domenica 14 ottobre 2012

Henry Miller. La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose

Henry Miller, L’estetica dell’idea.
Pure, non riesco a levarmi di mente lo scarto che c’è fra idee e vita.
Uno scarto permanente, per quanto noi cerchiamo di celarlo con una tenda colorata.
 E non va. Le idee debbono sposarsi all’azione;
se in loro non vi è sesso, non vita, non c’è azione.
Le idee non possono esistere da sole nel vuoto del pensiero.
Le idee sono in rapporto con la vita:
idee di fegato, idee di reni, idee interstiziali ecc.
Se fosse stato solo per amore d’un’idea,
Copernico avrebbe infranto il macrocosmo esistente
e Colombo si sarebbe disperso nel Mar dei Sargassi.
L’estetica dell’idea produce vasi di fiori
e i vasi di fiori si mettono alla finestra.
Ma se non c’è né pioggia né sole
a che serve mettere i fiori fuori dalla finestra?”
Henry Miller



Nel momento in cui finalmente diamo attenzione a ogni cosa,
anche un filo d’erba può diventare un misterioso, fantastico,
indescrivibile magnifico mondo a sé.
Henry Miller


Questo mondo in costruzione mi riempie di orrore.
L’ho visto germinare; posso leggerlo come un libro stampato.
Non è un mondo in cui voglia vivere. 
E’ un mondo adatto ai monomaniaci ossessionati dall’idea del progresso, 
ma di un falso progresso, un progresso che puzza.
E’ un mondo ingombro di oggetti inutili che uomini e donne,
per farsi sfruttare e avvilire, imparano a considerare utili.
Per il sognatore i cui sogni non hanno un’utilità pratica non c’è posto in questo mondo.
Qualsiasi cosa non si presti a essere acquistata e venduta, nel regno delle cose, delle idee,
dei principi, dei sogni o delle speranze, è interdetta.
In questo mondo il poeta è un anatema, il pensatore è uno sciocco,
l’artista un evasore, il profeta un criminale.
Henry Miller, “Incubo ad aria condizionata”.


La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose
Henry Miller

Confusione è una parola inventata per spiegare un ordine che non si capisce.
Henry Miller

Chiamiamo vizi quei divertimenti che non osiamo provare
Henry Miller


«Più scrivo più divento un essere umano. Ho scritto cose che possono essere sembrate mostruose (ad alcuni), perché erano offensive, ma scriverle mi ha reso più umano. Stavo buttando fuori il veleno».
Henry Miller, “Arte e oltraggio”



Il mondo deve diventare carne; l'anima ha sete.
Su qualunque crosta mi si fermi l'occhio, io voglio piombarci sopra, e divorare. Se vivere è il meglio che ci sia, allora voglio vivere, a costo di diventare cannibale. Finora ho cercato di salvare la mia pellaccia preziosa, ho cercato di conservare i pochi pezzi di carne che mi nascondono le ossa. Ne ho abbastanza. Ho raggiunto i limiti della sopportazione. Son con la schiena al muro; non posso ritrarmi più indietro. Per ciò che riguarda la storia sono morto. Se c'è qualcosa rimasto alle mie spalle, dovrà balzare all'indietro. Ho trovato Dio, ma è insufficiente. Io sono morto solo spiritualmente. Fisicamente sono vivo. Moralmente sono libero. Il mondo da cui mi son staccato è un serraglio. Erompe l'alba su di un mondo nuovo, una giungla in cui gli spiriti magri vagano con artigli aguzzi. Se io sono una iena, sono una iena magra e affamata: vado a ingrassarmi.
Henry Miller


“Potete onestamente dire che avete una maniera di vita?
Non solo, ma che cosa voi chiamate autenticamente vostro? La casa in cui vivete?
Il cibo di cui v’ingozzate? Le vesti che portate? Voi non avete costruito quella casa, non coltivato il cibo, non fatto le vesti. Avete fatto il danaro – e come! – per comprare queste necessità. Qualcun altro le ha fatte per voi. Lo stesso vale per le vostre idee. Le avete prese già confezionate. Qualcun altro le ha pensate per voi. In quanto a voi, non avete il tempo per pensare, non l’energia, e nemmeno il desiderio. E voi volete obbedienza e rispetto, voi che non siete nulla, voi che non avete mai fatto nulla di vitale…”
Henry Miller, Come il colibrì


