venerdì 1 giugno 2018

IIvan Illich. Descolarizzare la società. Oggi il mito del consumo illimitato sostituisce la fede nella vita eterna

Renderci conto che possiamo praticare la rinuncia [... ] costituisce, per molte persone che soffrono di grandi paure e di un senso di impotenza e di alienazione, un modo molto semplice per tornare a un sé che è al di sopra delle costrizioni del mondo.
Ivan Illich
p. 119


L'uomo arriva a diffidare della parola, pende da un sapere presunto.
Il voto rimpiazza la discussione, la cabina elettorale il tavolino del caffè.
Il cittadino si siede dinanzi allo schermo e tace.
Ivan Illich


Gli scritti di Karl Marx ci hanno reso familiare l'alienazione dell'operaio dal proprio lavoro nella società divisa in classi; è ormai tempo di riconoscere quello che è lo straniamento dell'uomo dal proprio sapere, quando quest'ultimo diventa il prodotto di un servizio professionale e l'uomo il suo consumatore.
Ivan Illich
p. 109

Noi viviamo in questo mondo, in cui il linguaggio ci parla, il sapere ci pensa e il Diritto ci agisce. Il linguaggio si riduce all'emissione e alla ricezione di messaggi; il pensiero all'accumulazione delle informazioni; il Diritto al regolamento del piano.
Ivan Illich

La scuola riserva l'istruzione a coloro che in ogni fase dell'apprendimento sanno adattarsi a un dispositivo di controllo sociale precedentemente sanzionato.“
Ivan Illich, Descolarizzare la società


Il vocabolo crisi indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i paesi diventano casi critici. Crisi, la parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire «scelta» o «punto di svolta», ora sta a significare: «Guidatore, dacci dentro!». [... ] Ma «crisi» non ha necessariamente questo significato. Non comporta necessariamente una corsa precipitosa verso l'escalation del controllo. Può invece indicare l'attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all'improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa. Ed è questa la crisi, nel senso appunto di scelta, di fronte alla quale si trova oggi il mondo intero.“
Ivan Illich, pp. 18-19


La scuola è divenuta la religione universale di un proletariato modernizzato e fa vuote promesse di salvezza ai poveri dell'era tecnologica.
Ivan Illich, Descolarizzare la società


Il consumatore-utente ha bisogno della sua dose di sapere garantito, accuratamente preconfezionato. Trova la propria sicurezza nella certezza di leggere lo stesso giornale del vicino, di guardare la stessa trasmissione televisiva del suo padrone. Si accontenta di avere accesso allo stesso rubinetto di sapere del suo superiore, anziché perseguire l'uguaglianza di condizioni che darebbe alla sua parola lo stesso peso di quella del suo padrone. La dipendenza, che tutti accettano come ovvia, nei confronti del sapere altamente qualificato prodotto dalla scienza, dalla tecnica e dalla politica, erode la fiducia tradizionale nella veracità del testimone e svuota di senso i modi con cui gli uomini possono scambiarsi le proprie certezze.
Ivan Illich


Decenni di fede nella scolarizzazione hanno tramutato il sapere in una merce, un prodotto commerciabile di tipo speciale. Oggi lo si considera un bene di prima necessità e, contemporaneamente, la moneta più preziosa di una società. (La trasformazione del sapere in merce si rispecchia in una parallela trasformazione del linguaggio. Parole che un tempo avevano funzione di verbi stanno diventando sostantivi che indicano possesso. Sino a non molto tempo fa «abitare», «imparare», «guarire» designavano delle attività: oggi si riferiscono di solito a delle merci o a dei servizi da fornire. Parliamo di industria edilizia, di prestazione di assistenza medica; nessuno pensa più che la gente sia in grado di farsi una casa o di guarire per proprio conto. In una società cosiffatta si finisce per credere che i servizi professionali siano più preziosi della cura personale. Invece d'imparare ad assistere la nonna, l'adolescente impara a picchettare l'ospedale che non vuole accoglierla.)
Ivan Illich
p. 119



«Se qualcuno mi domandasse: “Ivan, che cos’è che ti potrebbe stimolare di più nel prossimo anno e mezzo?” – è questo il tipo di orizzonte nel quale inquadro la mia vita – risponderei che mi piacerebbe convincere un certo numero di persone a riflettere più su come gli strumenti influiscano sulla nostra percezione che su ciò che possiamo fare con essi, a indagare su come gli strumenti modellino la nostra mente, come il loro uso modelli la nostra percezione della realtà ben più di quanto noi si modelli la realtà applicandoli o utilizzandoli.»
Ivan Illich


