venerdì 12 giugno 2015

La Suburra. Vasto e popoloso quartiere dell’antica Roma situato sulle pendici dei colli Quirinale e Viminale, la Suburra benché affacciata sull’area monumentale e cuore pulsante della Roma antica, era abitata prevalentemente dalla parte più povera e miserabile della cittadinanza e ancora oggi, a distanza di secoli, il termine Suburra è sinonimo di quartiere malfamato e pericoloso. Il nome “Subura” deriva dal termine latino “sub urbe”, ossia “sotto la città”, ad indicare la parte bassa della città rispetto al nucleo originario posto sopra il Palatino: infatti all’epoca il livello stradale era molto più basso di quello attuale e quindi il dislivello tra la “Subura” ed il Palatino era ancora più accentuato rispetto ad oggi



La Suburra.
Vasto e popoloso quartiere dell’antica Roma situato sulle pendici dei colli Quirinale e Viminale, la Suburra benché affacciata sull’area monumentale e cuore pulsante della Roma antica, era abitata prevalentemente dalla parte più povera e miserabile della cittadinanza e ancora oggi, a distanza di secoli, il termine Suburra è sinonimo di quartiere malfamato e pericoloso.
Il nome “Subura” deriva dal termine latino “sub urbe”, ossia “sotto la città”, ad indicare la parte bassa della città rispetto al nucleo originario posto sopra il Palatino: infatti all’epoca il livello stradale era molto più basso di quello attuale e quindi il dislivello tra la “Subura” ed il Palatino era ancora più accentuato rispetto ad oggi

Il quartiere, in origine, era percorso dall’Argileto che in corrispondenza del Cispio, una propaggine del colle Esquilino, si divideva nel vicus Patricius che andava in direzione della porta Viminale, delle mura repubblicane, e nel clivus Suburanus, in direzione della porta Esquilina. Quest’ultima via segnava il confine tra la regione IV e la regione V della suddivisione fatta da Augusto nel 29 a.C.. La parte bassa della valle fu occupata, a partire dal I secolo a.C., prima dal Foro di Cesare, inaugurato nel 46 a.C. sotto le pendici orientali del Campidoglio, poi dal Foro di Augusto, inaugurato nel 2 a.C. A questi spazi pubblici si aggiunsero poi, proseguendo verso la valle del Colosseo, il Tempio della Pace nel 75 a.C., e il Foro di Nerva inaugurato nel 97, e infine, grazie allo sbancamento della sella collinare tra il Colle Quirinale e il Campidoglio, il Foro di Traiano, inaugurato nel 112. Queste aree monumentali vennero protette e messe al riparo dagli incendi che di sovente scoppiavano nelle abitazioni popolari della Suburra, costruendo già al tempo di Augusto la grande muraglia che ancor oggi resiste, confine e unica traccia affiorante nella città moderna della Suburra antica.
La grande muraglia, ancora visibile, che divideva il quartiere più popolare della Suburra dalla parte più monumentale della Roma antica.

Proprio questo gigantesco muro rappresenta un monumento particolarissimo, esso infatti è costruito in pietra gabina, pietra che i romani consideravano particolarmente resistente al fuoco. La struttura è alta ben 33 metri dal piano di calpestio del Foro. I massi che la compongono non sono legati da malta, ma sono collegati tra loro da incastri perfetti ed esattissimi, intervallata da tre ricorsi di travertino, si regge da oltre 2000 anni per il proprio stesso peso. Al tempo della sua costruzione, il muro aveva diverse funzioni: prima fra tutte era una protezione da possibili incendi, poi separava lo spazio residenziale dallo spazio monumentale e pubblico della città, inoltre costituiva una quinta monumentale del Tempio di Marte Ultore, in forte contrasto cromatico con esso. L’accesso al Foro avveniva a fianco del tempio, attraverso l’arco in conci di travertino ancora esistente e visibile, che venne denominato in epoca medioevale, a seguito dell’impaludamento della zona dei Fori, “Arco dei Pantani”.
La Suburra entra a far parte dell’area urbana della Roma Antica quando il Re di origine etrusca Servio Tullio la sceglie per la propria residenza. E’ la zona più autentica e popolare dell’Urbe, il luogo delle contraddizioni sociali e umane, affollatissima, sporca, rumorosa e soprattutto pericolosa, anche a causa dei numerosi incendi e crolli che coinvolgono le insulae, edifici alti fino a cinque piani dove un numero illimitato di famiglie plebee vivevano ammassate in appartamenti in affitto. Sostanziali mutamenti avvengono solo sotto il pontificato di Sisto V (1585-1590), che realizza l’ acquedotto Felice, traccia via Panisperna e sistema via dei Serpenti. Nella Suburra si trovavano i bordelli più malfamati, le bettole e le locande più insicure. Anche Giulio Cesare vide i natali nella Suburra, e secondo la tradizione vi si recava Nerone travestito per captare gli umori del popolo, e Messalina, in incognito, alla ricerca di ogni trasgressione.



Cesare non solo vi nacque ma vi abitò con la madre, proprietaria di un'insula, finché non divenne Pontefice Massimo. Risale a quegli anni il rapporto privilegiato che Cesare ebbe sempre con la plebe di Roma: lo sentivano come uno di loro. Il muro costituisce un'anticipazione del sistema che ancora oggi si usa per la limitazione della portata degli incendi: è un vero e proprio muro tagliafiamma.

Ricostruzione virtuale di come poteva apparire il quartiere della Suburra.



La grande muraglia, ancora visibile, 
che divideva il quartiere più popolare della Suburra 
dalla parte più monumentale della Roma antica.

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