“Per te io rappresento un certo tipo di Capricorno; per uno psicanalista sono qualcos’altro; per un marxista un altro esemplare; ancora, e così via. Che c’entra tutto questo con “me"? Che m’importa di come funziona il tuo apparecchio fotografico? Per vedere una persona nella sua interezza e per ciò che è, bisogna usare un altro tipo di macchina fotografica; bisogna avere un occhio ancor più obiettivo dell’obiettivo della macchina fotografica. Bisogna saper vedere attraverso le varie sfaccettature i cui riflessi scintillanti ci accecano nascondendoci la vera natura di un individuo. Più apprendiamo, meno sappiamo; più la nostra attrezzatura è vasta, meno siamo capaci di vedere.”
Henry Miller, Paradiso Perduto


Scrivere, meditai, deve essere un atto privo di volontà.
La parola, come una corrente profonda dell’oceano, deve emergere alla superficie per un proprio impulso. Un bambino non ha alcuna necessità di scrivere, è innocente. L’uomo scrive per liberarsi del veleno che ha accumulato con il suo modo falso di vivere. Cerca di riconquistare la propria innocenza, eppure (scrivendo) riesce soltanto a inoculare nel mondo il virus della sua delusione. Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede.
Henry Miller, Sexus



Non so che cosa ci voglia per sopravvivere in questo dannato paese.
Bisogna avere la moralità e la ferocia di una donnola, l’aggressività di un pugile,
la spietatezza di un assassino, la crudeltà di un grosso magnate – e in più un barile pieno di fortuna. Joe era un povero diavolo, ma era un gran cavaliere in confronto ai tipi che oggi vanno per la maggiore. Sebbene non volesse aver niente a che fare con il Papa o con la Chiesa, in circostanze diverse, sarebbe potuto diventare un buon prete irlandese.
Gli mancava solo la stupidità e l’intolleranza bigotta.
Henry Miller, Il libro degli amici


Non sono sicuro se i suoi genitori venissero da Galway o da Country Court, ma erano irlandesi come il maiale di San Patrizio. Il suo vecchio faceva il manovale e ne aveva l’aspetto. Sua madre sembrava più una puritana della Nuova Scozia che un’irlandese chiacchierona. Il vecchio ogni tanto aveva scatti di nervi. Era irascibile e litigioso. Gli capitava di mettersi a far salti di furia e quasi a ballare di rabbia. Se pensavo che la mia vita familiare fosse difficile, quella di Alec era cento volte peggio.
Il suo vecchio era per lui una fonte permanente di umiliazioni. Era così ignorante che non aveva mai sentito parlare di Robert Burns. Aggiungete a ciò che era un cattolico pieno di pregiudizi, di vedute ristrette, cocciuto e ostinato come sanno essere i cattolici.
Henry Miller, Il libro degli amici



Si avvicina il nono anno della mia vita e con esso la fine del mio primo Paradiso in terra.
No, del secondo Paradiso. Il primo fu nell’utero di mia madre, dove lottai per rimanere sempre, ma il forcipe alla fine prevalse. Quello dell’utero fu un periodo meraviglioso e non lo dimenticherò mai. Avevo quasi tutto quello che si poteva desiderare – tranne gli amici. E una vita senza amici non è vita, per quanto raccolta e confortevole possa essere.
Henry Miller, Il libro degli amici

Di quello che successe a Stanley non so più niente. Seppi per vie traverse che era diventato cieco, che aveva mandato i figli all’università e nient’altro.
La sua vita deve essere stata molto desolata e solitaria. Sono sicuro che non aveva un grande interesse per la moglie. So che odiava il lavoro in tipografia. E sono sicuro che non ebbe neanche un briciolo di fortuna come scrittore. Che cosa avrei potuto fare per aiutare Stanley? E’ un problema, perché non sono mai stato capace di fare qualcosa per qualcuno, neanche per me. E’ che ho avuto la Fortuna dalla mia parte. Innumerevoli volte, quando tutto sembrava senza speranza, sono stato salvato, molto spesso da qualcuno assolutamente estraneo. Stanley non aveva nessuno che lavorasse per lui, meno che tutti gli dei.
Henry Miller, Il libro degli amici