“La scuola è l'agenzia pubblicitaria che ti fa credere di avere bisogno della società così com'è” Ivan Illich, Descolarizzare la società, 1972

“In tutto il mondo la scuola esercita sulla società un effetto antieducativo, in quanto la si considera la sola istituzione specializzata nell'istruzione.”
Ivan Illich

“La più radicale alternativa alla scuola sarebbe una rete, o un servizio, che offrisse a ciascuno la stessa possibilità di mettere in comune ciò che lo interessa in quel momento con altri che condividono il suo stesso interesse.”
Ivan Illich


“La scuola riserva l'istruzione a coloro che in ogni fase dell'apprendimento sanno adattarsi a un dispositivo di controllo sociale precedentemente sanzionato.”
Ivan Illich




“La corporazione medica è diventata una grande minaccia per la salute”
Ivan Illich, Nemesi medica, 1976


La prevenzione della malattia mediante l'intervento di terzi professionisti è diventata una moda.
La sua domanda cresce. Donne incinte, bambini sani, operai, vecchi, tutti si sottopongono a periodici check-up e a esami diagnostici sempre più complessi. Per questa via, ci si rafforza nella convinzione di essere macchine la cui durata dipende da un piano sociale. Le risultanze d'un paio di dozzine di studi attestano che questi esami non hanno alcuna influenza sull'andamento della mortalità e della morbilità. In realtà essi trasformano persone sane in pazienti angosciati, e i rischi per la salute che si accompagnano a queste campagne di diagnosi automatizzata sopravanzano i benefici teorici. Per ironia della sorte, i disturbi asintomatici gravi che si possono scoprire soltanto con questo tipo d'indagine sono spesso malattie inguaribili, nelle quali una cura precoce aggrava la condizione patologica del paziente.
Ivan Illich, p. 144



Due secoli fa gli Stati Uniti guidarono il mondo in un movimento inteso a respingere il monopolio di un'unica chiesa. Oggi occorre il disconoscimento costituzionale del monopolio della scuola, cioè di un sistema che associa legalmente il pregiudizio alla discriminazione.
Ivan Illich, Descolarizzare la società (1973, p. 25)

La scuola è l'agenzia pubblicitaria che ti fa credere di avere bisogno della società così com'è.
Ivan Illich, Descolarizzare la società (1972, p. 167)


Nell’antichità classica lo sguardo era un’attività con la quale la mia carne si sposava alla carne o, più precisamente, ai colori degli oggetti su cui si volgeva. Lo sguardo era chiaramente descritto come proboskís o mano psichica. […] Il vedere era un’erezione fuori dalla pupilla, non meno amorosa di altre erezioni. Perciò, quando io ti guardo, ti accarezzo con gli occhi.
Ivan Illich


“Oggi il mito del consumo illimitato sostituisce la fede nella vita eterna”.
Ivan Illich, Descolarizzare la società


Il mondo attuale è diviso in due: ci sono quelli che non hanno abbastanza e quelli che hanno troppo; quelli che le automobili cacciano dalla strada e quelli che guidano le automobili. I poveri sono frustrati e i ricchi sempre insoddisfatti.
Ivan Illich


In una società di consumo ci sono inevitabilmente due tipi di schiavi:
i prigionieri delle dipendenze e i prigionieri dell’invidia.
Ivan Illich


"Molti studenti, specie se poveri, sanno per istinto che cosa fa per loro la scuola:
insegna a confondere processo e sostanza. Una volta confusi questi due momenti, acquista validità una nuova logica; quanto maggiore è l'applicazione, tanto migliori sono i risultati; in altre parole, l'escalation porta al successo. In questo modo si «scolarizza» l'allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo. Si «scolarizza» la sua immaginazione ad accettare il servizio al posto del valore."
[Incipit di 'Descolarizzare la società' di Ivan Illich, scrittore, storico, pedagogista e filosofo austriaco, che nacque oggi, nel 1926]


