martedì 18 dicembre 2012

Frida Kahlo. È necessario che le nuvole fuoriescano anche dalla cornice. Tutto esce sempre da se stessi: il sangue, le lacrime, le nuvole, la vita stessa

Frida: “Dove sei? La mia notte piange”.
Tutta la disperazione e la passione in una lettera a Rivera.

“La mia notte… che non vorrei più…
La mia notte è come un grande cuore che pulsa. Sono le tre e trenta del mattino.
La mia notte è senza luna.
La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre.
La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo.
La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta.
La mia notte mi precipita nella tua assenza.
Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore.
La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine.
Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei?
Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica,
i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui.
La mia mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano,
il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe.
Il mio corpo, quest’area mutilata,
vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità.
La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio.
La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo,
riconoscere il tuo viso e accarezzarlo.
La mia notte mi soffoca per la tua mancanza.
La mia notte palpita d’amore,
quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra.
La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce.
Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo
e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere.
Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno.
Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita.
La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte,
più acuto, privo della sostanza materiale.
La mia notte mi brucia d’amore.




Io dico che murare viva la propria sofferenza è rischiare di lasciarsi divorare da lei, dall’interno, e attraverso vie oscure e insensate. Che la forza di ciò che non si esprime è implosiva, devastante, autodistruttrice. Che esprimere, è cominciare a liberarsi.
Frida Kahlo


Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro.
Frida Kahlo


«È necessario che le nuvole fuoriescano anche dalla cornice.
Tutto esce sempre da se stessi: il sangue, le lacrime, le nuvole, la vita stessa».
Frida Kahlo




«Perdonami se tutte queste cose che ti scrivo ti sembrano stupidità, ma credo che in amore non ci sia né intelligenza né stupidità. L'amore è come un aroma, come una corrente, come pioggia. Lo sai mio cielo, tu piovi su di me, ed io come terra, ti ricevo».
Frida Kahlo, da una lettera all’amante




L’amore? Non so. Se include tutto, anche le contraddizioni e i superamenti di sé stessi, le aberrazioni e l’indicibile, allora sì, vada per l’amore. Altrimenti, no.
Frida Kahlo




Da quando mi sono innamorata di te, tutto si è trasformato ed è pieno di bellezza
Voglio darti i colori più belli, voglio baciarti… voglio che i nostri mondi da sogno siano uno solo. Vorrei vedere dai tuoi occhi, sentire dalle tue orecchie, sentire con la tua pelle, baciare con la tua bocca. Per vederti dal di sotto, vorrei essere la tua ombra nata dalla suola del tuo piede, che si estende lungo il terreno su cui cammini… Voglio essere l’acqua che ti lava, la luce che ti dà forma, vorrei che la mia sostanza fosse la tua sostanza, che la tua voce uscisse dalla mia gola così che tu mi accarezzassi da dentro… nel tuo desiderio e nella tua lotta rivoluzionaria per una vita migliore per tutti, voglio accompagnarti e aiutarti, amarti e nella tua risata trovare la mia gioia. Se a volte soffri, voglio riempirti di tenerezza così che tu ti senta meglio. Quando hai bisogno di me, mi troverai sempre vicino a te. Sempre aspettandoti. E vorrei essere leggera e soffusa quando vuoi restare solo.
Perdonami se tutte queste cose che ti scrivo ti sembrano stupidità, ma credo che in amore non ci sia né intelligenza né stupidità, l’amore è come un aroma, come una corrente, come pioggia. 
Lo sai, mio cielo, tu piovi su di me e io, come terra, ti ricevo.
Frida Kahlo


Come sempre, per "leggere" le opere di un artista è necessario conoscere la sua vita.
Questo non basta. Quella di frida più che una vita sembra una vera via crucis, quasi da santa.
<<In questo dipinto, Frida si dipinge frontalmente per rendere piu' forte l'immediatezza della sua presenza. Indossa una corona di spine come quella di Cristo presentandosi come una martire cristiana. Le spine nel suo collo sono il simbolo del dolore che sente ancora per il divorzio dal marito Diego. Appeso al collana spinoso è un colibrì morto le cui ali aperte richiamano le sopracciglia unite di Frida. Nella tradizione popolare messicana, i colibrì morti sono stati utilizzati come amuleti per portare fortuna in amore. Sulla spalla sinistra il gatto nero attende di avventarsi sul colibrì. Spalla destra: il simbolo del diavolo, la sua scimmietta: un dono di Diego. Intorno ai suoi capelli, farfalle che rappresentano la Resurrezione.>>