Per cento anni e più il mondo, il nostro mondo, è stato in agonia. E non un uomo, in questi ultimi cento anni, è stato abbastanza pazzo per mettere una bomba nel buco del culo del creato e di farlo saltare in aria. Il mondo marcisce, muore a poco a poco. Ma ci vuole il coup de grâce, ci vuole, per farlo andare in pezzi. Nessuno di noi è intatto, eppure abbiamo in noi tutti i continenti e i mari che stanno fra i continenti e gli uccelli dell'aria. Noi dobbiamo sopprimerla, l'evoluzione di questo mondo che è morto ma che ancora non è stato sepolto. Noi nuotiamo alla superficie del tempo e ogni altra cosa è annegata, sta annegando, annegherà.
 Henry Miller, "Tropico del Cancro"


Io ero come l’uomo del faro: sotto di me le onde infuriate, gli scogli, le secche, i rottami di flotte naufragate. Potevo dare il segnale di pericolo, ma non potevo evitare la catastrofe. Soprattutto io ero un occhio, un enorme faro che arrivava lontano, che ruotava incessantemente, spietatamente. Quest’occhio così desto pareva aver assopito ogni mia altra facoltà; tutte le mie forse si impiegavano nello sforzo di vedere, di immagazzinare il dramma del mondo.
Ogni cosa per il domani, ma il domani non veniva mai. Il presente era solo un ponte e su questo ponte essi ancora sospirano, come sospira il mondo, e non c’è un idiota, mai, che pensi di far saltare il ponte.....Spiriti inquieti, ma non avventurosi. Spiriti angosciati, incapaci di vivere nel presente. Sciagurati vigliacchi tutti quanti, me compreso. Perché c’è solo una grande avventura, ed è al didentro, verso l’io, e per questo non contano né il tempo, né lo spazio, e nemmeno i fatti.
Henry Miller, Tropico del cancro


Ma cosa sono diventato, perdio! Che diritto avete voialtri d'ingombrare la mia vita, di rubare il mio tempo, di frugarmi nell'anima, di succhiarmi il pensiero, di volermi vostro compagno, confidente e informatore? Per chi mi avete preso? Sono forse un attore salariato per recitare tutte le sere, dinanzi ai vostri musi da schiaffi, la commedia dell'intelligenza? Sono forse uno schiavo comprato e pagato che debba inchinarmi ai vostri capricci di sfaccendati e offrire in omaggio tutto quello che so e fo?
Io sono un uomo che vorrebbe vivere una vita eroica e rendere più sopportabile il mondo ai suoi occhi. Se in qualche momento di debolezza, di abbandono o di bisogno, scaglio nel mondo qualche sdegno raffreddato in parole, qualche sogno infagottato in immagini, pigliatelo o buttatelo via, ma non mi seccate.
Sono un uomo libero; ho bisogno della libertà, ho bisogno di star solo, ho bisogno di rimuginare fra me e me le mie vergogne e le mie tristezze, di godermi il sole e i sassi della strada senza compagnia e senza discorsi, con la sola musica del mio cuore. Cosa volete da me? Quel ch'io voglio dire lo stampo; quel che voglio dare lo do. La vostra curiosità mi fa stomaco; i vostri complimenti mi umiliano; il vostro tè mi avvelena. Non debbo nulla a nessuno e ho da fare i miei conti soltanto con Dio; se esiste.
Henry Miller, Tropico del Cancro



Gli uomini sono come l’acaro, ti entrano sotto la pelle e vi si infossano. Tu gratti e gratti finché esce il sangue, ma non riesci mai a toglierti la rogna. (…) É nel sangue, ora: sciagura, noia, pena, suicidio. L’atmosfera é satura di sfacelo, delusione, futilità. Gratta e gratta, finché non resta piú pelle.
Henry Miller, Tropico del Cancro