Una volta che una società ha trasformato i bisogni fondamentali in richieste di beni di consumo prodotti scientificamente, la povertà si definisce secondo parametri che i tecnocrati possono modificare a proprio arbitrio. Sono poveri quelli che non sono riusciti in misura rilevante a tener dietro a qualche reclamizzato ideale consumistico. In ;essico è povero chi non ha fatto tre anni di scuola, a New York chi non ne ha fatti dodici. [...] Socialmente i poveri non hanno mai avuto potere. Ma il fatto che dipendano sempre di più da una protezione istituzionale dà alla loro debolezza una dimensione nuova: l'impotenza psicologica, l'incapacità di provvedere a se stessi.
Ivan Illich, Descolarizzare la società



La medicina moderna è la negazione della salute.
Essa non è organizzata per servire la salute dell'uomo, ma soltanto se stessa come istituzione.
Essa fa ammalare più gente di quanta ne curi.
Ivan Illich


'Abbiamo cercato per generazioni di migliorare il mondo fornendo una quantità sempre maggiore di scolarizzazione, ma sinora lo sforzo non è andato a buon fine. Abbiamo invece scoperto che obbligare tutti i bambini ad arrampicarsi per una scala scolastica senza fine non serve a promuovere l'uguaglianza ma favorisce fatalmente colui che parte per primo, in migliori condizioni di salute o più preparato; che l'istruzione forzosa spegne nella maggioranza delle persone la voglia di imparare per proprio conto; e che il sapere trattato come merce, elargito in confezioni e considerato come proprietà privata, una volta acquisito, non può che essere sempre scarso. Ci si è improvvisamente resi conto che l'istruzione pubblica attuata mediante la scolarizzazione obbligatoria ha perso ogni legittimità sociale, pedagogica ed economica. Pertanto, i critici del sistema scolastico propongono ora rimedi energici ed eterodossi che vanno dal progetto dei “buoni-studio”, che permetterebbe a ognuno di procurarsi l'istruzione che preferisce sul mercato libero, al passaggio della responsabilità dell'istruzione dalla scuola ai media e all'addestramento sul lavoro. Alcuni sostengono che la scuola dovrà perdere il suo carattere di istituzione ufficiale dello Stato come l’ha perso la Chiesa nel corso degli ultimi due secoli. Altri riformatori propongono di sostituire la scuola universale con vari altri sistemi che, a loro parere, assicurerebbero a tutti una migliore preparazione alla vita propria di una società moderna. Queste proposte di nuove istituzioni educative si possono grosso modo raggruppare in tre categorie: la riforma dell'aula scolastica all'interno del sistema scolastico; la disseminazione di libere aule scolastiche in tutta la società; la trasformazione di tutta la società in un'unica immensa aula scolastica. Ma queste tre prospettive - l'aula riformata, l'aula libera e l'aula universale - rappresentano in realtà tre momenti di un progetto di escalation educativa nel quale ogni fase minaccia un controllo sociale più sottile e più penetrante della precedente. Io credo che l'abolizione dell'istituzione scolastica sia divenuta inevitabile e che tale fine di un'illusione dovrebbe colmarci di speranza. [...]' 
Ivan Illich, scrittore, storico, pedagogista e filosofo austriaco, che nacque  nel 1926



Il consumatore-utente ha bisogno della sua dose di sapere garantito, accuratamente preconfezionato. Trova la propria sicurezza nella certezza di leggere lo stesso giornale del vicino, di guardare la stessa trasmissione televisiva del suo padrone. Si accontenta di avere accesso allo stesso rubinetto di sapere del suo superiore, anziché perseguire l'uguaglianza di condizioni che darebbe alla sua parola lo stesso peso di quella del suo padrone. La dipendenza, che tutti accettano come ovvia, nei confronti del sapere altamente qualificato prodotto dalla scienza, dalla tecnica e dalla politica, erode la fiducia tradizionale nella veracità del testimone e svuota di senso i modi con cui gli uomini possono scambiarsi le proprie certezze.
Ivan Illich, La convivialità


Oggigiorno l'avanzamento scientifico viene identificato con la sostituzione di strumenti programmati all'iniziativa umana.
Ivan Illich, La convivialità


Il mondo attuale è dviso in due: ci sono quelli che non hanno abbastanza e quelli che hanno troppo; quelli che le automobili cacciano dalla strada e quelli che guidano le automobili. 
I poveri sono frustrati e i ricchi sempre insoddisfatti.
Ivan Illich, La convivialità