Fridan Kahlo ( Messico-America latina 1907 –1954)
"Autoritratto con collana di spine"


"Non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza."
Frida Kahlo


L'angoscia e il dolore. Il piacere e la morte non sono nient'altro che un processo per esistere
Frida Kahlo

«Hanno pensato che fossi una surrealista, ma non lo ero.
Non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà».
Frida Kahlo




Ho smesso di contare le volte in cui, arrivata alla seconda riga, ho cancellato e riscritto tutto nuovamente. Cercavo un inizio ad effetto, qualcosa di poetico e vero allo stesso tempo, qualcosa di grandioso, ma agli occhi. Non ci sono riuscita. Poi ho capito, ricordando ciò che non avevo mai saputo: che per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel respiro della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.
Frida Kahlo



Perché studi così tanto? Quale segreto vai cercando? La vita te lo rivelerà presto.
Io so già tutto, senza leggere o scrivere. Poco tempo fa, forse solo qualche giorno fa, ero una ragazza che camminava in un mondo di colori, di forme chiare e tangibili. Tutto era misterioso e qualcosa si nascondeva; immaginare la sua natura era per me un gioco. Se tu sapessi com'è terribile raggiungere tutta la conoscenza all'improvviso – come se un lampo illuminasse la terra! Ora vivo in un pianeta di dolore, trasparente come il ghiaccio. È come se avessi imparato tutto in una volta, in pochi secondi. Le mie amiche, le mie compagne si sono fatte donne lentamente. Io sono diventata vecchia in pochi istanti e ora tutto è insipido e piatto. So che dietro non c'è niente; se ci fosse qualcosa lo vedrei.
Frida Kahlo. “Lettera ad Alejandro Gomez Arias”. Settembre 1926, in Lettere Appassionate


Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io.. Vorrei immaginarla e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me.. Beh, spero che se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te !!
Frida Kahlo


Nella saliva
nella carta
nell'eclisse.
In tutte le linee
in tutti i colori
in tutti i boccali
nel mio petto
fuori, dentro
nel calamaio - nelle difficoltà a scrivere
nello stupore dei miei occhi
nelle ultime lune del sole
(il sole non ha lune) in tutto.
Dire "in tutto" è stupido e magnifico.
Diego nelle mie urine - Diego nella mia bocca
nel mio cuore - nella mia follia - nel mio sogno
nella carta assorbente - nella punta della penna
nelle matite - nei paesaggi - nel cibo - nel metallo
nell'immaginazione.
Nelle malattie - nelle rotture - nei suoi pretesti
nei suoi occhi - nella sua bocca
nelle sue menzogne.
Frida Kahlo,  "Lettere appassionate"



FRIDA KAHLO (1907 1954)
Il 1925 è l’anno che segnerà tutta la vita di Frida: il 17 settembre l’autobus su cui viaggiava venne travolto da un tram e la ragazza venne trapassata da una sbarra di ferro, la spina dorsale venne fratturata in 3 punti, il bacino schiacciato, il piede destro spezzato, le pelvi rotte. Le conseguenze di questo incidente porteranno Frida a subire più di venti operazioni nell’arco della sua esistenza e a provare dolori indicibili. Trovò nella pittura la sua strada, continuando ad essere una donna , ribelle e anticonformista come era nella sua natura.
Costretta nel letto, il padre le regalò dei colori e da quì Frida cominciò a elaborare la sua arte: questo è il periodo dei primi autoritratti. Da quell’incidente i temi centrali delle opere di Frida furono il dolore, il sangue, la carne, la forza, la disperazione, la vita. Nel 1928 , quando fu sufficientemente rimessa, cominciò per lei un nuovo periodo. Rivide Diego Rivera. Mostratigli i suoi dipinti, Rivera rimase affascinato tanto dalle opere, quanto dall’artista tanto che nell’agosto 1929 si sposarono.
Diego Rivera fu un grande seduttore; due matrimoni alle spalle, ebbe moltissime donne e abbandonò Frida diverse volte. Il loro fu un amore travolgente, tragico, dove convivevano conflitti, eccessi , ma soprattutto fu un legame fatto di affinità elettive, di grande stima, di necessità vitale l’uno dell’altra.
Nella "Casa Azul" di Coyoacán, Messico, Frida era nata e lì si era trasferita con Rivera nel 1940, alla morte dei genitori. Nella grande casa, circondata da un recinto in stucco blu elettrico e rosso e dalle pareti dello stesso intenso blu maya, Frida e Diego organizzarono i loro studi e accumularono reperti precolombiani del Messico e collezioni etnografiche. Nel giardino Frida teneva le scimmiette, i cani ed i pappagalli che compaiono in alcuni suoi quadri.

