mercoledì 12 marzo 2014

Roberto Saviano. La corruzione in Italia è un meccanismo reale, fin troppo tangibile. È il metodo di selezione principale in un paese che non sa più premiare merito e concorrenza. Ecco perché la scelta di Raffaele Cantone alla guida dell’Autorità anticorruzione è una nomina importante, potrebbe fare la differenza ma alla sola condizione che anche l’Anticorruzione cambi.

La corruzione in Italia è un meccanismo reale, fin troppo tangibile. È il metodo di selezione principale in un paese che non sa più premiare merito e concorrenza. Ecco perché la scelta di Raffaele Cantone alla guida dell’Autorità anticorruzione è una nomina importante, potrebbe fare la differenza ma alla sola condizione che anche l’Anticorruzione cambi. 
Roberto Saviano


IN ITALIA LA PEGGIOR FORMA DI CORRUZIONE È L'INCOMPETENZA. La nomina di Cantone è importante ma non basta: occorre l'Anticorruzione delle coscienze (papa Bergoglio?)


Siamo ancora troppo legati alla cultura del favore reciproco, del nepotismo, dei panni sporchi che si lavano in famiglia. Dobbiamo capire che, fintanto che ci concepiamo solo come clan, non si avranno né equità, né progresso, né libertà, né prosperità.


Scusa Roberto se mi permetto di dare un consiglio che può sembrare stupido. Io credo che per poter risolvere qualcosa BISOGNEREBBE INIZIARE AD OBBLIGARE I DIPENDENTI PUBBLICI A CAMBIARE POSTAZIONE DI LAVORO OGNI ANNO. IL TUTTO COMINCIA DA QUÍ. Credimi io sono una dipendente ASL e só bene di cosa parlo. Non posso andare oltre.


Quel decalogo è davvero illuminante, è comunque impossibile non pensare a Mosè e alle tavole dei 10 comandamenti e soprattutto al popolo corrotto dall'agnello d'oro...i favori. La cosa che più mi irrita è quando gli italiani creano e distruggono eroi, sovraccaricano di aspettative uomini che diventano il capro espiatorio delle proprie inettitudini. Con quel decalogo riporti tutti a pensare concretamente cosa sia necessario fare per chiunque voglia lavorare seriamente per questo paese. Mi ha colpito Domenico De Masi sociologo: GLI ILLUMINISTI ERANO UNA 50INA IN TUTTA EUROPA ALL 'EPOCA, EPPURE RIUSCIRONO A TRACCIARE UN NUOVO PENSIERO CONTRO I POTERI ASSOLUTISTICI


La gramigna è da intendersi in tutte le sue metamorfosi anche da collusioni e da il non colpire incessantemente; ripeto non bastano azioni singole ma martellamento continuo di radioterapia e nello stesso tempo coinvolgimento dei giovani facendo sì che nel tempo venga a mancare il ricambio umano a questo cancro che blocca la nostra serenità ed economia


Che il Dottor Cantone sia la persona più adatta a quell incarico. ..non c'è ombra di dubbio. ...il punto è se lo lasceranno agire secondo i suoi criteri di onestà e giustizia ....mi dispiace fare sempre la guastafeste. ..ma non credo siamo pronti in Italia a queste improvvise virate verso la legalità. ...vedi per esempio tutti gli ostacoli e gli inciuci che stanno mettendo in atto per coprire le loro malefatte per quanto riguarda le stragi del 92' 93' e la loro maledetta trattativa!


Il problema è che siamo arrivati in un punto che non c'è più ritorno, 3 quarti dei politici dovrebbero andare in galera e invece sono al potere, chi li manda a casa? Noi non siamo in grado, siamo troppo impegnati a pensare i cavoli nostri


Che il sistema non ingoi anche lui. Spero di no.