Noi viviamo in questo mondo, in cui il linguaggio ci parla, il sapere ci pensa e il Diritto ci agisce. 
Il linguaggio si riduce all'emissione e alla ricezione di messaggi; il pensiero all'accumulazione delle informazioni; il Diritto al regolamento del piano.
Ivan Illich, La convivialità


La scuola definisce l'educazione come oggetto di competizione.
Ivan Illich, La convivialità


L'uomo arriva a diffidare della parola, pende da un sapere presunto. Il voto rimpiazza la discussione, la cabina elettorale il tavolino del caffè. Il cittadino si siede dinanzi allo schermo e tace.
Ivan Illich, La convivialità



Ivan Illich: descolarizzare la società
Per Illich è questo il grave malessere che la scuola diffonde nella società : la confusione tra istruzione e ruolo sociale. Lo scopo dell'istruzione era quello di assegnare ad ogni individuo eguali possibilità di accedere a qualsiasi mansione, essa avrebbe dovuto separare l'assegnazione del ruolo dalla storia personale. Tuttavia, il processo che avviene è esattamente l'opposto : la scuola monopolizza, ritualizza, discrimina in base ai titoli di studio . 
di Artin Bassiri Tabrizi



Ivan Illich: descolarizzare la società.
Se si analizzano gli scritti di Ivan Illich (1926-2002), si può arrivare a comprendere perché quest’autore sia stato relegato nel dimenticatoio per diversi anni: la sua forza, la sua capacità dirompente è rivolta verso le istituzioni, i depositi congestionati che continuano a perdurare sotto i nostri occhi, indomiti. 

Leggendo la prefazione di Franco La Cecla al libro di David Cayley Conversazioni con Ivan Illich. Un archeologo della modernità, comprendiamo bene che, sebbene questo autore abbia avuto un migliore riscontro negli altri paesi e nelle altre lingue, in Italia non ha mai saputo diffondersi. Perché? 

Innanzitutto, negli anni ’70, Illich venne introdotto nella cultura italiana grazie all’amico Giulio Alfredo Maccacaro, medico italiano che lo promosse attraverso la sua rivista Sapere (prima rivista di divulgazione scientifica in Italia); quando questo morì improvvisamente, le edizioni che pubblicarono i lavori di Illich non seppero riscuotere apprezzamento dagli intellettuali italiani, che non sapevano collocarlo nelle ideologie di quegli anni
i marxisti lo guardavano con sospetto poiché <critico della modernità>
i cattolici, allo stesso modo, non sapevano interpretare cosa quest’uomo, che aveva così inaspettatamente abbandonato il sacerdozio, dopo vari contrasti con il Vaticano

Illich, dopotutto, con le sue affermazioni metteva in dubbio il valore del lavoro, proponeva una disoccupazione creativa, negava le funzioni sociali dell’istruzione: era dunque molto difficile da avvicinare, intellettualmente. 

La cosa peggiore che si può fare con un pensiero così originale e denso è quella di tentare di ascriverlo in una corrente di pensiero pre-esistente; bisogna, invece, leggere Illich per com’è, tenendo come punto fermo solamente la sua continua pretesa di ricerca senza fine, di studio dettagliato che non si arresta mai.

Una delle opere più controverse di Illich è: 
Descolarizzare la societàQuesto testo, pubblicato nel 1971, si oppone fortemente all’istituzione della scuola obbligatoria, in quanto essa non può più mantenere le sue promesse. Sebbene il libro sia diretto alla società americana del tempo, possiamo trarne anche noi conseguenze veraci.

Innanzitutto, da un punto di vista economico, bisogna rendersi conto che la scuola obbligatoria eguale per tutti è inattuabile; d’altronde, l’investimento economico non comporta automaticamente l’aumento dell’istruzione, come dicono le statistiche che Illich riporta. 

Il bambino povero, poi, raramente ha la possibilità di competere con il ricco, in quanto questo non dispone delle occasioni didattiche normalmente a disposizione del bambino medio borghese: dai libri in casa fino ai viaggi durante le vacanze, il ricco ha molte più probabilità di ampliare le conoscenze impartitegli a scuola.  Lo studente ricco, in sintesi, non dipende dalla scuola; il povero, invece, sì

Insomma, che l’istruzione sia finanziata economicamente la trasforma in un bene che polarizza la società e il divarico già esistente tra poveri e ricchi, mentre essa dovrebbe, all’opposto, demolire questa divisione.