Dovunque vado, la gente fa scempio della sua vita. Ognuno ha la sua tragedia privata. E’ nel sangue, ora: sciagura, noia, pena, suicidio. L’atmosfera è satura di sfacelo, delusione, futilità. Gratta e gratta, finchè non resta più pelle. Eppure, su di me l’effetto è esilarante. Invece d’esserne scoraggiato o depresso, mi diverto. Chiamo sciagure e ancora sciagure, calamità più grandi, più grandioso sfacelo. Voglio che tutto il mondo vada fuori sesto, che tutti si grattino a morte.”
Henry Miller, Tropico del Cancro


Se a volte incontriamo pagine esplosive, pagine che feriscono e bruciano, che strappano gemiti e lacrime e bestemmie, sappiate che son pagine di un uomo alle corde, un uomo a cui non resta altra difesa che le parole e le parole sono sempre più forti della menzogna, peso schiacciante del mondo, più forte di tutte le ruote e i cavalletti che i vili inventano per infrangere il miracolo della personalità. Se un uomo mai osasse tradurre tutto quel che ha nel cuore, mettere giù quella che è la sua vera esperienza, quel che è veramente verità, io credo allora che il mondo andrebbe infranto, che si sfascerebbe in frantumi, e né dio, né accidente, né volontà potrebbe mai radunare i pezzi, gli atomi, gli elementi indistruttibili che componevano il mondo.
Henry Miller, Tropico del Cancro


Il mondo deve diventare carne; l'anima ha sete.
Su qualunque crosta mi si fermi l'occhio, io voglio piombarci sopra, e divorare.
Se vivere è il meglio che ci sia, allora voglio vivere, a costo di diventare cannibale.
Finora ho cercato di salvare la mia pellaccia preziosa, ho cercato di conservare i pochi pezzi di carne che mi nascondono le ossa. Ne ho abbastanza. Ho raggiunto i limiti della sopportazione. Son con la schiena al muro; non posso ritrarmi più indietro. Per ciò che riguarda la storia sono morto. Se c'è qualcosa rimasto alle mie spalle, dovrà balzare all'indietro. Ho trovato Dio, ma è insufficiente. Io sono morto solo spiritualmente. Fisicamente sono vivo. Moralmente sono libero. Il mondo da cui mi son staccato è un serraglio. Erompe l'alba su di un mondo nuovo, una giungla in cui gli spiriti magri vagano con artigli aguzzi. Se io sono una iena, sono una iena magra e affamata: vado a ingrassarmi...
Henry Miller, Tropico del Cancro


Non ho né soldi, né risorse, né speranze.
Sono l’uomo più felice del mondo.
Henry Miller, Tropico del Cancro


“Stiamo lì seduti, per ore, senza dire una parola. Quella è la felicità.”
Henry Miller, Tropico del Cancro


Una volta pensavo che essere umano fosse la maggiore meta dell’uomo,
ma oggi vedo che questo significava distruggermi.
Oggi mi vanto di poter dire che sono disumano,
che appartengo non agli uomini e ai governi, che non ho nulla a che fare coi credi e coi principii.
Non ho nulla a che fare con la cigolante macchina dell’umanità – io appartengo alla terra!
Lo dico giacendo sul cuscino e sento le corna che mi spuntano dalle tempie.
Vedo attorno a me tutti quei miei pazzi antenati che danzano attorno al mio letto, che mi consolano, che mi stimolano, che mi flagellano con le loro lingue di serpe, che ghignano e irridono coi loro teschi grotteschi. Io sono disumano.
Henry Miller, Tropico del cancro


Il giovane indù, naturalmente, è ottimista. E' stato in America, è restato contaminato dal facile idealismo degli americani, contaminato dall'onnipresente vasca da bagno, i magazzini popolari di cianfrusaglie da cinque e dieci centesimi, l'agitazione, l'efficienza, il meccanicismo, gli alti salari, le biblioteche gratuite ecc. ecc. Il suo ideale sarebbe quello di americanizzare l'India. Non è affatto contento della mania regressiva di Gandhi.
P r o g r e s s o, dice, proprio come uno dell'YMCA. Quando ascolto i suoi discorsi sull'America, capisco che è assurdo attendersi da Gandhi quel miracolo che dovrebbe deviare il corso del destino. Il nemico dell'India non è l'Inghilterra, ma l'America. Il nemico dell'India è l'ossessione per il tempo, la marcia inarrestabile dell'orologio. Niente varrà a distruggere questo virus che sta avvelenando il mondo intero. L'America è l'incarnazione medesima della dannazione. Trascinerà il mondo intero giù nel pozzo senza fondo.
Henry Miller, Tropico del Cancro