A Parigi Frida frequentò i surrealisti facendosi scortare nei caffè degli artisti e nei night club; tuttavia trovò la città decadente. Sapeva che l’etichetta surrealista le avrebbe portato l’approvazione dei critici, ma allo stesso tempo le piaceva l’idea di essere considerata un’artista originale. Quello che può essere considerato il suo lavoro più surrealista è il quadro Ciò che l’acqua mi ha dato: immagini di paura, sessualità, memoria e dolore galleggiano nell'acqua di una vasca da bagno, dalla quale affiorano le gambe dell’artista.(wikipedia.org) E' riconosciuto dal pubblico e dalla critica come l'opera più surreale della Kahlo. Così come è senza dubbio la più complessa, perché la tela è piena di dettagli caotici e intriganti. (vipmulher.com)



Frida Kahlo. Città del Messico 1907 – 1954. Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón nasce da genitori ebrei tedeschi emigrati dall’Ungheria a Città del Messico, il 6 luglio del 1907, anche se lei dichiarava di essere nata nel 1910, con la rivoluzione, con il nuovo Messico. DEL PADRE, FRIDA DICE «GRAZIE A MIO PADRE EBBI UN’INFANZIA MERAVIGLIOSA, INFATTI, PUR ESSENDO MOLTO MALATO (OGNI MESE E MEZZO AVEVA UN ATTACCO EPILETTICO, NDA) FU PER ME UN MAGNIFICO MODELLO DI TENEREZZA, BRAVURA (come fotografo e pittore, nda) e soprattutto di comprensione per tutti i miei problemi». DELLA MADRE, INVECE, DICEVA CHE ERA MOLTO SIMPATICA, ATTIVA E INTELLIGENTE, MA ANCHE CALCOLATRICE, CRUDELE E RELIGIOSA IN MODO FANATICO. A 6 ANNI FRIDA SI AMMALA DI POLIOMELITE: PIEDE E GAMBA DESTRA RIMANGONO DEFORMI, TANTO CHE FRIDA LI NASCONDE PRIMA CON PANTALONI E POI CON LUNGHE GONNE MESSICANE. COSÌ, SE QUANDO È PICCOLA VIENE SOPRANNOMINATA DAGLI ALTRI BAMBINI “FRIDA PATA DE PALO” (GAMBA DI LEGNO), QUANDO DIVENTA GRANDE È AMMIRATA PER IL SUO ASPETTO ESOTICO. Nel 1922, a 18 anni, dopo il liceo presso il Colegio Alemán, la scuola tedesca in Messico, Frida si iscrive alla Escuela Nacional Preparatoria di Città del Messico con l’OBIETTIVO DI DIVENTARE MEDICO. Durante questo periodo Frida fa parte dei “cachucas”, un gruppo di studenti che sostiene le idee socialiste nazionaliste del ministro della pubblica istruzione, Vasconcelos, richiedendo riforme scolastiche; inoltre mostra interesse per le arti figurative ma non ha ancora pensato di intraprendere la carriera artistica. Il 17 settembre 1925, l’autobus diretto a Coyoacàn, su cui Frida Kahlo era salita con il suo ragazzo, Alejandro Gomez, per tornare a casa dopo la scuola, si scontra con un tram. «Salii sull’autobus con Alejandro.. Poco dopo, l’autobus e un treno della linea di Xochimilco si urtarono.. Fu uno strano scontro; non violento, ma sordo, lento e massacrò tutti. Me più degli altri. È falso dire che ci si rende conto dell’urto, falso dire che si piange. Non versai alcuna lacrima. L’urto ci trascinò in avanti e il corrimano mi attraversò come la spada il toro». FRIDA RIMANE TRA LE ASTE METALLICHE DEL TRAM. IL CORRIMANO SI SPEZZA E LA TRAPASSA DA PARTE A PARTE… ALEJANDRO LA RACCOGLIE E NOTA CHE FRIDA HA UN PEZZO DI METALLO PIANTATO NEL CORPO. UN UOMO APPOGGIA UN GINOCCHIO SUL CORPO DI FRIDA ED ESTRAE IL PEZZO DI METALLO. La prima diagnosi seria sopraggiunge un anno dopo l’incidente: frattura della terza e della quarta vertebra lombare, tre fratture del bacino, undici fratture al piede destro, lussazione del gomito sinistro, ferita profonda dell’addome, prodotta da una barra di ferro entrata dall’anca destra e uscita dal sesso, strappando il labbro sinistro. Peritonite acuta. All’ammalata viene prescritto di portare un busto di gesso per 9 mesi, e il completo riposo a letto per almeno 2 mesi dopo