lunedì 24 marzo 2014

Le 11 morti più assurde nell’antica Grecia. Eschilo fu il più grande tragediografo del 500 a. C., considerato anche il padre della tragedia greca. Questa sua fama non lo rese immune dall’aneddoto che iniziò a circolare sulla sua morte e che lo rese un pò più umano. Si narra che le aquile fossero solite divorare le tartarughe, dopo aver lanciato ripetutamente i piccoli animali, contro delle rocce per romperne il carapace e poi gustare tranquillamente il pasto. Eschilo, ritiratosi nel deserto (anche se il luogo del suo eremitaggio è indicato più realisticamente nelle zone montane della Grecia), si era dedicato alla meditazione dopo i grandi successi ottenuti dalle sue tragedie. Durante una di queste meditazioni un’aquila, che aveva catturato una tartaruga, cercò di rompere il carapace lasciandola cadere su una roccia. Peccato che quella roccia fosse la testa calva del grande tragediografo, che morì per il gran colpo in testa.




Le 11 morti più assurde nell’antica Grecia


Come tutti sanno, la Grecia antica era famosa per i suoi miti e le sue leggende, nei quali si narrava di divinità ed eroi, di grandi battaglie, amori impossibili, tradimenti e congiure. Oltre a questi grandi temi, si possono trovare anche aneddoti, forse reali, forse leggendari, che ridicolizzano grandi personalità come filosofi, eroi, scrittori o politici.
Vi propongo, quindi, le 11 morti più assurde narrate dagli scrittori e storiografi antichi.

1 – Eschilo

Eschilo fu il più grande tragediografo del 500 a. C., considerato anche il padre della tragedia greca. Questa sua fama non lo rese immune dall’aneddoto che iniziò a circolare sulla sua morte e che lo rese un pò più umano. Si narra che le aquile fossero solite divorare le tartarughe, dopo aver lanciato ripetutamente i piccoli animali, contro delle rocce per romperne il carapace e poi gustare tranquillamente il pasto.
Eschilo, ritiratosi nel deserto (anche se il luogo del suo eremitaggio è indicato più realisticamente nelle zone montane della Grecia), si era dedicato alla meditazione dopo i grandi successi ottenuti dalle sue tragedie.

Durante una di queste meditazioni un’aquila, che aveva catturato una tartaruga, cercò di rompere il carapace lasciandola cadere su una roccia. Peccato che quella roccia fosse la testa calva del grande tragediografo, che morì per il gran colpo in testa.
Per uccidere un grande filosofo, ci vuole un grande pestello.
Per uccidere un grande filosofo, ci vuole un grande pestello.

2 – Zenone di Elea

Zenone fu contemporaneo di Eschilo ma si occupò di filosofia. Fu prima la “spalla” del grande Parmenide, poi si prodigò per creare un pensiero filosofico tutto suo, oscurato però dalla sua grande abilità politica, che fu la sua rovina. In quel periodo, infatti, sembra che la città di Elea fosse sotto la dittatura del tiranno di Siracusa Nearco e che Zenone, insieme ad altri rivoluzionari, avesse ordito una congiura contro di lui. Il tentativo fallì e i congiurati furono sterminati prima ancora di giungere sulle spiagge di Elea. Zenone venne trascinato in catene davanti a Nearco che lo torturò in vari modi per farsi dire i nomi degli ultimi sopravvissuti, ma ottenne solo i nomi dei politici più vicini al tiranno.
Ad un certo punto il filosofo sembrò pronto a cedere e chiese di rimanere solo con Nearco per poter vuotare il sacco. Rimasti soli Zenone gli morse un orecchio e lasciò la presa solo quado venne trafitto dalle spade delle guardie. Ma non era morto! Fu torturato di nuovo e, per non lasciarsi sfuggire una sillaba, si staccò la lingua a morsi. Nearco, per l’esasperazione, ordinò che fosse costruito un gigantesco mortaio e che Zenone fosse ucciso a colpi di pestello. Solo a questo punto il filosofo morì. La vicenda risulta assai assurda ma i miti greci si sa, non sono famosi per il loro realismo.