In Whitman tutto il mondo americano prende vita, il passato e il futuro, la nascita e la morte.
Tutto quel che c'è di valido in America, l'ha espresso Whitman, e non c'è altro da dire.
Il futuro appartiene alla macchina, ai robot. Egli, Whitman, fu il Poeta del Corpo e dell'Anima.
Il primo e l'ultimo poeta. Oggi è quasi indecifrabile, un monumento coperto di rozzi geroglifici, per i quali non c'è chiave.
Henry Miller, Tropico del Cancro




Quando penso a questa città, dove sono nato e cresciuto, questa Manhattan di cui canta Whitman, una rabbia cieca, incandescente, mi sfiora le budella. New York. Le prigioni bianche, i marciapiedi brulicanti di vermi, le file del pane, gli spacci d'oppio costruiti come palazzi, gli sporchi ebrei che ci stanno dentro, i lebbrosi, sicari, e sopra tutto, l'ennui, la monotonia dei volti, strade, gambe, case, grattacieli, pasti, manifesti, mestieri, delitti, amori... Una città intera eretta sopra una vuota fossa di nullità. Senza significato. Assolutamente senza significato. E la Quarantaduesima Strada! La vetta del mondo, la chiamano. E il fondo allora dov'è? Se vai con la mano tesa, ti mettono cenere nel berretto. Ricchi o poveri, camminano con la testa buttata all'indietro e quasi si rompono l'osso del collo per levare lo sguardo sulle loro bellissime prigioni bianche. Vanno avanti come oche cieche e i riflettori spandono sui loro volti vuoti chiazze di estasi.
Henry Miller, Tropico del Cancro




Tu hai cervello e passione ed entusiasmo… ma pare che non t’importi nulla di quel che fai e di quel che ti succede. In te c’è qualcosa - solo che sei maledettamente pigro per tirarla fuori. Se non ti tiri su presto, rimani fregato. Hai dentro qualcosa che ti mangia vivo. Tu non hai la minima idea delle tue possibilità… sei assolutamente cieco, tranne che ai tuoi desideri. Non sai quello che vuoi. Non lo sai perché non smetti di pensare.
Henry Miller, Tropico del capricorno



Dovunque c’è freddo, lì c’è gente che sgobba a morte e quando mettono al mondo un bambino, insegnano al bambino il vangelo del lavoro; che, in fondo, altro non è che la dottrina dell’inerzia. I miei eran completamente nordici, cioè a dire idioti. Ogni idea sbagliata che mai sia stata presa, l’avevano loro. La dottrina della pulizia, per non dire della rettitudine. Erano penosamente puliti. Ma dentro puzzavano. Mai avevano aperto la porta che menava all’anima; mai si sognarono di fare un salto nel buio. Dopo pranzo subito lavavano i piatti e li mettevano nella credenza; dopo letto, il giornale veniva piegato con cura e riposto su uno scaffale; dopo lavati, i panni li stiravano e li ripiegavano e poi li riponevano nei cassetti. Ogni cosa per il domani, ma il domani non veniva mai. Il presente era solo un ponte e su questo ponte essi ancora gemono, come geme il mondo, e non c’è un idiota, mai, che pensi di far saltare il ponte.
Henry Miller, Tropico del capricorno



Tenevo la cosiddetta “personalità" in sospeso per il momento in cui, lasciandola coagulare, avrebbe assunto un giusto ritmo umano. Nascondevo la mia faccia per il momento in cui mi sarei ritrovato a passo con il mondo. E naturalmente era tutto uno sbaglio.”
Henry Miller, "Tropico del Capricorno"