Un’altra illusione della scolarizzazione è quella della sua parvenza di giustizia.

La scuola non favorisce né l’apprendimento né la giustizia, perché gli educatori insistono a mettere nello stesso sacco l’istruzione e i diplomi.”

Per Illich è questo il grave malessere che la scuola diffonde nella società: 
la confusione tra istruzione e ruolo sociale
Lo scopo dell’istruzione era quello di assegnare ad ogni individuo eguali possibilità di accedere a qualsiasi mansione, essa avrebbe dovuto separare l’assegnazione del ruolo dalla storia personale. Tuttavia, il processo che avviene è esattamente l’opposto: 
la scuola monopolizza, ritualizza, discrimina in base ai titoli di studio.

Il Cursus honorum che la scuola prospetta dipende esclusivamente dai risultati raggiunti; chi non ce la fa, è un fallito.  L’escalation porta al successo. 

Ciò che bisogna contestare, in primo luogo, è che la scuola sia l’unico posto dove sia possibile insegnare ai bambini:

 “Crescere nella condizione di bambino significa essere condannati ad un conflitto disumano tra la propria coscienza di sé e il ruolo imposto da una società che sta attraversando la propria età scolare.”

Il fatto che tutti noi pensiamo che i bambini hanno bisogno della scuola è a sua volta un prodotto della scuolala maggior parte delle cose che s’imparano nel corso dell’esistenza, lo sono al di fuori del periodo scolasticoè fuori dalla scuola che ognuno impara a vivere

Gran parte della popolazione del pianeta non ha, in effetti, mai messo piede in una scuola; eppure recepisce egualmente bene il suo messaggio: che, essendone esclusi, sono dei cittadini di categoria inferiore. La scuola toglie ai poveri – coloro che non hanno possibilità di pagare le tasse scolastiche – il rispetto per se stessi; nel mondo capitalistico di sfruttamento e indifferenza  verso l’altro, anche la scuola, che doveva essere principio di libertà mentale, è divenuta portavoce del sistema

L’università al tempo era una comunità d’indagine intellettuale, una zona franca destinata al dibattito; dagli anni ’70, dopo lo Sputnik, in America l’obbiettivo delle università è formare lo stesso numero di laureati di quelli russi (ex sovietici), in Germania si abbandonano le vecchie tradizioni accademiche per mettersi alla pari con gli americani. 
Le nazioni vedono gli studenti come un fattore chiave del loro sviluppo: essi sono diventati merci.

Quanta più istruzione un individuo consuma, tanto maggiore è il <patrimonio di sapere> che acquista e tanto più in alto egli sale nella gerarchia dei capitalisti di sapere.”

L’insegnante, poi, ricrea attraverso la sua figura un ambiente sacroè attraverso la sua autorità, attraverso l’aura di rispetto di cui è rivestito che il “recinto sacro” che è la scuola funziona.

L’antropologo Max Gluckman, stimatissimo da Illich, affermava che un rituale è una forma di comportamento che rende ciechi coloro che vi prendono parte, in relazione al divario esistente tra lo scopo per cui eseguono il rituale stesso (per esempio la danza della pioggia) e le conseguenze sociali che quel rituale ha. La scolarizzazione è quindi quel rituale che ci fa credere che l’apprendimento può essere diviso in parti, che può essere quantificato, e soprattutto che questo è un bene che va consumato. Chi non collabora, cioè chi non consuma, non è un uomo moderno.

[La scolarizzazione] E’ un investimento di capitale, ma è anche una forma di controllo sociale, di stratificazione, è la creazione di una società di classe […] con un  numero sempre maggiore di emarginati quanto più si sale.”

Per Illich è possibile una rivoluzione, una nuova visione dell’insegnamento e dell’apprendimento. Bisogna, in tal senso, recuperare la responsabilità di ciò che si insegna o di ciò che s’impara; la descolarizzazione è un rinnovamento culturale, è il recupero della libertà, che gli individui hanno, di apprendere e insegnare al di là dell’istituzionalizzazione come lavoro dell’insegnamento stesso. 

