sabato 26 agosto 2017

La battaglia di Crécy. Dopo sedici terribili cariche, Filippo VI dovete riconoscere la terribile disfatta e ritirarsi, lasciando sul campo circa duemilatrecento balestrieri e millecinquecento cavalieri. Caddero, tra gli altri, il fratello del re, Carlo II d'Alençon (1297-1346), il Duca di Lorena, Rodolfo il Valoroso (1320-1346), e il Re di Boemia Giovanni I di Lussemburgo (1296-1346) che, ormai cieco, combatteva legato a due cavalieri. Da parte inglese si distinse per il coraggio dimostrato in battaglia il Principe di Galles, Edoardo il Principe Nero (1330-1376), di soli sedici anni: quando si trovò accerchiato, il padre si rifiutò di inviargli soccorsi, asserendo che il ragazzo doveva guadagnarsi gli speroni. Dopo questa vittoria, Edoardo III poté puntare indisturbato su Calais, che avrebbe tosto posto sotto assedio.

La battaglia di Crécy del 1346, grande battaglia della Guerra dei Cent'Anni (1337-1453). 

Una precedente battaglia s’era già svolta a Sluys, il 23 Giugno 1340, risoltasi in una vittoria secca dell’esercito inglese; in seguito, il Re d’Inghilterra Edoardo III Plantageneto (1312-1377) aveva tentato di invadere la Francia passando per le Fiandre, ma non era riuscito a costruire un solido sistema di alleanze, sicché nel 1346 si era risolto a sbarcare in Normandia: dopo una vittoria a Caen, il 26 Luglio, contro un piccolo contingente francese, l’esercito inglese si era visto braccato dal grosso dell’esercito francese, guidato personalmente dal Re di Francia Filippo VI il Fortunato (1293-1350), ma era riuscito a forzare il blocco postogli da una piccola armata che intendeva chiuderlo in una tenaglia. 

Vincendo la battaglia di Blanchetaque, il 24 Agosto, Edoardo III era riuscito a evitare l’accerchiamento e a passare la Somme, attestandosi sulla collina di Crécy all’alba di un giorno umido, dopo una notte piovosa. Benché le fonti non siano sempre concordi, sui numeri, si dice che gli Inglesi contassero circa sedicimila uomini, dei quali quattromila cavalieri, settemila arcieri con arco lungo e cinquemila fanti; i Francesi contavano invece circa quarantamila uomini, dei quali dodicimila cavalieri, seimila balestrieri genovesi e oltre ventimila fanti

La battaglia iniziò con uno scambio di dardi tra i temuti balestrieri genovesi e gli arcieri inglesi: questi ultimi ebbero nettamente la meglio, sia per la posizione più elevata, sia per la maggior frequenza di tiro, sia perché avevano protetto dalla pioggia le corde dei loro archi smontandole, mentre le corde delle balestre non s’erano potute smontare; inoltre, i genovesi avevano lasciato i loro pavesi con le salmerie e la granaiola di frecce inglesi li sterminarono. 

Spazientiti, i cavalieri francesi si lanciarono alla carica, travolgendo gli stessi loro balestrieri, ma i loro cavalli arrancarono sul terreno pesante della collina di Crécy e furono sterminati essi stessi dalle frecce inglesi; più e più volte la cavalleria francese si lanciò alla carica, affrontata strenuamente dai cavalieri inglesi. Dopo sedici terribili cariche, Filippo VI dovete riconoscere la terribile disfatta e ritirarsi, lasciando sul campo circa duemilatrecento balestrieri e millecinquecento cavalieri

Caddero, tra gli altri, il fratello del re, Carlo II d'Alençon (1297-1346), il Duca di Lorena, Rodolfo il Valoroso (1320-1346), e il Re di Boemia Giovanni I di Lussemburgo (1296-1346) che, ormai cieco, combatteva legato a due cavalieri. Da parte inglese si distinse per il coraggio dimostrato in battaglia il Principe di Galles, Edoardo il Principe Nero (1330-1376), di soli sedici anni: quando si trovò accerchiato, il padre si rifiutò di inviargli soccorsi, asserendo che il ragazzo doveva guadagnarsi gli speroni. Dopo questa vittoria, Edoardo III poté puntare indisturbato su Calais, che avrebbe tosto posto sotto assedio.