“Immagino che le strade d’America si uniscono tutte a formare una enorme latrina, una latrina dello spirito in cui tutto è assorbito e ridotto a merda imperitura. Sopra a questa latrina lo spirito del lavoro intesse una magia: palazzi e fabbriche spuntano fianco a fianco, polverifici e stabilimenti chimici e acciaierie e sanatori e prigioni e manicomi. Tutto il continente è un incubo che produce la più gran miseria per la più grande massa.”
Henry Miller, "Tropico del Capricorno"



Tu hai cervello e passione ed entusiasmo… ma pare che non t’importi nulla di quel che fai e di quel che ti succede. In te c’è qualcosa - solo che sei maledettamente pigro per tirarla fuori. Se non ti tiri su presto, rimani fregato. Hai dentro qualcosa che ti mangia vivo. Tu non hai la minima idea delle tue possibilità… sei assolutamente cieco, tranne che ai tuoi desideri. Non sai quello che vuoi. Non lo sai perché non smetti di pensare.
Henry Miller, "Tropico del Capricorno"


“Dovevo imparare a vivere nella feccia, a nuotare come un topo di fogna, oppure affogare. Se decidi di unirti al branco, sei immune. Perché ti accettino e ti apprezzino devi annullarti, farti indistinguibile dal branco. Puoi sognare, se sogni in accordo.”
Henry Miller, Tropico del Capricorno

"Non forma, non immagine, non architettura, solo voli concentrici di pazzia pura. Io sono la freccia della sostanzialità del sogno. Io verifico in volo. Io nullifico piombando a terra. Così i momenti passano, veridici momenti di tempo senza spazio quando so tutto, e sapendo tutto crollo sotto la volta del sogno senz’io."
Henry Miller, Tropico del Capricorno


“Tutto quanto il sistema era così marcio, così disumano, così ripugnante, così disperatamente corrotto e complicato, che ci sarebbe voluto un genio per metterci senso e ordine, per non parlare di gentilezza e considerazione umana.”
Henry Miller, Tropico del Capricorno


“La notte che per la prima volta mi misi a leggere Dostoevskij fu un fatto importante nella mia vita, anche più importante del mio primo amore. Fu il primo atto deliberato e cosciente che per me avesse significato; mutò la faccia intera del mondo.”
Henry Miller, Tropico del Capricorno


"Prima di ridiventare uomo forse esisterò come parco, una specie di parco naturale, dove viene la gente a riposare, a passare il tempo. Quel che dicono o fanno importerà poco, perchè ci porteranno solo la loro stanchezza, la loro noia, la loro disperazione. Io sarò un cuscinetto fra il pidocchio bianco e il globulo rosso. Sarò ventilatore per sgombrare i veleni accumulati nello sforzo di perfezionare l’imperfezionabile. Sarò la legge e l’ordine come esiste in natura, come si proietta nei sogni. […] Da una simile pazza mania di perfezione naturalmente nessuno si sarebbe atteso un’evoluzione in parco selvaggio, nemmeno io, ma è infinitamente meglio, mentre si aspetta la morte, vivere in uno stato di grazia e di naturale sbalordimento. Infinitamente meglio, mentre la vita si muove verso una perfezione mortale, essere solo un frammento di spazio dove si può respirare, una macchia di verde, un po’ d’aria fresca, una pozza d’acqua."
Henry Miller, Tropico del Capricorno


“Io me ne stavo saldato alla scrivania e viaggiavo per il mondo a velocità di lampo, e imparavo che dappertutto è lo stesso - fame, umiliazione, ignoranza, vizio, avidità, estorsione, intrigo, tortura, dispotismo; la disumanità dell’uomo co n l’uomo: le pastoie, le briglie, il morso, le redini, la frusta, gli speroni. Più severa è la selezione, peggio sta l’uomo.”
Henry Miller,  Tropico del capricorno


“Mai uomo ebbe umiliazione più grande di Montezuma; mai razza fu spazzata via con più ferocia di quella che toccò agli Indiani di America; mai terra fu violata in modo più schifoso e violento della California violata dai cercatori d’oro. Arrossisco se penso alle nostre origini, le nostre mani son sozze di sangue e di delitto.”
Henry Miller,  Tropico del capricorno