le dimissioni dall’ospedale. «DA MOLTI ANNI MIO PADRE TENEVA UNA SCATOLA DI COLORI A OLIO, UN PAIO DI PENNELLI IN UN VECCHIO BICCHIERE E UNA TAVOLOZZA.. NEL PERIODO IN CUI DOVETTI RIMANERE A LUNGO A LETTO APPROFITTAI DELL’OCCASIONE E CHIESI A MIO PADRE DI DARMELA… MIA MADRE FECE PREPARARE UN CAVALLETTO, DA APPLICARE AL MIO LETTO, PERCHÉ IL BUSTO DI GESSO NON MI PERMETTEVA DI STARE DRITTA. COSÌ COMINCIAI A DIPINGERE IL MIO PRIMO QUADRO». LA MADRE DI FRIDA, MATILDE, POI TRASFORMA IL LETTO DI FRIDA IN UN LETTO A BALDACCHINO E CI MONTA SOPRA UN ENORME SPECCHIO, IN MODO CHE FRIDA, IMMOBILIZZATA, POSSA ALMENO VEDERSI. Così nascono quegli autoritratti che ce la ricordano, con i suoi occhi sovrastati dalle sopracciglia scure, particolarmente marcate, che si uniscono alla radice del naso come ali d’uccello: «DIPINGO ME STESSA PERCHÉ TRASCORRO MOLTO TEMPO DA SOLA E PERCHÉ SONO IL SOGGETTO CHE CONOSCO MEGLIO». Con queste rappresentazioni Frida infrange i tabù relativi al corpo e alla sessualità femminile. Diego Rivera, suo futuro marito, dirà di lei «la prima donna nella storia dell’arte ad aver affrontato con assoluta ed inesorabile schiettezza, in modo spietato ma al contempo pacato, quei temi generali e particolari che riguardano esclusivamente le donne». VIA VIA CHE I MESI PASSANO, FRIDA SI DEDICA CON CRESCENTE CONSAPEVOLEZZA ALLA PITTURA. Avanza lentamente, produce a piccole dosi e piccoli formati: ciò che la sua salute le permette di fare, a seconda del fatto che riesca a star seduta o solamente distesa: «I MIEI QUADRI SONO DIPINTI BENE, NON CON LEGGEREZZA BENSÌ CON PAZIENZA. LA MIA PITTURA PORTA IN SÉ IL MESSAGGIO DEL DOLORE». Più di un anno dopo, verso la fine del 1927 si riprende, tanto da poter condurre una vita abbastanza normale, nonostante i dolori dovuti ai vari busti, e le cicatrici derivate dalle diverse operazioni. NEL 1928 FRIDA SI UNISCE AD UN GRUPPO DI ARTISTI E DI INTELLETTUALI CHE SOSTENGONO UN’ARTE MESSICANA INDIPENDENTE, LONTANA DALL’ACCADEMISMO E LEGATA ALL’ESPRESSIONE POPOLARE: IL MEXICANISMO, CHE SI ESPRIME NELLA PITTURA MURALE, PARTICOLARMENTE INCORAGGIATA DALLO STATO ANCHE PER LE SUE FINALITÀ EDIFICANTI E LA POSSIBILITÀ DI RACCONTARE LA STORIA NAZIONALE ANCHE ALLA GRANDE MASSA ANALFABETA.
FRIDA, DAL CANTO SUO, PER ESPRIMERE IDEE E SENTIMENTI, CREA UN PROPRIO LINGUAGGIO FIGURATIVO; IL MONDO CONTENUTO NELLE OPERE DI FRIDA SI RIFÀ SOPRATTUTTO ALL’ARTE POPOLARE MESSICANA E ALLA CULTURA PRECOLOMBIANA; vi sono infatti, immagini votive popolari, raffigurazioni di martiri e santi cristiani, ancorati nella fede del popolo; negli autoritratti, inoltre, Frida si rappresenta quasi sempre in abiti di campagna o con costume indio. Del Messico, poi, ritroviamo, nelle opere di Frida, la flora e la fauna, i cactus, le piante della giungla, le scimmie, i cani itzcuintli, i cervi e i pappagalli. Nei primi mesi del 1928, German del Campo, uno dei suoi amici del movimento studentesco, le fa conoscere un gruppo di giovani raccolto intorno al comunista cubano Julio Antonio Mella, che si trova in esilio in Messico e che ha una relazione con la fotografa Tina Modotti. È proprio Tina a far conoscere a Frida Diego Rivera: un pittore e muralista molto famoso, anche se i due, in realtà si erano già conosciuti nel 1923, mentre Diego lavorava nell’anfiteatro Bolivar. Di quell’incontro DIEGO RICORDA DI QUESTA RAGAZZA «...AVEVA UNA DIGNITÀ E UNA SICUREZZA DI SÉ DEL TUTTO INUSUALI E NEGLI OCCHI LE BRILLAVA UNO STRANO FUOCO». Quando Frida incontra Diego per la seconda volta, lui è un uomo pesante, gigantesco, Frida lo prende in giro chiamandolo “elefante”: è già stato sposato due volte e ha quattro figli.
