lunedì 14 maggio 2012

Muriel Barbery, l'eleganza del riccio. Non usare il tuo corpo per attirare attenzioni. Troverai solo persone disposte ad usarlo. Ricopriti di aculei e toglili solo a chi ti vuole per quello che sei dentro non per il tuo corpo

DifendiAMO La Cultura:
Muriel Barbery è nata nel 1969. Il suo primo romanzo, Estasi culinarie, è stato tradotto in 19 lingue. L'eleganza del riccio, il suo secondo romanzo, pubblicato dalle Edizioni E/O nel 2007, è un bestseller internazionale tradotto in 39 lingue ed è stato insignito di numerosi premi.
(isabella)


C'è talmente tanta umanità
in questa capacità di amare gli alberi,
talmente tanta nostalgia dei nostri primi stupori,
talmente tanta forza nel sentirsi così
insignificanti in mezzo alla natura...
si, è proprio questo:
l'evocazione degli alberi,
della loro maestosità indifferente
e dell'amore che proviamo per loro
da un lato ci insegna quanto siamo insignificanti,
cattivi parassiti brulicanti sulla superficie terrestre,
dall'altro invece quanto siamo degni di vivere,
perché siamo capaci di riconoscere una bellezza
che non ci è debitrice.
Muriel Barbery, “L’eleganza del riccio”


«Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. È come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai.
Sì, è proprio così, un sempre nel mai».
Muriel Barbery, “L’eleganza del riccio”


“Aveva un’aria stanchissima, più stanca che triste; ho pensato:
“è così che si esprime la sofferenza sui visi buoni.
Non si manifesta, appare solo una grande stanchezza.”
Chissà se anch’io ho l’aria stanca.”
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio


In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi.
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio


E molte persone hanno una specie di bug: credono che l’intelligenza sia un fine. Hanno un’unica idea in testa: essere intelligenti, e questa è una cosa stupidissima. E quando l’intelligenza crede di essere uno scopo, funziona in modo strano: non dimostra la sua esistenza con l’ingegno e la semplicità dei suoi frutti, bensì con l’oscurità della sua espressione.
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio

Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell’altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire.
Muriel Barbery, L’eleganza del Riccio


Voi non lo percepite quando qualcuno odia se stesso? Diventa un morto pur essendo vivo, anestetizza i cattivi sentimenti ma anche quelli buoni, per non provare il disgusto di sé.
Muriel Barbery


"Quando sono angosciata, mi ritiro nel mio rifugio. Non c’è nessun bisogno di viaggiare; mi basta raggiungere le sfere della mia memoria letteraria e il gioco è fatto. Quale distrazione più nobile, quale compagnia più amena, quale trance più deliziosa di quella letteraria?" 
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio


"È come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai. Sì, è proprio così, un sempre nel mai"
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio


«Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell'attimo una gemma di infinito?» 
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio


Ecco quindi il mio pensiero del giorno:
per la prima volta ho incontrato qualcuno che cerca le persone e che vede oltre.
Può sembrare banale, eppure credo sia profondo. Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci.
Io invece supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno.
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio


Non usare il tuo corpo per attirare attenzioni.
Troverai solo persone disposte ad usarlo.
Ricopriti di aculei e toglili solo a chi ti vuole per quello che sei dentro non per il tuo corpo.
Muriel Barbery, L’eleganza del Riccio


“Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti"
Muriel Barbery, L’eleganza del Riccio


Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell’altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire.
Muriel Barbery, L’eleganza del Riccio


Voi non lo percepite quando qualcuno odia se stesso? Diventa un morto pur essendo vivo, anestetizza i cattivi sentimenti ma anche quelli buoni, per non provare il disgusto di sé.
Muriel Barbery


Aveva un’aria stanchissima, più stanca che triste; ho pensato:
è così che si esprime la sofferenza sui visi buoni.
Non si manifesta, appare solo una grande stanchezza.
Chissà se anch’io ho l’aria stanca.
Muriel Barbery, L’eleganza del Riccio


Mi dico che forse in fondo, LA VITA E' COSI': MOLTA DISPERAZIONE, ma anche QUALCHE ISTANTE DI BELLEZZA dove il tempo non è più lo stesso. È come se le note musicali creassero una specie di PARENTESI TEMPORALE, una sospensione, un altrove in questo luogo... un sempre nel mai. Si, proprio così, un sempre nel mai".
Muriel Barbery, L’eleganza del Riccio


In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi.
Muriel Barbery, L’eleganza del Riccio


Non sopporto questa finta lucidità dell’età matura. La verità è che sono come tutti gli altri, ragazzini che non capiscono cosa sia successo e che giocano a fare i duri mentre avrebbero voglia di piangere.
Muriel Barbery, L’eleganza del Riccio



Gli uomini, che si dannano dietro ai desideri, dovrebbero attenersi invece ai propri bisogni.

Siamo programmati per credere a ciò che non esiste, perché siamo esseri viventi e non vogliamo soffrire. Allora cerchiamo con tutte le forze di convincerci che esistono cose per cui vale la pena e che per questo la vita ha un senso.

