martedì 9 settembre 2014

Leucippo, Il vuoto e la paternità del vuoto. “ Leucippo, il discepolo di Zenone […], sostenne che vi sono infinite realtà, in moto perenne, poiché sono continui tanto il cambiamento quanto la generazione. Sostiene che elementi sono il pieno e il vuoto. Dice che i mondi nascono in questa maniera: quando parecchi corpi si separano da ciò che li unisce e si ammassano in un vuoto immenso, urtandosi a vicenda, quelli dotati di forma uguale o simile s’intrecciano e, nell’intrecciarsi in dorma circolare, danno vita agli astri: e questi crescono e si disgregano a causa della necessità.”


Leucippo, Il vuoto e la paternità del vuoto.
“ Leucippo, il discepolo di Zenone […], sostenne che vi sono infinite realtà, in moto perenne, poiché sono continui tanto il cambiamento quanto la generazione. Sostiene che elementi sono il pieno e il vuoto. Dice che i mondi nascono in questa maniera: quando parecchi corpi si separano da ciò che li unisce e si ammassano in un vuoto immenso, urtandosi a vicenda, quelli dotati di forma uguale o simile s’intrecciano e, nell’intrecciarsi in dorma circolare, danno vita agli astri: e questi crescono e si disgregano a causa della necessità.”

“ Il quale scrive:
«… di quei princìpi s’è fatta prima menzione nella ‹Grande cosmologia›, scritto che viene attribuito
a Leucippo. E <Democrito> viene sbugiardato e confutato in questo suo spingersi a far proprie le altrui teorie al punto non solo di riportare nella ‹Piccola cosmologia› quanto già si rinviene nella ‹Grande cosmologia›, …”
LEUCIPPO (V sec. a.C.), in HERMANN DIELS e WALTHER KRANZ, “I presocratici” (“Die Fragmente der Vorsokratiker”, Weidmannsche buchhandlung, Berlin 1903), prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti, a cura di Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2006, B. ‘Frammenti dei filosofi del VI e del V secolo (e dei loro diretti seguaci)’, XII ‘Gli atomisti di Abdera’, (67) ‹Leucippo›, A. ‘Vita e dottrina’, 10. (1)-(2), pp. 1167 1 169; B. ‘Frammenti’, «La grande cosmologia», 1a., p. 1183.


“Λ. δὲ Ζήνωνος ἑταῖρος […] φησιν ἄπειρα εἷναι καὶ ἀεὶ κινούμενα καὶ γένεσιν καὶ μεταβολὴν συνεχῶς οὖσαν. στοιχεῖα δὲ λέγει τὸ πλῆρες καὶ <τὸ> κενόν. κόσμους δὲ <ὧδε> γίνεσθαι λέγει ὅταν εἰς μέγα κενὸν ἐκ τοῦ περιέχοντος ἀθροισθῇ πολλὰ σώματα καὶ συρρυῇ, προσκρούοντα ἀλλήλοις συμπλέκεσθαι τὰ ὀμοιοσχήμονα καὶ παραπλήσια τὰς μορφάς, καὶ περιπλεχθέντων ἄστρα γίνεσθαι, αὔξειν δὲ καὶ φθίνειν διὰ τὴν ἀνάγκην. τίς δ’ἂν εἴη ἡ ἀνάγκη, οὐ διώρισεν.”
“ γ›ράφων ‹ὅτι 
. . . . . . . . . τὰ› αὐτὰ πρότε‹ρον
εἴρηται ἐν› τῷ Με‹γ›άλω‹ι 
διακόσμω›ι, ὅν φασιν εἶνα‹ι 
Λευκίππου.› κἀπ‹ὶ› το‹σ›οῦτο τὸ 
τῶν ἄλλ›ων ‹ἰ›διοποιούμενος 
ἐλέγχετ‘ ο›ὐ μόνον ἐν τῶ‹ι 
Μικρῶι δι›ακόσμωι τιθεί‹ς 
ἃ κἀν τῶι›Με‹γάλωι κεῖται.”

LEUKIPPOS, B XII, 67., A. ʻLeben und Lehreʼ, 10. (1)-(2), HIPPOL. Ref. 112 (D. 564, 16 W.), pp. 1166 e 1168; B. ʻFragmenteʼ, ΛΕΥΚΙΠΠΟΥ “Μέγας διάκοσμοςˮ, 1a, PAP. HERCUL. 1768 [Coll. alt. vol. VIII] fr. 1 (Crönert ‹Kolotes› u. ‹Mened›. S. 147), in op. cit., p. 1182.



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