Edoardo III e la battaglia di Crecy.
Fu re d'Inghilterra e d'Irlanda per esattamente cinquant'anni, dal 1327 al '77.
Le ostilità tra Francia e Inghilterra si perpetravano dal '37 per la contesa del trono di Bretagna.
Nel 1346 Edoardo sbarca in Normandia con un esercito di 20.000 uomini, guidato da Goffredo d'Hancourt, un normanno, e alleatosi con i fiamminghi passa Abbeville e si posiziona sull'altopiano di Crecy con 12.000 unità. Filippo VI, re di Francia arriva con quasi 60.000 guerrieri, di cui circa 13.000 erano cavalieri pesanti (la stima dipende dalle fonti).
Era il 26 agosto e i vessilli francesi cominciarono a risalire il crinale sotto pioggia battente, appesantiti da armature e fango. L'assalto fu guidato da 15.000 balestrieri genovesi con l'obiettivo di decimare le forze britanniche, accompagnati da strumenti musicali che provocavano un frastuono assordante, con lo scopo di terrorizzare il nemico. Ma fu inutile, le corde delle balestre erano bagnate dalla pioggia e la loro potenza di fuoco (2 o tre dardi l minuto) era nettamente inferiore a un arco lungo inglese (12 frecce al minuto). Gli arcieri inglesi infatti si disposero ai fianchi e con fuoco incrociato misero in fuga i genovesi, decimati da frecce nemiche e da lame amiche francesi, che credendoli codardi avviarono una carneficina.
La cavalleria francese caricò, riesco solo ad immaginare cosa significasse assistere a uno spettacolo così: 12.000 enormi cavalli da guerra come non se ne vedono più, appesantiti da armature e protezioni, con cavalieri protetti da piastre aggiuntive rinforzate, superavano la tonnellata di peso, immagino la terra tremare. Si infranse sulle lance nemiche e sulla cavalleria che, appiedata, affrontò la carica spalla a spalla con la fanteria. Tra quelle fila c'era anche John Hawkwood conosciuto in Italia come Giovanni Acuto, mi premeva citarlo.
I francesi caricarono 16 volte, con scarsi risultati, fiaccati dal terreno fangoso, per di più in salita, dagli ostacoli, dai paletti, dall'incessante pioggia di frecce.
Fu così che un terzo della nobiltà francese morì, passati dalle "misericordie" della fanteria inglese, lunghi coltelli ricurvi conficcati nelle giunture delle armature, una cosa mai vista prima che degli straccioni uccidessero dei sangue blu, andava contro ogni regola del codice cavalleresco.
Il figlio di Eduardo III, il principe nero, si trovò più volte in difficoltà, circondato da soldati nemici, ma il padre decise di non inviare soccorsi perché doveva "guadagnarsi gli speroni", tant'è che appena sedicenne seppe rivelarsi un ottimo combattente.
L'evento più celebre della battaglia di Crecy fu certamente la carica di re Giovanni di Boemia, famosissimo vincitore di tornei, che era cieco da anni. Si fece legare al suo cavallo indossando la sua armatura migliore, e dopo essersi fatto posizionare di fronte ai vessilli del Galles partì alla carica urlando "Morirò di spada non prima di aver impugnato la mia, un'ultima volta!".
In serata l'esercito di Filippo VI si ritirò lasciando sul campo quasi 20.000 uomini.
Edoardo III si avviò verso Calais, stringendola in assedio e conquistandola, dando agli inglesi una base su territorio francese.
Fu così che la Guerra dei Cent'Anni ebbe ufficialmente inizio, e l'era della cavalleria conobbe il principio della sua fine.
post di The Art of Francesco Saverio Ferrara.



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