Sono in terza media e, ovviamente, come seconda lingua ho scelto giapponese.

Dio solo sa chi di noi due si umilia di più.

A torto crediamo che il risveglio della coscienza coincida con l’ora della nostra prima nascita.

Fin dai suoi esordi l’uomo non ha fatto molti progressi: crede ancora di non essere qui per caso e che ci siano degli dèi, perlopiù benevoli, a vegliare sul suo destino.

Gli uomini vivono in un mondo dove sono le parole e non le azioni ad avere il potere, dove la massima competenza è il controllo del linguaggio.

Ecco l’idealismo kantiano. Del mondo noi conosciamo solo l’idea che se ne forma la nostra coscienza.

…e tutti noi, quando non abbiamo più vie d’uscita, dobbiamo affrontare il destino in cui siamo imprigionati, e all’epilogo essere quello che siamo sempre stati nel profondo, qualunque fosse l’illusione in cui ci siamo voluti cullare.

Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell’attimo una gemma di infinito?

Nel nostro universo la vita umana è vissuta così: occorre ricostruire continuamente la propria identità di adulti, un fragilissimo assemblaggio sbilenco ed effimero che maschera la disperazione e racconta a sé stesso, davanti allo specchio, la menzogna alla quale abbiamo bisogno di credere.

Forse mi sbaglio, però la cucina francese mi pare vecchia e presuntuosa, mentre quella giapponese sembra… beh, né giovane né vecchia. Eterna e divina.

Tè e manga contro caffè e giornale: l’eleganza e l’incanto contro la triste aggressività dei giochi di potere degli adulti.

…inoltre Jacinthe Rosen e i suoi scarafaggi in bocca sono nati a Bondy in una schiera di palazzi con le trombe delle scale sporche, e pertanto ho nei suoi confronti un’indulgenza che non ho per Madame potrebbe-virgola-ricevere.

<< Vede, tutte le famiglie felici sono simili fra loro >> borbotto per togliermi d’impaccio, << non c’è niente da dire >>. << Ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo >> mi dice lui guardandomi con aria strana, e di nuovo, all’improvviso, trasalisco.

…ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.

Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancor più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell’altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire.


Io supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno.

Ho sempre sognato di visitare la Ciuna. Di certo è più interessante che recarsi in Cina.

Sfortunati i poveri di spirito che non conoscono né la trance né la bellezza della lingua.

E molte persone intelligenti hanno una specie di bug: credono che l’intelligenza sia un fine. Hanno un’unica idea in testa: essere intelligenti, e questa è una cosa stupidissima. E quando l’intelligenza crede di essere uno scopo, funziona in modo strano: non dimostra la sua esistenza con l’ingegno e la semplicità dei suoi frutti, bensì con l’oscurità della sua espressione.

Non è un dono sacro, è l’unica arma dei primati.

Ecco cosa volevo dire con la parola gentilezza, questo modo di fare che dà all’altro la sensazione di esserci.

…si, è proprio questo: l’evocazione degli alberi, della loro maestosità indifferente e dell’amore che proviamo per loro da un lato ci insegna quanto siamo insignificanti, cattivi parassiti brulicanti sulla superficie terrestre, dall’altro invece quanto siamo degni di vivere, perché siamo capaci di riconoscere una bellezza che non ci è debitrice.

Un’unica possibilità ormai: fare la morta.

Non ho figli, non guardo la televisione e non credo in Dio, tutti sentieri che gli uomini calpestano per rendere la loro vita più semplice.

E quando c’è un canone, guardo per terra perché l’emozione è troppa tutta in una volta: è troppo bello, solidale, troppo meravigliosamente condiviso. Io non sono più me stessa, sono parte di un tutto sublime al quale appartengono anche gli altri, e in quei momenti mi chiedo sempre perché questa non possa essere la regola quotidiana, invece di un momento eccezionale…


<< Vorrei giusto una spuntatina >> dico. Non so bene che cosa significhi, ma è la classica battuta da telefilm in onda nel primo pomeriggio…

È inconcepibile che anni e anni spesi a perseguire l’invisibilità vadano a incagliarsi nel banco di sabbia di un taglio da matrona.

Su una cosa però siamo d’accordo: l’amore non deve essere un mezzo, l’amore deve essere un fine.

E io? Mi si vede già il destino scritto in fronte? Se voglio morire è perché credo di si.
Ma se nel nostro universo esiste la possibilità di diventare quello che ancora non siamo… saprò coglierla e trasformare la mia vita in un giardino diverso da quello dei miei padri?

A che cosa serve l’Arte? A darci la breve ma folgorante illusione della camelia, aprendo nel tempo una breccia emotiva che non si può ridurre alla logica animalesca. Come nasce l’Arte? È generata dalla capacità propria dello spirito di scolpire la sfera sensoriale. Che cosa fa l’Arte per noi? Dà forma e rende visibili  le nostre emozioni e, così facendo, conferisce loro quell’impronta di eternità che recano tutte le opere le quali, attraverso una forma particolare, sanno incarnare l’universalità degli affetti umani.

La carta igienica, anche quella, aspira alla canonizzazione.