Il 21 agosto del 1929 si sposano. Lei ha 22 anni, lui quasi 43. A causa della malformazione pelvica, dovuta all’incidente, Frida non riesce a portare a termine le sue gravidanze, e così, 3 mesi dopo il matrimonio, Frida deve abortire. È la prima volta. Nel novembre del 1930 Frida e Diego si trasferiscono per 4 anni negli Stati Uniti per motivi artistici e politici. A Detroit Frida rimane incinta per la seconda volta, ma la tripla frattura delle ossa del bacino ostacola la corretta posizione del bambino. Frida decide comunque di tenere il bambino, nonostante la sua pessima condizione fisica ed il rischio. Tuttavia, il 4 luglio perde il bambino per un aborto spontaneo. Nel 1934 ritornano in Messico, Frida è costretta ad abortire per la terza volta, e si separa da Diego che, nel frattempo, aveva avuto diverse avventure con altre donne, compresa la sorella di Frida, Cristina. Frida comincia ad avere rapporti con altri uomini e con donne e ad essere molto attiva anche dal punto di vista politico. Nel 1936 in Spagna scoppia la guerra civile e se, Tina Modotti, l’amica di Frida, lascia immediatamente Mosca per andare in Spagna, lei si impegna a distanza nella lotta per la difesa della Repubblica Spagnola, organizzando riunioni, scrivendo lettere, raccogliendo viveri di prima necessità, pacchi di vestiti e di medicine per inviarli al fronte. NEL 1937, POI, NELLA SUA CASA AZUL, OSPITA LEV E NATALJA TROTSKIJ, I QUALI SONO IN VIAGGIO DAL 1929, ESPULSI DALL’UNIONE SOVIETICA. Negli anni Quaranta, la fama di Frida è talmente grande che le sue opere vengono richieste per quasi tutte le mostre collettive allestite in Messico. NEL 1943 VIENE CHIAMATA AD INSEGNARE, ASSIEME AD ALTRI ARTISTI, ALLA NUOVA SCUOLA D’ARTE DELLA PEDAGOGIA POPOLARE E LIBERALE: L’ESMERALDA. FRIDA, PER RAGIONI DI SALUTE, È PRESTO COSTRETTA A TENERE LE LEZIONI NELLA SUA CASA. I SUOI METODI SONO POCO ORTODOSSI: «MUCHACOS, CHIUSI QUI DENTRO, A SCUOLA, NON POSSIAMO FARE NIENTE. ANDIAMO FUORI, IN STRADA, DIPINGIAMO LA VITA DELLA STRADA». I suoi alunni la ricordano: «l’unico aiuto che ci dava era quello di stimolarci….non diceva niente sul modo in cui dovevamo dipingere o sullo stile, come faceva il maestro Diego...Ci insegnò soprattutto l’amore per la gente, ci fece amare l’arte popolare».
Nel 1950 subisce sette operazioni alla colonna vertebrale e trascorre nove mesi in ospedale. Dopo il 1951, a causa dei dolori, non riesce più a lavorare se non ricorrendo a farmaci antidolorifici; forse è proprio dovuta a questi la pennellata più morbida, meno accurata, il colore più spesso e l’esecuzione più imprecisa dei dettagli. Nel 1953, alla sua prima mostra personale, allestita dalla amica fotografa Lola Alvarez Bravo, partecipa sdraiata su un letto, dato che se i medici le hanno assolutamente proibito di alzarsi. È DIEGO AD AVERE L’IDEA DI TRASPORTARE IL GRANDE LETTO A BALDACCHINO DI FRIDA FIN NEL CENTRO DI CITTÀ DEL MESSICO. STORDITA DAI FARMACI, PARTECIPA ALLA FESTA RIMANENDO A LETTO, BEVENDO E CANTANDO CON IL PUBBLICO ACCORSO NUMEROSO. Nell’agosto dello stesso anno, i medici decidono di amputarle la gamba destra fino al ginocchio. Nel 1954 si ammala di polmonite. Durante la convalescenza, il 2 luglio, partecipa ad un dimostrazione contro l’intervento statunitense in Guatemala, reggendo un cartello con il simbolo della colomba che reca un messaggio di pace. MUORE PER EMBOLIA POLMONARE LA NOTTE DEL 13 LUGLIO, NELLA SUA CASA AZUL, SETTE GIORNI DOPO IL SUO QUARANTASETTESIMO COMPLEANNO. La sera prima di morire, con le parole «sento che presto ti lascerò», aveva dato a Diego il regalo per le loro nozze d’argento.
Irene Bertazzo