Dopotutto, questa rivoluzione mentale porterebbe a quella che Illich chiama la Convivialità (nome, per altro, di un’opera importantissima dell’autore): un mondo in cui ognuno possa essere ascoltato, nel quale nessuno sia obbligato a limitare la creatività altrui, dove ciascuno abbia uguale potere di modellare l’ambiente che a sua volta poi determina i desideri e le necessità.

http://www.lintellettualedissidente.it/societa/ivan-illich-descolarizzare-la-societa/


Biografia.
Ivan Illich nasce il 4 settembre del 1926 a Vienna, figlio di madre ebrea sefardita e di padre croato. Rivelatosi particolarmente intelligente sin da bambino, impara la lingua tedesca, quella francese e quella italiana, e già da ragazzo è in grado di padroneggiarle come se fossero sue lingue madri: la sua predisposizione a imparare gli idiomi stranieri si confermerà in seguito, quando apprenderà il greco antico, il croato, l'hindi, il portoghese e lo spagnolo.

[...]

Apertamente in conflitto con l'Opus Dei, dunque, Ivan viene chiamato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma, dove viene sottoposto a un interrogatorio motivato parzialmente anche da una preoccupata relazione fornita dalla Cia.

Illich, quindi, si presenta nel mese di giugno del 1968 davanti al cardinale Franjo Seper, Prefetto della Congregazione, ma si oppone alla richiesta di mantenere il silenzio a proposito del procedimento a suo carico, facendo riferimento al motu proprio "Integrae Servandae"; inoltre, chiede che gli venga fatto conoscere l'insieme delle domande dell'interrogatorio prima che egli debba rispondervi.
Una volta ottenuta una lista di più di ottanta domande, Illich decide di non incontrare il giudice, e in una lettera consegnata a Seper denuncia la base inquisitoria del processo descrivendola come inaccettabile. Visto che non può procedere seguendo il percorso giudiziario, la Congregazione invita con insistenza l'ordinario di New York a richiamare nella sua diocesi Illich: egli, nel 1969, rivelerà di aver scelto di rinunciare a qualsiasi esercizio dei poteri e dei privilegi assegnatigli dalla Chiesa in maniera definitiva.

All'inizio degli anni Settanta Ivan continua a insegnare presso la Fordham University, mentre nel 1976, preoccupato a causa di una eccessiva istituzionalizzazione del centro interculturale e dell'afflusso costante di accademici formali, sceglie di chiudere il Cidoc, anche per colpa di conflittualità pregresse. La decisione, in ogni caso, giunge con l'accordo unanime degli altri membri.

Mentre molti soci continuano l'attività di istruzione linguistica nella città messicana di Cuernevaca, Illich a partire dal 1977 inizia ad insegnare all'Università di Trento nella Facoltà di Sociologia, e nel frattempo gestisce eventi e seminari. Trasformatosi ben presto in un vero e proprio punto di riferimento per l'intero movimento studentesco, prosegue la propria attività di insegnamento come docente di storia medievale in Germania, presso l'Università di Kassel, nel triennio che va dal 1979 al 1981. [...]

Colpito da un tumore che tenta di curare utilizzando metodi tradizionali, in aperto conflitto con la medicina ufficiale, inizia a fumare oppio per alleviare il dolore. Dopo aver saputo da un medico che la possibilità di rimuovere la forma tumorale sarebbe stata legata alla perdita della parola, decide di convivere con la malattia, che lo porta alla morte, il 2 dicembre del 2002, a Brema.

Pedagogista, storico, scrittore e filosofo, Ivan Illich è stato un personaggio dalla cultura sconfinata: linguista e libero pensatore, ha sempre rifiutato la definizione di teologo, anche in virtù della sua volontà di alienarsi da qualunque schema pre-costituito, riuscendo così ad anticipare riflessioni non dissimili da quelle altermondiste. [...]

Come detto, punto di partenza di molte sue riflessioni è il concetto di convivialità, inteso come l'opposto della produttività industriale. Se è vero che ogni essere umano viene identificato anche dal rapporto con l'ambiente e con le altre persone, il rapporto industriale si configura come un riflesso condizionato, vale a dire come una reazione stereotipa del soggetto rispetto alle comunicazioni provenienti da un altro utente o da un ambiente artificiale che egli non sarà mai in grado di comprendere; viceversa, il rapporto conviviale è opera di persone che continuamente prendono parte alla costruzione della vita sociale.

