mercoledì 14 maggio 2014

La Civetta insieme al gufo rappresentano la chiaroveggenza, associati spesso a maghi e indovini, simboleggiando la comprensione, la luce dopo la soluzione di un problema. Essendo animali notturni evocano l’oscurità come sinonimo di tenebre e di morte, ma mentre la Civetta, con il suo sguardo acuto penetra il buio, personificando la luce come uscita dalla tenebre indicando la rivelazione, al gufo spetta un significato negativo, come uccello del malaugurio, annunciatore di morte. Infatti troviamo un riscontro di questo significato positivo della Civetta nella mitologia antica. Il geroglifico egiziano della Civetta simboleggiava la morte, la notte e la passività, e anche indicava il sole al di sotto dell’orizzonte quando si tuffava nel mare per lasciare il posto all’oscurità. Nella mitologia degli aztechi la Civetta caratterizzava Techolotl il dio dell’oltretomba. Nella mitologia greca e romana la Civetta era sacra alla dea della sapienza Atena-Minerva.

La Civetta insieme al gufo rappresentano la chiaroveggenza, associati spesso a maghi e indovini, simboleggiando la comprensione, la luce dopo la soluzione di un problema. Essendo animali notturni evocano l’oscurità come sinonimo di tenebre e di morte, ma mentre la Civetta, con il suo sguardo acuto penetra il buio, personificando la luce come uscita dalla tenebre indicando la rivelazione, al gufo spetta un significato negativo, come uccello del malaugurio, annunciatore di morte. Infatti troviamo un riscontro di questo significato positivo della Civetta nella mitologia antica. Il geroglifico egiziano della Civetta simboleggiava la morte, la notte e la passività, e anche indicava il sole al di sotto dell’orizzonte quando si tuffava nel mare per lasciare il posto all’oscurità. Nella mitologia degli aztechi la Civetta caratterizzava Techolotl il dio dell’oltretomba. Nella mitologia greca e romana la Civetta era sacra alla dea della sapienza Atena-Minerva. http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/animali/civetta.html 


La civetta di Minerva è la civetta che accompagna Minerva nei miti dell'antica Roma e, da Omero in poi, Atena glaucopide nei miti dell'antica Grecia. È il simbolo della filosofia e della saggezza. [...] Gli occhi e il becco seguono la linea della lettera φ (fi), simbolo alfabetico greco della filosofia e in seguito della sezione aurea. Lettera che quindi accomuna armonia, bellezza e amore per la conoscenza e per la ricerca in senso lato.
Hegel ricorre a tale espressione anche come simbolo della preveggenza della filosofia [...]. Storicamente, tale simbolo fu marchiato a fuoco sulla fronte degli abitanti dell'isola di Samo come punizione per aver abbattuto il governo democratico filoateniese. Tale repressione fu guidata dallo stesso Pericle, il noto statista ateniese. [...]
Fonte: Wikipedia




Denna :
La filosofia di Hegel è detta la "nottola di Minerva" perché il lavoro della ragione inizia quando la realtà è già fatta, quando è sera ed il giorno si è già svolto. 


"Del resto, a dire anche una parola sulla dottrina di come dev'essere il mondo, la filosofia arriva sempre troppo tardi. Come pensiero del mondo, essa appare per la prima volta nel tempo, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell'e fatta. Questo, che il concetto insegna, la storia mostra, appunto, necessario: che, cioè, prima l'ideale appare di contro al reale, nella maturità della realtà, e poi esso costruisce questo mondo medesimo, còlto nella sostanza di esso, in forma di regno intellettuale. Quando la filosofia dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è invecchiato, e, dal chiaroscuro, esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere: la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo."
Georg Wilhelm Friedrich Hegel



Il gufo/civetta essendo un simbolo legato al passaggio della morte viene anche chiamato Occhio della Dea. E' anche il simbolo della saggezza e delle conoscenze antiche.

