mercoledì 24 luglio 2013

Università. Giovane e laureato? Solo in Italia non guadagni di più. In termini di reddito aggiuntivo per i giovani laureati, L’ITALIA È LA PEGGIORE FRA I PAESI OCSE. Ancora cattive notizie per i giovani laureati italiani. IL NOSTRO PAESE È IL FANALINO DI CODA FRA I PAESI PER QUANTO RIGUARDA IL REDDITO AGGIUNTIVO PERCEPITO DA UN GIOVANE LAUREATO (grafico 2) NON SORPRENDE QUINDI CHE L’ITALIA RISULTI FRA GLI ULTIMI PAESI EUROPEI PER PERCENTUALE DI GIOVANI (30-34 ANNI) LAUREATI, APPENA IL 21,7% DEL TOTALE, MEGLIO SOLO DELLA REPUBBLICA CECA

Giovane e laureato? Solo in Italia non guadagni di più. In termini di reddito aggiuntivo per i giovani laureati, L’ITALIA È LA PEGGIORE FRA I PAESI OCSE.
Ancora cattive notizie per i giovani laureati italiani. IL NOSTRO PAESE È IL FANALINO DI CODA FRA I PAESI PER QUANTO RIGUARDA IL REDDITO AGGIUNTIVO PERCEPITO DA UN GIOVANE LAUREATO (grafico 2) NON SORPRENDE QUINDI CHE L’ITALIA RISULTI FRA GLI ULTIMI PAESI EUROPEI PER PERCENTUALE DI GIOVANI (30-34 ANNI) LAUREATI, APPENA IL 21,7% DEL TOTALE, MEGLIO SOLO DELLA REPUBBLICA CECA. Non solo, rispetto al 2005, questo numero è aumentato di soli 4,5 punti percentuali.

Grafico 1- Percentuale di giovani (30-34 anni) laureati


Dati: 2012

Se guardiamo al grafico 2, IL POSSESSO DELLA LAUREA DIMOSTRA DI ESSERE “GARANZIA” DI MAGGIORE REDDITO IN TUTTI I PAESI OCSE. Tuttavia se per alcuni questo beneficio è più marcato per i lavoratori più giovani (ad esempio è il caso della Svizzera), in altri paesi sono i lavoratori più anziani che percepiscono maggior reddito aggiuntivo grazie alla laurea (l’Italia rientra in questa categoria).

Tuttavia, quello che più stupisce del caso italiano è la MARCATA DIFFERENZA FRA IL REDDITO INCREMENTALE PERCEPITO DAI LAVORATORI PIÙ GIOVANI RISPETTO AL QUELLO PERCEPITO DAI PIÙ ANZIANI (solo la Corea presenta un delta più elevato). I dati quindi suggeriscono che IN ITALIA SI PRIVILEGI L’ESPERIENZA RISPETTO ALLE QUALIFICHE IN MODO SPROPORZIONATO RISPETTO AGLI ALTRI PAESI.

Insomma, ANCORA UNA VOLTA L’ITALIA DIMOSTRA DI NON ESSERE UN PAESE PER GIOVANI.

Grafico 2 – Reddito da lavoro aggiuntivo dei laureati (diplomati=100)
 

Dati: 2010 o ultimo disponibile


Fonte dati: Oecd, Education at a glance 2012. Eurostat, Europe 2020 headline indicators on education, April 2013