La produttività, dunque, si identifica con un valore tecnico, mentre la convivialità è rappresentata come valore etico: una è un valore materializzato, l'altra un valore realizzato.

Secondo il pensiero di Illich, le radici della crisi mondiale vanno ricercate nel fallimento dell'impresa moderna, vale a dire nella macchina che ha preso il posto dell'uomo. La scoperta umana porta alla specializzazione dei compiti, ma anche a una centralizzazione del potere e a una istituzionalizzazione dei valori: succede, però, che l'uomo si trasforma in un ingranaggio burocratico, in un accessorio della macchina. Se l'uomo vuole poter contare in futuro, disegnando egli stesso i limiti della società, non può che riconoscere e accettare l'esistenza di soglie naturali che non possono essere superate: in caso contrario, si rischia che lo strumento e la macchina si trasformino da servitori a tiranni.

La società, insomma, una volta superata la soglia si trasforma in una prigione.
La persona integrata nella collettività ricorre alla società conviviale per far sì che ciascuno possa utilizzare gli strumenti al fine di soddisfare le proprie esigenze, avvalendosi della libertà di modificare e cambiare gli oggetti che lo circondano, servendosene insieme agli altri.

https://biografieonline.it/biografia-ivan-illich


Ivan Illich
Archeologo delle idee.
Teologo? Sociologo? Storico o filosofo?
Lo stesso Illich faticava a definirsi, anche perché non amava certo le etichette.
Archeologo delle idee.
Forse la definizione più esatta per esprimere il significato profondo dell’attività intellettuale di Ivan Illich è quella di «archeologo delle idee». Ovvero: qualcuno che aiuta a vedere il presente da una prospettiva distanziata, quindi più vera e più ricca. Una prospettiva diversa, quasi sempre controcorrente, spesso provocatoria, espressa con uno stile brillante e polemico. Tanto che Illich viene descritto da Erich Fromm «un uomo di raro coraggio, di grande vitalità, di straordinaria erudizione e genialità, nonché fertile inventiva». Le sue riflessioni, secondo Fromm, «rendono il lettore più vivo perché aprono la porta che fa uscire dalla prigione delle nozioni routinarie, sterili e preconcette».

Istituzioni, addio.
La tesi centrale del suo pensiero, infatti, prende di mira le principali istituzioni del mondo industrializzato. Su tutte, l’istruzione, ma anche la medicina e le tecnologie. Seziona le istituzioni — e gli «esperti» che ne fanno parte — per dimostrare la loro corruttibilità e la loro tendenza a trasformarsi in qualcosa che contraddice i loro obiettivi originari. [...]

IDEE
Illich non era solo un pensatore: agiva. Era impegnato nei confronti dei poveri, non nell’ottica «ti aiuto perché so che sei bisognoso», ma in maniera dialogica, nel tentativo continuo di capire quale fosse il vero bisogno e non quello imposto. Amava la vita semplice e la metteva in pratica, ma soprattutto credeva nella forza delle idee.

Istituzioni, la prigione della creatività.
Il pilastro del suo pensiero è l’attacco alle istituzioni, che a suo modo di vedere imprigionano la creatività. Lo scrive nel saggio Celebration of awareness (1971) e lo riprende un anno dopo nel suo testo più famoso, Descolarizzare la società. Illich è convinto che la scuola abbia trasformato l’apprendimento da attività in merce, danneggiando i ragazzi che vengono educati a diventare meri funzionari della macchina sociale moderna.

Combatte i diplomi, i certificati, le lauree, insieme all’istituzionalizzazione dell’imparare.

Sostiene che, se proprio vogliamo una struttura scolastica, dovremmo configurarla come un centro di servizi, in cui si possa avere accesso, ad esempio, a un pianoforte o a dei libri.

Ma il suo è un appello alla destabilizzazione in generale, non solo della scuola.
L’errore, secondo Illich, è aver abdicato di fronte agli esperti che lavorano nelle istituzioni, dando per scontato che rivestano un ruolo necessario per la società. L’idea di fondo è che non possiamo e non dobbiamo pianificare, programmare e controllare la vita.