Il museo Frida Kahlo (1907-1954) anche detto museo della Casa Azul (Casa Blu) è situato nel centro di Coyoacán, un sobborgo di Città del Messico.
Il museo è stato aperto al pubblico il 30 luglio 1958.
La Casa Azul è la casa dove Frida era nata il 6 luglio 1907 e lì si era trasferita con Rivera nel 1940, alla morte dei genitori, fino alla fine.
La Casa Azul è a Coyoacán, un quartiere un po’ fuori dal centro di Città del Messico, con le case basse e colorate.
Sembra un paesino a sé: gli abitanti si conoscono tutti e si salutano da una parte all’altra della strada
È una zona bellissima di Città del Messico, vivibile e tranquilla.
Proprio qui, in Calle Londres 247, una strada costeggiata dagli alberi e dalle casine colorate, spunta la Casa Azul.
Entrando alla Casa Azul si entra nel mondo di Frida, un mondo rimasto immutato da oltre 30 anni.
A volere che fosse un luogo di pubblico accesso era stato Diego Rivera, più volte marito di Frida Kahlo, che era rimasto vedovo quattro anni prima, e che non aveva potuto vedere il compimento di questa sua volontà, essendo morto nel 1957.
Rimasto solo, Rivera aveva donato la "Casa Azul" al popolo messicano, ma solo un anno dopo la sua morte il governo la trasformò nel museo che accoglie le più importanti opere della Kahlo, nonché opere di Rivera, José María Velasco, Paul Klee e di alcuni loro amici, fra i quali Marcel Duchamp e Yves Tanguy.
Rivera dedicò gli ultimi anni della sua vita a far conoscere il lavoro di sua moglie. Pieno d'ammirazione ribadiva: "Frida è la prima donna nella storia dell'arte ad aver affrontato con assoluta e inesorabile schiettezza, si potrebbe dire in modo spietato ma nel contempo pacato, quei temi che riguardano esclusivamente le donne".
La Casa Azul è rimasta come Frida l’ha lasciata..........



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