Inviato da: Faina16 April 2013 - 22:05
Molte piccole aziende hanno questa visione (di Anonimo). NESSUNA DIFFERENZA TRA LAUREATI E DIPLOMATI, QUINDI È GIUSTO NON PAGARLI DIVERSAMENTE. SE IL MERCATO DICE COSÌ NULLA DA OBBIETTARE, Io sono uno tra quelli che pensano che il mercato alla fine ha sempre ragione. C'e' però da CHIEDERSI PERCHE I NOSTRI LAUREATI CHE VANNO ALL'ESTERO SONO APPREZZATI E PERCHÉ UN FIUME DI LAUREATI, ANCHE IN INGEGNERIA, NEGLI ULTIMI ANNI, SE NE STANNO ANDANDO DALL'ITALIA. Dalla mia esperienza ormai ventennale in grandi e piccole aziende sono arrivato a una conclusione: IN REALTÀ I LAUREATI IN ITALIA SONO TROPPI (NON POCHI COME MOLTI DICONO, e non solo in Italia, questo è un fenomeno globale) e sono usati male, specie nelle piccole aziende (e questo aspetto è tutto italiano). CI DICONO CHE I LAUREATI IN ITALIA SONO POCHI RISPETTO A QUELLI NELLE ALTRE NAZIONI SPECIE IN DISCIPLINE SCIENTIFICHE. Analisi concettualmente errata per due ragioni: primo quando mai un’analisi di mercato si confrontano curve di domanda o di offerta di paesi diversi, semmai si dovrebbe confrontare la curva di domanda con quella dell'offerta della stessa area geografica in cui si vuole fare l'analisi del segmento di mercato e correggere il tutto da una DISTORSIONE TUTTA ITALIANA: PREZZI MOLTO VICINI, TROPPO TRA LAUREATI E DIPLOMATI, che rende difficile capire se ALLE AZIENDE CHE OFFRONO LAVORO A LAUREATI SERVONO VERAMENTE LAUREATI, o li chiedono giusto perché tanto il costo è simile, visto che spesso, quando si usano è per rimpiazzare dei diplomati. IL VERO PROBLEMA, IN MEDIA SI INTENDE, NON SONO I LAUREATI MA LE AZIENDE. E' chiaro che CON POCA INNOVAZIONE E POCA TECNOLOGIA,I LAUREATI NON SERVONO. E allora perché le aziende li assumono lo stesso: semplice perché sono meno sindacalizzati, si possono responsabilizzare di più, si possono controllare di meno (e il controllo è sempre un costo per le aziende), e se non sono proprio degli incapaci (e ce ne sono anche tra i laureati si intende), imparano più alla svelta di un diplomato. In pratica SONO PIÙ PRODUTTIVI E PER L'AZIENDA, ALLA FINE GLI COSTANO MENO DEI DIPLOMATI. Se poi servono per fare qualcosa di più si vedrà (e quel vedrà non arriva mai). Questo secondo me è il vero approccio, specie delle piccole aziende. Uno spreco di opportunità per molte di loro. La seconda ragione è che gli stessi che ci dicono che mancano laureati in Italia affermano anche che c’e’ una evidenza empirica e teorica di una correlazione con la crescita di un paese e il loro numero. PIÙ ISTRUZIONE INSOMMA, PIÙ CRESCITA. I dati sembrano dare ragione a questa impostazione. C’e’ solo un equivoco in questo ragionamento. PIÙ LAUREATI CHE SI USANO PER LE LORO POTENZIALI CAPACITÀ (che però si devono sviluppare nell’ambiente giusto) come tali danno in media più crescita, ma NON BASTA AVERLI, BISOGNA USARLI BENE. I laureati non sono delle figurine da mettere su un album, in cui più se ne hanno e meglio è. Sono dei giocatori in una partita reale. Se molti stanno in panchina le partite di serie A non si giocano, dovremmo tutti guardare le partite di serie B. Peraltro se bastasse una manciata di buoni laureati per fare crescere il paese, basterebbe importarli, costano comunque molto poco ovunque. Ma NESSUNO VUOLE VENIRE A LAVORARE IN ITALIA, CHISSÀ PERCHÉ? Forse perchè PER USARLI BISOGNA CREARE STRUTTURE E PROGETTI AD UN LIVELLO TALE CHE SI POSSANO ESPRIMERE LE LORO CAPACITÀ. Ed è proprio quello che non facciamo noi. E PURTROPPO I LAUREATI SONO COME LO YOGURT, HANNO UNA DATA DI SCADENZA (non visibile pero sull'etichetta), SE NON SI USANO IN TEMPO SCADONO E ALLORA DIVENTANO TUTTI DIPLOMATI. A a quel punto, veramente, non c’e’più alcuna differenza […}