Al contrario, dovremmo basarci sulle sorprese che la vita reca con sé e prepararci ad esse.
Si tratta di una critica delle istituzioni e dei professionisti, nonché del modo con il quale contribuiscono alla disumanizzazione: le istituzioni — per Illich — creano bisogni e ne controllano la soddisfazione, spingendo l’essere umano e la sua creatività verso l’impotenza.

La società conviviale.
La critica si estende quindi a tutta la società moderna e ai suoi strumenti.
In teoria, questi strumenti avrebbero l’obiettivo di liberare l’uomo dalla schiavitù, dall’ignoranza, dalla miseria e dalla malattia, ma il rischio è che l’uomo diventi invece servitore degli strumenti.

Tuttavia, riuscendo a individuare dove si trova il limite critico per ogni componente dell’equilibrio globale, si potrà articolare in modo nuovo «la millenaria triade dell’uomo, dello strumento e della società». Illich chiama «società conviviale» questa forma nuova di organizzazione sociale nella quale «lo strumento moderno è utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato a un corpo di specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo. Conviviale — scrive — è la società in cui prevale la possibilità per ciascuno di usare lo strumento per realizzare le proprie intenzioni».

Meno sanità, più salute.
Illich affronta in maniera quasi profetica anche il problema energetico della società moderna, con la convinzione che «l’impiego di energia su scala di massa agisce sulla società al pari di una droga, fisicamente innocua ma assoggettante per la psiche».

Un altro libro che desta scalpore è Nemesi medica (1975), nel quale esamina i danni alla salute prodotti dalla crescita dell’organizzazione sanitaria. La tesi di Illich è che, man mano che l’offerta di sanità aumenta, la gente risponde adducendo più problemi, bisogni, malesseri.
Il sistema medico, per Illich, crea danni alla salute con terapie spesso disabilitanti, ma soprattutto la medicalizzazione della vita sostituisce i provvedimenti politici con cui si potrebbe migliorare la salubrità dell’ambiente. Un messaggio forte, che non va inteso però come un attacco alle cure sanitarie. Come sul tema «istruzione», Illich è convinto che una volta oltrepassata una certa soglia di istituzionalizzazione, la scuola renda le persone più stupide e gli ospedali creino patologie. È il principio della contro-produttività, fenomeno con cui una procedura benefica si trasforma in senso negativo. Così gli esperti diventano contro-produttivi, producendo un effetto contrario a quello che sono chiamati a perseguire.

Misera modernità.
Pensieri che vengono ripresi in modo più generale tre anni più tardi in Per una storia dei bisogni, nel quale descrive come la crescita industriale produca una versione moderna della povertà.
La modernizzazione della miseria, per Illich, consiste nell’impotenza del cittadino ad agire autonomamente, a causa della sua crescente dipendenza da merci e servizi industriali, la cui necessità è imposta da una casta di esperti.

Quindi, in altri saggi dei primi anni Ottanta (Il genere e il sesso e Lavoro ombra) viene affrontato il tema del lavoro.
Per Illich il capitalismo prevede l’accoppiamento del maschio lavoratore salariato e della donna madre che produce nuovi lavoratori. In questo sistema sessista dell’economia è di fatto inutile perseguire la ricerca della parità uomo-donna. Sostiene, anche, che il «lavoro ombra» (ovvero le attività domestiche femminili) non serve per la sussistenza della famiglia, bensì a trasformare, senza retribuzione, merci preconfezionate in beni di consumo.

In ABC: the alphabetization of the popular mind (1989), Illich ritiene che l’introduzione del computer e dei programmi informatici abbia reso le nostre riflessioni più influenzate dalla logica e dall’efficienza dello strumento tecnico che dai significati incorporati in una conversazione viva e nella tradizione parlata.

Una vita semplice.
Negli ultimi anni della sua vita Illich ha portato nella propria esistenza, come nel suo lavoro, un radicale distanziamento dagli imperativi del vivere moderno: vita lunga, successo e ricchezza.
In tutte le sue opere ha testimoniato il potere spesso distruttivo delle istituzioni moderne, che creano bisogni più velocemente di quanto possano soddisfarli e, nel processo di ricerca di soddisfazione dei bisogni generati, consumano il mondo. Al posto dell’economia del welfare e del management, Illich proponeva di fatto l’amicizia e l’autolimitazione.


http://www.lavorosociale.com/archivio/n/articolo/ivan-illich


Elenco blog personale