Questo rapace notturno è ingiustamente ritenuto portatore di sventure, di lutti e rovine per il lugubre verso. Secondo tradizione, vedere una civetta o sentirne il canto porta sfortuna ed è presagio di morte. Più in dettaglio, alcuni credono che indichi morte quando il suo canto fa cuc-cuc e una nascita quando fa ciu-ciu. A Modena, per scaramanzia, quando ne avvertono la presenza dicono Tàs zvátta (taci civetta), imperativo esteso anche a iettatori e malelingue. Altri ancora sostengono che porti disgrazia solo alla casa verso la quale volge lo sguardo, e fortuna agli occupanti di quella sulla quale è posata.
Di sicuro, bisogna evitare d'incontrarla nella notte che precede l'Epifania. Secondo un'antica credenza, ricordata anche dal proverbio La nota dla Pasqueta e scor e' ciù e la zveta (La notte della Pasquetta parlano il chiù e la civetta), si crede che in questa magica notte gli animali acquistino la parola e abbiano il potere di maledire gli umani che osano origliare i loro discorsi.

Il motivo di questa diffidenza verso la civetta deriva probabilmente dal suo aspetto: l'atteggiamento severo, unito alle abitudini notturne e al canto lugubre e malinconico, hanno acceso la fantasia popolare, portando alla creazione di leggende e ispirando tali superstizioni. Quando la civetta batte contro il vetro della finestra, è segno che presto una disgrazia colpirà quella casa.

In alcuni luoghi, specialmente montani, per tenere lontano il malocchio si usava inchiodare questo rapace notturno alla porta della stalla o di casa. Fer la zvètta (Fare la civetta), o il zvitoù (civettone), equivale ad assumere un atteggiamento seducente, ammiccante verso l'altro sesso. Ciò deriva dal comportamento delle civette, che durante gli amori emettono continui gridolini e suoni lamentosi, in grado di attirare anche uccelli di altre specie.

Grazie a queste abitudini "civettuole", alla civetta femmina sono attribuiti amori e improbabili mariti. In Romagna dicono che La zveta di marì l'ha n'ha du: l'aloche e' ciù (La civetta dei mariti ne ha due: l'allocco e il chiù), anche se, poi, pare non si conceda a tutti: E' cânta nenca e' barbagiân, mo la zveta la ne vor a mân (Canta anche il barbagianni, ma la civetta non lo vuole tra le mani).

Sul presunto amore tra la civetta e il chiù (l'assiolo), in Romagna c'è chi giura di aver sentito le loro parole, spiandoli nell'unico momento dell'anno nel quale si scambiano frasi d'amore, cioè durante la Pasquetta.
Il marito: Me e te a sem du: te la zveta e me e' ciù (Io e te siamo due: tu la civetta e io il chiù), al quale la moglie risponde: Me e te a sem propi du: me la zveta e te e' ciù (Io e te siamo proprio due: io la civetta e tu il chiù).
Il termine civetta, in senso figurato, può per questo indicare anche una donna di facili costumi, che suole star fuori di notte a divertirsi.
Nel Bolognese gli Uc' ed zvètta (Occhi di civetta) era il nome volgare attribuito alle monete d'oro, mentre in altri luoghi il termine veniva esteso al due di denari delle carte da briscola.

Per concludere, un cenno sull'origine del nome di quest'uccello, che in latino è Athene. Esso deriva da Atena, dea greca della saggezza, la quale aveva come simbolo la civetta, animale che i greci associavano alla chiarezza della sapienza. La dea diede poi anche il nome alla capitale greca, luogo dove le civette erano talmente diffuse che ancor oggi, per indicare un'azione stupida ed inutile, si dice: "Portare civette ad Atene".

http://www.mulinoisola.it/mulino.php?pg=civetta



Così si racconta anche in un'antica filastrocca popolare di montagna :
gufo, gufo, della notte scura, che porti via fame e paura... veglia su tutte le nostre genti, vecchi, bimbi, e su armenti. Col tuo canto, che può far paura, tieni amici con madre natura!! E fate, gnomi, fastidiosi folletti, non potranno più farci dispetti."Ecco perchè la presenza di uno o più gufi in una casa, recherà ottimi e profondi auspici di buona salute e allegra fortuna!!


Dal calar del sole inizia la sua caccia. Questo fantasma volante dalle straordinarie capacità visive e di udito, capace di sentire lo squittio di un topo a grandissime distanze, diventa un predatore imbattibile. Basta un leggero movimento e il gufo, che di giorno sembra così innocente, diventa improvvisamente infallibile. Fergus beely, un ricercatore che ha dedicato la vita allo studio dei maggiori predatori dei cieli, ci guida alla scoperta di questo animale. Dall'Europa al Venezuela, passando per l'Africa Beely ci mostrerà i segreti del cacciatore silenzioso. 

http://youtu.be/UWco0FuQFEU


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