giovedì 24 aprile 2014

Paul Karl Feyerabend. Abbiamo bisogno di un sogno. “Come possiamo esaminare qualcosa che stiamo usando continuamente? Come possiamo analizzare i termini nei quali esprimiamo di solito le nostre osservazioni piú semplici e dirette, e riportarne in luce i presupposti? In che modo possiamo scoprire il tipo di mondo che presupponiamo, dati i nostri modi di procedere abituali? La risposta è chiara: non possiamo scoprirlo dall’‹interno›. Abbiamo bisogno di un modello di critica ‹esterno›, abbiamo bisogno di un insieme di assunti alternativi o, dal momento che questi assunti saranno del tutto generali, di costruire, per cosí dire, un intero mondo alternativo, ‹abbiamo bisogno di un sogno al fine di scoprire i caratteri del mondo reale in cui pensiamo di vivere› (e che in realtà potrebbe essere solo un altro mondo di sogno).



Paul Karl Feyerabend. Abbiamo bisogno di un sogno.
Come possiamo esaminare qualcosa che stiamo usando continuamente?
Come possiamo analizzare i termini nei quali esprimiamo di solito le nostre osservazioni piú semplici e dirette, e riportarne in luce i presupposti? In che modo possiamo scoprire il tipo di mondo che presupponiamo, dati i nostri modi di procedere abituali?
La risposta è chiara: non possiamo scoprirlo dall’‹interno›. Abbiamo bisogno di un modello di critica ‹esterno›, abbiamo bisogno di un insieme di assunti alternativi o, dal momento che questi assunti saranno del tutto generali, di costruire, per cosí dire, un intero mondo alternativo, ‹abbiamo bisogno di un sogno al fine di scoprire i caratteri del mondo reale in cui pensiamo di vivere› (e che in realtà potrebbe essere solo un altro mondo di sogno).”
PAUL KARL FEYERABEND (1924 – 1994), “Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza” (1975), prefazione di Giulio Giorello, trad. di Libero Sosio, Feltrinelli, Milano 2002 (I ed. 1979), 2., p. 28.
“ How can we possibly examine something we are using all the time? How can we analyse the terms in which we habitually express our most simple and straightforward observations, and reveal their presuppositions? How can we discover the kind of world we presuppose when proceeding as we do? 
The answer is clear: we cannot discover it from the ‹inside›. We need an ‹external› standard of criticism, we need a set of alternative assumptions or, as these assumptions will be quite general, constituting, as it were, an entire alternative world, ‹we need a dream-world in order to discover the features of the real world we think we inhabit› (and which may actually be just another dream-world).”
PAUL KARL FEYERABEND, “Against Method. Outline of an Anarchistics Theory of Knowledge”, Verso, London-New York 1993 (third edition, first published by New Left Books, London-New York 1975), 2, p. 22.




Paul Karl Feyerabend. Le invenzioni di Galileo a sostegno di Copernico.

