martedì 12 giugno 2018

John Steinbeck. Furore. Le strade pullulavano di gente assetata di lavoro, pronta a tutto per il lavoro. E le imprese e le banche stavano scavandosi la fossa con le loro stesse mani, ma non se ne rendevano conto. I campi erano fecondi, e i contadini vagavano affamati sulle strade. I granai erano pieni, e i figli dei poveri crescevano rachitici, con il corpo cosparso di pustole di pellagra. Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare

È esperienza comune che un problema difficile la sera si risolva la mattina,
dopo che il comitato del sonno ci ha lavorato sopra.
John Steinbeck


«Siamo animali solitari. Passiamo la vita cercando di essere meno soli.
Uno dei metodi più antichi è quello di raccontare una storia pregando l’ascoltatore affinché dica – e senta interiormente – Sì, è proprio così, o almeno è così che mi sento. Non sei così solo come pensavi».
John Steinbeck, Uomini o topi



Una bellezza troppo grande è di svantaggio per una ragazza di campagna quanto la bruttezza. Guardando Alice i giovanotti della valle diventavano rossi e muovevano piedi e mani con inquietudine. Non le parlavano, non l' invitavano a ballare. Ballavano invece accanitamente con ragazze meno belle, facendo un gran chiasso infantile. Se Alice teneva la testa voltata altrove essi l' osservavano, ma appena quella si girava dalla loro parte facevano subito finta di ignorare la sua presenza. Trattata sempre a questo modo, Alice non aveva mai potuto rendersi conto di essere la bella ragazza che era, e frequentava i balli rassegnata ad avere una parte di semplice comparsa.
John Steinbeck, I pascoli del cielo, traduzione Elio Vittorini


Il fiume con la sua maschera di alberi si tagliava un cammino contorto scendendo la valle. Poteva scorgere a due miglia di distanza, di fianco a una solitaria quercia gigante, la macchia bianca della sua tenda piantata là e poi lasciata da quando era andato a dichiarare il suo podere. Stette a lungo lassù. Mentre guardava la valle, Joseph sentì invadersi le vene da un caldo fluido d’amore. “E’ terra mia” disse semplicemente, e i suoi occhi brillarono di lacrime e il cervello gli si empì di meraviglia all’idea che gli appartenesse. C’era in lui pietà per l’erba e per i fiori; sentiva che gli alberi erano creature sue e sua creatura la terra. Per un istante, gli parve di esser sospeso alto nell’aria e di guardare in basso. “È mia” disse ancora. “E devo averne cura.”
John Steinbeck,  Al Dio Sconosciuto



«Le strade pullulavano di gente assetata di lavoro, pronta a tutto per il lavoro.
E le imprese e le banche stavano scavandosi la fossa con le loro stesse mani, ma non se ne rendevano conto. I campi erano fecondi, e i contadini vagavano affamati sulle strade. I granai erano pieni, e i figli dei poveri crescevano rachitici, con il corpo cosparso di pustole di pellagra. Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare».
John Steinbeck, Furore, 1939


La gente comoda nelle case asciutte provò dapprima compassione, poi disgusto, infine odio per la gente affamata.
John Steinbeck, Furore, 1939


Ma qui si sta bene. E le stelle sono così vicine, e la tristezza e il piacere sono così intrecciati che sembrano la stessa cosa. Vorrei essere sempre sbronzo. Chi lo dice ch’è male? Chi s’azzarda a dire ch’è male? I predicatori — ma quelli si sbronzano alla loro maniera. Le zitelle acide — ma quelle sono troppo infelici per capire. I moralisti — ma quelli la vita la vedono troppo da lontano per capire. No: le stelle sono vicine e dolci e io mi impasto con la gran fratellanza dei mondi. E tutto è sacro — tutto, persino io.
John Steinbeck, Furore, 1939


"Gli uomini mangiavano ciò che essi non avevano coltivato, più nessun vincolo li legava al proprio cibo, la terra si apriva sotto il ferro e sotto il ferro gradatamente inaridiva: nessuno c’era più ad amarla o a odiarla. Nessuno più la supplicava o malediceva"
John Steinbeck, Furore, 1939


«E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore
Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s'avvicina l'epoca della vendemmia. »
John Steinbeck, Furore, 1939


«M'è finita la vocazione. Mi vengono un sacco d'idee da peccatore... 
ma mi sa che non sono sbagliate.»
John Steibeck, "Furore"; ed. Bompiani (2013)


Titolo originale The Grapes of Wrath
Autore John Steinbeck
1ª ed. originale 1939
1ª ed. italiana 1940
Genere romanzo
Lingua originale inglese
Ambientazione California, 1930

Furore (The Grapes of Wrath) , romanzo dello scrittore statunitense John Steinbeck, premio Nobel per la letteratura del 1962, pubblicato il 14 aprile del 1939 a New York, è considerato il suo capolavoro.




John Ford ne trasse subito un film con Jane Darwell nella parte della Madre e il giovane Henry Fonda come Tom Joad.

http://youtu.be/EJoKI3M873U






John Steinbeck
FURORE
Ed. Bompiani; 2013

Questa è la prima edizione integrale in italiano di questo romanzo, che quando uscì in America, nell'aprile del 1939, The Grapes of Wrath fece scandalo e furore. Fu un trionfo di pubblico e l'anno seguente ricevette il premio Pulitzer per la narrativa. Da noi Elio Vittorini ebbe modo di segnalarlo all'editore Valentino Bompiani, cui si deve peraltro la felice intuizione del titolo italiano, e il libro fu tradotto in pochi mesi. Arrivò in libreria già nel 1940.

E' noto che l'autore vinse il Premio Nobel per la Letteratura 1962.

Un libro certamente da leggere, o - come nel mio caso - rileggere, con questa nuova integrale traduzione che ne esalta i meriti.

P.S. = La precedente edizione l'ho tolta dalla mia biblioteca.






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