<< Madame Michel, va tutto bene?>> chiede una voce da dietro la porta, la voce di monsieur Ozu o, ipotesi più verosimile, di san Pietro alle porte del Purgatorio.
<< Io…>> dico, << non riesco ad aprire la  porta!>>.
Non cercavo forse in tutti i modi di convincere monsieur Ozu che sono una deficiente?
Ecco, la cosa è fatta.

Quando mi chiudo la porta di casa alle spalle e mi ci appoggio, scopro Lev che russa come un camionista sulla poltrona della tivù e prendo atto dell’impensabile: per la prima volta in vita mia, mi son fatta un amico.

Io credo che ci sia una sola cosa da fare: scoprire il compito per il quale siamo nati e portarlo a termine il meglio possibile, con tutte le nostre forze, senza complicarsi l’esistenza e senza pensare che ci sia qualcosa di divino nella nostra natura animale.

<< La guardiola apre alle otto >> spiego, facendo un enorme sforzo per controllarmi.
<< Come mai alle otto? >> chiede con aria scioccata. << C’è un orario? >>.
No, la guardiola dei portinai è un santuario protetto che ignora il progresso sociale e le leggi salariali.

Non c’è niente di più spregevole del disprezzo dei ricchi per il desiderio dei poveri.

Avevo discusso con un giovane dottorando in patristica greca e mi ero chiesta come fosse possibile che cotanta gioventù si rovinasse al servizio del nulla. Se riflettiamo bene sul fatto che le principali preoccupazioni del primate sono sesso, territorio e gerarchia, la riflessione sul significato della preghiera in Sant’Agostino di Ippona appare relativamente futile.

…giacché tutti sanno che l’insaputo riguardo al concetto è molto più potente di qualsiasi progetto cosciente.

L’eternità, questo invisibile che noi vediamo.

A cosa serve l’intelligenza se non a servire?

Se Colombe Josse fosse stata mia figlia ( Darwin me ne scampi ), le avrei mollato due sberle.

Fatevi una sola amica, ma sceglietela con cura.

<< Si >> conferma Manuela, << è una brava ragazza. Sa, martedì Neptune ha avuto le cacarelle, e beh, lei l’ha curato >>. Una cacarella sola, in effetti, è proprio una miseria.

<< Ma guarda qui che agrumi! >>. Gli agrumi probabilmente sono la forma virtuosa dei sozzumi.

<< Prenda pure una madelaine, sono ai sozzumi. >> dice Manuela prendendo lucciole per lanterne mentre spinge il cestino verso Kakuro. I sozzumi verosimilmente sono la forma viziosa degli agrumi.

<< L’habeas corpus e il prato all’inglese >> dico ridendo.
E in effetti, tutti ridiamo molto, compresa Manuela, che ha capito “Labea sgorbius” , che non vuol dire nulla ma che ci ha fatto comunque divertire un sacco.

Forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono.

L’Arte è la vita, ma su un altro ritmo.

Quando è stata la prima volta che ho provato questo incantevole abbandono, possibile solo in due? La quiete che avvertiamo quando siamo soli, la sicurezza di noi stessi nella serenità della solitudine non sono niente in confronto al saper abbandonarsi, al saper aspettare e al saper ascoltare che si vivono con l’altro, in una complice compagnia…

Comincio a piangere sommessamente, piano piano, nel cuore una camelia tremula.

<< Cerco Colombe >> dice dunque Tibère, acerrimo nemico dello shampoo come si può notare quando si toglie il copricapo, non certo per cortesia ma perché ha molto caldo.

Stanca si, stanca…
Bisogna che qualcosa finisca, bisogna che qualcosa cominci.

…lo sguardo è come una mano che tenta inutilmente di afferrare l’acqua che scorre. Si, l’occhio percepisce ma non scruta, crede ma non interroga, recepisce ma non indaga, è privo di desiderio e non persegue nessuna crociata.

Blocco un pezzettino di carne bianca e grigia tra le mie bacchette maldestre (platessa, precisa cortesemente Kakuro ) e, decisamente pronta all’estasi, degusto. Perché mai andiamo a cercare l’eternità nell’empireo di essenze invisibili? Questa piccola cosa biancastra ne è una briciola ben tangibile.

Invece di tutto questo, visto che sono una zotica che inghiotte il sashimi come fossero patate, singhiozzo spasmodicamente e, sentendo con spavento che la briciola di eternità mi è andata di traverso, tento con una classe da gorilla di sputarla fuori.

<< Possiamo essere amici >> dice. << E anche tutto quello che vogliamo >>.



La funzione del gatto è di essere un totem moderno, una specie di incarnazione emblematica e protettrice del focolare, un riflesso benevolo di quello che sono gli inquilini della casa.
Muriel Barbery, L’eleganza del riccio






E' uno dei libri più belli che ho letto, estremamente profondo, ironico e molto altro, ne cosiglio la lettura.


Platone: L'anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di se non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l'ha riguardato, invasa dall'onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l'unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell'anima, mio bell'amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.



Bello il libro ma anche il film con punto di vista di Paloma invece che di Renée.

L’eleganza del Riccio



















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