Quando l’«idea pitagorica» del moto della Terra fu richiamata in vita da Copernico, si imbatté in difficoltà superiori a quelle cui si trovava di fronte la contemporanea astronomia tolemaica. A rigore, la si sarebbe dovuta considerare confutata. Galileo, che era convinto della verità della concezione copernicana e che non condivideva la fede abbastanza comune, anche se non universale, in un’esperienza stabile, ricercò nuovi tipi di fatti che potessero essere accettati da tutti. Egli si procurò tali fatti in due modi diversi. Innanzitutto attraverso l’invenzione del ‹cannocchiale›, che mutò il ‹nucleo sensoriale› dell’esperienza quotidiana sostituendolo con fenomeni sconcertanti e inspiegati; e ‹col suo principio di relatività e la sua dinamica›, che ne modificarono le componenti ‹concettuali›. Né i fenomeni né le nuove idee del moto erano accettabili per il senso comune (o per gli aristotelici). Inoltre si potrebbe dimostrare facilmente che le teorie associate erano sbagliate. Eppure queste teorie sbagliate, questi fenomeni inaccettabili, vengono distorti da Galileo e sono convertiti in un forte sostegno a favore di Copernico. L’intero ricco serbatoio dell’esperienza quotidiana e dell’intuizione viene utilizzato nel ragionamento, ma i fatti che esse sono invitate a rievocare vengono riorganizzati in modi nuovi, vengono compiute approssimazioni, vengono tralasciati effetti noti, vengono tracciate linee concettuali diverse, così che emerge ‹un nuovo genere di esperienza, costruito› quasi d’aria sottile. Questa nuova esperienza viene poi ‹solidificata› insinuando che in realtà essa è familiare al lettore da sempre. Essa si consolida cosí e viene ben presto accettata come una verità sacrosanta, nonostante il fatto che le sue componenti concettuali siano incomparabilmente piú speculative di quanto non siano le componenti concettuali del senso comune. Possiamo dire perciò che la scienza di Galileo si fonda su una ‹metafisica esemplicata›. La distorsione consente a Galileo di far progressi ma impedisce a quasi chiunque altro di fare del suo sforzo la base di una filosofia critica (anche oggi si pone l’accento o sulla matematica, o sui suoi presunti esperimenti, o sul suo frequente appello alla «verità», e si trascurano quasi completamente i suoi procedimenti propagandistici). Io suggerisco che ciò che Galileo fece fu di usare teorie confutate l’una a sostegno dell’altra, che in questo modo costruì una nuova visione del mondo legata in modo vago (ammesso che lo fosse!) con la cosmologia anteriore (compresa l’esperienza quotidiana), che stabilì connessioni inventate di san pianta con gli elementi percettuali di questa cosmologia, che solo oggi sono sostituiti da teorie genuine (ottica, fisiologia, teoria del continuo) e che, ogni volta che gli fu possibile, sostituì vecchi fatti con un nuovo tipo di esperienza, che egli semplicemente ‹inventò› allo scopo di sostenere Copernico.”
PAUL KARL FEYERABEND (1924 – 1994), “Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza”, prefazione di Giulio Giorello, trad. di Libero Sosio, Feltrinelli, Milano 2002 (III ed., I ed. 1979), 12. ‘Tali metodi «irrazionali» di sostegno sono necessari a causa dello «sviluppo diseguale» (Marx, Lenin) di parti diverse della scienza. Il copernicanesimo e altri ingredienti essenziali della scienza moderna sono sopravvissuti solo perché nel loro passato la ragione fu spesso ignorata’, pp. 130 – 131.





“ When the «Pythagorean idea» of the motion of the earth was revived by Copernicus it met with difficulties which exceeded the difficulties encountered by contemporary Ptolemaic astronomy. Strictly speaking, one had to regard it as refuted. Galileo, who was convinced of the truth of the Copernican view and who did not share the quite common, though by no means universal, belief in a stable experience, looked for new kinds of fact which might support Copernicus and still be acceptable to all. Such facts he obtained in two different ways. First, by the invention of his ‹telescope›, which changed the ‹sensory core› of everyday experience and replaced it by puzzling and unexplained phenomena; and by his ‹principle of relativity and his dynamics›, which changed its ‹conceptual components›. Neither the telescopic phenomena nor the new ideas of motion were acceptable to common sense (or to the Aristotelians). Besides, the associated theories could be easily shown to be false. Yet these false theories, these unacceptable phenomena, were transformed by Galileo and converted into strong support of Copernicus. The whole rich reservoir of the everyday experience and of the intuition of his readers is utilized in the argument, but the facts which they are invited to recall are arranged in a new way, approximations are made, known effects are omitted, different conceptual lines are drawn, so that a ‹new kind of experience› arises, ‹manufactured› almost out of thin air. This new experience is then ‹solidified› by insinuating that the reader has been familiar with it all the time. It is solidified and soon accepted as gospel truth, despite the fact that its conceptual components are vastly more speculative than are the conceptual components of common sense. Following positivistic usage we may therefore say that Galileo’s science rests on an ‹illustrated metaphysics›. The distortion permits Galileo to advance, but it prevents almost everyone else from making his effort the basis of a critical philosophy (for a long time emphasis was put either on his mathematics, or on his alleged experiments, or on his frequent appeal to the «truth», and his propagandistic moves were altogether neglected). I suggest that what Galileo did was to let refuted theories support each other, that he built in this way a new world-view which was only loosely (if at all!) connected with the preceding cosmology (everyday experience included), that he established fake connections with the perceptual elements of this cosmology which are only now being replaced by genuine theories (physiological optics, theory of continua), and that whenever possible he replaced old facts by a new type of experience which he simply ‹invented› for the purpose of supporting Copernicus.”
PAUL KARL FEYERABEND, “Against Method: Outline of an Anarchistic Theory of Knowledge”, Verso, London 1993 (Third edition, First published by New Left Books, London 1975), 11 ‘Such ‹irrational› methods of support are needed because of the ‹unevendevelopment› (Marx, Lenin) of different parts of science. Copernicanism and other essential ingredients of modem science survived only because reason was frequently overruled in their past’, pp. 120 – 121.

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