Torno a casa e trovo questa bella sorpresa: tu che, per l'ennesima volta, lanci un chiaro e sentito appello al governo e alla politica su quel che ormai è diventato un cancro esteso, con metastasi ovunque... Sarà ancora operabile? Io voglio crederci,ho bisogno di crederci, anche se spesso sono l'amarezza e la disillusione a prevalere. Ricapitolando un attimo i tuoi dieci punti: al primo scrivi (I MEMBRI DELL'AUTORITÀ ANTICORRUZIONE) "NON DOVRANNO ESSERE SCELTI IN QUOTA POLITICA...". Aspetto importantissimo, visto quel che è accaduto con ROSY BINDI, AD ESEMPIO, LA CUI NOMINA A PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA FA QUANTO MENO SORRIDERE, DATO CHE LEI STESSA HA CANDIDAMENTE AFFERMATO DI NON SAPERNE PRATICAMENTE NULLA DI MAFIA! Se poi a Cantone non verranno dati poteri d'intervento effettivi ed efficaci, la mia paura è che la sua finisca per rimanere la classica nomina ad effetto, l'ennesimo nome messo lì per fare scena... Spero vivamente che non sia così, stavolta. Perché,visto che il problema della corruzione ha ormai assunto proporzioni gigantesche, anche la anzi le soluzioni, devono essere altrettanto forti e concrete. Ma SINGOLE PERSONE, DA SOLE, NON POSSONO FARE MOLTO. OCCORRE UN'AZIONE E PRIMA ANCORA UNA VOLONTÀ COLLETTIVA, OCCORRE UNIRE LE FORZE MIGLIORI DI QUESTO PAESE (che per fortuna ci sono) e fare fronte comune, senza perdersi come al solito in contrasti, invidie, battibecchi, risentimenti inutili e controproducenti... Attendiamo si, ma stavolta non troppo, perché il tempo è sempre più tiranno.


Lo scambio dei favori fa purtroppo parte del dna nostro e non solo. La vedo quindi impossibile risolvere questo annoso problema. Bisognerebbe non essere peccatori. Ma ahimè lo siamo.


Pugno duro sul voto di scambio e autoriciclaggio. Ecco un decalogo per combattere la corruzione.

NEGARLO sarebbe colpevolmente ingenuo: ciò che rende l’Italia un Paese in cui sembra non valere più la pena investire e da cui sembra sempre più necessario emigrare è soprattutto la corruzione. Una corruzione che non è il banale istinto a rubare, che razzismi minori imputano alla cultura di un Paese. Non si tratta di episodico malcostume, ma di meccanismi reali, fin troppo tangibili, concreti e diffusi ovunque: una macchina sommersa e infame che garantisce i complici del sistema e esclude gli onesti.

E spesso trasforma in complici gli onesti: costretti a piegarsi per vedere riconosciuti i loro diritti. Perché chi ne sta lontano vede chiudersi troppe porte. Chi la vuole evitare, vede ridursi la possibilità di accedere ad appalti, cariche, ruoli, affari. La corruzione sembra divenuta il metodo di selezione principale in un paese che non sa più premiare merito e concorrenza. Se non sai chi pagare e quanto pagare, spesso non avrai le autorizzazioni giuste, il documento che ti occorre, l’accesso a una informazione. Chi non paga non verrà eletto. Chi non sa innescare scambi di favori non riceverà scatti di carriera. Chi non entra in questi meccanismi e vuole fare impresa o politica — troppo spesso — si trova davanti muri insormontabili.

Non tutto il paese è così, naturalmente, ma l’Italia, agli occhi di chi ci osserva, è una Repubblica fondata sullo scambio di favori. Il resto del mondo non è certo il paradiso in terra, ma semplicemente molto spesso certe scelte altrove risultano più chiare e soprattutto trasparenti. Magari si conoscono i legami tra finanziatori e finanziati e questo rende più facile potersi orientare nella lettura delle scelte che vengono fatte. Ciò che spesso tendiamo a sottovalutare è che vivere in un paese in cui la corruzione è necessaria per qualunque cosa, anche per ottenere ciò che sarebbe dovuto significa vivere solo nominalmente in una democrazia.

Una democrazia corrotta non è democrazia, perché calpesta il primo diritto: quello dell’uguaglianza.

La scelta di un magistrato da sempre impegnato in prima linea come Raffaele Cantone alla guida dell’Autorità anticorruzione è una nomina importante, potrebbe fare la differenza ma alla sola condizione che anche l’Anticorruzione cambi. Raffaele Cantone deve essere messo nella condizione di poter lavorare, di poter lavorare serenamente, di poter lavorare davvero. Perché il compito è tremendo, l’impresa è difficile, e richiede un lavoro da certosino: costruire una squadra di persone competenti, e poi studiare, monitorare, e provare che ciò che si è ipotizzato corrisponda a realtà. Trovare soluzioni, proporle e fare in modo che vengano accettate da un governo che potrebbe mostrare contraddizioni, attriti e divisioni interne. Le cose da fare sono molte, moltissime, prioritarie e vitali. Ho provato a stilare un elenco di dieci punti, quelli che a me paiono più urgenti, sperando che su questo tema l’attenzione resti costante.