“Quasi istantaneamente mi sentii solo al mondo, solo come ci si sente nei momenti di estrema angoscia. Mi pare che mi stavo stuzzicando i denti distrattamente quando quest’onda di solitudine mi colpì in pieno, come un uragano. Stavo lì all’angolo della strada e mi toccai tutto, diciamo, per vedere se ero stato colpito da qualcosa.”
Henry Miller,  Tropico del capricorno



“L’atmosfera a tratti è così elettrica che l’anima viene strappata fuori del corpo e vaga assetata di sangue. Come la pioggia tutto vien giù a secchi oppure non viene affatto. Tutto il continente è un immenso vulcano col cratere temporaneamente nascosto da un fondale girevole che è in parte sogno, in parte paura, in parte disperazione. […] Dovunque il medesimo impulso fondamentale a massacrare, distruggere, saccheggiare. […] L’America è pacifista e cannibalesca. Dal di fuori sembra un bell’alveare, con tutte le api che si scavalcano in una frenesia di lavoro; ma di dentro è un macello, e ciascuno uccide il suo prossimo e gli succhia il midollo delle ossa.”
Henry Miller, Tropico del Capricorno

“Non avevo bisogno di Dio, più di quanto Egli avesse bisogno di me, e se un Dio ci fosse, dicevo spesso fra me, andrei a trovarlo calmo calmo e Gli sputerei in faccia.”
Henry Miller, Tropico del capricorno

Se mi toccasse la sorte di essere Iddio la rifiuterei. 
Se mi toccasse la sorte d’essere una stella la rifiuterei. 
La più meravigliosa occasione che la vita offre è d’essere umano. 
Comprende tutto l’universo. 
Comprende la conoscenza della morte, che non tocca nemmeno a Dio.
Henry Miller, Tropico del capricorno

Ero puro e disumano, ero distaccato, avevo le ali. Ero spossessato del passato e non m’importava del futuro, ero al di là dell’estasi. Lasciando l’ufficio ripiegai le ali e le nascosi sotto la giacca.
Henry Miller, Tropico del capricorno



Quando ripenso alla fatica che feci per incanalare la lava incandescente che mi ribolliva dentro, alla fatica mille volte ripetuta di mettere a posto l'imbuto e catturare una parola, una frase, penso inevitabilmente agli uomini dell'Età della Pietra. Centomila, duecentomila, trecentomila anni per arrivare all'idea del paleolite.
Una lotta fantomatica, perché non sognavano nemmeno cosa fosse il paleolite.
E venne senza sforzo, un miracolo diciamo pure, tranne che tutto quanto succede è un miracolo.
Le cose succedono o non succedono, ecco tutto. Nulla si realizza col sudore e con la fatica.
Quasi tutto quel che chiamiamo vita è insonnia, un'agonia, perché noi abbiamo perduto l'abitudine di addormentarci. Non sappiamo mollare.
Siamo come un misirizzi appollaiato in cima a una molla e più ci dibattiamo e più è difficile rientrare nella scatola.
Henry Miller, Tropico del Capricorno


“Sono pazzo, pazzo di dolore, pazzo d’angoscia. Sono disperato. Ma non perduto.
No, c’è una realtà a cui appartengo. È lontana, molto lontana.
Posso camminare da adesso fino al giorno del giudizio, a testa bassa, e mai trovarla.
Ma c’è, ne sono certo.”
Henry Miller, Tropico del Capricorno


 “Serrato così per giorni e giorni, per notti e notti, cominciai a capire che il pensiero, quando non è masturbatorio, è lenitivo, curativo, piacevole. Il pensiero che non ti porta in nessun posto ti porta dappertutto; ogni altro pensiero si fa su un binario e per quanto sia lunga la tratta, alla fine ti porta sempre o alla stazione o al deposito.”
Henry Miller, Tropico del Capricorno



“… comprare qualunque cosa, per me era un vero piacere, e mi dava la sensazione d’essere identico a ogni altro cittadino, un uomo, oh, e non una scimmia.”
Henry Miller, Tropico del Capricorno




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