questa "ode alla vita", come una poesia di Neruda, ma la lettura di Mastella ha svelato l'errore. 


(25 gennaio 2008)


http://liberidallaforma.blogspot.it/2010/01/di-chi-e-lentamente-muore-false-le.html

domenica, gennaio 17, 2010



Di chi è Lentamente muore? False le attribuzioni a Pablo Neruda e Martha Medeiros.


Qual è l'autore della poesia Lentamente muore?
Chi naviga sul web con ogni probabilità conoscerà il caso del testo Lentamente muore, certamente uno dei brani più famosi che da tempo circola su internet. Attribuito dai più a Pablo Neruda, in realtà è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana.
Per anni ha circolato sul web questa poesia di Neruda, copiata dai blogger di tutto il mondo, inviata per email come messaggio di augurio per l'anno nuovo, scelta come frase di presentazione di profili msn e facebook da migliaia di navigatori.
La questione della paternità in Italia è stata sollevata e risolta grazie al noto intervento in Senato di Clemente Mastella (nel gennaio 2008), che attribuendo i versi al poeta cileno ha causato al pronta reazione della fondazione Pablo Neruda, che ha chiarito l'equivoco.
Ha reagito, ben più vigorosamente, Stefano Passigli, l'editore delle opere di Neruda in Italia, che ha affermato in un comunicato: "Chi conosce la sua poesia - spiega Passigli - si accorge all'istante che quei versi banali e vagamente new-age non possono certo essere opera di uno dei più grandi poeti del Novecento". Fermiamoci un attimo a riflettere su questa affermazione. Passigli ha tutto il diritto di criticare chi, non conoscendo l'opera di Neruda, attribuisce quei versi ad altri, ma è arrogante e patetico quando li definisce "banali e vagamente new-age". Quei versi sono vita, la vera vita. E - per fortuna - milioni di persone in tutto il mondo sono capaci di riconoscerne la forza.
La vicenda non è - come i più credono - una delle tante curiosità di internet, ma rappresenta perfettamente le rivoluzionarie prospettive che apre il web (soprattutto nella sua versione 2.0) rispetto ai tradizionali media.
Due mondi si stanno scontrando da un decennio, da quanto il web è entrato nelle case degli italiani.
Il primo mondo è quello della tradizione, delle voci che parlano in cattedra, delle firme, dei titoli di studio in bacheca: è il mondo della stampa, della tv, della radio, del cinema. Un mondo ad una direzione e ad una dimensione. Ci sono pochi che conquistano (non si sa bene come) il diritto di essere credibili, e poi il resto della popolazione, massa oscura e indegna della minima attenzione e considerazione. Tutto è certo, trionfa il dogma.
Il secondo mondo è quello dell'innovazione, delle voci che parlano l'una al fianco delle altre, senza firme, senza titoli in evidenza: è il mondo del web. Un mondo multidirezionale e multidimensionale. Tutti hanno conquistato il diritto di esprimersi in pubblico, tutti possono essere credibili. Tutto è in discussione, trionfa il dubbio.
Questo è uno scontro tra due mondi che non possono pacificamente convivere, anche se in molti (sempre per ragioni di convenienza oppure per il solito moderatismo trionfante negli spiriti poco audaci) sostengono la pace tra media vecchi e nuovi. In realtà gli old media lottano strenuamente per non soccombere di fronte alla violenza barbarica (ma sanissima) dei nuovi media.
Vediamo cosa è successo in questo caso. Non si sa bene come e da chi è partita l'errata attribuzione, ma certamente il brano della Medeiros ha avuto sul web un'enorme diffusione proprio perchè attribuito ad un poeta famoso come Neruda. Gli utenti del web non sono infatti pienamente consapevoli della forza del nuovo medium, e continuano a crescere nella scuola italiana (trionfo della tradizione e della conservazione, del principio d'autorità, dell'adorazione degli Artisti e dei Poeti), in cui si insegna a venerare il nome sacro dell'Infallibile Poeta, non a cercare di comprendere il reale valore di una poesia indipendentemente da chi è l'autore. Crescono anche con la tv, che diffonde la medesima adorazione per Attori, Cantanti, Calciatori, etc.
L'errore Neruda/Medeiros può essere nato in due modi: involontariamente o volontariamente.
Nel primo caso, chissà come, qualche utente deve aver erroneamente scambiato i nomi dei due.
Nel secondo caso, invece, si tratta di una falsa attribuzione voluta, operazione non rara tra chi il web lo conosce bene.
Come dicevo sopra, siamo in una fase in cui il nuovo medium mette tutto in dubbio, ma i vecchi media e la scuola tendono a dare certezze. Quindi se si vuole far circolare un testo è ancora molto più facile farlo circolare con il nome di Neruda, piuttosto che con il nome di una sconosciuta giornalista brasiliana. E' in fondo la stessa tattica adoperata da chi cerca di far leggere i propri messaggi sul web mettendo nel titolo parole come "ragazze, sexy, porno, Cicciolina, etc.". Neruda usato come Cicciolina? Esattamente. Il divismo mediatico ha le sue leggi: poeti, attori, calciatori e pornodive... non fa differenza.
In pratica, in questi e altri casi, alcuni utenti che conoscono maggiormente le potenzialità del nuovo medium sfruttano, per raggiungere i loro scopi, proprio quei pregiudizi old-mediatici che il web sta abbattendo.
Riassumiamo. Il web è il trionfo dell'orizzontalità e della demolizione del principio di autorità. Ma gli utenti sono ancora quasi tutti abituati ai rapporti gerarchici e verticali (passatisti o presentisti che siano) e stanno solo lentamente mutando sensibilità (scuola e old media si oppongono strenuamente a questa trasformazione). Quindi gli utenti più consapevoli e sensibili alla rivoluzione in corso hanno un compito assai difficile: cercare di sensibilizzare tutti gli individui nel più breve tempo possibile ai problemi aperti dai nuovi media. La lezione del caso Lentamente muore è proprio questa: il brano, sfruttando il nome di Neruda, ha avuto diffusione mondiale. Si sono diffuse idee vitali, il nome di Neruda di certo è più conosciuto, e anche quello della Medeiros. Il risentimento della vecchia editoria è ancora una volta fuori luogo.
Un altro passo.
La via d'uscita per il futuro non sarà chiedersi chi è l'autore di un brano, ma chiedersi innanzitutto se il brano è valido o no.
Il messaggio del testo è ottimo.
E' di Neruda? Benissimo.
E' della Medeiros? Benissimo.
L'autore non conta. Forse il più intelligente è stato chi è arrivato ad attribuire ad entrambi il brano.
In realtà il testo dovrebbe essere di tutti, di tutti gli internauti che lo hanno letto e ci si riconoscono.
E allora, considerando che il testo è energico e vitale, la visione del mondo coraggiosa e ottimistica, vi annuncio che l'autore di Lentamente muore è NetFuturismo.
Antonio Saccoccio 



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