3 – Empedocle

Anche Empedocle ebbe il piacere di conoscere Zenone, per quanto tra i due non scorresse buon sangue.  L’individuo di cui vi parlo non era un semplice “filosofo”; era considerato un ciarlatano, un mezzo mago dedito a sortilegi e orazioni dissennate, costruttore di macchine innovative e medico. In pratica faceva qualunque cosa avrebbe potuto portargli qualche denaro e tanta gloria. Empedocle voleva essere idolatrato più per la sua esistenza che come filosofo. Infatti dopo essersi scontrato con Parmenide e Zenone, entrò a far parte dell’accademia pitagorica ma, essendo questa più una setta politico-religiosa che una scuola filosofica, il giovane raccolse le sue cose e se ne andò nelle “università” orientali dei caldei e dei Magi per imparare le tecniche della metempsicosi, della telecinesi e dell’ipnosi, che i pitagorici gli avevano negato.
Ora che si ha un quadro chiaro della sua personalità sarà più facile capire il perché di svariati aneddoti sulla sua morte. Ne esistono almeno sei diversi. Qualcuno scrive che sia morto per autostrangolamento, altri parlano di morte naturale durante l’esilio (tra le ipotesi più pacate). Demetrio di Trezene afferma che sia morto per impiccagione; Neante di Cizico che sia caduto da un carro mentre si recava ad una festa, mentre Telauge, che sia morto scivolando in mare a causa dell’età. La versione più eclatante e conosciuta, però, è quella di Eraclide Pontico, secondo cui Empedocle, dopo aver risuscitato una donna ad Agrigento e aver capito di essere giunto al culmine della popolarità, decise di gettarsi nel cratere dell’Etna e che quest’ultimo, abbia poi rigettato uno dei calzari. L’aneddoto è abbastanza fuori controllo per vari motivi, tra cui la lontananza tra Agrigento e l’Etna, tuttavia un simile personaggio non poteva rimanere nell’ombra.

4 – Democrito

Democrito fu un dei filosofi più celebri del suo tempo e, tuttora, gode di grande fama per essere stato il primo uomo antico ad ipotizzare e cercare di sostenere la teoria degli atomi e per aver pronunciato il famoso postulato “Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.”
Riguardo alla sua morte sappiamo che in un suo libro il filosofo afferma che “Spesso il vivere a lungo non è un lungo vivere ma un lungo morire.” Appunto per questo, arrivato oltre la soglia dei cent’anni (cosa molto particolare e tipica dei filosofi), decise di suicidarsi, diminuendo mano a mano il cibo. Un giorno la sorella, anche lei avanti con gli anni, gli disse che non avrebbe dovuto morire in quei giorni, perché il lutto le avrebbe impedito di partecipare alle feste Tesmoforie. Democrito si fece portare dei pani caldi e li annusò. L’aneddoto dice che sopravvisse per altri tre giorni e, infine, chiese alla sorella se le feste fossero finite. Ricevuta la conferma chiuse gli occhi e spirò in pace. Non c’è nulla di eclatante nella morte di Democrito, ma l’ironia posta in questo aneddoto che lo vede dominare la morte per rendere felice la sorella, ha un suo fascino.

Si dice che Diogene si sia suicidato trattenendo il respiro ...
Si dice che Diogene si sia suicidato trattenendo il respiro …

5 – Diogene

Diogene visse tra il 400 e il 300 a.C circa e entrò a far parte del gruppo dei cinici. Di Diogene sono famosi vari aneddoti comici, più che il pensiero filosofico. Chi conosce un po’ di filosofia, sentendo questo nome, lo ricollega immediatamente al filosofo che girava nudo in una botte e con una lanterna in mano alla ricerca dell’ “Uomo”. In realtà la maggior parte delle sue polemiche erano dirette contro Platone perché poteva fare una bella vita e vivere nel lusso, cosa che i cinici cercarono di allontanare. In uno scontro con Platone, Diogene decise di prendersi gioco di lui, entrando in casa sua, insozzando e calpestando tappeti e tessuti pregiati. Alla fine di tutto questo gridò: “Sto calpestando l’orgoglio di Platone.” A questo punto l’altro, rimasto impassibile, rispose: “Con altrettanto orgoglio.” In un’altra occasione entrò in casa di un nobile molto ricco e, vedendo tutte le meraviglie e le ricchezze di quella casa, sputò in faccia al padrone di casa, giustificandosi con il fatto che non aveva trovato un altro punto della casa abbastanza brutto dove poter sputare.
Visti i precedenti, ci si aspetterebbe che Diogene abbia fatto una brutta fine per via della sua lingua lunga. In realtà, gli storiografi ci raccontano che decise di suicidarsi trattenendo il respiro.




Il Dio Apollo in un oracolo disse a Diogene il Cane: "Conia la tua moneta". Questo responso completa "il conosci te stesso": solo chi è arrivato a comprendersi, conosce il dio che lo governa, il dio che marchia ogni sua azione. Allora come oggi nemico degli dèi è chi falsifica se stesso, chi impone il proprio conio all'economia del mondo.


