sabato 3 febbraio 2018

Cosmopolitismo e Parresia. Era stato Democrito ad affermare che ὰνδρὶ σοφῳὶ πᾶσα γῆ βατή· ψυχῆς γὰρ ὰγαθῆς πατρὶς ὁ ξύμπας κοσμος (D-K 68 B 247), “per l’uomo saggio è aperto ogni paese della terra: la patria di chi ha un’anima virtuosa è, infatti, il mondo intero”; ma il termine κοσμοπολίτης (cosmopolita) venne adoperato in età ellenistica da Diogene di Sinope, che per primo si definì tale; lo stesso fece lo stoico Epitteto, che manifestò una chiara consapevolezza dei rapporti di interconnessione che legano ciascun uomo alla polis e all’universo intero e presiedono alla deliberazione razionale intorno al bene dell’intero, in vista di quella che Martha Nussbaum ha chiamato “la fioritura dell’umano”.


C0SMOPOLITISMO E PARRESIA

Era stato Democrito ad affermare che 
ὰνδρὶ σοφῳὶ πᾶσα γῆ βατή· ψυχῆς γὰρ ὰγαθῆς πατρὶς ὁ ξύμπας κοσμος (D-K 68 B 247), 
per l’uomo saggio è aperto ogni paese della terra: la patria di chi ha un’anima virtuosa è, infatti, il mondo intero”; ma il termine κοσμοπολίτης (cosmopolita) venne adoperato in età ellenistica da Diogene di Sinope, che per primo si definì tale; lo stesso fece lo stoico Epitteto, che manifestò una chiara consapevolezza dei rapporti di interconnessione che legano ciascun uomo alla polis e all’universo intero e presiedono alla deliberazione razionale intorno al bene dell’intero, in vista di quella che Martha Nussbaum ha chiamato “la fioritura dell’umano”.

“Se è vero quanto sostengono i filosofi sulla parentela tra Dio e gli uomini, che altro resta agli uomini se non il precetto di Socrate: a chi domanda di quale paese uno sia non rispondere mai "ateniese" o "corinzio", bensì "cittadino del mondo"? Perché, infatti, dici che tu sei ateniese e non di quell'angolo soltanto della terra, nel quale fu gettato il tuo corpicino al momento della nascita? Non è forse chiaro che tu provieni da un principio superiore e che abbraccia non solo quell'angolo di terra, ma anche l'intera tua casa e, in sintesi, il paese donde la stirpe dei tuoi antenati si è perpetuata fino a te, dal quale chiami te stesso ateniese e corinzio? Chi dunque ha ben inteso l'organizzazione del cosmo e ha compreso che «la cosa più grande, importante ed universale fra tutte è questo insieme costituito dagli uomini e da Dio, e che da quello i semi che danno la vita sono discesi non soltanto in mio padre o in mio nonno, ma in tutti gli esseri che sulla terra nascono e crescono, e in particolare negli esseri razionali, poiché essi soltanto sono per natura partecipi della comunione con Dio, legati come sono a Lui nella ragione», perché costui non deve dirsi cittadino del mondo?”

εἰ ταῦτά ἐστιν ἀληθῆ τὰ περὶ τῆς συγγενείας τοῦ θεοῦ καὶ ἀνθρώπων λεγόμενα ὑπὸ τῶν φιλοσόφων, τί ἄλλο ἀπολείπεται τοῖς ἀνθρώποις ἢ τὸ τοῦ Σωκράτους, μηδέποτε πρὸς τὸν πυθόμενον ποδαπός ἐστιν εἰπεῖν ὅτι Ἀθηναῖος ἢ Κορίνθιος, ἀλλ᾽ ὅτι κόσμιος; διὰ τί γὰρ λέγεις Ἀθηναῖον εἶναι σεαυτόν, οὐχὶ δ᾽ ἐξ ἐκείνης μόνον τῆς γωνίας, εἰς ἣν ἐρρίφη γεννηθέν σου τὸ σωμάτιον; ἢ δῆλον ὅτι ἀπὸ τοῦ κυριωτέρου καὶ περιέχοντος οὐ μόνον αὐτὴν ἐκείνην τὴν γωνίαν, ἀλλὰ καὶ ὅλην σου τὴν οἰκίαν καὶ ἁπλῶς ὅθεν σου τὸ γένος τῶν προγόνων εἰς σὲ κατελήλυθεν ἐντεῦθέν ποθεν καλεῖς σεαυτὸν Ἀθηναῖον καὶ Κορίνθιον; ὁ τοίνυν τῇ διοικήσει τοῦ κόσμου παρηκολουθηκὼς καὶ μεμαθηκώς, ὅτι ‘τὸ μέγιστον καὶ κυριώτατον καὶ περιεκτικώτατον πάντων τοῦτό ἐστι τὸ σύστημα τὸ ἐξ ἀνθρώπων καὶ θεοῦ, ἀπ᾽ ἐκείνου δὲ τὰ σπέρματα καταπέπτωκεν οὐκ εἰς τὸν πατέρα τὸν ἐμὸν μόνον οὐδ᾽ εἰς τὸν πάππον, ἀλλ᾽ εἰς ἅπαντα μὲν τὰ ἐπὶ γῆς γεννώμενά τε καὶ φυόμενα, προηγουμένως δ᾽ εἰς τὰ λογικά, ὅτι κοινωνεῖν μόνον ταῦτα πέφυκεν τῷ θεῷ τῆς συναναστροφῆς κατὰ τὸν λόγον ἐπιπεπλεγμένα (*),’ διὰ τί μὴ εἴπῃ τις αὑτὸν κόσμιον; 
Epitteto, Diatribe I-9, 1-6

Testo: Epicteti Dissertationes ab Arriano digestae. Epictetus. Heinrich Schenkl. editor. Leipzig. B. G. Teubner. 1916. (*) Nel passo racchiuso tra virgolette Epitteto riporta il pensiero di un filosofo stoico. La citazione risale in parte a Posidonio, framm. 334 = Diog. Laert. VII, 138



Nel periodo ellenistico, quando i cittadini erano ormai ridotti a sudditi, la libertà di parola (παρρησία) di fronte a tutti, che nell’Atene del V secolo a.C., era un diritto-dovere del cittadino libero (non dello ξένος o βάρβαρος), contraddistinse il filosofo - un libero pensatore, spesso uno straniero, un saggio errante e senza patria, come lo scita Anacarsi di cui parlano Erodoto e Diogene Laerzio, o un filosofo (cinico) di tradizione socratica, che provocatoriamente non si adegua al modo di vivere comune.

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