Inviato da: Aqr19 April 2013 - 10:08
parole sante, condivido parola per parola. Abbiamo un laureato su 5 (contando le lauree triennale in psicologia...) e stanno nei call center, cosa ne vogliamo 1 su 2 come in irlanda? e a fare che? le fotocopie? Certo che un laureato quando entra in azienda non è superman ma se inserito nel giusto contesto ha, mediamente, delle potenzialità di gran lunga più elevate di un diplomato medio. L'UNIVERSITÀ ITALIANA DOVREBBE ESSERE UN (BEL) PO' MENO PER I PROFESSORI E MOLTO DI PIÙ PER GLI STUDENTI, ED ESSERE MOLTO PIÙ SELETTIVA. Dovrebbe anzitutto CREARE LAVORATORI GLOBALI, LINGUE IN TESTA, PER PERMETTEGLI DI RICERCARE OPPORTUNITÀ WORLDWIDE, VISTO CHE QUI TI METTONO A FOTOCOPIARE. Quando a 27 anni sono arrivato in una grande aziende italiana, con laurea in economia e stage nella city, mi hanno messo a spuntare a mano dei tabulati con delle signore col diploma da maestra: la chiamavano "GAVETTA", e se dici qualcosa sei "presuntuoso". Si anonimo è vero: non c'era nessuna differenza tra le signore e me, anzi , io ero un po' troppo distratto....

Inviato da: Anonimo15 April 2013 - 18:36
a un laureato, che passa anni sui libri, di solito in maniera indipendente e non come nella scuola dell'obbligo, non viene data la possibilita` di imparare e si pretende subito chissa` cosa appena entrato nel mondo del lavoro, NESSUNO LO AIUTA A PASSARE DALLA TEORIA ALLA PRATICA. da un 19enne diplomato non ci si aspetta nulla invece. dura sbilanciarsi nelle attivita` lavorative quotidiane senza una sicurezza che deriva dall'esperienza o dal "se anche dovesse andare male mi posso trovare un altro lavoro". e dura ancora di piu` sapendo che NON ESISTE LA MERITOCRAZIA che vige negli altri paesi. fanno carriera figli, parenti, raccomandati..
ogni tanto bisognerebbe provare a mettersi dall'altra parte della barricata. UN LAUREATO E` UN INVESTIMENTO, MERITA DI ESSERE TRATTATO COME UNA RISORSA E NON COME UNA SPESA INUTILE

Inviato da: Anonimo15 April 2013 - 18:21
Capisco cosa intende. Le Università italiane che si fregiano tanto di essere perfette e di sfornare ogni anno gente competente, non lo sono affatto. Ho due lauree e praticamente so di sapere ma di non saper fare. MI TROVO IN GERMANIA IN QUESTO MOMENTO E STO FACENDO UN CORSO DI FORMAZIONE DOVE MI STANNO FORMANDO DAVVERO, NON COME IN ITALIA. HO APPRESO PIÙ QUI IN DUE MESI CHE NON IN DUE TRIENNALI UNIVERSITARIE IN ITALIA. Ah dimenticavo, CON PRATICA, PERCHÉ QUI - NON SARÀ CASUALE - A SCUOLA SI VA 1/2 GIORNI LA SETTIMANA, I RESTANTI 3/4 SI FA PRATICA SUL CAMPO. Saluti

Inviato da: gattaccio14 April 2013 - 18:41
Non è casuale: in Italia si è andati avanti per decenni con una politica industriale basata sulle svalutazioni competitive ed a questa panacea si vuole ricorrere ora. IL CONCETTO DI INNOVAZIONE È LONTANO DAL NOSTRO PAESE: meglio i vecchi esperti in sani, affidabili, economici utensili di pietra che dei giovani pazzi che magari pretendono di fondere i metalli.

Inviato da: alberto14 April 2013 - 17:45
ma quando capiremo che dire "laureato" significa dire niente, nulla di nulla?
QUANDO VEDREMO QUESTI NUMERI DISAGGREGATI PER FACOLTÀ, CORSO DI LAUREA E UNIVERSITÀ DI PROVENIENZA?


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