6 – Metrocle

Anche Metrocle faceva parte della corrente dei cinici, ma la sua semplicità di pensiero gli permise di sopravvivere senza grandi problemi. L’unico suo inconveniente avvenne quando, molto giovane, venne mandato alla  scuola di Cratete, cinico dal carattere d’acciaio.
Durante gli esercizi ginnici al giovane Metrocle scappò un peto inaspettato e decise di lasciarsi morire d’inedia per la vergogna. Se voleva essere un cinico, doveva esserlo fino in fondo. Cratete non voleva saperne di queste sciocchezze e, a modo suo lo convinse a tornare alla vita senza troppe cerimonie. Il cinico visse fino a tarda età quando, stanco della vecchiaia, decise di strangolarsi con le proprie mani

7 – Platone

Platone fu un grande filosofo, che rinnovò il pensiero greco e, insieme ad Aristotele, influenzò tutta l’evoluzione filosofica occidentale successiva. Due della teorie più famose sono l’aneddoto della Caverna, che inganna l’uomo mostrando una realtà che è solo un riflesso,  e la teoria delle Idee, per cui ciò che noi vediamo nella realtà è solo una versione materiale e imperfetta di ciò che è eterno, perfetto e irraggiungibile. Come ho già detto, parlando di Diogene, non era una persona usuale, non si lasciava influenzare dalle azioni altrui e andava dritto per la propria strada. Fu allievo del grande Socrate e ne trascrisse alcune teorie (la cosa è tuttavia dubbia, visto che Socrate non volle mai lasciare nulla di scritto).
Per quanto famoso, importante, onorato e rispettato fosse, non morì in modo dignitoso ne lasciando una frase ad effetto. Una notte, alla veneranda età di ottantadue anni, camminando verso non si sa quale meta, inciampò e morì affogato in una tinozza d’acqua


8 – Eraclito

Si narra che Eraclito, dopo aver passato l’ultima parte della sua vita in mezzo alla natura, si ammalò di idropisia, una malattia che lo fece gonfiare, perché il corpo non poteva più eliminare i liquidi.
Eraclito detestava i medici e, messosi a parlare con loro tramite enigmi, quando questi non capirono cosa volesse li mandò a quel paese e cercò di curarsi da se. Secondo alcune fonti si immerse nello sterco per far evaporare l’acqua, secondo altri si fece spalmare di sterco e rimase al sole.
In ogni caso, così conciato, i suoi cani non lo riconobbero e lo sbranarono.


9 – Zenone

Zenone fu uno dei filosofi stoici più famosi e visse tra il 300 e il 200 a.C. La filosofia stoica prevedeva che il filosofo fosse in grado di resistere ai colpi bassi e alle sventure della vita. Appunto per questo, quando si parla di una persona stoica, si intende una persona forte, determinata, che sa andare avanti in ogni situazione. Zenone non fece eccezione. Infatti detestava i banchetti e le serate mondane e quando era costretto a partecipare, si sedeva sempre nell’angolo più lontano giustificandosi dicendo che “Almeno da un lato, potrò sentirmi solo.”
Il grande stoico morì a settantadue anni, cadendo dalle scale della scuola. Si narra che, prima di morire, disse: “Visto che mi chiami, vengo!”. Ovviamente non si sa a chi si stesse rivolgendo, complice forse la fame e l’età avanzata.

10 – Crisippo

Anche Crisippo si unì alla corrente degli stoici e fu allievo, prima di Zenone poi di Cleante. Fu il padre dei sillogismi estremi, tra cui il più famoso.
Hai ciò che non perdesti.
Non perdesti le corna.
Hai le corna.
Un aneddoto racconta che un giorno un asino si mangiò un’intera cesta di fichi. Per scherzo il filosofo disse ai servi di dargli anche una bottiglia di vino. Vedendo l’animale barcollare per il cortile, rise così tanto che cadde stecchito.
Mai mettere un filosofo davanti al carro.
Mai mettere un filosofo davanti al carro.

11 - Pirrone

Pirrone fu uno dei più imperturbabili filosofi scettici e, appunto per questa sua caratteristica, non mancano aneddoti sulla sua insensibilità nei confronti della vita. Il più famoso riguarda una sua passeggiata con il maestro Anassarco. Mentre i due stavano discutendo il maestro cadde in un fosso melmoso. Pirrone non si scompose e continuò a camminare parlando come se nulla fosse. Quando Anassarco lo raggiunse, si complimentò con lui per l’impassibilità dimostrata. Riguardo alla sua morte non vi sono degli aneddoti precisi. Si dice, infatti, che Pirrone sia sopravvissuto fino alla veneranda età di novanta anni perché i suoi discepoli non lo perdevano di vista un solo istante. La sua imperturbabilità era tale che agiva senza curarsi minimamente di ciò che lo circondava, fossero carri, animali, persone o altro. Nell’unico momento in cui venne lasciato solo morì, probabilmente investito da un carro. Più che alla sua filosofia, la sua condizione dovrebbe essere imputata all’età.


Pirrone di Elide, filosofo greco, sosteneva, oltre 2300 anni fa, che noi possiamo avere opinioni, ma la certezza e la conoscenza sono impossibili. Il suo pensiero è espresso nella parola - acatalepsia - che implica l'impossibilità della conoscenza delle cose nella loro intima natura.
http://www.lundici.it/2014/02/le-11-morti-piu-assurde-nellantica-grecia/

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