1) Oltre a Raffaele Cantone ci saranno altri quattro membri: è necessario che siano di alto profilo, perché il lavoro da fare dovrà essere senza attriti e contrasti superflui. Non dovranno essere scelti in quota politica, ma per le loro reali competenze e qualità. Questo punto è fondamentale, da qui parte tutto il lavoro.

2) Bisogna rivedere in via normativa i poteri del Commissariato per consentire di fare un controllo completo ed efficiente. Ad oggi il Commissariato non ha poteri di intervento immediato reali.

3) Il governo deve dare poteri sanzionatori per colpire quelle parti delle amministrazioni che non collaborano dando informazioni. I responsabili delle amministrazioni che non consentano i controlli dell'agenzia o che non adempiano agli obblighi previsti dalla legge devono essere sanzionati direttamente dall'agenzia a cui va riconosciuto un potere sanzionatorio analogo altre authority.

4) Devono essere ampliati i momenti di trasparenza in particolar modo per tutte le attività in cui girano soldi. Gare d’appalto, finanziamenti, grandi eventi, cantieri.

5) Bisogna allontanare dalle amministrazioni i dipendenti condannati.

6) È fondamentale prevedere incompatibilità fra cariche politiche e amministrative o di gestione.

7) Non bisogna attenuare le cause di incandidabilità.

8) Bisogna modificare i termini della prescrizione per i reati in materia di corruzione.

9) Introdurre il reato di autoriciclaggio e rendere più severe le pene per il falso in bilancio. Questo reato, infatti, è punito in modo ridotto e solo a certe condizioni. Vengono perseguiti solo enormi falsi molto difficili da individuare.

10) Modificare la legge contro il voto di scambio.

Tutto questo partendo da un assunto fondamentale: dal 2003, ovvero da quando “l’Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito all'interno della pubblica amministrazione” è nato, non è riuscito mai ad avere un vero ruolo. Il primo a ricoprire questo incarico fu il magistrato Gianfranco Tatozzi che lasciò la carica dopo poco, per la «scarsa sensibilità» dimostrata rispetto ai temi della corruzione dal governo Berlusconi. Poi arrivarono Bruno Ferrante, Achille Serra e Vincenzo Grimaldi, ma nessuno di loro è riuscito a dare un ruolo incisivo all’azione del Commissario, a monitorare ciò che accade in un paese dove le crisi di governo sono la priorità. Prioritarie anche e soprattutto rispetto alla credibilità del tessuto economico, che in questi anni è stato letteralmente distrutto dalle organizzazioni criminali.

Con Giulio Tremonti l’Alto commissario fu sospeso, per rinascere poi con un nuovo nome “Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche”.

Ma il nuovo nome dato non è servito a granché: la verità è che in poco più di 10 anni di vita l’istituzione non ha mai funzionato veramente. Il nuovo governo riuscirà a renderla efficiente? Una struttura del genere, questo deve essere chiaro, non solo all’esecutivo appena insediato ma a chiunque abbia a cuore il futuro dell’Italia, può risultare fondamentale per la capacità immediata di disarticolare i meccanismi corruttivi che regolano segretamente tanta parte della nostra economia. La scelta di Cantone è un gesto di buona volontà ma è solo il primo passo. Raffaele Cantone deve essere messo nelle condizioni di lavorare e con il potere necessario per non trovarsi in un guscio vuoto, alla guida dell’ennesimo ente inutile. Con le sue capacità e la sua storia professionale può davvero essere un valore aggiunto. C’è molto da fare: su questo si misurerà l’operato del governo e dello Stato. Attendiamo.


http://www.repubblica.it/politica/2014/03/12/news/pugno_duro_sul_voto_di_scambio_e_autoriciclaggio_ecco_un_decalogo_per_combattere_la_corruzione-80786708/?ref=HRER2-1


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